UN BILANCIO DEL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018

Nonostante le polemiche, è evidente che i Torinesi (e gl’Italiani) sono affezionati al Salone, e vi sono molte forze che si muovono per sostenerlo. Tutto ciò non va visto come un sostegno acritico al “Sistema Torino”. Non v’è dubbio che la riqualificazione della città in senso culturale andava fatta almeno a partire dalla fine del XX secolo, e fatta in modo energico, come in effetti è avvenuto. Del resto, avevo addirittura partecipato all’ elaborazione del programma di rilancio di Tortino come città culturale ai tempi dell’Alleanza per Torino, poi, con il Comitato della Società Civile per Torino Capitale Europea della Cultura. E, tuttavia, si può discutere circa l’efficacia dell’operazione così com’è stata condotta. E’ mancata una cultura specifica della città (un vero “genius loci”, per dirla con Carandini, “il contesto”), che avrebbe permesso di salvaguardare meglio il suo risalente patrimonio culturale: le radici storiche; l’editoria impegnata; il suo valore residenziale di lusso; il carattere cosmopolita, europeo e transfrontaliero….

Prendiamo atto con piacere che i Fratelli Laterza, sempre molto attenti all’impegno civile del Salone, hanno proposto, con una lettera aperta del 17/5/2018, di dedicare il Salone 2019 al futuro dell’ Europa. Tema a cui è dedicata, da 12 anni, tutta l’attività di Alpina e di Diàlexis, e, in particolare, i nostro “Quaderni di Azione Europeista”. Inoltre, sono anni che andiamo proponendo, con altri editori, questo tema. Basti consultare il nostro  sito.Per questo motivo, stiamo cercando consensi fra editori e decisori locali per sostenere quest’autorevole proposta.

Nel Salone 2018, non sono mancati spunti interessanti, e, tuttavia, ne sono evidenti le carenze. Non c’è stato il previsto afflusso di editori esteri; pochissime le novità librarie veramente controcorrente: il solito appiattimento sulla cultura “mainstream”, che, certo, non è colpa del Salone, ma a cui il Salone potrebbe almeno tentare di ovviare; infine, un inutile intasamento che avrebbe potuto essere evitato con un poco più di personale e di aree.

Per quello che ci riguarda, Alpina/Diàlexis ha presentato due novità librarie di cui si sentiva veramente la mancanza: da un lato, quella sul rapporto Europa-Cina; dall’ altra, uno stato dell’arte sull’ evoluzione del modello sociale europeo sotto l’incombere della Società delle Macchine Intelligenti e dopo l’enciclica “Laudato si’.” Hanno partecipato al dibattito istanze qualificate come l’ Università Cattolica, l’ UCID, l’ Ordine dei Giornalisti.

Per chi avesse perduto la presentazione di “DA QIN” e desiderasse comunque ottenere un quadro del libro, vi sarà una seconda presentazione presso “Il Laboratorio”, via Carisio 12, il 24 Maggio, alle ore 18.

Dai discorsi che abbiamo proposto al “Salone Off” sono usciti due progetti concreti: da un lato, quello di un’ opera collettiva sulla Nuova Via della Seta, a cui stiamo  lavorando da molto tempo; dall’ altro, un convegno, da organizzarsi in autunno, sulla partecipazione dei lavoratori nella società automatizzata.

Mentre pubblicheremo in una prossima newsletter il mio intervento  nel secondo dei due dibattiti, Vi invieremo il programma dettagliato della presentazione di  SA QIN presso Il Laboratorio..

Riassumo qui di seguito alcuni degli incontri tenutisi al Salone del Libro, a cui ho assistito, e che  mi hanno colpito per la loro attualità

Presentazione della “Breve storia del futuro” di Jacques Attali

Non avevamo apprezzato molto, a suo tempo,   l’operato politico di Jacques Attali, né l’edizione francese del suo libro.

Quanto al primo, esso era stata purtroppo legata all’ infelice esperienza della Banca EBRD, la quale avrebbe dovuto costituire  il perno intorno al quale avrebbe dovuto girare il rilancio dell’ Europa Centro-Orientale dopo la caduta del Muro di Berlino, ma il cui ruolo è stato, invece, in effetti,  molto modesto, a causa degli eccessivi costi di struttura, delle incertezze delle politiche europee e dei disaccordi con la Russia, la quale ultima è stata, ed è,  tuttavia, il massimo beneficiario dei finanziamenti.

