Tutti gli articoli di admin

Cantieri d’Europa 2020: il salone virtuale

Quest’anno, il Salone del Libro è caduto proprio in coincidenza con la crisi del Coronavirus.

Per questo motivo, se si farà, si dovrà fare in autunno.

L’Associazione Culturale Diàlexis non ha alcuna intenzione di lasciar cadere questa tradizione, che aveva portato Alpina e Diàlexis, nel 2019, a realizzare, insieme alla Commissione Europea in Italia e al Movimento Europeo, tra “Salone In” e “Salone Off”, ben otto manifestazioni, con la presentazione di quattro novità librarie. Se quest’anno ci sarà il Salone, saremo presenti nuovamente con quattro novità.

Tuttavia, l’innovazione principale sarà costituita da una serie di manifestazioni virtuali, più consone alla situazione che sarà comunque dominata dal tema della pandemia, e comunque da assumere come una opportunità per sviluppare un nostro ecosistema digitale.

In questo contesto effettueremo presentazioni digitali e diffusione di testi sotto forma di blog.

Partiamo dalla considerazione che, quest’anno, ricorrono contemporaneamente

  • il duemilacinquecentesimo anniversario della battaglia delle Termopili (data incerta fra Agosto e l’inizio di settembre),
  • il 70° anniversario della Dichiarazione Schuman (come sempre, il 9 Agosto), e
  • la data del previsto inizio della Conferenza sul Futuro dell’ Europa.

Ne consegue che ha un senso sviluppare un programma digitale scaglionato nel periodo che intercorre fra il 9 maggio e la data del Salone “fisico”, durante il quale tratteremo tutti questi argomenti.

IL RUOLO DEI LAVORATORI NELL’ ERA DELLE MACCHINE INTELLIGENTI

La sfida più pesante che l’evoluzione delle Macchine Intelligenti nella direzione dell’ Intelligenza Artificiale pone all’ Umanità è la sua capacità di autonomizzarsi dall’ uomo stesso, al punto da poter fare a meno di quest’ultimo. Sembra una prospettiva improbabile e lontana, eppure il ruolo centrale delle macchine nella vita dell’ uomo si è accresciuto ad un ritmo dempre più acdcelerato: da qualche isolato mulino o telaio meccanico a finev Ottocento, per passarem, nell’ Ottocento, ai motori a vapore e alle grandi fabbriche manchesteriane, fino alla guerra meccanizzata, alla bomba atomica, ai missili, allo Hair Trigger Alert, e, ora, i computer, il web, i social networks, l’Intelligenza Artificiale, i cyborg, i robot, i Big Data. Oggi si sta già lavorando alla clonazione umana, all’interfaccia computer-cervello, alla “quasi immortalità”.

In questo contesto, i primi a risentirne sono i lavoratori, del braccio e della mente, il cui lavoro è stato sempre più automatizzato, poi reso superfluo, fino a rendere la sottoccupazione un fenomeno generalizzato, tanto fra i “colletti blu”, quanto fra i “colletti bianchi”. La crisi generalizzata, particolarmente forte in Europa, dove non esistono le multinazionali del web, che non vi pagano neppure le tasse, tende inevitabile un radicale movimento sociale, che metta nuovamente l’uomo al centro dell’economia, attraverso un radicale upskilling di tutta la società.

THE EUROPEAN TECHNOLOGY AGENCY

WITH THE PROPOSALS OF ASSOCIAZIONE CULTURALE DIALEXIS FOR THE CONFERENCE ON THE FUTURE OF EUROPE

La difficoltà con cui le istituzioni dell’Unione Europea hanno dato seguito all’annunzio, fatto da Ursula von der Leyen, fino dalla sua nomina, di una Conferenza sul Futuro dell’Europa, anche prima dell’esplosione della crisi del Coronavirus dimostrano che, al vertice dell’Unione, e, soprattutto, fra i Governi, vi è un profondo disaccordo sul futuro dell’Europa. Lasciando per un momento da parte tanti altri temi scottanti che certamente impatteranno profondamente sul futuro del nostro Continente, questo libro si concentra su uno di essi, che, a nostro avviso, condiziona tutti gli altri: quello della politica tecnologica, divenuta centrale in un momento storico in cui tutto, dalle decisioni strategiche al contrasto alle epidemie, dall’intelligence alle elezioni, dalla cultura alla difesa, dai rapporti personali ai movimenti sociali, è affidato all’informatica. La tesi dell’ autore, basata, allo stesso tempo, sull’esperienza di management nei settori di punta dell’ industria europea, sulla sua formazione umanistica e multiculturale e sulla sua fede europeistica, è che, per permettere all’ Europa di recuperare, rispetto ai suoi concorrenti, i molti decenni perduti in campo tecnologico, accorra porre i mille rivoli dell’ attività tecnologica in Europa e negli Stati membri, “sotto il cappello” di un’unica organizzazione, che abbia la visibilità sul significato della tecnica nella cultura europea, sullo sviluppo e dei dibattiti e sulle ricerche in tutto il mondo, sulle implicazioni antropologiche, militari, culturali ed economiche dell’ affermarsi della società delle Macchine Intelligenti.

