A Torino la XIII conferenza sulle Alpi

A Torino la XIII conferenza sulle Alpi

(pubblicato su Articolo 3 Quotidiano online – clicca per leggere)

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Certamente, l’integrazione europea è stata un fenomeno onnipresente nella nostra storia, ma passato per lo più inosservato.

Per esempio, gl’incredibili passi in avanti nell’unificazione europea realizzati dalla Casa giulio-claudia, che aveva aggregato all’ Impero Romano Francia, Benelux, Germania Occidentale, Svizzera, Austria, Croazia. Oppure, quando, sotto carlo V, facevano capo agli Asburgo Germania, Benelux, Austria, Svizzera, Boemia, Italia e Spagna. O, infine, anche e soprattutto oggi, quando ogni campo dell’attività umana, dalla religione alla scienza, dalla filosofia politica allo Stato, dai Partiti  alle imprese, dalla cultura alla scuola, dalle Regioni alle città, ha una sua estrinsecazione“europea” (dalla Lettera Pastorale “Ecclesia in Europa” al CNR, dal federalismo all’Unione Europea, dall’ ASI ai Gruppi Politici del Parlamento Europeo, dall’ Euro alle Società  Europee, dalle Accademie Europee a Erasmus, dalle Macroregioni alle Capitali europee della Cultura.

Eppure:

-non lo sa nessuno, neppure gli addetti ai lavori

-tutto viene abbozzato, e poi lasciato lì, incompleto. Si è così infatti giustamente parlato di “Cantieri europei” (“Baustellen Europas”, a cui si riferisce l’omonima collana di libri della Casa Editrice Alpina ; cfr. http://www.alpinasrl.com/category/collane/baustellen-europas/)

E’ comunque interessante quest’ aspetto quasi esoterico, quasi che qualcuno avesse paura di fare sul serio, ma tenesse tutto pronto per la prima buona occasione. Così come, da sempre, tuti gli eserciti del mondo tengono pronte, in magazzini reconditi, decine di milioni di divise piene di naftalina , di vecchi fucili e qualche miliardo di insipide gallette, che ne estraggono solo per le “esercitazioni”, le “grandi manovre” e le “mobilitazioni generali”. Infatti…non si sa mai che cosa potrebbe accadere….

Il nostro punto di vista è che la crisi del sistema si stia avvicinando a un punto tale, da rendere necessaria una rassegna di questo armamentario, un esercizio per vedere se potrebbe funzionare ancora, un apprendistato da parte dei cittadini, come nel caso delle esercitazioni militari.

Sono stato, infatti, ufficiale dell’ Amministrazione Militare. Fra l’altro, in un “Deposito Divisionale”, cioè di uno di quei dimessi magazzini dove sono depositate divise, viveri e munizioni. Ho partecipato a un paio di esercitazioni, quando si svegliavano le reclute nel cuore della notte, e li portava sulla riva del mare (nel caso specifico, a Paestum), per sparare all’ impazzata come nello Sbarco in Normandia.

L’armamentario della cultura e del diritto comunitari dev’essere ripreso e ricollaudato come l’equipaggiamento di un’armata dormiente.

1. Cos’è la Convenzione delle Alpi?

Ho detto tutto questo perché, la prossima settimana, nei giorni 20 e 21, avrà luogo, a Torino, la XIII Conferenza delle Alpi, un evento importante per la vita dell’ Europa. Infatti, giustamente l’Unione e gli Stati membri si erano preoccupati fin dal principio che l’ Unione non divenisse (come invece sta purtroppo succedendo), un mostro burocratico distaccato dai cittadini, e attento solo alle esigenze di potere delle grandi potenze, della finanza anonima e delle burocrazie nazionali. Per evitare questo, l’Unione si è data la sua politica culturale, la sua politica sociale e la sua politica regionale, attraverso le quali essa contava di entrare in contatto con le esigenze reali dei cittadini, permettendo loro di partecipare, e creando, così, uno “spirito di corpo” europeo.

Purtroppo, in questo come in tanti altri campi, le cose hanno preso una direzione diversa da quanto previsto. I fondi europei, che avrebbero dovuto essere gestiti fra Unione ed Enti locali per stimolare le iniziative vicine alle popolazioni, sono divenute un opaco flusso di denaro spesso inutilizzato, gestito per scopi non chiari da anonime burocrazie. Le Regioni, che, con la loro autonomia fiscale, avrebbero dovuto esprimere il controllo dei cittadini sull’uso della cosa pubblica, sono divenute una delle fonti principali di spreco e di corruzione.