Quanto al libro, non avevo apprezzato il suo eccessivo ottimismo per il futuro tecnologico e globalizzato.

Oggi, Attali sembra divenuto un altro, e questo gli fa onore.

Intanto, è l’unico membro dell’”establishment” ad avere il coraggio di riconoscere senza circonlocuzioni che “tutte le élites hanno fallito”. Tutte, proprio tutte. Detto da uno che ne ha fatto parte come nessun altro, è molto importante, anche perché s’inserisce in una serie di autocritiche da parte di soggetti diversi, da Ichino a Sofri.

Poi, Attali è anche uno dei pochi a riconoscere che, della crisi con l’Europa Centrale e Orientale, destinataria esclusiva dei finanziamenti della EBRD, la colpa è dell’Europa Occidentale, che vuole escludere da se stessa Paesi inequivocabilmente europei come Russia e Turchia. In particolare, Attali, che si occupava all’ epoca proprio di questo, ha testimoniato circa il fatto che, all’inizio del suo primo mandato, Putin era un deciso europeista.

Anch’io, a quell’ epoca, mi occupavo proprio dei rapporti industriali e finanziari con l’ Europa Orientale. A proposito di Putin, voglio ricordare che il 27 marzo 2007, il giorno del 50° anniversario dell’Europa, il Presoidente russo aveva pubblicato, sulla prima pagina de “La Stampa” di Torino, un articolo in cui faceva due affermazioni alquanto impegnative:

-che, in quanto pietroburghese, rivendicava il diritto di essere considerato europeo a tutti gli effetti;

-che, a suo avviso, l’Unione Europea costituiva la più significativa realizzazione politica del XX secolo.

Che cosa ha reso Putin così inviso all’ “establishment” europeo e quest’ultimo così inviso a Putin?

Innanzitutto, l’”arroganza romano-germanica”(Trubeckoj), secondo cui gli Europei Orientali sarebbero “Europei di second’ordine”, quelli che Marx chiamava “i popoli senza storia”, e che quindi non andrebbero associati all’Unione Europea se non in una posizione subordinata. Poi, l’occupazione occidentale dell’Irak nel 2003 senza alcuna motivazione valida (il famoso discorso di Powell alle Nazioni Unite!), e in contrasto con il veto della Russia, della Cina e della Francia, e con l’opposizione della Germania. Inoltre, il fatto di non avere dato seguito alle proposte, rivolte al Parlamento Tedesco, alla Bdi (Confindustria tedesca) e a Romano Prodi, di associare la Russia all’ Europa su un piede di parità. Poi ancora, il sostegno dato, da un certo numero di Paesi europei, all’assalto genocida di Saakashvili contro l’ Ossetia  Meridionale, protetta, su mandato ONU,  dai caschi blu russi. Infine, il colpo di Stato di Kijev, con cui, attentando alla vita del Presidente Janukovich, lo si era costretto alla fuga, instaurando, con il terrore, un regime minoritario che aveva abolito immediatamente tutte le garanzie costituzionali delle importantissime minoranze etniche. E, ancora, le sanzioni comminate per l’annessione della Crimea, annessione richiesta, con il voto del parlamento locale e un referendum, dall’assoluta maggioranza dei cittadini come risposta all’ abolizione, da parte del nuovo regime di Kijev, delle garanzie costituzionali delle minoranze.

