Archivi categoria: Identità europea

XIII CONFERENZA DELLE ALPI: CONVEGNO PRESSO IL CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE

http://www.cr.piemonte.it/cms/images/stories/im/ottobre/agenda_alpina800_mg_2215.jpgNella Sala Viglione di Palazzo Lascaris si è svolto, il 19 novembre, il convegno “Per una Agenda digitale alpina e un e.publishing europeo” organizzato da Consiglio regionale del Piemonte, Federazione piemontese Aiccre e Associazione culturale Diàlexis. L’incontro si è svolto in vista della XIII Conferenza delle Alpi del 21 novembre a Torino, una riunione dei Ministri dell’ambiente dei paesi firmatari della Convenzione delle Alpi (Italia, Austria, Francia, Germania, Lichtenstein, Principato di Monaco, Slovenia, Svizzera) e il Commissario europeo all’Ambiente. Tra i principali temi affrontati dalla XIII Conferenza troviamo la definizione di una Strategia Macroregionale dell’Unione europea per la Regione Alpina, comprensiva di un’Agenda Digitale Alpina.

Nel suo indirizzo di saluto, il presidente del Consiglio regionale, Mauro Laus, ha affermato di aver “voluto organizzare questo incontro a lato della XIII Conferenza delle Alpi…perché la Macroregione rappresenta una scelta strategica per lo sviluppo della politica regionale europea e, l’area alpina in generale e il Piemonte in particolare, possiedono grandi tradizioni imprenditoriali, culturali ed editoriali, che vogliamo valorizzare con la finalità di sollecitare una politica digitale macroregionale, per la promozione di imprese innovative del web e dell’e-publishing, in linea con i più recenti sviluppi dell’Agenda digitale dell’Unione europea.”

Filippo Brun del Dipartimento di Scienze agrarie, forestali e alimentari, delegato dal rettore dell’Università di Torino, Gianmaria Ajani, ha rilevato che “in controtendenza con quanto avvenuto nel dopoguerra, tra il 2001 e il 2011, la popolazione residente in montagna è aumentata in Italia di 133 mila unità. È nostro compito favorire questo nuovo sviluppo che può basarsi su due fattori, le politiche d’incentivo e la presenza di una nuova e moderna imprenditoria. Questo può essere realizzato attraverso una politica digitale che superi le barriere linguistiche, ideologiche ed economiche, basandosi sul piano Junker che verrà approvato entro dicembre”.

Alfonso Sabatino, segretario generale Aiccre piemontese, ha ricordato le conquiste del processo europeo elezione diretta del Parlamento europeo, moneta unica e BCE, Comitato delle Regioni. Ha aggiunto che le necessarie politiche nazionali stanno però sacrificando i margini di autonomia conquistati dai poteri locali e regionali in passato, ma il rilancio del processo europeo passa attraverso il completamento dell’unione monetaria con la realizzazione della Road Map decisa dal Consiglio europeo del dicembre 2012 (unione fiscale, di bilancio, unione politica). Il moltiplicatore di un rilancio economico europeo è dato dagli investimenti in infrastrutture, ricerca e dai quadri normativi per lo sviluppo imprenditoriale e quindi dalla nuova tecnologia digitale, inserita a tutti i livelli istituzionali e operativi. L’annunciato Piano Juncker, che dovrebbe mobilitare fino a 300 miliardi di euro nei prossimi 3 anni ne dovrebbe tenerne pienamente conto.

 

Riccardo Lala, presidente dell’Associazione Culturale  Diàlexis, dopo avere osservato la crisi che investe l’economia europea, la macroregione e l’editoria tradizionale, che aveva centri di eccellenza  in tutte le principali città della stessa, da Milano, a Torino, a Vienna, a Monaco di Baviera,ha illustrato un  progetto globale per affrontare il declino dell’ Europa esposto, dall’ Associazione Culturale Diàlexis, con i syuoi “instant e.books”, che hanno costituito il contributo della stessa alle consultazioni telematiche delle varie Autorità de affermato che “con questo momento di riflessione  si è voluto stimolare i soggetti interessati a credere e promuovere l’editoria digitale per avere nelle future politiche della Macroregione alpina concrete iniziative economiche in tal senso. Ci aspettiamo infatti che le  consultazioni  in corso possano influenzare presto le effettive direttive politiche della Commissione europea”.

 Sono seguiti, come da programma, gli interventi di Michele Vellano (Ordinario di Diritto Internazionale all’Università della Valle d’Aosta), di Ilaria Barale (autrice dell’e.book “Di e.book e altri formati”), di Chen Ming (presidente  dell’ Associazione Nuova Generazione Italo-Cinese), di Antonio Labanca ( Presidente del Comitato Editori Piemonte), di Marco Margrita (giornalista- coordinatore di Articolo 3 Quotidiano Online),dedicati alla natura della Macroregione e ai caratteri significativi della nuova editoria digitale.

Nel documento finale, adottato per acclamazione dai partecipanti al convegno, si chiede all’Unione europea “un ‘percorso accelerato’ (‘fast track’) per il completamento del mercato unico digitale e dei progetti europei nel settore dell’e-publishing, attraverso un ‘Libro bianco’ e la rapida approvazione di una normativa quadro per la tutela dei diritti europei sul web”. Viene anche chiesto alla Regione Piemonte, alla Convenzione delle Alpi e al Governo nazionale di attivarsi in tal senso , promuovendo l’istituzione di “un comitato permanente delle professioni del web” declinando tutti gli interventi anche a livello locale, regionale e macroregionale.

Ecco il documento

CONCLUSIONI DELL’INCONTRO PRESSO IL CONSIGLIO REGIONALE DEL PIEMONTE

SULL’ E.PUBLISHING NELLA MACROREGIONE

19 Novembre 2014.


Gli studiosi della cooperazione regionale alpina e del mercato ICT  e gli operatori dell’editoria e dell’ e.publishing che hanno partecipato, in concomitanza con la XIII Conferenza delle Alpi, al Convegno presso il Consiglio Regionale del Piemonte sull’Agenda Digitale Alpina e l’e.publishing europeo,

 

PRESO ATTO

 

-Che la nostra Macroregione possiede tradizioni ed esperienze d’eccellenza nei settori dell’ editoria e dell’ e.publishing;

 

-Che essa soffre, come tutta l’ Europa, della crisi economica in corso, che potrà essere superata solo grazie ad innovativi progetti imprenditoriali, e, in particolare, a Progetti Europei;

 

-che le politiche avviate dalle Istituzioni europee per la rete, a cominciare dall’ “Habeas Corpus Digitale” del Parlamento Europeo, potranno realizzarsi solamente, e nella misura in cui, nasca al più presto un’industria europea del web, autonoma dalle multinazionali dell’ informatica, secondo i modelli recentemente sperimentati da Alibaba, Baidu, Weibo, Naver e Yandex;

 

-che l’e.publishing costituisce l’esempio più semplice e concreto d’industria innovativa, sviluppabile anche dalle Piccole e Medie Imprese, e in un contesto regionale, ma il cui impatto macroeconomico può avere un peso determinante a livello europeo, e, addirittura, mondiale;

 

-che le recenti misure adottate dal Governo Italiano e dalla Regione Piemonte, che prevedono un supporto finanziario a favore del’ e.publishing e della traduzione, costituiscono un primo passo nella giusta direzione;

 

-che i bandi di Horizon 2020 prevedono anche  strumenti per le PMI dei settori informatico e digitale;

 

