Newsletter 22-2017

COMMEMORAZIONE DEI 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA

EOPTAΣMOΣ THΣ  EΞHKOΣTHΣ  EΠETEIOY TΩN PΩMAIKΩN  ΣYNΘHKΩN
(Eortasmòs tês exekostês epetèiou tôn Romaikôn Synthekôn)

Invita la S.V. al convegno
“QUALE EUROPA? REGIONI, NAZIONI E POPOLI PER UN FUTURO COMUNE”

Lunedì 29 maggio 2017 – ore 17.30
Centro Studi San Carlo
Via Monte di Pietà, 1 – 10121 Torino

Nel corso della serata verrà inoltre presentato il libro di Riccardo Lala:
DA QIN – UN’EUROPA SOVRANA IN UN MONDO MULTIPOLARE

La  manifestazione del 29 costituisce un’occasione veramente rara per verificare il punto di vista di diverse forze politiche ed istituzioni rispetto alle domande più urgenti sulla crisi dell’ Europa, sintetizzate nel libro “DA QIN”.

La singolarità del titolo, che è il termine utilizzato dai Cinesi fino al 1600 per  indicare l’Impero Romano, deriva dal fatto ch’esso designava, origini suoi  avversari Han utilizzassero il termine “Da Qin” per denotare un “impero” in astratto, nello stesso modo in cui il termine “Imperium”, che originariamente denotava il potere del vertice politico di Roma, sia poi venuto a indicare tutti gli Stati successori di Roma, e perfino gl’imperi rivali.

“Da Qin” sarebbe dunque un “calco linguistico”  filologicamente fedelissimo, secondo una prassi transilinguistica tipica del Cinese.

Il motivo per cui questo libro si chiama Da Qin è almeno duplice:

a)le sue due tesi di base, tratte dal classico di Chabod “Storia dell’ Idea d’Europa”, sono che:

2)un’ Europa politico-culturale esista non già dalla 2° Guerra Mondiale, come sostiene l’ “establishment”, bensì dai tempi più antichi;

b)l’Europa si possa comprendere solo mediante il  confronto con gli altri Continenti;

2)di conseguenza, per evitare di confondere l’ Europa vuoi con una pura “espressione geografica”, come diceva Bismarck, vuoi con l’attuale Unione Europea (nata con il Trattato di Maastricht), può essere utile chiamarla “Da Qin”, cioè il termine utilizzato negli Annali Imperiali Cinesi, massimo documento   ufficiale di tutte le dinastie del più grande Stato della storia.

Questa scelta risulta, a nostro avviso, opportunamente provocatoria perché, da un lato, fornisce un esempio concreto di come concepire una storia europea veramente postcoloniale, e, dall’ altra, di come l’integrazione europea vada correttamente inquadrata, come già facevano Leibnitz (cfr. i Novissima Sinica)  e Voltaire (cfr. il “Rescrit de l’ Empereur de la Chine”), nella necessità di  porre il nostro Continente in grado di dialogare alla pari  con i grandi imperi subcontinentali.

Il “pamphlet” non pretende di rispondere essso stesso alle fonfdamentali domande sull’ Europa, che presuppongono un’opera corale, bensì di proporre un programma di lavoro, articolato su undici questioni fondamentali:

  • Che cos’ è l’ Europa?
  • Come “contare” nel mondo multipolare?
  • Quale cultura europea?
  • Quale “Europa Unita”?
  • Quale controllo sulle tecnologie?
  • Quale memoria culturale?
  • Quale pedagogia dell’ Europa?
  • Quale partecipazione popolare?
  • Quale politica economico-sociale?
  • Quale politica estera e di difesa?
  • Quale strategia federalistica?

Qualora si riuscisse veramente ad avviare questo progetto di dibattito, vorrebbe dire che si è avviato un improrogabile processo virtuoso, che potrebbe contribuire potentemente a risollevare le sorti dell’ Europa in questo momento di crisi generalizzata.

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