Le reticenze dei rivoluzionari storici

Il Salone del Libro ha invitato Adriano Sofri a fare il punto, con Karol Modzelewski e Irena Grudzińska, sul ’68 polacco, pagina poco nota e poco chiara della storia europea, che costituisce, sotto certi punti di vista, una premessa storica di Solidarność. Nel ‘68, i conflitti interni del regime comunista polacco, diviso fra le fazioni dei “revisionisti” e dei “partigiani”, fra gli ambienti ebraici e quelli antisemiti, avevano portato a censurare (parzialmente) la messa in scena a Varsavia di un classico della letteratura polacca, “gli antenati”, del grande scrittore romantico Mickiewicz, che ha, in Polonia, un peso comparabile a quello che hanno in Italia “Divina Commedia” e “Promessi Sposi, ed è, paradossalmente, anche un passaggio obbligato per il teatro innovatore o rivoluzionario in senso stretto e in senso metaforico. Il suo motivo principale è un rituale arcaico di incontro tra morti e vivi, con degli incantamenti e una magia poetica multiforme. Gli Antenati mette in scena tutti gli elementi della tradizione storica “grande-polacca”: l’unione con la Bielorussia, la Lituania, la Lettonia e l’Ucraina, l’influenza delle eresie ebraiche, la russofobia e l’antisemitismo. Per questo, dopo centocinquant’anni, la rappresentazione de “gli Antenati” poté sollevare, nella Polonia comunista, passioni così forti, e, in particolare, scatenare la rivolta studentesca.

Karol Modzelewski, che, insieme a Jaczek Kuron, un altro futuro leader di Solidarność e animatore dei moti del ‘68, sarà condannato, in seguito, a tre anni e mezzo di prigione, è oggi un apprezzato storico medievale, il quale, guarda caso, si occupa proprio degli antenati dei Polacchi, e, in generale, del “Barbaricum”, quella ben poco nota area dell’Europa antica che andava dalla Galizia spagnola agli Urali degli Sciti. Nel suo libro “l’Europa dei Barbari”, Modzelewski ha dimostrato l’unità dei costumi di Celti, Germani, Slavi, Balti e Ugrofinni, che, tutti insieme, nelle radici dell’ Europa d’oggi, hanno un peso non inferiore a quello dei Greci, dei Romani e degli Ebrei.

Nonostante sia stato da me sollecitato in tal senso, Modzelewski non ha mostrato una grande volontà di illustrare il nesso (a mio avviso molto forte) fa quella drammatica rappresentazione de “gli Antenati” e il suo attuale impegno di storico nazionale in una Polonia in cui, come allora, le diverse radici del Paese costituiscono una fonte inesauribile di conflitti.

Ichino spiega, con la propria autobiografia, la parabola politica della borghesia comunista

Pietro Ichino, ben noto come giuslavorista e parlamentare impegnato nella riforma del diritto del lavoro, ha presentato un suo libro radicalmente autobiografico, in cui racconta la parabola storica di una classe dirigente italiana che ha usato la sua superiore cultura per superare senza intoppi e senza traumi le diverse fasi della vita italiana: dall’ “accumulazione originaria” da parte dell’alta borghesia, alle continuità rappresentate dal fascismo, alla socialità di matrice cristiana, all’ egemonia culturale marxista, fino all’attuale fase di qualunquismo generalizzato. Come scrive Olimpia Ammendola sul “Roma” di Napoli, ”Ebbene questo libro chiarisce molte cose e fa capire come certe degenerazioni sono cominciate molto tempo fa, negli anni ’70-’80, quando abbiamo confuso disciplina e obbedienza, unità e annullamento delle differenze, eguaglianza e appiattimento. Ma quello che ha condannato la sinistra a essere una forza residuale è stato il suo ritenersi superiore, diversa, portatrice di una missione storica di salvezza. A ben vedere una visione per nulla laica della politica e della funzione di un partito e di un sindacato”.

Come scrive la Ammendola, “Il libro di Ichino getta una luce sulla generazione che ha vissuto le speranze e il disincanto del secondo Novecento, ma è una luce non abbagliante, è piuttosto del meriggio, quasi umbratile”.

Il “Brave New World” tecnologico.

Di questo tema scottante hanno parlato i giornalisti Francesco De Filippo e Maria Frega, che hanno raccolto, nel libro “L’età ibrida”, le interviste con vari scienziati italiani circa il futuro tecnologico del mondo.

Alla presentazione al Salone del Libro era presente uno degl’intervistati, il Prof. Piergiorgio Strata, il quale ha segnalato un problema molto concreto: lo squilibrio fra, da una parte, i progressi nella cura del cancro, e, dall’ altra, quelli, molto più modesti, nella cura dell’Alzheimer, il che condurrebbe in breve tempo, a detta del professore, a un incremento esponenziale di persone anziane relativamente sane, ma con un funzionamento mentale deficitario. Come in tutti gli altri campi, le “magnifiche sorti e progressive” si annunziano foriere non già di soluzioni, bensì sempre nuovi problemi.