-che l’Associazione Culturale Diàlexis  ha presentato al Presidente Juncker un intervento nella consultazione sulle priorità della nuova Commissione, pubblicato come “Restarting EU Economy via Knowledge Intensive Industries”, e una lettera aperta alla Presidente della Camera in merito alla Costituzione del Web e sta approntando un interevento più comprensivo sullo stesso argomento, che Alpina Srl sta finalizzando un progetto operativo per le industrie del web da inserire nel “Piano Juncker”;

 

MANIFESTANO l’intenzione di dare vita a iniziative imprenditoriali nel settore dell’ e,publishing nel territorio della Macroregione;

 

 

FANNO PRESENTE:

 

-all’ Unione Europea, che il completamento del Mercato Unico del Digitale, che sta al primo posto nella Direttiva Politica della nuova Commissione,  presuppone la ricostituzione di quella parità, oggi inesistente,  di condizioni, fra le piccole e medie imprese innovative europee e le multinazionali dell’ informatica (“workable Competition”), senza la quale parlare di libera concorrenza o di rilancio dell’ occupazione costituisce una semplice mistificazione. In particolare (i) l’eliminazione, mediante la politica antitrust, degli  abusi di posizione dominante  e dei tax rulings che costituiscono aiuti di Stato; (ii) la promozione delle concentrazioni europee nei settori innovativi mediante “Progetti Europei” e “Società Europee”; (iii) un’esenzione per categoria di tali  concentrazioni; (iv) la creazione di Fondi europei specializzati nelle imprese culturali innovative; (iv) supporti finanziari al capitale di rischio, al quasi capitale e ai prestiti bancari,  dalla BCE, dalla BEI e dalle banche ordinarie (v) una politica d’ incentivi finanziari e di sgravi fiscali seri per le start-up, per le industrie culturali e innovative, per le regioni frontaliere e i progetti transfrontalieri, riorientando in tal senso  i Fondi europei, quali Horizon 2020, Cultura e FESR; (vi) l’equiparazione dell’IVA sugli e.book a quella sui libri cartacei (vii) una “preferenza europea” nelle commesse pubbliche per le industrie culturali; (viii) il supporto alla mobilità per studenti, ricercatori, dipendenti, manager e titolari di aziende culturali innovative che viaggino per realizzare progetti europei; (ix) una seria politica di difesa dei diritti sul web, della proprietà intellettuale e dei segreti economici e industriali contro la pirateria e lo spionaggio pubblici e privati (x) la riaffermazione, nel TTIP, dell’”eccezione culturale” per tutte le “knowledge Intensive Industries”;

-alla Conferenza delle Alpi, che la Strategia Macroregionale Alpina deve contenere, all’ interno della prevista “Agenda Digitale Alpina”, una serie di misure per l’e.publishing alpino, per rendere possibili iniziative congiunte che sfruttino le eccezionali competenze e tradizioni, linguistiche e editoriali, dei nostri Territori, facendo dell’Area Alpina una capitale dell’ e.publishing, come per esempio creare occasioni d’incontro e di collaborazione fra le imprese dell’ e.publishing attive nella Macroregione;

CHIEDONO:

-All’Unione Europea, di stabilire, coerentemente con le dichiarazioni di Juncker, un “percorso accelerato” (“fast track”)  in relazione al Completamento del Mercato Unico del Digitale, e ai Progetti Europei nel settore dell’ e.publishing, da concretizzarsi innanzitutto in misure urgenti e nell’ accelerazione delle procedure, e, poi, in un “Libro Bianco” della Commissione sulle Industrie del Web, e nella rapida approvazione di una normativa-quadro (internazionale, europea, costituzionale, civile, penale, amministrativa e fiscale), per la tutela dei diritti degli Europei sul web, secondo quanto fa oggetto della Pubblica Consultazione sulla Costituzione del Web lanciata dalla Camera dei Deputati;

 

-alla Convenzione delle Alpi,  di inserire un “web alpino”, comprendente almeno l’e.publishing e il web marketing nell’”Agenda  Digitale Alpina”;

 

-al  Governo Italiano e alla Regione Piemonte di approfondire il discorso, appena abbozzato,  sul supporto all’ e.publishing;

 DECIDONO di dare vita a un comitato permanente delle professioni del web, per garantire il follow-up di queste iniziative, mantenendo desta l’attenzione dell’ opinione pubblica e chiedendo ai Poteri locali e regionali della Macroregione Alpina di condividere la rivendicazione di misure specifiche per l’e.publishing europeo da parte dell’Unione europea, coinvolgendo le industrie dell’ ICT e dell’editoria, le professioni intellettuali e tecniche della Macroregione .

 

Torino, 19 Novembre 2014

 

 

A Torino la XIII conferenza sulle Alpi

A Torino la XIII conferenza sulle Alpi

(pubblicato su Articolo 3 Quotidiano online – clicca per leggere)

42f63cac8ee2a21b2909387e0abed56f564fcb2e

Certamente, l’integrazione europea è stata un fenomeno onnipresente nella nostra storia, ma passato per lo più inosservato.

Per esempio, gl’incredibili passi in avanti nell’unificazione europea realizzati dalla Casa giulio-claudia, che aveva aggregato all’ Impero Romano Francia, Benelux, Germania Occidentale, Svizzera, Austria, Croazia. Oppure, quando, sotto carlo V, facevano capo agli Asburgo Germania, Benelux, Austria, Svizzera, Boemia, Italia e Spagna. O, infine, anche e soprattutto oggi, quando ogni campo dell’attività umana, dalla religione alla scienza, dalla filosofia politica allo Stato, dai Partiti  alle imprese, dalla cultura alla scuola, dalle Regioni alle città, ha una sua estrinsecazione“europea” (dalla Lettera Pastorale “Ecclesia in Europa” al CNR, dal federalismo all’Unione Europea, dall’ ASI ai Gruppi Politici del Parlamento Europeo, dall’ Euro alle Società  Europee, dalle Accademie Europee a Erasmus, dalle Macroregioni alle Capitali europee della Cultura.

Eppure:

-non lo sa nessuno, neppure gli addetti ai lavori

-tutto viene abbozzato, e poi lasciato lì, incompleto. Si è così infatti giustamente parlato di “Cantieri europei” (“Baustellen Europas”, a cui si riferisce l’omonima collana di libri della Casa Editrice Alpina ; cfr. http://www.alpinasrl.com/category/collane/baustellen-europas/)

E’ comunque interessante quest’ aspetto quasi esoterico, quasi che qualcuno avesse paura di fare sul serio, ma tenesse tutto pronto per la prima buona occasione. Così come, da sempre, tuti gli eserciti del mondo tengono pronte, in magazzini reconditi, decine di milioni di divise piene di naftalina , di vecchi fucili e qualche miliardo di insipide gallette, che ne estraggono solo per le “esercitazioni”, le “grandi manovre” e le “mobilitazioni generali”. Infatti…non si sa mai che cosa potrebbe accadere….

Il nostro punto di vista è che la crisi del sistema si stia avvicinando a un punto tale, da rendere necessaria una rassegna di questo armamentario, un esercizio per vedere se potrebbe funzionare ancora, un apprendistato da parte dei cittadini, come nel caso delle esercitazioni militari.

Sono stato, infatti, ufficiale dell’ Amministrazione Militare. Fra l’altro, in un “Deposito Divisionale”, cioè di uno di quei dimessi magazzini dove sono depositate divise, viveri e munizioni. Ho partecipato a un paio di esercitazioni, quando si svegliavano le reclute nel cuore della notte, e li portava sulla riva del mare (nel caso specifico, a Paestum), per sparare all’ impazzata come nello Sbarco in Normandia.

L’armamentario della cultura e del diritto comunitari dev’essere ripreso e ricollaudato come l’equipaggiamento di un’armata dormiente.