Tutto il fenomeno euroregionale e macroregionale, che avrebbe dovuto tenere conto dell’ esistenza di identità storiche ben consolidate, che travalicano i confini degli Stati Membri, sono divenuti un inflazionato fatto esoterico, in cui si accavallano Euroregioni, Macroregioni e “GECT” della cui esistenza non sono più consapevoli neppure i politici che senza interruzione li creano e li distruggono. Non parliamo, ovviamente, dei cittadini…

In una primissima fase, le Euroregioni erano state create dalle regioni frontaliere stesse, spesso in aree linguistiche transfrontaliere, come il Tirolo, il Lussemburgo e i Paesi Baschi, per fruire dei fondi che l’Unione destina alla cooperazione transfrontaliera. A quell’ epoca, gli Stati membri ignoravano le Euroregioni, negando ad esse qualunque valenza, tanto politica, quanto giuridica.

In una seconda fase, fu creato uno Statuto Standard, e il Comitato delle Regioni (altro illustre sconosciuto) se ne fece paladino.

In una terza fase, l’unione creò il GECT (Gruppo Europeo di Cooperazione Transfrontaliera), in modo da far entrare le Euroregioni nel mondo del diritto pubblico. Non mancarono, per altro, già in questa fase, controversie giuridiche fra Stati Membri e Regioni a proposito delle competeze dei GECT (prima fra le quali quella fra lo Stato Italiano e la Regione Liguria per lo statuto del GECT “Alpi-Mediterraneo”).

In una quarta fase, certe regioni, come quelle alpine dell’ Austria, della Svizzera e della Germania, si dichiararono fautrici di aggregazioni più ampie e più potenti: delle Euroregioni più grandi, le Macroregioni. Ma, anche qui, la natura e il ruolo delle Macroregioni restavano nel vago: come avrebbero potuto coesistere con le Euroregioni?

In quest’ultima, recente, fase, entrano in scena l’Unione Europea e gli Stati Membri, i quali si accorgono, finalmente, che le Regioni sono troppo deboli per operare su questi temi, e che  le politiche regionali della UE, che si pretendeva fondate sul Principio di Sussidiarietà, e, quindi, sullo spontaneismo “dal basso” delle Regioni stesse, non funziona, e che, pertanto, si impone un’esigenza programmatica centrale, da parte dell’ Unione stessa. Ma come “far passare” un siffatto messaggio in un momento in cui, da un lato, gli Stati Membri rifiutano tale ruolo imperativo dell’ Unione, e, dall’altro, la retorica politica dominante rigetta ogni idea di programmazione? Da un lato, concentrandosi su esigenze naturali obiettive, come per esempio quelle del commercio nel Baltico,  esistenti dai tempi dei Venedi, dei Paleoslavi, dei Variaghi dei Vikinghi e  dell’ Hansa; quella della navigazione del Danubio, sede della prima civiltà europea, e a cui,  con la Convenzione di Parigi (1856), Austria, Francia, Gran Bretagna, Russia, Regno di Sardegna e Turchia avevano stabilito la piena libertà di navigazione e l’uguaglianza di trattamento per tutte le bandiere. A questo scopo erano stati creati due organi internazionali: la Commissione europea del Danubio (CED), con il compito di eseguire lavori di drenaggio e la Commissione degli Stati Ripuari, con lo scopo di elaborare un regolamento per la navigazione e la polizia fluviale. Tale regime di libertà rimase immutato anche dopo la Prima guerra mondiale.