DA QIN

Già gli antichi Cinesi avevano intravisto una forte analogia fra il primo grande Impero Cinese e l’impero Romano, tanto che avevano chiamato quest’ultimo “DA QIN”(“Grande Cina”). In effetti, come afferma Wang Weiwei, la Cina di oggi è quello che sarebbe l’Impero Romano se fosse rimasto unito, uno “Stato-civiltà” come la Cina e l’India.

Per questo, in un momento in cui i vizi originari dell’Unione Europea (subordinazione al progetto tecnocratico occidentale, funzionalismo, poliarchia) stanno rendendo sempre più impossibile all’ Unione Europea di svolgere i compiti di un grande Stato del XXI Secolo, provocando una decadenza generalizzata delle sue società, risulta improrogabile mobilitare tutte le risorse concettuali possibili per trovare soluzioni alternative per la governance in Europa, atte ad invertire la rovinosa rotta imboccata, e riportando i paesi d’ Europa sulla strada della costruttività, dell’armonia, dell’ entusiasmo, della costruzione fiduciosa del’ avvenire. In questa ricerca, non sii possono non considerare le strade percorse, da un lato, dall’India, e, soprattutto, dall’ altro, dalla Cina, due grandi civiltà antiche almeno quanto la nostra, che, nel corso di un secolo, sono riuscite a passare, dalla massima abiezione (quando a Shanghai era scritto: “accesso vietato ai cani e ai Cinesi”) fino a raggiungere il vertice mondiale nel campo dell’intelligenzatecmologica e del potere economico e politico.

Anno di pubblicazione 2018

L’EUROPA SULLE VIE DELLA SETA

con prefazione di S. E. Alberto Bardanini

Al centro della presente fase della storia mondiale si situa la sfida all’impero americano dei popoli eurasiatici, che, prima della Seconda guerra mondiale, avevano dominato lo scenario della storia mondiale, e che invece, a partire dall’ invenzione della bomba atomica, erano stati mantenuti in uno stato di larvata soggezione. Dopo la caduta del muro di Berlino, possenti forze tradizionali prima rimaste latenti, come l’Islam politico e il nazionalismo russo, sono riemerse rivendicando un loro spazio nella storia del mondo. Il massimo vincitore di questa sfida risulta essere però la Cina, da sempre il più antico e il più grande agglomerato sub-continentale, la quale, dopo il secolare decadimento seguito alle Guerre dell’ Oppio, ha rapidamente riconquistato la sovranità, la salute economica, e, alla fine, anche l’assertività politica necessari per pretendere di assurgere a un rango almeno pari a quello degli Stati Uniti.

In questo contesto, il progetto di una Nuova Via della Seta, carezzato, ma mai attuato, dalle varie potenze occidentali, è stato ripreso proprio dalla Cina, che lo sta proponendo ai Paesi dell’ Eurasia, come un modello di sviluppo alternativo a quello americano. L’adesione, seppur tentennante, dei popoli europei, a questo progetto, culminata nella firma, da parte dell’Italia, nel 2019, del Memorandum sulla Via della Seta, è stato un momento culminante del conflitto in corso.

Il libro fornisce “una fotografia” dei rapporti fra Cina ed Europa jn attesa della firma, attesa da dodici anni, del Trattato sulla Protezione Reciproca degli Investimenti.

Data di pubblicazione 2019

Prezzo € 20,00 ISBN 978-88-95657-20-2

THE MEDITERRANEAN AND THE HEALTH SILK ROAD

Terza opera della collana “Evrazija-Avrasya” essa tocca un tema di bruciante attualità , che sconvolge la politica mondiale: quella che l’ Alto Commissario europeo per la Politica Esterna e di Difesa, Josep Borrell, ha definito come “battaglia di narrazioni” circa la pandemia da coronavirus. Mentre il Presidente Trump insiste nei suoi tweet circa la presunta incidenza del preteso ritardo cinese nel descrivere esattamente al resto del mondo l’inizio dell’epidemia, la Cina (secondo Trump per nascondere l’origine cinese del virus), insiste sui propri meriti nell’agevole superamento dell’epidemia e sulla superiore competenza del suo sistema in materia di prevenzione delle epidemie e di assistenza internazionale.

In realtà, la competizione fra Est e Ovest in materia sanitaria risale indietro di millenni, alle diverse impostazioni date alla medicina dalle grandi aree del mondo; nello stesso modo, le competenze mediche hanno migrato da un Paese all’ altro lungo le Vie della Seta.