1. Cos’è la Convenzione delle Alpi?

Ho detto tutto questo perché, la prossima settimana, nei giorni 20 e 21, avrà luogo, a Torino, la XIII Conferenza delle Alpi, un evento importante per la vita dell’ Europa. Infatti, giustamente l’Unione e gli Stati membri si erano preoccupati fin dal principio che l’ Unione non divenisse (come invece sta purtroppo succedendo), un mostro burocratico distaccato dai cittadini, e attento solo alle esigenze di potere delle grandi potenze, della finanza anonima e delle burocrazie nazionali. Per evitare questo, l’Unione si è data la sua politica culturale, la sua politica sociale e la sua politica regionale, attraverso le quali essa contava di entrare in contatto con le esigenze reali dei cittadini, permettendo loro di partecipare, e creando, così, uno “spirito di corpo” europeo.

Purtroppo, in questo come in tanti altri campi, le cose hanno preso una direzione diversa da quanto previsto. I fondi europei, che avrebbero dovuto essere gestiti fra Unione ed Enti locali per stimolare le iniziative vicine alle popolazioni, sono divenute un opaco flusso di denaro spesso inutilizzato, gestito per scopi non chiari da anonime burocrazie. Le Regioni, che, con la loro autonomia fiscale, avrebbero dovuto esprimere il controllo dei cittadini sull’uso della cosa pubblica, sono divenute una delle fonti principali di spreco e di corruzione.

Tutto il fenomeno euroregionale e macroregionale, che avrebbe dovuto tenere conto dell’ esistenza di identità storiche ben consolidate, che travalicano i confini degli Stati Membri, sono divenuti un inflazionato fatto esoterico, in cui si accavallano Euroregioni, Macroregioni e “GECT” della cui esistenza non sono più consapevoli neppure i politici che senza interruzione li creano e li distruggono. Non parliamo, ovviamente, dei cittadini…

In una primissima fase, le Euroregioni erano state create dalle regioni frontaliere stesse, spesso in aree linguistiche transfrontaliere, come il Tirolo, il Lussemburgo e i Paesi Baschi, per fruire dei fondi che l’Unione destina alla cooperazione transfrontaliera. A quell’ epoca, gli Stati membri ignoravano le Euroregioni, negando ad esse qualunque valenza, tanto politica, quanto giuridica.

In una seconda fase, fu creato uno Statuto Standard, e il Comitato delle Regioni (altro illustre sconosciuto) se ne fece paladino.

In una terza fase, l’unione creò il GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Transfrontaliera), in modo da far entrare le Euroregioni nel mondo del diritto pubblico. Non mancarono, per altro, già in questa fase, controversie giuridiche fra Stati Membri e Regioni a proposito delle competeze dei GECT (prima fra le quali quella fra lo Stato Italiano e la Regione Liguria per lo statuto del GECT “Alpi-Mediterraneo”).

In una quarta fase, certe regioni, come quelle alpine dell’ Austria, della Svizzera e della Germania, si dichiararono fautrici di aggregazioni più ampie e più potenti: delle Euroregioni più grandi, le Macroregioni. Ma, anche qui, la natura e il ruolo delle Macroregioni restavano nel vago: come avrebbero potuto coesistere con le Euroregioni?

In quest’ultima, recente, fase, entrano in scena l’Unione Europea e gli Stati Membri, i quali si accorgono, finalmente, che le Regioni sono troppo deboli per operare su questi temi, e che  le politiche regionali della UE, che si pretendeva fondate sul Principio di Sussidiarietà, e, quindi, sullo spontaneismo “dal basso” delle Regioni stesse, non funziona, e che, pertanto, si impone un’esigenza programmatica centrale, da parte dell’ Unione stessa. Ma come “far passare” un siffatto messaggio in un momento in cui, da un lato, gli Stati Membri rifiutano tale ruolo imperativo dell’ Unione, e, dall’altro, la retorica politica dominante rigetta ogni idea di programmazione? Da un lato, concentrandosi su esigenze naturali obiettive, come per esempio quelle del commercio nel Baltico,  esistenti dai tempi dei Venedi, dei Paleoslavi, dei Variaghi dei Vikinghi e  dell’ Hansa; quella della navigazione del Danubio, sede della prima civiltà europea, e a cui,  con la Convenzione di Parigi (1856), Austria, Francia, Gran Bretagna, Russia, Regno di Sardegna e Turchia avevano stabilito la piena libertà di navigazione e l’uguaglianza di trattamento per tutte le bandiere. A questo scopo erano stati creati due organi internazionali: la Commissione europea del Danubio (CED), con il compito di eseguire lavori di drenaggio e la Commissione degli Stati Ripuari, con lo scopo di elaborare un regolamento per la navigazione e la polizia fluviale. Tale regime di libertà rimase immutato anche dopo la Prima guerra mondiale.

Infine, ed è il caso che ci interessa, la Macroregione Alpina, che comprende praticamente tutti i territori che Augusto aveva unificato e che sono descritti al Trophée des Alpes di La Turbie:

« All’imperatore Augusto, figlio del divo [Giulio] Cesare, pontefice massimo, nell’anno 14° del suo impero, 17° della sua potestà tribunizia, il senato e il popolo romano [eressero] poiché sotto la sua guida e i suoi auspici tutte le genti alpine, che si trovavano tra il mare superiore e quello inferiore sono state assoggettate all’impero del popolo romano. »

2. La Convenzione delle Alpi e la XIII Conferenza delle Alpi.

trofeo-delle-alpi-300x199(Trofeo delle Alpi)

La Convenzione delle Alpi è un trattato internazionale sottoscritto dai Paesi Alpini (Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Monaco, Slovenia e Svizzera), e dall’Unione Europea con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile nell’area alpina: “La Convenzione delle Alpi mira ad armonizzare la protezione e lo sviluppo economico, con l’obiettivo di sostenere le Alpi sia come spazio di vita per la popolazione e la natura, sia come zona di attività economica. Le Alpi, con il loro capitale di biodiversità e le riserve di acqua e legno, sono un ambiente naturale, culturale, di vita e di lavoro per quasi 14 milioni di persone nonché un’importante destinazione turistica che attira circa 120 milioni di visitatori ogni anno”.

La Conferenza delle Alpi si occuperà dei seguenti temi principali:

  • Cambiamenti climatici ed energia: sotto la guida della presidenza italiana, sono state preparate le “Linee Guida per l’adattamento ai cambiamenti climatici a livello locale nelle Alpi”.
  • Demografia e occupazione nelle Alpi: Il Report completo sarà adottato dalla Conferenza, mentre il prossimo report, che sarà pubblicato nell’autunno 2016, tratterà il tema della green economy nelle Alpi.
  • Strategia Macroregionale per le Alpi (EUSALP): la strategia è al momento in fase di elaborazione e diverrà realtà nell’estate del 2015.
  • Gruppo di verifica: è un organo incaricato di controllare l’adempimento degli impegni e degli obblighi risultanti dalla Convenzione delle Alpi
  • EXPO 201
  • . Partecipare alla  XIII Conferenza delle Alpi.

Proprio per i motivi enumerati all’ inizio di quest’articolo, non crediamo certo di essere meno critici del verticismo degli organi europei (fra i quali la stessa Macroregione Alpina) di quanto non lo sia il cittadino medio europeo, il quale, da un lato, nota, con crescente raccapriccio,  l’incapacità dell’”establishment” di affrontare in qualsivoglia modo l’inesorabile declino dell’ Europa, da “donna di province” a “bordello”, per usare i classici termini usati da Dante per l’Italia del Medioevo,  e, dall’ altro, si accorge in ogni momento che esistono enormi e incredibili risvolti della vita pubblica (dal Datagate al TaxLeaks, dalla fuga della Fiat alle politiche regionali), di cui nessuno aveva mai loro parlato.

