I GURU DELLA FINANZA E DELL’ INFORMATICA CONTRO LE “BIG FIVE”?

CI SCUSIAMO CON I LETTORI PER L’INVIO, PER ERRORI TECNICI, DI UNA VERSIONE “BOZZA” IN LUOGO DI QUELLA AUTENTICA, CHE RINVIAMO QUI DI SEGUITO:

L’articolo di George Soros su “Il Sole 24 Ore” della settimana scorsa ha messo un evidenza qualcosa di singolare:il fatto che i guru americani della finanza e dell’ informatica siano divenuti critici delle Big Five, mentre prima ne erano i cantori. Nel fare ciò, talvolta diventano perfino filosofi, come George Soros, che ha recentemente scritto:” L’abilità dell’uomo di sfruttare le forze della natura per scopi sia costruttivi che distruttivi continua a crescere, mentre quella di autogovernarsi, generalmente oscillante, è in ribasso”.
E continua:”L’ascesa e il comportamento monopolistico delle grandi piattaforme Internet americane contribuisce all’impotenza del governo statunitense. Queste aziende hanno spesso avuto un ruolo innovativo ed emancipatore. Diventando, però, sempre più potenti, Facebook e Google sono diventati un ostacolo all’innovazione e hanno causato una serie di problemi di cui cominciamo a prendere coscienza solo ora”.Strano, perché noi ne stavamo parlando da almeno una decina di anni, ma nessuno, allora, ci prendeva sul serio.

Infatti, ” Le industrie minerarie e petrolifere sfruttano l’ambiente fisico, mentre i social network sfruttano quello sociale. Ciò è deleterio perché tali realtà influenzano il modo di pensare e il comportamento delle persone senza che queste neppure se ne accorgano. Inoltre, interferisce con il funzionamento della democrazia e l’integrità delle elezioni.” Nessuno è più d’accordo di noi. Ma i giornali e le televisioni che appartengono ai grandi magnati non si somno comportati da sempre nello stesso modo?
“…. non potendo fare a meno di queste piattaforme e dovendone accettare le condizioni, i fornitori di contenuti contribuiscono anch’essi a incrementare i profitti delle società di social media. ” il fatto di avere il quasi monopolio della distribuzione le rende dei servizi pubblici e, pertanto, andrebbero assoggettate a una normativa più severa, tesa a preservare la concorrenza, l’innovazione e un accesso equo e aperto a tutti. ” ” Qui non si tratta di semplice distrazione o dipendenza; i social media stanno, di fatto, inducendo le persone a rinunciare alla propria autonomia. E questo potere di plasmare l’attenzione della gente va sempre più concentrandosi nelle mani di un ristretto numero di aziende.
Ci vuole un grande sforzo per affermare e difendere ciò che John Stuart Mill definì ‘libertà della mente’. Una volta perduta, infatti, coloro che crescono nell’era digitale potrebbero non riuscire a riconquistarla”.
”Secondo Soros, “ Ciò potrebbe tradursi in una rete di controllo totalitario, che nemmeno George Orwell avrebbe potuto immaginare.”Ma, in realtà, qui stiamo assistendo all’ inveramento non solo di Orwell, bensì anche di Capek, di Huxley e di Asimov

Negli Usa, le autorità di regolamentazione non sono abbastanza forti da resistere all’influenza politica dei monopoli. La Ue, in questo senso, è avvantaggiata perché non ha colossi digitali propri.
La Ue utilizza una definizione diversa di potere monopolistico rispetto agli Stati Uniti. Mentre la legge americana si concentra sui monopoli creati per acquisizione, la legge europea proibisce l’abuso del potere monopolistico a prescindere da come venga raggiunto. L’Europa, fra l’altro, ha una normativa sulla privacy e sulla protezione dei dati sensibili molto più severa di quella americana.

In effetti, è l’ Europa che ha condotto le indagini contro l’abuso di posizione dominante di Google, ma anche procedure per aiuti di Stato e la Causa Shrems contro GFacebook.Secondo Soros
,”Margrethe Vestager, è la promotrice dell’approccio europeo. La Ue ha impiegato sette anni per intentare una causa contro Google, ma il successo ottenuto ha impresso un’accelerazione notevole al processo verso una regolamentazione adeguata. Inoltre, grazie all’impegno del commissario Vestager, l’approccio europeo ha cominciato a influenzare alcuni atteggiamenti negli Usa.
Il declino del dominio globale delle società del web statunitensi è solo una questione di tempo. La regolamentazione e la tassazione, promosse da Vestager, saranno la loro rovina.”

Non crediamo, purtroppo, che questo sia il caso, perché il furto dei dati a livello internazionale è fin troppo utile ad altri soggetti, che perseguono obiettivi ancora più liberticidi delle Big Five: i costruttori dell’ Intelligenza Artificiale e i servizi segreti. Non per nulla, la Causa Schrems si è arenata dinanzi all’ inderogabilità della legislazione postale americana in materia di sicurezza nazionale. I primi hanno bisogno di “profilare” tutti gli abitanti del mondo per costruire l’Uomo Artificiale; i secondi, , per organizzare una cyberguerra mondiale in cui praticamente ogni essere umano potrà essere colpito individualmente in base alla sua conformità o meno agli standard preferiti. Cumulando questi due poteri, abbiamo già lo scenario della Singularity di cui parla Kurzweil, che coincide con la Guerra al tempo delle Macchine Intelligenti di Manuel De Landa.

Giacché la Cyberguerra può essere condotta solo dalle macchine grazie alla loro profilazione dettagliata dell’ intera umanità, quando le macchine saranno più intelligenti smetteranno di farsi la guerra fra di loro e incominceranno a colpire quegli uomini che sono più contrari alla Società delle Macchine Intelligenti. A questo fine, sarà preziosissima la profilazione di tutti noi contenuta nei Big Data di Salt Lake City.

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