La via della Seta Sanitaria, lanciata nel 2019 dalla Cina in collaborazione con l’Organizzazione Mondiale della Sanità, s’inserisce nella Belt and Road Initiative accanto ad una Via della Seta Terrestre, una Via della Seta Artica, una Via della Seta Culturale, una Via della Seta Digitale…

Data di pubblicazione 2020

Prezzo 25,00 ISBN 978-88-95657-14-1

ES PATRIDA GAIAN

La ricerca delle antiche identità dei grandi spazi intercontinentali, la necessità di riforma della UE,. Gli sconosciuti effetti della Brexit, la Via della Seta e l’irrompere dell’informatica linguistica sollevano una serie di questioni esistenziali per la politica linguistica in Europa. Le risposte possono essere le più svariate: la rivalutazione, e perfino il riuso, delle lingue classiche, l’uso come lingua veicolare, dell’ Inglese, o, invece, la sua abolizione quale lingua dell’ Unione, l’ Esperanto, lo studio di lingue non europee.

Quest’opera riunisce i contributi di specialisti di traduzione, di federalismo, di diritto europeo, di lingue programmate e di lingue orientali, cercando di dipanare questa matassa sempre più intricata.

Data di pubblicazione 2019 pag.256

Prezzo € 20, ISBN 978-88-95657-14-1

L’INNOVAZIONE NEI SETTORI TECNOLOGICI “DUALI” NELLA RIFORMA DELLA “GOVERNANCE” EUROPEA

Con il blog Technologies for Europe affrontiamo l’insieme dei temi legati alle nuove tecnologie trattati nei quaderni di azione europeista: la tutela della privacy (Habeas corpus digitale), la promozione dell’industria digitale europea (Restarting European economy via knowledge intensive industries), la normativa internazionale in materia di nuove tecnologie (Corpus iuris technologici), il contenzioso europeo contro le big five (Thank you Europe)…

Affrontiamo qui di seguito un nuovo ed attualissimo tema sollevato dalla recente firma del programma europeo per la politica estera e di difesa comune (Pesco), vale a dire l’inserimento delle tecnologie duali nella stessa politica estera e di difesa.

Le cooperazioni rafforzate nel settore della Difesa possono costituire un ottimo campo di sperimentazione e riflessione critica circa le esigenze di riforma, per garantire comunque alle Istituzioni, anche con una modifica apparentemente “limitata” dei Trattati, una reale operatività a un livello comparabile a quella dei grandi Stati sub-continentali (in particolare Cina e Stati Uniti), i quali hanno operato appena ora una profonda revisione dei loro, per quanto già efficientissimi, sistemi di governance del settore Difesa e delle tecnologie “duali”.

Il riconoscimento formale, nell’ ambito della PESCO, del ruolo delle tecnologie “duali”, dovrebbe spingerci a un’ analisi comparativa volta a collocare l’intero settore delle nuove tecnologie “duali”(comunicazioni quantiche, missili ipersonici, intelligenza artificiale, nanotecnologie, bioingegneria, big data), al centro di una riforma delle Istituzioni che renda l’Unione competitiva con i suoi concorrenti e capace di porre sotto controllo le nuove tecnologie.

1.Il ruolo delle tecnologie “duali”.

Come illustrato da Qiao Liang e Wang Xiangsui nel loro libro “Guerra senza Limiti”, e come recepito puntualmente dalla Dottrina di Difesa americana nel Dicembre 2017, l’attuale onnipresenza delle tecnologie informatiche ha eliminato definitivamente ogni confine, non solo fra attività civili e militari, ma anche fra ruoli istituzionali e società civile. Basti pensare all’utilizzo a scopi militari dei dati sensibili degli utenti di tutto il mondo della telefonia, di Internet e perfino di nuovi modelli di apparecchi televisivi che ( come è risultato dalla Causa Schrems dinanzi alla Corte di Giustizia e dallo scandalo “Vault 7”), è considerato lecito dalla vigente legislazione americana. Oppure all’indispensabilità, per costruire una difesa autonoma dell’ Europa, del sistema di geolocalizzazione Galileo, evidenziatasi nel corso delle missioni europee nei Balcani e nel Medio Oriente. L’esplicito riconoscimento della finanziabilità, da parte dell’ European Development Fund, degl’investimenti nel settore “duale”, apre la strada a un corrispondente ripensamento di tutte le attività “strategiche” dell’Unione nell’ ottica della sinergia fra civile e militare.