E, tuttavia, fedeli a un’etica di servizio, sarebbe il caso di dirlo, anche se inattuale, da ufficiale e da servitore dello Stato, nonché in quanto cocciuti abitatori della parte più alta e impervia delle Alpi, continuiamo a cercare di salvare quanto di valido c’è in tutte queste esperienze. E, per quanto qui trattato, nell’idea di una Conferenza delle Alpi, espressione, bene o male, di quest’ ancestrale identità dei “Popoli Alpini”, di cui con ammirazione parlavano già Hoelderlin e Nietzsche.

La Casa Editrice Alpina e l’Associazione Culturale Diàlexis, vogliono offrire ai nostri concittadini dei Popoli Alpini, e, in primis, ai Piemontesi, l’occasione di condividere l’orgoglio per ciò che ancor oggi si sta facendo per le Alpi.

Certo, è sempre troppo poco. Abbiamo dovuto partecipare, addirittura, per quanto indirettamente, a dei lutti dovuti all’ inaccettabile degrado naturale delle nostre  Alpi.

Non abbiamo mancato, in questi mesi, di tenerci nel più stretto contatto con tutte le possibili Istituzioni del nostro Territorio, per garantire la presenza, in questi processi, dei cittadini delle Regioni Alpine: Presidenza dell’ Unione, Governo, Presidenza Italiana, segretariato, Enti locali. Come risultati, abbiamo ottenuto:

-il Convegno del 19 Novembre presso il Consiglio Regionale, nel quale potranno confrontarsi federalisti europei, esperti di realtà transfrontaliere, esponenti delle nuove tecnologie e dell’editoria e cittadini delle nostre Regioni, al fine di elaborare concreti progetti euroregionali per rilanciare l’occupazione.

RESTARTING EU ECONOMY via KNOWLEDGE-INTENSIVE INDUSTRIES

La 11af38897d5bafc0845618496836f273[1]

La navicella spaziale europea IVX, che sarà

lanciata dal lanciatore italiano Vega

Secondo le procedure europee, il Presidente designato della Commissione deve sottostare al giudizio del Parlamento Europeo.

Tenendo cobnt del ruolo centrale dell’ informatica nella nostra società, il Presidente Designato Juncker ha inserito le sue priorità in un sito, sul quale ha sollecitato le osservazioni dei cittadini.

L’associazione Culturale Diàlexis, nata proprio per costituire un ponte fra  la società civile e le Istituzioni, non ha perduto l’occasione, formulando le sue osservazioni in Inglese neòll’ e.book Restarting EU Economy via Knowledge-Intensive Induastries, che ha inviato, come proprio contributo, a Jean-Claude Juncker e ad altri esponenti delle Istituzioni, come proprio contributo al dibattito.

Ecco la lettera:

 

 

Turin, 24/9/2014

 

À  l’attention de M. Jean-Claude Juncker

 

Objet : Contribution de l’Associazione Culturale Diàlexis à propos des priorités de votre Commission

 

Monsieur le Président,

 

Faisant suite à la précédente communication du mois de Juillet, nous vous transmettons par E.mail, à travers votre Secrétariat, le PDF du document « Restarting EU Economy via Knowledge-Intensive Industries », qui est distribué en meme temps au Président du Conseil Européen, à celui du Parlement Européen, à la Haute Représentante pour la Politique Etrangère et de Défense, au Commissaire Öttinger et au Président de la Banque Européenne d’ Investissement, et sera publié, par la Maison d’Editions Alpina, sous la forme d’un livre numérique avec le distributeur UltimaBooks (http://www.ultimabooks.it/search/result/?q=restarting).

 

Comme anticipé, notre Association, ayant pour mission de diffuser la connaissance de l’Europe dans les Alpes Occidentales et des Alpes Occidentales en Europe (voir site http://www.alpinasrl.com), a considéré approprié de participer par ce biais à la consultation lancée par votre site, mais élargissant le   champ d’observation, des Industries digitales, que vous avez considéré dans vos priorités, à l’ensemble  des industries à haut contenu de connaissance. En effet, comme vous indiquez dans vos priorités, l’augmentation du nombre d’emplois que vous envisagez pour les prochains 5 ans dans le secteur du numérique serait d’environs  2 millions d’emplois. Malheureusement,  les chômeurs en Europe sont environs 20 millions, et les personnes hors du marché du travail sont plus que la  moitié de la population européenne totale. C’est évident que, pour éviter une catastrophe, non seulement économique, mais même de civilisation, il faut une intervention très urgente de plus large envergure, couvrant, d’un côté, toute une gamme de secteurs économiques jusqu’ici négligés, et, d’autre côté, non la simple « Création de postes de travail », mais, au contraire, la construction ex nihilo d’entières filières qui, à l’heure actuelle, fleurissent aux Etats Unis, mais surtout en Chine, mais, inexplicablement,   n’existent guère en Europe, telles que le Web Européen, les engins de recherche, l’e.commerce, l’intelligence numérique, l’e.publishing, les chasseurs de 6eme génération, les fusées hypersoniques, etc…

 

Vous souhaitez que la prochaine multinationale du numérique soit européenne. Mais, en même temps que vos priorités restaient encore une pure matière de débat théorique, la Chinoise Alibaba est monté, dans ces jours, à la première place, et nous ne voyons aucun candidat européen pour suivre le même parcours, à moins que la UE ne les crée ores et maintenant, comme nous le suggérons.

 

Comme il est bien connu et comme il est écrit dans le livre,  en Amérique, Internet a été étudié, projeté, développé, testé et diffusé pendant 40 ans par des diverses organismes militaires, avant d’être donné gratuitement à des sociétés comme Google, Amazon et Facebook, qui jouissent d’un régime fiscal de faveur et transfèrent leurs profits dans des pays à baisse fiscalité. Nous espérons que le TTIP ne va pas empêcher les « Newcomers » européens de profiter eux aussi de 70 ans de facilitations, pour pouvoir parvenir au niveau de leurs concurrents américains. Dans ce cas, cette Commission et ce Parlment se rendraient reponsables du déclassement définitif de notre Continent.

 

L’approche que nous prônons est très divergente de celles qui sont en discussion au présent. Compte tenu de l’envergure exceptionnelle des défis auxquels nous sommes confrontés, et du point de départ très négatif duquel nous partons, nous ne nous bornons pas à prendre en considération des mesures essentiellement financières entre les Institutions et les Etats membres, mais visons à impliquer tous les sujets économiques, des Institutions aux groupes financiers, des Etats Membres aux Forces Armées, des entreprises aux associations, des partenaires internationaux aux particuliers (sur le modèle d’Arianespace). En élargissant la plateforme des investisseurs, on pourrait réaliser une gamme beaucoup plus large de projets, ou le rôle de l’Union Européenne ne serait pas celui du banquier, mais ceux du garant, du promoteur, du coordinateur, de l’actionnaire de référence.

 

Les succès de Lenovo, de Baidu, d’Alibaba, de Chengdu, démontrent qu’une grande réalité subcontinentale, telle que la Chine, mais  aussi comme l’ Europe, aurait tous les moyens pour établir, sur une base de marché, mais avec une bonne programmation et orientation, des « champions nationaux » capables de dominer les  marchés internationaux.

 

L’Europe avait créé, par exemple, Arianespace, Galileo et Airbus. Ce dernier a été si rentable que ses actionnaires (y compris deux Etats Membres) y ont réalisé des gains importants. Pourquoi on ne crée pas, comme on avait envisagé encore récemment, un « EADS n.2, n.3… » ?

 

Monsieur le Président, c’est rare qu’un groupe de citoyens, sans aucun soutien de la part des Institutions, réalise une étude ainsi globale sur un thème si brûlant, et arrive à le soumettre aux Institutions dans les très courts délais du débat politique.

 

Notre esprit d’initiative et de sacrifice mérite qu’on donne une suite à notre action, d’abord, en nous recevant pour pouvoir vous exposer nos positions, pour  fournir des idées et des  points de vue, mais, surtout, en tenant compte, du moins partiellement, de nos observations. D’autre part, le document dont il s’agit ne représente que « la pointe de l’iceberg » de nos réflexions. Par conséquent, nous serions heureux de pouvoir continuer, au cours de la législature,  à fournir des suggestions aux Institutions. Nos expériences dans l’étude de l’intégration européenne, dans le management publique et privé, national et européen, dans les grands projets industriels internationaux, nous permettraient même de donner suite dans la pratique à certaines de nos idées.

 

Pour commencer, nous avons deux suggestions pratiques à faire immédiatement :

 

(a) reduire au niveau européen le barème sur les e.books, comme proposé par le Ministre italien Franceschini à la réunion des Ministres de la Culture de Turin, pour l’égaliser à celui des livres traditionnels. Seulement de cette manière les e.books, que, chez nous, représentent 3% du marché, pourraient atteindre plus que 50% comme aux Etats Unis ;

 

(b)introduire une nouvelle politique antitrust, moyennant laquelle des pratiques conjointes d’entreprises multinationales qui s’efforcent de, et réussissent à : (i) manipuler l’opinion publique et les Autorités ; (ii) monopoliser les médias et les commandes publiques ; (iii) violer les politiques de « privacy » et de sécurité ; (iv) boycottent les concurents , soient automatiquement frappées, comme suggéré par le Ministre allemand  Haas,  par un « Order to Divest », de manière à créer plusieurs entreprises concurrentes, localisées dans toutes les parties du monde.

 

Enfin, il est évident que la réalisation, par les Institution, d’un programme d’une si grande envergure est exposée à des difficultés politiques de tous genres (et c’est pour cela qu’il n’a encore jamais été entamé). La nouveauté de notre approche serait une mobilisation citoyenne, qui seule pourrait contrecarrer ces obstacles. Nous sommes sûrs que, devant la presque certitude de la rétrocession de l’ Europe au rang d’un pays sous-développé, notre société civile sera prête à entamer une lutte acharnée pour son avenir.

 

Pour cette raisons, tandis que nous souhaitons, à  vous et à la nouvelle Commission, les meilleurs succès, nous insistons sur notre requête d’être reçus, avant ou après le vote du Parlement, pour discuter de ce qui précède.

 

Pour l’Associazione Culturale Diàlexis,

 

Le Président,

Riccardo Lala

DA EUROSCETTICI A EUROENTUSIASTI?

Ciò che risulta più che mai inspiegabile è che movimenti come Fratelli d’Italia, la Lega Nord o il Front National, i quali, in fondo, hanno radici assolutamente europeistiche, siano  divenuti, per  antonomasia, il simbolo dell’ antieuropeismo.

Certo, essi insistono sul fatto che essi non negano la loro appartenebnza all’ Europa, ma precisano che si tratta dell’ “Europa dei Popoli”, non già dell’ “Europa dei Poteri Forti” che domimna attualmente.Tutto ciò ha un senso, ma ci sembra poco convincente in quanto superficiale, non diversamente da quando la sinistra o il centro-sinistra affermano che va bene l’Europa, ma non questa, bensì un’altra. Ma quuale altra? Abbiamo l’impressione che nessuno voglia dirlo perchè, se lo dicessero, dovrebbero scontrarsi con qualcuno di molto potente..

Nessuno nega che le radici della costruzione europea affondino nella storia del Sacro Romano Impero, e, quindi, nella sua idea dei Paesi/Laender, che fanno parte, in modo di federale, dfell’ “Impero”.Di qui, la legittimazione europeista di federalisti e nazionalisti.

L’idea di Cattaneo era, in fondo, quella della federalizzazione dell’ Impero Austriaco- quella che fu poi realizzata con il Compromesso del 1866-.. Di conseguenza, c’è una certa continuità fra la Lega nord e le idee mitteleuropee di federazione, come la Mitteleuropa di Neumann e la Paneuropa di Coudenhove Kalergi. D’altro canto, anche il nazionalismo italiano, a cui si riallaccia Fratelli d’Italia, ha  un legame storico strettissimo con il progetto federale europeo, che si riscontra nella mazziniana “Giovine Europa”-  un pendant e un’estensione della “Giovine Italia”-.

Infine, nessuno può dimenticare che il movimento “pétainiste” traeva le sue origini storico-culturali dal  pacifismo franco-tedesco (come per esempio quello di un Jean Giono), e dal “nazionalismo europeo” di Benda e di Drieu La Rochelle. Quindi, cosa c’è di strano se Marine Le Pen afferma di essere per l’ Europa dei Popoli?

In concreto, tutti quanti assolutamente legittimati a condannare l’ Unione in nome dell’ Europa. Tuttavia, il risultato pratico, almeno dal punto di vista ideologico, è sconcertante. Europa sì, purché con meno poteri, purché subordinata agli Stati nazionali. Ma questa è la negazione degli obiettivi iniziali di tutti questi movimenti, ed è proprio ciò che vogliono i tanto aborriti “Poteri Forti”.

Per Cattaneo, la Federazione Italiana avrebbe dovuto essere parte di quella austro-imperiale, e, quindi, porsi sotto un’egida germanica. Per Mazzini, le rivoluzioni  nazionali in Europa avrebbero dovuto portare a una federazione di popoli europei sotto la guida dell’ Italia, che si sarebbe dovuta associare agli Stati Uniti. Quanto al “Nazionalismo  Europeo”, per quanto, anch’esso, variegato, avrebbe certo dovuto porsi sotto l’egida della Germania, e portare a una grande cerntralizzazione del Continente. Le pulsioni localistiche, liberistiche e  anti-autoritarie dei movimenti “euroscettici” sono, non solo innaturali, ma anche irrealistiche. In altre parole, l’ Europa neo-gaullista  di Le Pen, quella social-nazionale di Fratelli d’Italia, e quella delle Piccole Patrie della Lega non potrebbero  in alcun modo  realizzarsi in  concreto se non in un’ Europa forte,    che si proponga come baluardo unitario contro la globalizzazione.

Vi è, per così dire, un consenso unanime circa il fatto che l’insieme dei movimenti euroscettici, ma già solamente di quelli “di destra” non riusciranno mai a coalizzarsi, in quanto, da un lato, essi sono, per definizione, piccolo-nazionalisti, e, dall’ altra, derivano da tradizioni politiche troppo diverse. E ciò è, a nostro avviso, un peccato, in  quanto essi tutti  costituiscono una delle possibili risorse per il rilancio dell’ Europa, in quanto incanalano forze nuove ed energiche.

Riteniamo un compito affascinante, a cui vorremmo dedicare al più presto le nostre energie, tentare di costruire un discorso politico-culturale comune a questi movimenti, che permetta loro di entrare da protagonisti nel dibattito sul futuro dell’ Europa.

ELEZIONI EUROPEE 2014

 

The number of seats gained by each party appears on the screen of the hemicycle of the European Parliament, in Brussels, during the announcement of the European elections results on May 25, 2014. (AFP Photo / John Thys)Per taluni, le elezioni europee 2014  costituiscono  uno shock.

Non si può negare che, per la prima volta:

-il primo partito inglese non è, nè liberale, né conseervatore, né laburista, bensì nazionalista/imperialista (UKIP);

-il primo partito francese non è né  gollista, né socialista, bensì nazionalista/giacobino (Front National);

-il primo partito greco non è , né socialista, né conservatore, bensì di estrema sinistra (Syriza).

