Archivio – ELEZIONI EUROPEE 2014

 

Per taluni, le elezioni europee hanno costituito  uno shock. Infatti, per la prima volta:

-il primo partito inglese non è, nè liberale, né conseervatore, né laburista, bensì nazionalista/imperialista (UKIP);

-il primo partito francese non è né  gollista, né socialista, bensì nazionaliasta/giacobino (Front National);

-il primo partito greco non è oramai, né socialista, né conservatore, bensì di estrema sinistra (Syriza).

Tutti gli altri risuultati possono essere interessanti, ma non sono comparabili con questi.

E, difatti, essi non modificano le più importanti previsioni formulate alla vigilia,a cominciare dal sicuro conflitto fra socialisti e popolari nell’ interpretare, da un lato, il risultato delle elezioni, e, dall’ altro, il preteso “patto”  sulla nomina del Presidente della Commissione.  Conflitto che è puntualmente esploso  fra Juncker, Schulz e La Merkel. Dimostrando che anche la pretesa possibilità dei cittadini europei di scegliere il Presidente era una menzogna.

1. Si mantiene il multipolarismo

Dal nostro punto di vista, occorre distinguere la valutazione di questi risultati da due diversi punti di vista:

-da quello della politologia;

-da quello dei contenuti politici.

Dal punto di vista politologico, le elezioni non modificano il quadro politico europeo, in quanto le tendenze che si sono evidenziate erano presenti già in precedenza:

-dominio dei partiti “Mainstream” (popolari, socialist, liberali);

-indispensabilità di una “Grande Coalizione” (PPE, PSE, ALDE),

-difficoltà di determinarne il leader a causa del modo ipocrita con cui erano stai fatti gli accordi;

-rappresentanza modesta delle opposizioni, di sestra e di sinistre, moderate e radicali, le quali, per quanto rafforzate dall’ elezione del 2014, rappresenta comunque appena il 30%,  democraticità di un sistema politico.

Infatti, in netto contrasto con i cantori del bipolarismo, riteniamo che, per l’Europa, non possa esserci che un muultipolarismo che rappresenti l’enorme pluralismoculturale  che ci ha sempre caratterizzati (da Stirner a Trockij,da  de Maistre a da Mussolini, da Saint-Simon a Lenin,  da Trubeckoi a Croce, da Monnet a De Gaulle, da Spinelli   a Brandt, da Giovannio Paolo II a  Papa Francesco- che, quindi, nelle varie assemblee, debba essere rappresentata  circa una quindicina di raggruppamenti:  estremismo di sinistra e conservatorismo islamico,  sinistra pura e dura alla Trockij e destra rivoluzionaria , una sinistra d’ordine e una destra tradizionalisica alla De  Maistre; u sinistra riformistica  e eurasiatismo sul genere di Trubeckoj, destra conservatrice e centro-sinistra tecnocratico; E uropa dei popoli, sul modello di De Gaulle e un cattolicesimo tradizionale, socialdemocrazia nordica  e un pensiero sociale cristiano e, in ogni caso, un  federalismo europeo intransigente.

Dal punto di vista dei contenuti, Le elezioni non hanno non solo dato, ma neppure tentato di dare una risposta sull’ identità europea, per il semplice fatto che tutta la classe dirigente, ivi compresi gli Euroscettici, è, di fatto,  solidale nella censura a qualunque riferimento alla cultura europea. Si continuano a fare affermazioni assurde, come quella che l’ Europa sia nata da un desiderio di pace, mentre, dal 1951 ad oggi, abbiamo combattuto una ventina  di guerre; si continuano a confondere i valori europei con quelli americani; si continua a ignorare il desiderio d’Europa dei Russi e dei Turchi, si compiono autentici sabotaggi agli interessi economici dell’ Europa, come per esempio le sanzioni contro la Russia, che, da sole, provocano l’ulteriore caduta del nostro PIL di vari punti percentuali, mentre, invece, costituiscono un vantaggio non solo per l’ America (che può lanciare il suo “shale gas”), ma anche per la Russia, che può impedite ai suoi oligarchi ogni accordo sottobanco con gli Occidentali e può eliminare dal mercato russo alcuni  prodotti occidentali, come GPS e carte di credito, sostituendoli con la concorrenza locale.-

2. Uno smottamento  tettonico.

Nonostante la relativa indifferenza complessiva, nel breve termine, dei risultati di queste elezioni, riteniamo che esse  abbiano un significato importante per l’ Europa in quanto sintomo di uno smottamento tettonico di lungo periodo  verso il pluricentrismo in Europa e nel mondo. Pluricentrismo ben espresso dal fatto che praticamente tutti i partiti di opposizione etichettati come “euroscettici” sono, in sostanza, filorussi, e, quindi, si aggiungono come uletriore freno alle sanzioni.