Infine, ed è il caso che ci interessa, la Macroregione Alpina, che comprende praticamente tutti i territori che Augusto aveva unificato e che sono descritti al Trophée des Alpes di La Turbie:

« All’imperatore Augusto, figlio del divo [Giulio] Cesare, pontefice massimo, nell’anno 14° del suo impero, 17° della sua potestà tribunizia, il senato e il popolo romano [eressero] poiché sotto la sua guida e i suoi auspici tutte le genti alpine, che si trovavano tra il mare superiore e quello inferiore sono state assoggettate all’impero del popolo romano. »

2. La Convenzione delle Alpi e la XIII Conferenza delle Alpi.

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La Convenzione delle Alpi è un trattato internazionale sottoscritto dai Paesi Alpini (Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein, Monaco, Slovenia e Svizzera), e dall’Unione Europea con l’obiettivo di promuovere lo sviluppo sostenibile nell’area alpina: “La Convenzione delle Alpi mira ad armonizzare la protezione e lo sviluppo economico, con l’obiettivo di sostenere le Alpi sia come spazio di vita per la popolazione e la natura, sia come zona di attività economica. Le Alpi, con il loro capitale di biodiversità e le riserve di acqua e legno, sono un ambiente naturale, culturale, di vita e di lavoro per quasi 14 milioni di persone nonché un’importante destinazione turistica che attira circa 120 milioni di visitatori ogni anno”.

La Conferenza delle Alpi si occuperà dei seguenti temi principali:

  • Cambiamenti climatici ed energia: sotto la guida della presidenza italiana, sono state preparate le “Linee Guida per l’adattamento ai cambiamenti climatici a livello locale nelle Alpi”.
  • Demografia e occupazione nelle Alpi: Il Report completo sarà adottato dalla Conferenza, mentre il prossimo report, che sarà pubblicato nell’autunno 2016, tratterà il tema della green economy nelle Alpi.
  • Strategia Macroregionale per le Alpi (EUSALP): la strategia è al momento in fase di elaborazione e diverrà realtà nell’estate del 2015.
  • Gruppo di verifica: è un organo incaricato di controllare l’adempimento degli impegni e degli obblighi risultanti dalla Convenzione delle Alpi
  • EXPO 201
  • . Partecipare alla  XIII Conferenza delle Alpi.

Proprio per i motivi enumerati all’ inizio di quest’articolo, non crediamo certo di essere meno critici del verticismo degli organi europei (fra i quali la stessa Macroregione Alpina) di quanto non lo sia il cittadino medio europeo, il quale, da un lato, nota, con crescente raccapriccio,  l’incapacità dell’”establishment” di affrontare in qualsivoglia modo l’inesorabile declino dell’ Europa, da “donna di province” a “bordello”, per usare i classici termini usati da Dante per l’Italia del Medioevo,  e, dall’ altro, si accorge in ogni momento che esistono enormi e incredibili risvolti della vita pubblica (dal Datagate al TaxLeaks, dalla fuga della Fiat alle politiche regionali), di cui nessuno aveva mai loro parlato.

E, tuttavia, fedeli a un’etica di servizio, sarebbe il caso di dirlo, anche se inattuale, da ufficiale e da servitore dello Stato, nonché in quanto cocciuti abitatori della parte più alta e impervia delle Alpi, continuiamo a cercare di salvare quanto di valido c’è in tutte queste esperienze. E, per quanto qui trattato, nell’idea di una Conferenza delle Alpi, espressione, bene o male, di quest’ ancestrale identità dei “Popoli Alpini”, di cui con ammirazione parlavano già Hoelderlin e Nietzsche.

La Casa Editrice Alpina e l’Associazione Culturale Diàlexis, vogliono offrire ai nostri concittadini dei Popoli Alpini, e, in primis, ai Piemontesi, l’occasione di condividere l’orgoglio per ciò che ancor oggi si sta facendo per le Alpi.

Certo, è sempre troppo poco. Abbiamo dovuto partecipare, addirittura, per quanto indirettamente, a dei lutti dovuti all’ inaccettabile degrado naturale delle nostre  Alpi.

Non abbiamo mancato, in questi mesi, di tenerci nel più stretto contatto con tutte le possibili Istituzioni del nostro Territorio, per garantire la presenza, in questi processi, dei cittadini delle Regioni Alpine: Presidenza dell’ Unione, Governo, Presidenza Italiana, segretariato, Enti locali. Come risultati, abbiamo ottenuto:

-il Convegno del 19 Novembre presso il Consiglio Regionale, nel quale potranno confrontarsi federalisti europei, esperti di realtà transfrontaliere, esponenti delle nuove tecnologie e dell’editoria e cittadini delle nostre Regioni, al fine di elaborare concreti progetti euroregionali per rilanciare l’occupazione.

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