1 – È USCITA LA NUOVA EDIZIONE DEL LIBRO “DA QIN, l’Europa Sovrana in un mondo multipolare”

L’evoluzione dei rapporti internazionali, e, in particolare, il rapido avvicinamento fra i grandi Paesi asiatici e l’ Unione Europea conseguente alle politiche protezionistiche del Presidente Trump, hanno sottolineato la stringente attualità di una “lettura” eurasiatica dei processi d’integrazione europea, abbozzata l’anno scorso con la prima edizione del volumetto DA QIN, che ha inaugurato la collana AVRASYA della Casa Editrice Alpina.

In seguito al successo di quell’ edizione, che affrontava in modo sintetico i problemi più urgenti dell’ Europa inquadrandoli nell’evoluzione in corso dell’ economia e della politica mondiali, abbiamo prodotto una nuova edizione che, seppur mantenendo sostanzialmente la stessa struttura, chiarisce meglio le innumerevoli connessioni che fanno, della Nuova Via della Seta, un vero e proprio cambio di paradigma nella storia mondiale, rendendo sempre più necessario, per l’ Europa, ripensare a se stessa nell’ ottica di questo mondo radicalmente mutato. In questi mesi, tra l’altro, vi è stato tutto un fiorire d’iniziative editoriali e culturali, in Europa come in Cina, in India come in America, volte a studiare e a fare conoscere la Nuova Via della Seta. La nostra nuova edizione di “DA QIN” è risultata, così, praticamente raddoppiata rispetto a quella del 2017, anche grazie alla ricchissima e aggiornatissima bibliografia.

Sono state poste in particolare evidenza le questioni culturali derivanti, per la Europa, dall’affermarsi del modello cinese, dall’emergere di tutta una generazione di autori, o asiatici, come Zhang Weiwei o Gayatri Cakravorti Spivak, oppure di radici culturali asiatiche, come Parag Khanna e Fareed Zakaria, o, infine, cultori dei “valori asiatici”, come Francois Jullien e Daniel Bell.

Mercanti sogdiani: protagonisti della Via della Seta

1. La riscoperta di un'”Identità Eurasiatica”

Innanzitutto, come hanno precisato le Autorità cinesi nell’ ultima versione del “Iniziativa della Via della Seta”, quest’ultima non va intesa soltanto come un’iniziativa economica, logistica, e/o geo-politica: essa ha fatto, infatti, riemergere una vera e propria identità comune delle “coraggiose e operose genti dell’ Eurasia”, come le definisce il documento. Nella nuova edizione di Da Qin, si mettono in evidenza vari aspetti di quest’identità culturale comune, che vanno dalla filologia (la comparazione delle radici delle parole cinesi e indoeuropee), alla storia delle religioni (la parola “Dio”, il sincretismo buddista-taoista-cristiano), a quella della letteratura e della musica (la sofferta vicenda della “Turandot”…).

La Nuova Via della Seta, lasciandosi alle spalle il modello teo-tecnocratico “occidentale”, che pretendeva di assoggettare tutto il mondo a un’uniforme “Teoria dello Sviluppo” di carattere materialistico, va verso la riscoperta della comunanza e della continuità storica fra le diverse tradizioni delle antiche civiltà -dal mito edenico, coniugato anche come “Età dell’ Oro” o “Da Gong”, al monoteismo primitivo; dai culti degli antenati, alle grandi filosofie dell’ Epoca Assiale; dagl’imperi provvidenziali, all’universalismo delle religioni di salvezza; dalla conservazione e rinnovamento delle diverse tradizioni “classiche”, alla loro reciproca interazione-.

2. Origini occidentali del concetto

Per quanto paia che il vero iniziatore della “Via della Seta” fosse stato addirittura lo impero assiro, e sia certo che, come scriveva Erodoto, la maggior parte della stessa (chiamata “Via Regia”) fosse stata materialmente costruita dall’ Impero Persiano, il suo nome attuale deriva da uno slogan del Secondo Reich, che ambiva a occupare un proprio posto, accanto agli imperi inglese e russo, sui mercati cinese. La “Seidentrasse”, così battezzata dal geografo von Richthofen, si poneva in concorrenza con le immagini fascinose della Transiberiana e dell’ Impero Anglo-Indiano (il “Grande Gioco”). Secondo il celeberrimo teorico geo-politico Mackinder, il controllo dell’ Asia Centrale (il cosiddetto “Pivot”) sarebbe coinciso con quello dell’ Eurasia (l’”Isola del Mondo”), e, quest’ultimo, con l’egemonia sul mondo intero. Mackinder, Shmitt e Shiratori avevano contrapposto, in questo “Grande Gioco”, le “potenze di terra” (Russia e Cina), a quelle marittime (Inghilterra e Giappone).

Zbygniew Brzezinski, erede, allo stesso tempo. della tradizione geopolitica anglosassone e di quella del “sarmatismo” polacco, aveva impostato, come consigliere presidenziale in USA, tutta la strategia americana sull’idea della frantumazione del blocco ex socialista attraverso la penetrazione nell’ Asia Centrale, cominciando da Afghanistan e Polonia, per continuare con Irak e Tibet…La Nuova Via della Seta era nata dunque, negli anni 2011-2012, con il significativo titolo di “Pivot to Asia”, come idea dell’Amministrazione americana (in particolare, di Hilary Clinton), dopo che gli USA, in seguito alla guerra contro al-Qaida, avevano collocato proprie basi in Asia Centrale. Essa doveva servire per collegare, come un cuneo, fra la Russia, il mondo islamico e la Cina, una serie di Paesi che si sperava sarebbero divenuti filo-occidentali.

3. “Una Strada, Una Via”

Tuttavia, l’impegno profuso in quest’impresa dall’ America era stato modesto, e comunque controbilanciato dalle resistenze locali, che avevano portato al fallimento delle “Primavere colorate” e delle “Primavere arabe”. La dirigenza cinese non si èlasciata sfuggire l’occasione. Contrariamente che per l’ America, la Nuova Via della Seta (ribattezzata “Una Via, Una Strada”) costituisce, per la Cina, “il progetto perfetto”.Innanzitutto, essa serve a sostituire, o, almeno, aggiornare, l’ideologia “dello sviluppo”, che costituisce un surrogato debole della tradizione ideologica maoista. Infatti, la Via della Seta, oltre a costituire una risposta concreta a una serie di esigenze della Cina, fornisce anche una suggestione emotiva -“il marchio giallo”, capace di sostenere la “concorrenza ideologica” delle due “grandi narrazioni” che si contendono l’area euro-asiatica: la “religione di Internet” delle Big Five americane, e il mito pan-islamico del Califfato-.

La Via della Seta, come tale, non è mai esistita. Ciò che esisteva effettivamente erano le vie carovaniere e marittime che, dai tempi degli Assiri e fino ad oggi, hanno collegato le varie parti dell’ Eurasia, rendendole molto più connesse di quanto ora si creda. Tant’è vero che, attraverso questa via, sono passati i caratteri cuneiformi e aramaici, le religioni di salvezza, le invenzioni tecnico-scientifiche, il colonialismo occidentale….. Orbene, se è vero che queste vie costituivano una rete molto articolata (Roma, Bisanzio, Alessandria, Damasco, Baghdad, Delhi, Samarcanda, Chennai, Xi’an, Malacca, Pechino, Canton…), è pur vero che il loro maggiore centro di gravità era sempre stato costituito dalla Cina, la quale, infatti si era autodefinita fin dall’ inizio come “il Paese Centrale”(il “Regno di Mezzo”), all’ interno di un’indefinita “Ecumene”.

La Via della Seta diviene oggi, perciò, la metafora di un multipolarismo esteso, con al centro la cultura sincretica cinese: certo, il “socialismo con caratteristiche cinesi”, però anche le “Tre Scuole” (confucianesimo, taoismo e buddhismo), e, infine, anche cattolicesimo, protestantesimo e Islam, dove la pretesa di egemonia sull’ Ecumene, rimasta sempre vaga in età imperiale, si può finalmente concretizzare nella sua sfera euro-asiatica.

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4. Wei wu wei

L’Imperatore Saggio – trasfusione in termini politici, come il “Filosofo Re” di Platone, dell’ ideale filosofico della saggezza – governava il mondo attraverso l’esempio (“agiva senza agire”). Così, anche la Nuova Cina aspira a influenzare il continente eurasiatico attraverso un’enorme “ragnatela” di rapporti bilaterali, dove finanza e politica, tecnologia e cultura, commercio e informatica, si rafforzano a vicenda. Il tutto come un’immagine speculare, ma rovesciata, dell’”America Mondo” teorizzata vent’anni fa da Antonio Valladão. Al punto che sono ora la Cina e l’ India a riprendere, a modo loro, i grandi temi della globalizzazione, come la libertà di commercio e l’ecologia, che l’ America non può più permettersi, e che non per nulla sono divenuti la “bestia nera” del Presidente Trump. Si ripete quello scambio di ruoli fra Inghilterra e America che aveva caratterizzato, secondo Friedrich List, l’ Ottocento: l’Inghilterra, dopo aver conseguito il dominio del commercio internazionale, predicava il liberismo internazionale per “togliere la scala su cui essa era salita così in alto”. Dopo di che, era stato il turno dell’ America, e, ora, quello dell’ Asia.

Il concetto taoista del “Wei wu wei” (che poi è sostanzialmente la “ahimsa”, la “non-violenza” di Gandhi) traduce perfettamente l’idea del “soft power” anche perché quest’ultimo era entrato nell’armamentario culturale occidentale proprio arrivando dalla Cina nel ‘600, attraverso i Gesuiti, l’economista Quesnais, medico di corte dei Borbone, e, infine, Adam Smith, seguace di Quesnais e teorizzatore dello “Stato Minimo”.

Infine, la Nuova Via della Seta si addice perfettamente alle attuali strategie cinesi perché il rallentamento del ritmo della crescita interno dovuto a un relativo miglioramento del tenore di vita in Cina ha reso disponibili, da un lato, enormi capacità industriali, e, dall’altro, un ingente “surplus” finanziario ereditato da decenni precedenti di risparmio portato all’estremo. Tutte queste energie possono essere oggi “scaricate” sul resto dell’ Asia, che costituisce il prolungamento naturale dell’ Occidente cinese (“Huaxi”), oramai già coperto dalla rete più fitta esistente a livello mondiale d’infrastrutture di altissima tecnologia. Huaxi, sfavorito dal clima inclemente e con una popolazione scarsa e in gran parte di etnie non siniche, sta riuscendo a riavvicinarsi alle province costiere altamente sviluppate grazie a massicci investimenti governativi, ma anche al suo ruolo di transito per La Via della Seta.

La crescita demografica conseguente alla “Politica del Secondo Figlio” fornirà la spinta per un rinnovamento continuo di nuove generazioni di manager, di tecnici, di commercianti, di lavoratori, ma anche di consumatori e di turisti, che basteranno da soli a far vivere l’insieme delle reti che si stanno ora creando. Se si tiene presente che, già con la “Politica di un Solo Figlio”, la Cina è giunta a rappresentare più di 1/5 della popolazione mondiale, con la nuova politica demografica la sua quota della alla popolazione mondiale, considerando la “Terraferma” e i Cinesi della Diaspora, è destinata ad aumentare, sicché questa massa di Cinesi altamente istruiti e ben inquadrati da imprese ed Enti pubblici costituirà, di fatto, sempre più il nocciolo duro dell’ economia mondiale.

Quando la Cina, riprendendo anche qui un vecchio slogan americano, afferma che il progetto della Via della Seta è “Win-Win”, intende dire che l’esistenza stessa di un popolo così vasto, attivo e ordinato, costituisce, come minimo, una garanzia della continuità dell’ economia mondiale, di cui i Cinesi costituiscono un naturale volano.