Quae sarà  il prossimo passo? Martin Jacques ha  dato una risposta “tranchante”: “When China Rules the World”, che altro non è se non un tentativo di contestualizzazione delle idee di Confucio sul Da Gong, vale a dire su quel momento in cui “Il Paese d Mezzo è in ordine; l’ Ecumene è in ordine”. A nostro avviso, tale ‘”egemia dolce” (Heping Fazhan) dei Valori Confuciani verrà  come risposta all’ incapacità della cultura occidentale ad immaginarsi la Fine della Storia, che però è già dietro l’angolo. Anche qui, il mondo, e, in primis,l’Europa e la Russia dovranno per forza ricorrere alla saggezza della Cina..

Già Dostojevsjij aveva anticipato questo smottamento , quando aveva affermato: (i) che la bellezza avrebbe salvato il mondo; (ii) che il destino della Russia sarebbe stato di andare verso Oriente. Infatti, contro il dominio della tecnica, si afferma la volontà di bellezza che è propria della cultura e della religione. E, d’altro canto, un peso crescente nell’ equilibrio mondiale è assunto dall’ alleanza fra Cina e Russia, ben simbolizzata dall supercontratto sul gas. Ambedue i Paesi rivalutano nel contempo le loro culture e religioni tradizionali.

Anche l’ Europa sta andando impercerttibilmente verso Oriente. La sua crisi inarrestabile si potrebbe  fermare  solo dinanzi la ricchezza della Cina. La furia disgregatrice dell’ Estremo Occidente si infrange così contro “il Muro Rosso” del Cremlino solo perchè dietro c’è la forza immensa dell’Impero di Mezzo.

Lo slittamento tettonico dell’ Europa porta a rivalutare le forme di integrazione -di successo-  dello spazio eurasiatico;  a  una critica   delle “retoriche occidentalistiche” dell’ Unione ;  alla frantumazione degli equilibri consolidati negli e fra gli stati Membri. E’ in tale frantumazione  che si afferma l’esigenza della Russia come “partner necessario” in Europa. Tutti i protagonisti del momento  hanno oramai un inaggirabile  punto di confronto  nella Russia: dal “Movimento Nazionale” del Donbass, al nuovo presidente ucraino Poroshenko; dagli Jobbik,a  Marine Le Pen, da  Farage alla Lega.

Questo slittamento è appena iniziato.

3,. Fine dell’ autocensura.

Da decenni stiamo tentando di scrivere una storia dell’ Identità Europea.Se non l’abbiamo, fino ad ora, mai completato  il “1 e il 2° Volum a, non è certo per l’assenza di contenuti  o d’ idee, né neppure perchè non ve ne sia oggi un obiettivo  bisogno. Al contrario,ciò  che ci trattiene  è che lo scopo di un’opera monumentale come questa è quello  di dare a un popolo (in questo caso, il Popolo Europeo) la sua autocoscienza. Quest’opera può essere compiuta solo per quel pèopolo e con quel popolo. Ma, fintantoché abbiamo il sentimento che quel popolo non voglia ancora  riconoscere le sue tradizioni, la sua storia,  saremo  estremamente riluttanti a proporgli il nostro punto di vista.

In ultima analisi, le infinite nazioni europee si sono viste imporre da manovre di vertice un'”identità Nazionale” prefabbricata, una “copia conforme” della Missione dell’ America. L’esempio più macroscopico è costitiotoo dall’Ucraina, il Paese tipoco del pluricentrismo , che  è stata invece assunta dall’ “establishment” quale simbolo stesso della equivalenza fra Europa e Occcidente.Non che quest’equivoco non sia stato ampiamente diffuso in ogni tempo, ché anzi, moltissimi, da Trockij a Mussolini, da Stalin a Hitler, da Spinelli a Jean Monnet, da Schuman a De Gaulle, da Putin a Erdogan,vi  sono vissuti deliberatamente .

