ELEZIONI EUROPEE 2014

 

The number of seats gained by each party appears on the screen of the hemicycle of the European Parliament, in Brussels, during the announcement of the European elections results on May 25, 2014. (AFP Photo / John Thys)Per taluni, le elezioni europee 2014  costituiscono  uno shock.

Non si può negare che, per la prima volta:

-il primo partito inglese non è, nè liberale, né conseervatore, né laburista, bensì nazionalista/imperialista (UKIP);

-il primo partito francese non è né  gollista, né socialista, bensì nazionalista/giacobino (Front National);

-il primo partito greco non è , né socialista, né conservatore, bensì di estrema sinistra (Syriza).

Tutti gli altri risuultati possono essere interessanti, ma non sono certo comparabili con questi.

E, difatti, non si sono modificate le più importanti previsioni formulate alla vigilia,a cominciare dal conflitto, già iniziato, fra socialisti e popolari circa l’ interpretazione, da un lato, del risultato delle elezioni, e, dall’ altro, circa il preteso “patto”  sulla nomina del Presidente della Commissione.  Conflitto che è puntualmente esploso  fra Juncker, Schulz e La Merkel, fra Parlamento e Consiglio. Dimostrando che anche la pretesa possibilità dei cittadini europei di scegliere direttamente  il Presidente era una menzogna, o, almeno, solo una mezza verità.

1. Si mantiene, e,anzi, si rafforza, il  multipolarismo

Occorre distinguere la valutazione di questi risultati da due diversi punti di vista:

-da quello della politologia;

-da quello dei contenuti .

Dal punto di vista politologico, le elezioni non modificano il quadro  europeo, in quanto le tendenze dominanti  che si sono evidenziate erano presenti già in precedenza:

-dominio dei partiti “mainstream” (popolari, socialisti, liberali);

-indispensabilità di una “Grande Coalizione” (PPE, P&S, ALDE),

-difficoltà di determinarne il leader a causa del modo ipocrita con cui erano stai fatti gli accordi sulla pretesa ‘”elezione diretta”;

-rappresentanza modesta delle opposizioni, di destra e di sinistra, moderate e radicali, le quali, per quanto rafforzate dall’ elezione del 2014, rappresentano comunque complessivamente circa  il 30% circa dei seggi,  garanzia minima per la democraticità di un sistema partitico.

Riteniamo infatti, in netto contrasto con i cantori del bipolarismo, che, per l’Europa, non possa esserci che un multipolarismo capace di rappresentare l’enorme pluralismo culturale  che ci ha sempre caratterizzati (da Stirner a Trockij,da  de Maistre a  Mussolini, da Saint-Simon a Lenin,  da Trubeckoi a Croce, da Monnet a De Gaulle, da Spinelli   a Brandt, da Giovannio Paolo II a  Papa Francesco)- e che, quindi, nelle varie assemblee del Continente , debba essere rappresentata  almeno  una dozzina di raggruppamenti, corrispondenti alle principali tradizioni politiche:  estremismo di sinistra e conservatorismo islamico;  neo-liberalismo e  destra tradizionalistica; Europa dei popoli e  socialdemocrazia; eurasiatismo e conservatorismo; cristianesimo sociale e   federalismo europeo, ecc..

Dal punto di vista dei contenuti, Le elezioni non hanno non solo dato, ma neppure tentato di dare, quella  risposta  circa l’ identità dell’ Europa,che, a nostro avviso, sarebbe stata necessaria per rilanciare il processo di integrazione. Di fatto,tutta la classe dirigente, ivi compresi gli Euroscettici, è, sostanzialmente  concorde nella sua censura a qualunque riferimento a una vera  cultura europea. Grazie alla censura di ogni serio dibattito culturale,  si continuano a fare affermazioni assurde, come quella che l’ Europa abbia realizzato un eccezionale peroiodo di pace (“che, semmai, è effetto dell’ equilibrio del terrore fra Russia e America”).Inoltre, dal 1951 ad oggi, abbiamo combattuto una ventina  di guerre, fra cui quella sempre più sanguinosa e pericolosa in corso in questo momento in Ucraina. Si continuano a confondere i valori europei con quelli americani.Si continua a ignorare il desiderio d’Europa espresso dai Russi e dei Turchi proprio in questi uiltimi decenni, e deliberatamente sprezzato. Si compiono autentici sabotaggi agli interessi economici dell’ Europa, come per esempio le attuali sanzioni contro la Russia, che, da sole, stanno per provocare un’ l’ulteriore caduta di vari punti percentuali del nostro PIL  , mentre, invece, costituiscono un vantaggio, non solo per l’ America (che può lanciare il suo “shale gas”), ma perfino per la stessa Russia, che può così impedire ai suoi oligarchi ogni accordo sottobanco con gli Occidentali, reimportare dei capitali, eliminare dal mercato russo alcuni  prodotti occidentali, come GPS e carte di credito, sostituendoli con la concorrenza locale, e ha potuto addirittura firmare con la Cina il più grande affare del secolo, impegnando per trent’anni  il gas russo con un cliente diverso dall’ Europa.-

2. Uno “smottamento  tettonico”.

Nonostante la relativa irrilevanza complessiva, nel breve termine, dei risultati di queste elezioni, riteniamo che esse  abbiano comunque  un significato importante per l’ Europa in quanto sintomo di uno “smottamento tettonico” di lungo periodo  verso il pluricentrismo in Europa e nel mondo. Pluricentrismo ben espresso in concreto dal fatto che praticamente tutti i partiti di opposizione etichettati come “euroscettici” sono, in politica estera, contrari all’inasprimento delle sanzion contro la Russia, e, quindi, sostanzialmente, critici verso una visione monolitica eautolesionistica  dell’ “Occidente”.

Quae sarà  il prossimo passo verso il pluricentrismo? Martin Jacques  nel suo  “When China Rules the World”, aveva   dato,una risposta assai “tranchante”,  tentando  di contestualizzazare l’ idea confuciana del Da Gong, vale a dire  quel momento in cui “Se il Paese di Mezzo è in ordine,  l’ Ecumene è in ordine”. Molti si chiedono in quale forma si presenterà tale  egemonia  globale del mondo  ” confuciano”, visto che, come ha osservato lo stesso Presidente Obama, il semplice “sorpasso” del PIL americano non sarebbe a ciò sufficiente, stante la rilevanza prevalente degli aspetti culturali.  A nostro avviso, la centralità del San Jiao (Buddhismo, Taoismo, Confucianesimo)n come chiave di lettura del conflitto fra Modernità e Postmodernità si imporrà   invece, ben al di là del sorpasso del PIL, proprio come risposta all’ incapacità della cultura occidentale di immaginarsi quella Fine della Storia, che, in realtà, è già dietro  l’angolo. Sarà così che  il mondo, e, in primis,l’Europa e la Russia, dovranno per forza ricorrere, come a un “Supplemento di anima” alla saggezza dell’Oriente .

Già Dostojevsjij aveva anticipato questo smottamento culturale , quando aveva affermato: (i) che la bellezza avrebbe salvato il mondo; (ii) che il destino della Russia sarebbe stato di andare verso Oriente.Come ultimo baluardo contro il dominio della tecnica, si affermerà  la volontà disperata di quella bellezza che è propria della cultura e della religione. Proprio per questo, un peso crescente nell’ equilibrio mondiale sarà assunto dall’ alleanza fra Cina e Russia,  anticipata dal supercontratto sul gas. Ambedue i Paesi stanno infatti rivalutando nel contempo le loro culture e religioni tradizionali, offuscate prima dal modernismo e dal socialismo reale, poi dall’accettazione acritica della globalizzazione occidentale.

Ma anche l’ Europa sta andando impercerttibilmente verso Oriente. La sua crisi inarrestabile potrebbe essere arrestata  solo da un accresciuto interscambio con la rinnovata ricchezza  della Cina.Nel frattempo, si  rivalutano le forme di integrazione -di successo-  dello “spazio eurasiatico”, mentre     la critica   delle retoriche occidentalistica dell’ Unione  Europea  porta alla frantumazione degli equilibri consolidati negli e fra gli stati Membri. Nonostante la guerra e le sanzioni, si afferma l’esigenza della Russia come “partner necessario” in Europa. Tutti i protagonisti del presente momento politico  hanno oramai, nella Russia, un interlocutore inaggirabile  : dal “Movimento Nazionale” del Donbass a Angela Merkel; dal nuovo presidente ucraino Poroshenko   a  Marine Le Pen; da  Farage alla Lega. Immediatamente dopo le elezioni, c’è stata anche  una telefonata sull’ Ucraina fra Renzi e Putin.