Quest’idea di una società decerebrata rende bene, in forma simbolica, il nocciolo della nostra polemica della tecnica scatenata come decadenza dell’umano.

I cinquant’anni di Romano Guardini

Le Edizioni Morcelliane hanno commemorato Romano Guardini a 50 anni dalla morte. Il tema prescelto è stato “Romano Guardini e l’Europa”. Silvano Zucal, che ha presentato l’opera del filosofo italo-tedesco, ha dato particolare enfasi al ruolo da esso attribuito all’Europa nell’ affrontare la questione della tecnica, tema rispetto al quale Guardini ha fatto passi in avanti rispetto a Heidegger e Heidegger, ch’egli giudicava eccessivamente pessimisti.In effetti, Guardini riteneva che si dovesse preparare una nuova umanità, capace di non sogggiacere alle forze scatenate, ma capace di ricondurle  nell’ ordine. Tuttavia, secondo il nostro Autore, “dire a questo proposito cose più esatte, senza cadere nella fantasticheria, è difficile” 

 

 

ALPINA/DIALEXIS AL SALONE OFF DI TORINO

Come noto, nelle elezioni regionali del Molise, e, soprattutto, del Friuli, la partecipazione popolare ha raggiunto livelli bassissimi. Nel Friuli, si è rimasti al di sotto del 50% degli aventi diritto. Questo è solo l’ultimo esempio di come i cittadini siano disamorati dalla cosa pubblica, che, semplicemente, non è gestita, forse perché è divenuta letteralmente ingestibile.

Non v’ è il minimo dubbio, quindi,  sul fatto che il comportamento tenuto dai partiti subito prima e subito dopo le elezioni, basato solamente su considerazioni di potere e senz’alcun nesso con problemi reali o programmi effettivi, abbia esasperato una trend assenteistico in atto già da tempo. Quando il Movimento 5 Stelle, a pochi giorni dal voto, è corso a Washington per garantire un drastico cambiamento di politica internazionale; poi, addirittura, ha cambiato surrettiziamente online, senza avvertire nessuno, il programma elettorale approvato dalla base fra mille bizantinismi informatici, la fiducia degl’Italiani anche verso l’ultimo movimento che si pretendeva “diverso” e “antisistema” è caduta a picco in pochi giorni.

Ma in realtà, tutti hanno seguito lo stesso copione: non sbilanciarsi, lanciando sistematicamente ad altri le patate bollenti.

La teoria dell’ “Ignoranza razionale”

D’altra parte, la recentissima traduzione in Italiano del libro di Jason Brennan, “Contro la democrazia”, ci insegna che lo stesso fenomeno è in corso anche negli USA, dove, addirittura, è stata lanciata la teoria dell’”ignoranza razionale”: visto che il voto del singolo cittadino non conta nulla,  è razionale, anzi, diremmo noi, obbligato,  l’atteggiamento di quegli elettori che non spendono il loro scarsissimo tempo e danaro, non diciamo per fare politica, ma neppure per informarsi sulla cosa pubblica.

In questa situazione, insistere, come noi facciamo, a voler informare i cittadini, loro malgrado, su tematiche estremamente complesse, come la politica europea, i rapporti geopolitici in Eurasia o il modello sociale europeo, può sembrare una follia. In realtà, ci ispiriamo al verso di Hoelderlin, secondo cui, “quando il pericolo cresce, cresce anche ciò che salva”.

Secondo le previsioni degli organismi internazionali, il nostro PIL ha smesso di crescere da aprile, e comunque, nei prossimi anni, crescerà addirittura meno del malandato PIL europeo; non per nulla, siamo stati sorpassati perfino dalla Spagna…

Che fare?

In realtà, non è vero che non si possa far niente per ovviare allo sfacelo.

Il crollo economico dell’ Europa (che tutti gli organismi internazionali hanno evidenziato ancora una volta qualche giorno fa, abbassando le previsioni di crescita da 2,5% a 1,4-1,9%); i dazi  di Trump decretati in violazione degli accordi promossi e sottoscritti dagli USA; le pagliacciate a livello europeo, con le minacce di sanzioni salatissime contro le Big Five che poi sono state immotivatamente del tutto abbandonate; l’approvazione di una legge sulla tutela dei dati che danneggia le imprese europee, ma non le Big Five; la bocciatura della seppur modesta proposta di Macron sulle liste transnazionali, dimostrano che, per migliorare, in un qualche modo, la nostra situazione, occorrerebbe operare energicamente sul piano europeo, non già su quello nazionale..

Ne consegue che il Governo italiano, da chiunque sarà composto, non potrà fare assolutamente nulla per arginare la catastrofica caduta della nostra economia, che prosegue più violenta che mai, salvo se si decidesse a battersi per una drastica modifica delle politiche europee verso il resto del mondo e verso le nuove tecnologie.Ma gli organi competenti (partiti, Stati nazionali, Commissione, Parlamento) sono troppo pusillanimi per farlo. È per questo che i partiti non hanno nessuna fretta di governare, sapendo che, facendolo, si prenderebbero delle grandi responsabilità e una ulteriore  dose d’impopolarità.

A questo punto, l’unica cosa che resta da fare a noi cittadini è la cultura, intesa, non già come una presuntuosa evasione in paradisi artificiali (siano essi snobistici, esoterici, ideologici o estetizzanti), bensì come doveroso studio di quanto sta accadendo intorno a noi, per modificarlo, preparando una riscossa.

Ri-educare gli Europei

Il deliberato non-governo in cui viviamo da almeno mezzo secolo  si fonda infatti sulla totale disinformazione: sulla storia della cultura europea; sulla geo-politica mondiale; sulle dialettiche intrinseche della modernità e della postmodernità…Con i nostri libri sull’Europa, sulla Cina, sulla Dottrina Sociale della Chiesa, ecc…, miriamo semplicemente a colmare almeno in parte queste lacune, in modo che almeno qualcuno dei nostri concittadini, comprendendo la reale natura e importanza delle poste in gioco, sia preso dall’interesse, e, diremmo, dal senso del dovere verso la cosa pubblica, e si associ a noi in quest’opera di approfondimento e di dibattito.

È in questo spirito che partecipiamo al Salone Off, che ci offre l’opportunità di inserire, nei programma del Salone, manifestazioni dedicate a due temi che ci sembrano scottanti e improrogabili, ma sono da tutti negletti: il confronto fra Europa e Cina e il futuro del lavoro nella Società delle macchine intelligenti.

Nella prima delle due manifestazioni, quella del 10 Maggio, discuteremo su 13 questioni scottanti dell’ Europa alla luce delle soluzioni adottate dalle altre grandi realtà subcontinentali, e, in particolare, dalla Cina, l’enfant prodige dell’ economia mondiale, la quale, partita dopo la Seconda Guerra Mondiale completamente distrutta dall’invasione giapponese, appare oggi come il Paese più ricco e potente del mondo.

Nella seconda, quella del 14 maggio, considereremo come il modello sociale europeo e il pensiero sociale cristiano forniscano indicazioni su come fronteggiare il rischio che le macchine intelligenti si sostituiscano agli uomini, non soltanto nel lavoro di fabbrica, bensì in tutte le funzioni sociali, comprese le più delicate, come quelle della riproduzione, della guerra e della pace e dello stesso governo. A questo proposito, si terrà particolarmente conto delle esperienze dell’Europa Centrale, e, soprattutto, della Germania.

Vi trasmettiamo qui di seguito una sintesi dei rispettivi programmi, riservandoci di comunicarVi ulteriori dettagli.

PROGRAMMA ALPINA/DIALEXIS PER IL SALONE OFF

Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1

Incontri con gli autori

 

Giovedì 10 maggio, ore 18

Prendersi cura dell’ Europa…con un occhio alla Cina

In occasione della pubblicazione del libro  DA QIN, L’ Europa sovrana in un mondo multipolare, tredici ipotesi di lavoro per un federalismo europeo del XXI secolo, di RICCARDO LALA

 

A cura di Alpina in collaborazione con Associazione Culturale Diàlexis, Rinascimento Europeo, ANGI-Associazione  Nuova  Generazione  Italo-cinese-, Movimento Federalista Europeo.