Occorre cominciare ad avere il coraggio di dire la verità, sulla filosofia, sulla storia, sulla filosofia, sulla religione, sulla società, sulla politica, sull’ economia, sulla cultura, sull’ arte europei , senza timori reverenziali: dalla scoperta dell’ America  in poi, cultura europea e cultura occidentale si sono progressivamente divaricate, per esempio con il conflitto fra Gesuiti e Conquistatores, con la contrapposizione fra Santa Alleanza e Dottrina Monroe, fra culturalismo degli Europei e “progetto della globalizzazione”, ecc..

3. I risultati delle elezioni  e l’azione keynesiana.

Tutti coloro, da Marine Le Pen a Matteo Renzi, da Tsipras a Schulz, che si illudono che i problemi dell’ Europa si risolvano semplicemente immettendo liquidità sul mercato, si sbagliano di grosso.

Proprio lo studio della Banca d’Italia sulla storia economica dall’ Unità a Oggi, recentemente presentato al Salone del Libro, ha dimostrato che tanto l’ Italia del XX° Secolo, quanto le economie occidentali, crescono, nel lungo periodo, nella migliore delle ipotesi, del 2%, mentre la Cina sta crescendo da circa 70 anni talmeno tre volte tanto; inoltre, il tasso di crescita necessario per fare fronte all’ obsolescenza tecnica e alla manutenzione straordinaria è del 4%.

Certo che un’iniezione di liquidità potrebbe portare a una temporanea ” risalita”, ma solo una modifica strutturale della nostra economia potrebbe portarci a livelli comparabili alla crescita dei BRIC, e, comunque, a evitare il declino. Infatti, anche nella denegata ipotesdi che tornassimo a crescere di un 2%, continuerenmmo a discendere, nei confronti della Cina, del 5% l’anno, e comunque non riusciremo a manutenere il sistema al livello dello stato dell’ arte. Ci troveremmo, cioè, nella situazione degli Stati Uniti, che continuano inesorabilmente la loro discesa, e conoscono un degrado generalizzato.

Ora, la politica dei BRIC non è una politica keynesiana, basata esclusivamente sul deficit spending, come vorrebbero un pò tutti in Europa: è una politica economica proattiva e differenziata nei singoli momnenti storici e nelle singole regioni, accoppiando l’industria militare al finanziamebnto dell’ edilizia, la defiscalizzazione e la programmazione, la manovra della moneta al rialzo o al ribasso a seconda dei momenti.

Ci vorrebbe anche in Europa un governo centralizzato dell’ economia.

3. Sulla riforma dell’ Unione

Dire che l’Unione non dispone delle necessarie competenze  è un eufemismo. Quello che hanno USA, Cina e Russia è una “Presidenza Imperiale”, in cui il Presidente si occupa di tutto, dai sistemi missilistici alla cultura, dallo spionaggio alla sanità, dall’ Ucraina al salvataggio delle imprese. Quando ci si incontra al verticve, per l’ Europa artrriva una plertora di persone, dell’ Unione e degli Stati Membri, Come è possiile adottare tempestivamente decisioni autorevoli ed incisive?

Per questo motivo, le varie proposte di Trattato Europeo per riformare le istituzioni lasciano il tempo che trovano.

In queste proposte, occorrerebbe affrontare una serie di temi che tutti si guardano bene dall’ affrontare, dai poteri del Presidente al controspionaggio europeo, dalla programmazione europea ai Progetti Europei.

Invece degli Euroscettici, che si limitano a criticare tutto ciò che cìè, e dei pseudo-europeisti, che fanno di tutto per modificare il meno possibile, ci vorrebbe un Movimento Europeo che “tenesse sotto controlllo” il comportamento degli Stati Membri e delle Istituzioni, e comntrapponesse, momento per momento, al comportamento di questi le cose che invece andrebbero fatte, scatenando anche movimenti di opinione per fare presione per la loro adozione.

Oggi come oggi, crediamo che le cose importanti e urgenti siano:

-un trattato internazionale sul controllo delle nuove tecnologie;

-il blocco delle sanzioni alla Russia;

-un grappolo di “Progetti Europei” per le imprese di alta tecnologia;

-il blocco del Trattato TTIPin attesa di un accordo globale sulle tecnologie

-il rafforzamento dei poteri del Presidente.

In realtà, tutti i “Quaderni di Azione Europeista” in generale, e le “1000 Tesi sull’ Europa” in particolare, ccontengono l’enumerazione e la disamina di questi punti e di queste proposte.

Il punto di partenza consisterà, dunque, nekl diffonderne la conoscenza e nel suscitare, attorno ad essi, un dibattito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *