Newsletter 18-2017

9 MAGGIO:FESTA DELL’ EUROPA E GIORNO DELLA VITTORIA

9 MAIOY: EOPTH THΣ  EYPΩΠΣ  KAI  HMEPA THΣ    NIKHΣ (9 Maìu: Heorté tes Euròpes kai Hemèra tes Nikes)

Il 9 maggio 2012, nel festeggiare, come ogni anno, con Alpina e Diàlexis, l’anniversario della Dichiarazione Schuman, un rappresentante della comunità rumena a Torino, evidentemente sbagliando data, aveva fatto riferimento alla fine della 2° Guerra Mondiale. L’errore era senz’altro veniale,  visto che la Festa dell’ Europa (Dichiarazione Schuman) cade nello stesso giorno del “Giorno della Vittoria” (Den’Pobiedy) – celebrato in tutte le Repubbliche post-sovietiche,  tranne che nei Paesi Baltici -, che è l’anniversario della firma, da parte del Maresciallo Keitel, della resa del III° Reich all’ Unione Sovietica.
Il 9 maggio 2010, la Cancelliera Merkel aveva partecipato alla celebrazione dei 65 anni dalla fine della IIa Guerra Mondiale, sulla Piazza Rossa con Putin e Medvedev. In quell’ occasione, una banda militare francese aveva intonato l’Inno alla Gioia (inno dell’ Unione Europea). Successivamente, per via delle diverse tensioni insorte fra la Russia e l’ Unione ,quelle celebrazioni comuni non si sono più ripetute. Tuttavia, il problema di questa strana coincidenza, nonché del fatto che gli Europei dovrebbero avere almeno delle forme di ricorrenze comuni, resta.

1.La Festa della Vittoria

Tanto più che la Festa della Vittoria russa è quanto di più carico di significati possa esserci. La Piazza Rossa (come il Forte Rosso di Delhi e la Piazza della Pace Celeste a Pechino) è chiaramente retaggio della dominazione mongola. Il comandante delle Forze Armate russe esce dalla Torre del Salvatore (recentemente restaurata con una copia del “Mandilion Acheiropiton” -la Sindone ortodossa), facendosi il segno della Croce, come faceva a suo tempo lo Zar. I soldati dell’ Armata Russa avanzano al passo dell’ oca come gli antichi mercenari tedeschi dello Zar, issando la bandiera con la Croce di Sant’Andrea, delle forze armate zariste, il tricolore della monarchia costituzionale, e la bandiera rossa, dell’ Armata Rossa. Sui carri armati   è dipinta una Georgievskaja Lentočka (la decorazione dei combattenti per la conquista dell’ Ucraina da parte di Caterina II), con sovraimpressa una stella rossa. I soldati hanno divise di tutte le epoche storiche. Le eterne marce militari russe testimoniano anch’esse di tutte le epoche. D’altronde, esse hanno subito vari cambiamenti nel testo a seconda delle vicende politiche.

2.La Giornata dell’ Europa

Tanto la celebrazione della Giornata della Vittoria è solenne, quanto quella dell’ Europa è dimessa. Al punto che quasi nessuno si accorge nemmeno più dell’avvenimento.

L’evento commemorato è per altro anch’esso abbastanza oscuro. Secondo vari studi, derivati da documenti americani declassificati e sintetizzati in un famoso articolo del Telegraph britannico del 2007, verso la fine della guerra, la OSS americana, antenata della CIA, si era in un certo senso appropriata, su richiesta di Coudenhove Kalergi, dell’idea, formulata da quest’ultimo fin dal 1923, e che già circolava fra ristretti circoli culturali europei (francesi, inglesi e italiani) e perfino in alcuni Enti della Germania nazista (in particolare, il Ministero degli Affari Esteri, la Hitlerjugend e la Wehrmacht), di una federazione europea, veicolandola attraverso un “Comitato Americano per l’ Europa”. Tant’è vero che una mozione per gli Stati Uniti d’Europa era stata adottata dal Congresso americano, su proposta del Senatore Fulbright.

La “Dichiarazione Schuman”, con la quale il Ministro degli Esteri francese comunicava alla stampa l’intero progetto d’integrazione, era stata in effetti scritta da Jean Monnet, Commissaire au Plan (pare dopo intense consultazioni con gli Stati Uniti), e semplicemente letta dallo stesso Schuman. Essa non era stata concordata che con il Primo Ministro e un ristretto numero di funzionari francesi, e comunicata ad Adenauer all’ ultimo momento.