 

Chi, come ha fatto il Presidente Macron,  invoca un “sovranismo europeo”,  ha poi anche la responsabilità di trasformare questo slogan in una realtà, rendendo l’ Europa veramente autonoma nella cultura, nella tecnologia, nella politica, nell’ economia, nei costumi, nella difesa, nel rispetto delle tradizioni pluralistiche delle nostre terre. A ciò basterebbe forse un serio ri-orientamento delle istituzioni esistenti  verso i loro compiti autentici: della scuola verso una cultura alta, dei fondi dell’Unione e delle Forze Armate verso tecnologie autonome, dell’Unione verso le nostre antiche tradizioni costituzionali, delle industrie verso i “campioni europei di alta tecnologia” , delle imprese, verso il “modello sociale europeo”.

L’autore, che ha vissuto in prima persona le successive crisi dell’ Europa come studioso, eurofunzionario, manager, editore, scrive di tutto ciò, come ha detto Roberto Esposito, “guardando all’ Europa da fuori”, cioè senza pregiudizi “eurocentrici”, e, innanzitutto, partendo dal Paese che, per antichità e dimensioni, più ci assomiglia: la Cina. Per questa somiglianza, gli antichi Cinesi chiamavano  l’ Europa addirittura “Da Qin” (la “Grande Cina”). La Via della Seta, che fin dai tempi dell’ Impero Romano e di quello germanico univa Roma con le capitali cinesi, è stata anche  l’asse delle altre grandi civiltà: persiane, greco-macedoni, islamiche e turco-mongole. La Nuova Via della Seta -una rete inestricabile, già in costruzione,  di treni, autostrade e porti- , costituisce una fondamentale  speranza per rilanciare, attraverso le nuove tecnologie, il commercio e il turismo, l’economia e la cultura dell’ Italia e dell’ Europa, travolte da un’interminabile decadenza.

Ne discutono, con l’ Autore, Stefano Commodo, Fondatore e animatore dell’ Associazione Rinascimento Europeo, Giuseppina Merchionne, docente di lingua cinese della Università Cattolica di Milano e presidente del Centro di Scambi culturali Italia Cina ‘The Belt and Road Iniziative’, Ming Chen , segretario dell’ Associazione Nuova Generazione Italo-Cinese, e il Professor Alfonso Sabatino, del Movimento Federalista Europeo. Modera Marco Margrita.

 

Torino, 14 maggio 2018,ore 18.

Il ruolo dei lavoratori nella società delle macchine intelligenti

In occasione della pubblicazione di “Modello sociale europeo e pensiero cristiano dopo l’Enciclica ‘Laudato sì’”, di Alberto Acquaviva e Riccardo Lala

 

A cura di Alpina in collaborazione con Associazione Culturale Diàlexis e Rinascimento Europeo.

 

La disoccupazione tecnologica richiede, oramai,  il controllo, da parte degli “stakeholders”, sui rapporti uomo-macchina, attraverso approcci nuovi, tanto rispetto alla vecchia contrapposizione lavoro-capitale, quanto nei confronti delle concezioni puramente formalistiche della partecipazione dei lavoratori, sempre più travolte dalle nuove forme di organizzazione del lavoro.

 

Il modello sociale europeo e il pensiero sociale cristiano, spregiati e negletti negli ultimi decenni, potrebbero  fornire, più ancora che non i paradigmi pragmatistici e post-umanistici oggi in voga, idee innovative, fondate sul rinnovamento e il potenziamento dell’ umano a partire dall’ irriducibile libertà e imprevedibilità della persona. La critica, da parte dell’Enciclica “Laudato sì”, delle “colonizzazioni culturali”, e le sperimentate ricette della partecipazione nell’ impresa, collaudate in Europa Centrale, forniscono una base sperimentale da cui partire.

 

Ne discutono con gli autori l’avvocato Stefano Commodo, animatore del movimento della società civile “Rinascimento Europeo”, Riccardo Ghidella, Presidente dell’Associazione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, e Ezio Ercole, Vice-presidente dell’ Ordine dei Giornalisti del Piemonte.