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5. Per l’Europa: una sfida e un’opportunità

Con il crescente protezionismo americano, che sembra colpirà presto, oltre alla Cina e alla Corea, anche la UE, l’interscambio internazionale tenderà a concentrarsi all’interno dell’ Eurasia. Se l’Europa saprà creare sinergie con la Cina innanzitutto nella gestione della Via della Seta,e, poi, nella creazione d’ imprese comuni in settori innovativi, e, infine, come si è cominciato a fare nel Forum di Venezia, avviando un’iniziativa apposita per fare, dell’ Europa, una destinazione turistica unitaria per i turisti cinesi, quelle sfide potranno diventare un’opportunità per uscire da un tunnel di decadenza su cui siamo avviati da ormai lungo tempo.

La possibilità di cogliere quest’opportunità dipende anche e soprattutto da uno sforzo per permettere alla nostra cultura e alla nostra società di trarre profitto da quelle della Asia per affrontare i temi oggi più urgenti e irrisolti: la formazione dell’ uomo in un’era di post-umanismo; la ricostruzione del senso dell’ identità e dell’ eccellenza, distrutti dall’omologazione universale; la coesistenza fra etnie, culture e modelli sociali diversi, senza l’imposizione di percorsi predefiniti.

In questo senso si è mossa per esempio, a Dicembre, la rivista “La Civiltà Cattolica”, presentando, con la partecipazione del Primo Ministro Gentiloni e del Professor Prodi, un’opera collettiva dedicata alla cultura e alla teologia cinesi, diretta e curata dal Cardinale Antonio Spadaro, direttore della rivista: “Nell’ anima della Cina”.

Il nostro libro (DA QIN) s’ inserisce in questo panorama con un profilo che potrebbe sembrare fin troppo ardito. Partendo dall’ intuizione di Federico Chabod, che l’idea di Europa potesse formarsi solo attraverso il confronto con altri Paesi sub-continentali, il progetto europeo viene visto, nel nostro libro, come speculare alla millenaria unificazione di Cina e India, le quali amano definirsi “Continenti-Civiltà”. Questo confronto permette di capire meglio l’idea di “identità poliedrica” formulata dal Papa a Strasburgo, come pure le esigenze di politica demografica e linguistica dell’ Europa, i modelli politici di lotta per la sua unità e indipendenza, e, infine, il ruolo che l’Europa può e deve occupare nel mondo.

Da questo confronto deriva anche la risposta a dodici domande fondamentali per la vita dell’ Europa, che costituiscono l’ossatura del libro e sfociano nella delineazione di una nuova strategia d’integrazione, volta a portare l’Europa, senza inficiare il suo carattere “poliedrico”, allo stesso livello di efficienza e di assertività degli altri sub-continenti dell’ Eurasia. Questo sarà possibile, a nostro avviso, attraverso un ricorso non retorico al “Principio di Sussidiarietà”, che ci invita a fare tesoro delle esperienze federali tipicamente europee, e, in primo luogo, del federalismo della Svizzera, Paese europeo multiculturale e assolutamente indipendente.

6. Le nostre iniziative

La nuova edizione di DA QIN vuol costituire anch’essa un contributo a questa ricerca. Alpina/Diàlexis sta rafforzando quest’iniziativa con il lancio di 4 Blog:

  • l’uno, in Italiano (“DA QIN”), in cui saranno inserite le nuove newsletter di carattere generale, che, d’ora in avanti, non potranno prescindere dalla tematica dell’ integrazione eurasiatica;
  • l’altro, in Inglese (“Turandot”), dedicato a un’illustrazione di carattere generale degli scenari posti in essere dalla Nuova Via della Seta;
  • il terzo (“100 tesi per l’Europa”), che tratterà della transizione dai temi delle Elezioni Europee dal 2014 al 2019;
  • il quarto ( “Technologies for Europe”), che parlerà del ruolo centrale delle tecnologie (e del loro controllo), nel progetto europeo;

DA QIN, L’Europa Sovrana in un mondo multipolare, Dodici ipotesi di studio per un federalismo europeo del XXI secolo, Nuova edizione riveduta e ampliata, Alpina, Torino, 2018, pag. 340, Euro 6,99; disponibile anche come e.book (Euro 2,99).

 


La nuova edizione di “Da Qin” verrà presentata il 24 maggio 2018 presso Il Laboratorio in via Carisio 12 a Torino. Il programma dettagliato verrà pubblicato successivamente su questa newsletter.

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