Tutti gli altri risuultati possono essere interessanti, ma non sono certo comparabili con questi.

E, difatti, non si sono modificate le più importanti previsioni formulate alla vigilia,a cominciare dal conflitto, già iniziato, fra socialisti e popolari circa l’ interpretazione, da un lato, del risultato delle elezioni, e, dall’ altro, circa il preteso “patto”  sulla nomina del Presidente della Commissione.  Conflitto che è puntualmente esploso  fra Juncker, Schulz e La Merkel, fra Parlamento e Consiglio. Dimostrando che anche la pretesa possibilità dei cittadini europei di scegliere direttamente  il Presidente era una menzogna, o, almeno, solo una mezza verità.

1. Si mantiene, e,anzi, si rafforza, il  multipolarismo

Occorre distinguere la valutazione di questi risultati da due diversi punti di vista:

-da quello della politologia;

-da quello dei contenuti .

Dal punto di vista politologico, le elezioni non modificano il quadro  europeo, in quanto le tendenze dominanti  che si sono evidenziate erano presenti già in precedenza:

-dominio dei partiti “mainstream” (popolari, socialisti, liberali);

-indispensabilità di una “Grande Coalizione” (PPE, P&S, ALDE),

-difficoltà di determinarne il leader a causa del modo ipocrita con cui erano stai fatti gli accordi sulla pretesa ‘”elezione diretta”;

-rappresentanza modesta delle opposizioni, di destra e di sinistra, moderate e radicali, le quali, per quanto rafforzate dall’ elezione del 2014, rappresentano comunque complessivamente circa  il 30% circa dei seggi,  garanzia minima per la democraticità di un sistema partitico.

Riteniamo infatti, in netto contrasto con i cantori del bipolarismo, che, per l’Europa, non possa esserci che un multipolarismo capace di rappresentare l’enorme pluralismo culturale  che ci ha sempre caratterizzati (da Stirner a Trockij,da  de Maistre a  Mussolini, da Saint-Simon a Lenin,  da Trubeckoi a Croce, da Monnet a De Gaulle, da Spinelli   a Brandt, da Giovannio Paolo II a  Papa Francesco)- e che, quindi, nelle varie assemblee del Continente , debba essere rappresentata  almeno  una dozzina di raggruppamenti, corrispondenti alle principali tradizioni politiche:  estremismo di sinistra e conservatorismo islamico;  neo-liberalismo e  destra tradizionalistica; Europa dei popoli e  socialdemocrazia; eurasiatismo e conservatorismo; cristianesimo sociale e   federalismo europeo, ecc..

Dal punto di vista dei contenuti, Le elezioni non hanno non solo dato, ma neppure tentato di dare, quella  risposta  circa l’ identità dell’ Europa,che, a nostro avviso, sarebbe stata necessaria per rilanciare il processo di integrazione. Di fatto,tutta la classe dirigente, ivi compresi gli Euroscettici, è, sostanzialmente  concorde nella sua censura a qualunque riferimento a una vera  cultura europea. Grazie alla censura di ogni serio dibattito culturale,  si continuano a fare affermazioni assurde, come quella che l’ Europa abbia realizzato un eccezionale peroiodo di pace (“che, semmai, è effetto dell’ equilibrio del terrore fra Russia e America”).Inoltre, dal 1951 ad oggi, abbiamo combattuto una ventina  di guerre, fra cui quella sempre più sanguinosa e pericolosa in corso in questo momento in Ucraina. Si continuano a confondere i valori europei con quelli americani.Si continua a ignorare il desiderio d’Europa espresso dai Russi e dei Turchi proprio in questi uiltimi decenni, e deliberatamente sprezzato. Si compiono autentici sabotaggi agli interessi economici dell’ Europa, come per esempio le attuali sanzioni contro la Russia, che, da sole, stanno per provocare un’ l’ulteriore caduta di vari punti percentuali del nostro PIL  , mentre, invece, costituiscono un vantaggio, non solo per l’ America (che può lanciare il suo “shale gas”), ma perfino per la stessa Russia, che può così impedire ai suoi oligarchi ogni accordo sottobanco con gli Occidentali, reimportare dei capitali, eliminare dal mercato russo alcuni  prodotti occidentali, come GPS e carte di credito, sostituendoli con la concorrenza locale, e ha potuto addirittura firmare con la Cina il più grande affare del secolo, impegnando per trent’anni  il gas russo con un cliente diverso dall’ Europa.-

2. Uno “smottamento  tettonico”.

Nonostante la relativa irrilevanza complessiva, nel breve termine, dei risultati di queste elezioni, riteniamo che esse  abbiano comunque  un significato importante per l’ Europa in quanto sintomo di uno “smottamento tettonico” di lungo periodo  verso il pluricentrismo in Europa e nel mondo. Pluricentrismo ben espresso in concreto dal fatto che praticamente tutti i partiti di opposizione etichettati come “euroscettici” sono, in politica estera, contrari all’inasprimento delle sanzion contro la Russia, e, quindi, sostanzialmente, critici verso una visione monolitica eautolesionistica  dell’ “Occidente”.

Quae sarà  il prossimo passo verso il pluricentrismo? Martin Jacques  nel suo  “When China Rules the World”, aveva   dato,una risposta assai “tranchante”,  tentando  di contestualizzazare l’ idea confuciana del Da Gong, vale a dire  quel momento in cui “Se il Paese di Mezzo è in ordine,  l’ Ecumene è in ordine”. Molti si chiedono in quale forma si presenterà tale  egemonia  globale del mondo  ” confuciano”, visto che, come ha osservato lo stesso Presidente Obama, il semplice “sorpasso” del PIL americano non sarebbe a ciò sufficiente, stante la rilevanza prevalente degli aspetti culturali.  A nostro avviso, la centralità del San Jiao (Buddhismo, Taoismo, Confucianesimo)n come chiave di lettura del conflitto fra Modernità e Postmodernità si imporrà   invece, ben al di là del sorpasso del PIL, proprio come risposta all’ incapacità della cultura occidentale di immaginarsi quella Fine della Storia, che, in realtà, è già dietro  l’angolo. Sarà così che  il mondo, e, in primis,l’Europa e la Russia, dovranno per forza ricorrere, come a un “Supplemento di anima” alla saggezza dell’Oriente .

Già Dostojevsjij aveva anticipato questo smottamento culturale , quando aveva affermato: (i) che la bellezza avrebbe salvato il mondo; (ii) che il destino della Russia sarebbe stato di andare verso Oriente.Come ultimo baluardo contro il dominio della tecnica, si affermerà  la volontà disperata di quella bellezza che è propria della cultura e della religione. Proprio per questo, un peso crescente nell’ equilibrio mondiale sarà assunto dall’ alleanza fra Cina e Russia,  anticipata dal supercontratto sul gas. Ambedue i Paesi stanno infatti rivalutando nel contempo le loro culture e religioni tradizionali, offuscate prima dal modernismo e dal socialismo reale, poi dall’accettazione acritica della globalizzazione occidentale.

Ma anche l’ Europa sta andando impercerttibilmente verso Oriente. La sua crisi inarrestabile potrebbe essere arrestata  solo da un accresciuto interscambio con la rinnovata ricchezza  della Cina.Nel frattempo, si  rivalutano le forme di integrazione -di successo-  dello “spazio eurasiatico”, mentre     la critica   delle retoriche occidentalistica dell’ Unione  Europea  porta alla frantumazione degli equilibri consolidati negli e fra gli stati Membri. Nonostante la guerra e le sanzioni, si afferma l’esigenza della Russia come “partner necessario” in Europa. Tutti i protagonisti del presente momento politico  hanno oramai, nella Russia, un interlocutore inaggirabile  : dal “Movimento Nazionale” del Donbass a Angela Merkel; dal nuovo presidente ucraino Poroshenko   a  Marine Le Pen; da  Farage alla Lega. Immediatamente dopo le elezioni, c’è stata anche  una telefonata sull’ Ucraina fra Renzi e Putin.

3. Sulla riforma dell’ Unione

Dire che l’Unione non dispone delle necessarie competenze  per muoversi in un mondo siffatto costituisce un luogo comune e un eufemismo. Quello che accomuna oggi  USA, Cina, Russia e Brasile è infatti innanzitutto la loro  “Presidenza Imperiale”, in cui il Presidente della Repubblica si occupa di tutto, dai sistemi missilistici alla cultura, dallo spionaggio alla sanità, dall’ Ucraina al salvataggio delle imprese, alla vendita di aereoplani e quella del gas. Invece, quando ci si incontra a uno dei soliti  vertici, per conto dell’ Europa si presenta una pletora di personaggi, dell’ Unione e degli Stati Membri. Come è possibile adottare tempestivamente decisioni autorevoli ed incisive, per esempio sulla moneta, sulla guerra e sulla pace? Come è possibile negoziarli in tempo reale con le potenze mondiali?  E’ per questo che questioni oramai approfondite fino alla nausea, come le votazioni  a maggioranza, il  Quantitative Easing o il plafond del 3% al rapporto deficit/PIL, non vengono poi mai realizzate.

Non parlamo poi dell'”autonomia della BCE”, che non esiste in nessuna parte del mondo, dove è dovunque evidente cjhe la banca centrale attua le politiche del Presidente.

E’ gravissimo, a nostro avviso, che ci si preoccupi maniacalmente e antidemocraticamente della “governabilità” degli Stati membri, che si tenta di rafforzare con ogni genere di alchimie, e poi invece non si veda questa totale anomia dell’ Unione.

Ed è seempre per questo che  le varie proposte di Trattato Europeo per riformare le istituzioni lasciano il tempo che trovano. Esse non si occupano, infatti, di questo fondamentale problema che è il ruolo del Presidente.

Essendosi oggi  incancreniti tutti problemi dell’ Europa  senza che vi si sia data mai una risposta,  occorre dunque oramai affrontare una serie di temi sempre più scottanti, che tutti si guardano bene dall’abbordare , dai poteri del Presidente al controspionaggio europeo, dalla programmazione economica ai Progetti Europei.

Invece degli Euroscettici, che si limitano a criticare tutto ciò che cìè, e dei pseudo-europeisti, che fanno di tutto per modificare il meno possibile questo stato di cose intollerabile, ci vorrebbe un Movimento Europeo che “tenesse sotto controllo” il comportamento dei Partiti Europei, degli Stati Membri e delle Istituzioni, e confrontasse, giorno dopo giorno,   tali comportamenti con le cose che invece andrebbero risolte , scatenando anche movimenti di opinione, e  facendo  pressione per la loro realizzazione.

Per esempio, il Parlamento Europeo, con la sua risoluzione del 12/3/2014, aveva fissato un “cronoprogramma” per l’ Habeas Corpus Digitale, ma nessuno se ne è neppure accorto. 

In questo momento, crediamo che le cose importanti e urgenti per l’ Europa siano:

-un trattato internazionale sul controllo delle nuove tecnologie, che eviti una guerra totale  inavvertita, e, nel contempo, anche il superamento dell’ uomo da parte delle macchine;

-il blocco delle sanzioni alla Russia;

-un grappolo di “Progetti Europei” per le imprese di alta tecnologia;

-il blocco del Trattato TTIP in attesa di un accordo globale sulle nuove tecnologie;

-il rafforzamento dei poteri del Presidente.

4.Il nostro contributo

Tutti i “Quaderni di Azione Europeista” in generale, e le “1000 Tesi sull’ Europa” in particolare, ccontengono l’enumerazione e la disamina di questi punti e di queste proposte.

Il nostro punto di partenza consisterà, dunque, nel diffonderne la conoscenza e nel suscitare, attorno ad essi, un dibattito:

-attraverso la fdiffusione via web;

-attraverso presentazioni e dibattiti;

-attraverso la presentazione ai nuovi parlamentari e alle nuove istituzioni;

-attraverso il passaparola.

Invitiamo tuttio i nostri amici a contribuire a quest’opera di diffusione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

i “Quaderni d’Azione Europeista”

Quaderni d’azione europeista
Schriftenrehie für eine europäeische aktion
European militant papers
Cahiers militants européens

MANIFESTO

La Casa Editrice Alpina si è posta fin dall’ inizio la questione di come riuscire a trovare nuovi spazi di approfondimento e di dibattito sull’ Europa, al di là del conformismo, della routine e dell’ indifferenza.

Nell’attuale situazione di crescente euroscetticismo, di crisi dell’ editoria e di chiusura degli spazi di dibattito, Alpina, con  l’ esperimento editoriale dei “Quaderni di Azione Europeista”,vuole verificare se il dibattito sull’ Europa possa essere favorito da “e-books” pubblicati in tempo reale (instant books) e carichi di contenuti costruttivi, se del caso molto polemici con la cultura “mainstream” e l’establishment della politica e dei media, che costituiscono il naturale complemento del nostro portale.

Alpina e Dialexis promuovono un’azione per delle tecnologie europee più rispettose delle esigenze dei cittadini

Sta divenendo di giorno in giorno più evidente che iI 2014 sarà un anno decisivo, per l’Europa, sotto vari punti di vista, ma soprattutto per il suo rapporto con le nuove tecnologie.

Ricordiamo, infatti:

PER CIO’ CHE RIGUARDA LE ISTITUZIONI:

  • le Elezioni Europee;
  • il “Semestre Italiano”;
  • le reazioni alla proposta della Commissaria Reding, di costituire un’”Intelligence Europea”;
  • l’adozione delle concrete decisioni di finanziamento per i programmi europei Culture e Horizon 2020;
  • la finalizzazione: (a) del rapporto degli istituti di ricerca europei circa i risultati del progetto europeo RoboLaw, destinato a costituire la base delle previste guidelines in materia di leggi sulla robotica; (b) del regolamento sulla protezione dei dati sensibili(GDPD);(c) delle trattative sul “Safe Harbor Agreement”;(c) il rapporto del Consiglio d’ Europa sulle tecniche investigative digitali;
  • la prevista chiusura del procedimento della Commissione contro Google;
  • la prevista entrata in vigore della risoluzione delle Nazioni Unite, caldeggiata, fra gli altri, Germania e Francia, che condannerà lo spionaggio elettronico ;
  • la prevista discussione della proposta italiana di una “Google Tax”.

NELLE RELAZIONI TRANSATLANTICHE:

  • l’entrata nella fase operativa, in America (anche grazie all’inaugurazione effettiva dei nuovi enormi servers di Salt Lake City), dei progetti BIG DATA, BRAIN e DIGITAL FRIEND. Questi progetti convergono in un’unica tendenza (il POSTUMANISMO”), avente l’obiettivo dichiarato di incidere in modo irreversibile sulla stessa struttura ontologica dell’Umanità;
  • la finalizzazione delle trattative fra USA e UE di un “PACCHETTO” negoziale comprendente, fra l’altro:

(a) il Trattato Transatlantico di Libero Scambio e sulla protezione dei dati sensibili degli Europei(TTIP);

(b)il promesso coordinamento con gli accordi fra USA e singoli Stati Membri.

NELL’ ECONOMIA MONDIALE

  • L’ingresso della Cina quale produttore leader in molti settori tecnologici di punta, come per esempio quelli dei computer, degli armamenti, del web, del ferroviario, delle nuove energie, come pure dell’ industria cinematografica;
  • Il sorpasso, da parte dello Yuan, sull’ Euro; da parte di Alibaba, di Amazon e E.bay messi insieme, da parte di Naver, Yandex e Baidu, di Google sui mercati sudcoreano, russo e cinese;
  • La ri-localizzazione in America e in Giappone di molte produzioni tradizionali;
  • L’assenza di una chiara risposta dell’ Europa in tale nuova divisione internazionale del lavoro;
  • le trattative, annunziate al vertice Cina-UE di Pechino, per un Trattato commerciale Cina-UE, parallelo al TIPP (di seguito collettivamente definiti “i Trattati di Libero Scambio”);
  • il follow-up delle risoluzioni ITU di Dubai su ICANN e Cybersecurity;
  • il tentativo, da parte della IETF, di riprogettare l’intero Web per renderlo più sicuro.

Già solo la mole dei problemi da risolvere dimostra quale sia l’urgenza di avere finalmente, in un modo o nell’altro una vera “leadership” europea, che invece, come denunziato autorevolmente per esempio da Fischer e da Schmidt nella loro intervista a Die Zeit, sembra drammaticamente mancare.

Apparentemente, l’elemento determinante di tutte queste evoluzioni in corso sembrerebbe essere costituito dalle polemiche euro-americane conseguenti al DATAGATE (che, di fatto, hanno scatenato questo nuovo interesse da parte dei politici e dell’ opinione pubblica europei).

A nostro avviso, invece, ancor più determinante per gli sviluppi del prossimo anno è il progetto scientistico (“la SINGULARITY”) perseguito dalle multinazionali dell’informatica in stretta connessione con il “Complesso Informatico-Militare” (la cosiddetta “SINGULARITY”, che ha le sue colonne in BIG DATA, DIGITAL FRIEND E BRAIN): “La “Singularity tecnologica”, o, semplicemente, ”la Singularity”, è un momento teorico in cui l’intelligenza artificiale sarà divenuta un’intelligenza sovraumana che cambierà radicalmente la civiltà umana, e, forse, la stessa natura umana”, accelerando al massimo la traslazione, già oggi in corso, delle qualità tipicamente umane (come la ragione, il lavoro, la decisionalità, la creatività, l’organizzazione, la cooperazione, la comunicazione, la memoria), dall’ Umanità verso un mondo macchinico centralizzato e, in particolare, informatizzato (algoritmi, servers centrali, cloud computing, reverse engineering, complesso informatico-militare, robot, droni,esoscheletri, ecc…-quello che Manuel de Landa ha chiamato “trasfusione senza spargimento di sangue”-). Il collegamento fra la SINGULARITY e il DATAGATE è dato dall’ intercambiabilità delle ideologie, delle tecnologie, dei leader e delle organizzazioni della “lobby” postumanistica con i vertici politici e i servizi segreti.

Quest’evoluzione ha reso obsoleti molti dei dibattiti passati circa lo “Sviluppo”, oltre che sulla “Bioetica”, in quanto non può più sfuggire a nessuno che, in un mondo dominato dall’ Intelligenza Artificiale e dai robot, “Fine della Storia” e “Fine dell’ Uomo” stanno divenendo vieppiù sinonimi. Anche l’incredibile tasso di disoccupazione costituisce un’avvisaglia molto concreta della sostituzione dell’ uomo con le macchine.

Al posto della “bioetica” subentrano ora, dunque, l’”etica digitale” e la “roboetica”.

In considerazione della complessità di questo scenario, si è tentato per la prima volta di collegare in modo sistematico, in questo nostro Programma, tre temi almeno in apparenza contraddittori, ma che, invece, nel discorso politico e mediatico quotidiano, non possono non essere, anche se disordinatamente, abbinati:

  • la comprensione e razionalizzazione delle infinite azioni avviate per la protezione della “privacy” degli Europei;
  • un inedito progetto per il Controllo Internazionale sulle Nuove Tecnologie;
  • una Politica Europea per le stesse, con particolare riguardo alla creazione di UN WEB EUROPEO.

Come ben rilevato dai Commissari Reding (Legale) e Barnier (Mercato interno), ambedue possibili candidati a Presidente della Commissione, solo un potere europeo che sia in grado di padroneggiare, a casa propria, le nuove tecnologie, potrà essere preso sul serio dagli altri poteri mondiali nelle trattative circa queste ultime. Nel caso dell’ ITC, è pacifico che l’ Europa non occupa un posto di particolare rilievo, come ci si aspetterebbe date le sue dimensioni e il suo PIL. In primo luogo, come ha rilevato qualcuno dei membri della delegazione UE di ritorno da Washington, per arrivare a fermare veramente lo spionaggio contro gli Europei, sarebbe necessario addirittura creare un, oggi inesistente, WEB EUROPEO, o, almeno, influenzare pesantemente le attività in corso all’ interno della comunità informatica mondiale. Infatti, ogni volta che facciamo una telefonata, la nostra comunicazione passa come minimo attraverso un centro di ascolto Echelon, una cabina di intercettazione presso un provider o un cavo internazionale hackerato, inoltre, ogni consultazione di Internet o e.mail passa anche dal provider, che eventualmente vende i dati a società commerciali o servizi segreti.

Le vicende che stiamo attraversando, incidendo sulla stessa sopravvivenza dell’ Umanità, non possono essere affrontate, come fino ad ora avvenuto, con approcci meramente settoriali (sicurezza, libertà, privacy, politica economica), bensì solo partendo da un salto di qualità di quel “PRINCIPIO DI PRECAUZIONE” che ispira le varie attuali normative internazionali. L’Europa ha svolto fino ad ora, a questo proposito, il principale ruolo propulsivo, come nei casi dei Protocolli di Kyoto degli OGM, di Echelon, della riforma dell’Unione Mondiale delle Telecomunicazioni e della privacy, giungendo fino all’emanazione di una Comunicazione sul Principio di Precauzione  e a finanziare progetti per la sua messa in pratica. Purtroppo, tutti questi sforzi si sono poi conclusi con un completo fallimento a causa dell’ arrendevolezza delle nostre Autorità. In definitiva, l’ Europa dovrà, a nostro avviso, imprimere, alla propria azione, un nuovo, più energico impulso, prendendo atto delle novità, buone o cattive, segnalateci dal DATAGATE e dalla SINGULARITY, e inserendo il tutto in una visione organica e proattiva, anche quale “LEVERAGE” PER UNA NUOVA, DIVERSA, CULTURA E POLITICA EUROPEA.

L’urgenza di questo nostro programma di un’Iniziativa Europea per le Nuove Tecnologie nasce, fra alcuni soggetti della Società Civile, dalla consapevolezza dell’enormità delle questioni in gioco, e si dovrebbe articolare inizialmente in due manifestazioni e in un documento. L’obiettivo sarebbe quello di avviare la costituzione in Europa di un coordinamento permanente su questi temi, dello stesso tipo (anche se con specificità “nazionali” differenti, e con oggetti parzialmente diversi) del movimento americano “STOP WATCHING US”.

Tutto ciò porta all’esigenza di un totale ripensamento delle politiche europee verso le nuove tecnologie (e non solo), che coinvolga i diversi settori della vita dell’ Europa: (i) diritto internazionale; (ii) le organizzazioni internazionali; (iii) i rapporti euroamericani; (iv) i Trattati Europei e l’ordinamento giuridico europeo; (vi) l’economia europea; (vii) le industrie high tech; (vii)le politiche industriale, estera e di difesa; (viii) le politiche culturali; (ix)le finanze dell’ Europa; (x)l’antitrust.