Essa era ispirata al metodo “funzionalistico”, vale a dire basato su limitate collaborazioni di carattere economico (mercato unico, banca europea degl’investimenti, fondi strutturali, libertà di movimento, moneta unica), ma non affrontava, né, ancor oggi, affronta, i grandi temi della cultura, dell’economia e della difesa. Per questo, tale metodo era stato osteggiato dai Federalisti europei, e, in primo luogo, da Altiero Spinelli

Se tutti, bene o male celebrano, ciononostante, la Dichiarazione Schuman, è perché, pur con tutti questi limiti, essa ha rappresentato l’avvio di un primo, per quanto limitato, processo di unificazione dell’ Europa. Invece, tutti i precedenti tentativi (p.es. Podiebrad, Sully, Saint Pierre, Briand), si erano sempre arenati, o per un carattere poco concreto, o per qualche ostacolo pratico, come il rifiuto di aderire degli Stati, o la morte del proponente.

3. Un vuoto di significati (da riempire)

Ciò detto, noi ci troviamo, nello stesso giorno, dinanzi a due celebrazioni di significato sfuggente, che, in un certo senso, attendono ancora di essere interpretate, e, auspicabilmente, unificate. Il Giorno della Vittoria può essere una festa della continuità dello Stato Russo, ma, in realtà, vorrebbe avere un significato più globale. Se, come hanno scritto sul Corriere della Sera Esposito e Galli della Loggia, il motivo per cui non nasce un’Identità Europea è che agli Europei, complessivamente sconfitti nella IIa Guerra Mondiale, viene fatto carico della colpa di avere avviato la guerra e delle atrocità che vi sono state commesse, allora il Giorno della Vittoria costituisce la risposta dell’ Europa Orientale, la quale era stata aggredita da Hitler, e, con le forze congiunte dell’ allora Unione Sovietica, aveva dato, a Stalingrado, il colpo determinante all’ esercito tedesco. In tal modo, il vero vincitore della IIa Guerra Mondiale risulterebbe essere non l’ America, bensì la Russia. Pertanto, l’Europa Orientale non potrebbe essere lasciata fuori dell’ Europa del futuro.

D’altra parte, da Occidente si obietta che la Dichiarazione Schuman ha costituito l’avvio di un processo pacifico di unificazione, che si rivolge solo a Stati democratici. Al che, dalla Russia si risponde che  le modalità stesse dell’unificazione, a cominciare dalla Dichiarazione Schuman, sono state tutt’altro che democratiche e rivelano un’eterodirezione evidente da parte dell’ America.

Certamente, i Paesi dell’ Europa Orientale, abbandonando prima il modello sovietico, e, poi, quello della Comunità di stati Indipendenti, per abbracciare, con la loro unione eurasiatica,  il modello dell’ Unione Europea, hanno rivelato di essere di fatto attratti intellettualmente dall’esperienza dell’ Europa Occidentale.

D’altro canto, anche gli Europei  Orientali, mantenendo in gran parte, su basi culturali e storiche, la loro solidarietà non più giustificata dal fattore ideologico, dimostra anche che vi è una identità comune, che, non sorprendentemente, si rivela puntualmente quando si tratta di difendere l’indipendenza dell’ Europa (contro i Persiani, i Mongoli, Napoleone, Hitler o gli Stati Uniti). Sotto questo punto di vista, la Russia, che coincide geograficamente con i domini che furono dei Kurgan, degl’Indoeuropei, degli Sciti, dei Turchi Azzurri, dell’ Orda d’Oro, dell’ Impero Zarista, dell’ URSS, si rivela, di fatto, come un “nocciolo duro inconquistabile” dell’ Europa, intesa come la vedevano i Greci, cioè un Paese d’indomiti guerrieri fanatici della libertà..

4.Un  lavoro sull’ Identità Europea

Questo serio lavoro su un’ Identità Europea comune non è mai stato fatto.

Occorrerebbe partire dalle culture di Jamnaja (probabilmente la prima cultura indoeuropea) e di Tripolye (la prima cultura urbana), da quella danubiana (base storica dell’”Età dell’Oro”), per poi arrivare agli Sciti, ai Sarmati, al mondo classico, alle “Migrazioni di popoli”, al Battesimo della Russia di Kiev, all’Impero russo, a Sobieski, a Kutuzov, al Romanticismo europeo, alla cultura del Dissenso. Rileggere Dostojevskij, Leontiev, Blok, Trubeckoj, Berdiajev, Sol’zhenitsin, Voloshin.

Ma, soprattutto, occorrerebbe riflettere in che misura gli Europei dell’ Est e dell’ Ovest siano accomunati dal rifiuto istintivo per il mondo meccanizzato e impersonale che ci sta preparando l’”establishment” tecnocratico.

La recentissima visita di Angela Merkel a Sochi, per quanto molto fredda, dovrebbe intanto riaprire quel dialogo interrottosi alcuni anni fa.

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