3. Sulla riforma dell’ Unione

Dire che l’Unione non dispone delle necessarie competenze  per muoversi in un mondo siffatto costituisce un luogo comune e un eufemismo. Quello che accomuna oggi  USA, Cina, Russia e Brasile è infatti innanzitutto la loro  “Presidenza Imperiale”, in cui il Presidente della Repubblica si occupa di tutto, dai sistemi missilistici alla cultura, dallo spionaggio alla sanità, dall’ Ucraina al salvataggio delle imprese, alla vendita di aereoplani e quella del gas. Invece, quando ci si incontra a uno dei soliti  vertici, per conto dell’ Europa si presenta una pletora di personaggi, dell’ Unione e degli Stati Membri. Come è possibile adottare tempestivamente decisioni autorevoli ed incisive, per esempio sulla moneta, sulla guerra e sulla pace? Come è possibile negoziarli in tempo reale con le potenze mondiali?  E’ per questo che questioni oramai approfondite fino alla nausea, come le votazioni  a maggioranza, il  Quantitative Easing o il plafond del 3% al rapporto deficit/PIL, non vengono poi mai realizzate.

Non parlamo poi dell'”autonomia della BCE”, che non esiste in nessuna parte del mondo, dove è dovunque evidente cjhe la banca centrale attua le politiche del Presidente.

E’ gravissimo, a nostro avviso, che ci si preoccupi maniacalmente e antidemocraticamente della “governabilità” degli Stati membri, che si tenta di rafforzare con ogni genere di alchimie, e poi invece non si veda questa totale anomia dell’ Unione.

Ed è seempre per questo che  le varie proposte di Trattato Europeo per riformare le istituzioni lasciano il tempo che trovano. Esse non si occupano, infatti, di questo fondamentale problema che è il ruolo del Presidente.

Essendosi oggi  incancreniti tutti problemi dell’ Europa  senza che vi si sia data mai una risposta,  occorre dunque oramai affrontare una serie di temi sempre più scottanti, che tutti si guardano bene dall’abbordare , dai poteri del Presidente al controspionaggio europeo, dalla programmazione economica ai Progetti Europei.

Invece degli Euroscettici, che si limitano a criticare tutto ciò che cìè, e dei pseudo-europeisti, che fanno di tutto per modificare il meno possibile questo stato di cose intollerabile, ci vorrebbe un Movimento Europeo che “tenesse sotto controllo” il comportamento dei Partiti Europei, degli Stati Membri e delle Istituzioni, e confrontasse, giorno dopo giorno,   tali comportamenti con le cose che invece andrebbero risolte , scatenando anche movimenti di opinione, e  facendo  pressione per la loro realizzazione.

Per esempio, il Parlamento Europeo, con la sua risoluzione del 12/3/2014, aveva fissato un “cronoprogramma” per l’ Habeas Corpus Digitale, ma nessuno se ne è neppure accorto. 

In questo momento, crediamo che le cose importanti e urgenti per l’ Europa siano:

-un trattato internazionale sul controllo delle nuove tecnologie, che eviti una guerra totale  inavvertita, e, nel contempo, anche il superamento dell’ uomo da parte delle macchine;

-il blocco delle sanzioni alla Russia;

-un grappolo di “Progetti Europei” per le imprese di alta tecnologia;

-il blocco del Trattato TTIP in attesa di un accordo globale sulle nuove tecnologie;

-il rafforzamento dei poteri del Presidente.

4.Il nostro contributo

Tutti i “Quaderni di Azione Europeista” in generale, e le “1000 Tesi sull’ Europa” in particolare, ccontengono l’enumerazione e la disamina di questi punti e di queste proposte.

Il nostro punto di partenza consisterà, dunque, nel diffonderne la conoscenza e nel suscitare, attorno ad essi, un dibattito:

-attraverso la fdiffusione via web;

-attraverso presentazioni e dibattiti;

-attraverso la presentazione ai nuovi parlamentari e alle nuove istituzioni;

-attraverso il passaparola.

Invitiamo tuttio i nostri amici a contribuire a quest’opera di diffusione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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