2.Gestione di fatto delle problematiche “duali” da parte delle Istituzioni

In realtà, già ben prima di questo riferimento formale al “duale”, tutte le istituzioni dell’ Unione e lato sensu europee sono state profondamente implicate, anche se con continui insuccessi, nella governance di tecnologie digitali duali decisive, non solo per la gestione dei conflitti, ma anche per il futuro stesso della società e dell’ economia europee. Citio innanzitutto:

-gli sforzi (per altro con poco successo), da parte del legislatore europeo, di fornire una rinnovata tutela della “privacy”, in seguito agli scandali “Prysm” e “Vault 7”, con loro implicazioni di difesa dell’economia europea;

-le procedure “antitrust” della Commissione contro le pratiche monopolistiche delle Big Five e la revisione dei loro regimi fiscali, distorsivi, ai danni delle imprese europee, della concorrenza mondiale;

-il controllo dell’ Unione sugl’investimenti strategici extraeuropei, necessario per garantire l’autonomia industriale e militare europea e il controllo della nostra proprietà intellettuale;

-il finanziamento, da parte della BEI, di un motore di ricerca europeo, primo anello di un “web europeo”, e, da parte della Commissione, di studi sull’ interfaccia uomo-macchina, volti a prevenire un indebito prevalere di quest’ultima;

-la “cybersecurity” e l’ Europol (per esempio, gli “Hacker Patriottici”), premesse necessaria per qualunque politica di sostegno ai campioni europei, ché, altrimenti, andrebbe solo a vantaggio dei nostri concorrenti.

Grazie a questi strumenti d’intervento del Consiglio, del Parlamento, della Commissione, della Corte di Giustizia, dell’ Europol, di CARD, dell’ Agenzia Europea degli Armamenti, dell’ OCCAR e della BEI, le Istituzioni svolgono già ,nei settori del digitale e della cyberguerra, attività, per quanto insoddisfacentemente limitate, più penetranti delle Autorità nazionali (che, in questi settori, operano, per lo più, solo “di riflesso”). In ciò, esse svolgono un ruolo parallelo a quanto svolto in USA o in Cina dalle agencies specializzate dipendenti direttamente dal Presidente in quanto espressione di una sovranità a 360°(quelle svolte in USA in USA, dal DARPA, e, in Cina, dal “Comitato per la Fusione di Civile e Militare”). I nuovi meccanismi della PESCO sono carenti sotto questo punto di vista in quanto sono ancora focalizzati prevalentemente su attività “militari” tradizionali, lasciando fuori quest’ enorme area della “guerra senza limiti” aperta dall’informatizzazione.

3. La carenze della governance attuale.

Le azioni su ciascuno di questi livelli, essendo svolte da Enti diversissimi fra di loro e in un‘ ottica settoriale, restando alla superficie delle vere questioni in gioco, non possono incidere si reali rapporti di forza internazionali. Per esempio, la riforma del “Safe Harbour Agreement” si è conclusa con un nulla di fatto perché ha lasciato libero accesso come prima ai dati degli Europei; le “web taxes” in discussione sono solo controproducenti, perché non solo non raggiungono il necessario effetto risarcitorio per il passato, ma addirittura penalizzerebbero ulteriormente le imprese europee concorrenti delle Big Five, ecc…

Tra l’altro, perfino in America, dove il livello di operatività e di coordinamento è infinitamente superiore, la nuova strategia di difesa parte dalla critica dell’inefficacia del sistema attuale e prevede una sua radicale centralizzazione sotto il controllo presidenziale.

Ma, così come il carattere presidenziale dello Stato non basta ancora, in USA, a garantire un livello di coordinamento sufficientemente onnicomprensivo della rivoluzione digitale, così, a maggior ragione, la dispersione di competenze, non solo fra Unione, Stati Membri e NATO, ma addirittura fra le varie Istituzioni europee, ha portato, fino ad ora, al dominio assoluto delle Big Five e al loro regime fiscale predatorio, a dirottare i fondi europei verso lo studio di soluzioni progettuali e giuridiche anti-umanistiche, al furto di dati privati, commerciali e militari degli Europei, all’inesistenza dei campioni europei del digitale quali invocati da Macron alla Sorbona, e alla perdita per trent’anni di posti di lavoro apicali, imprenditoriali, tecnico-scientifici e manageriali europei, dirottati verso le Big Five.

4. Necessità di un approccio “olistico” alla politica estera e di difesa

La non volontà di porre il digitale duale fra le priorità del nuovo quadro della PESCO prolungherebbe tale quadro assolutamente insoddisfacente, perché legato, ancor più di quello delle Grandi Potenze, alla visione “tradizionale” della Difesa, criticata da tutti i testi citati. Gli elementi culturali e digitali restano marginali, e il coordinamento è pensato essenzialmente come tecnico ed economico, non già come culturale e politico. Per svolgere le funzioni di coordinamento delle iniziative europee, la PESCO dovrebbe ispirarsi innanzitutto ad una preciso programma, prima digitale (speculare a quello esposto, nel libro “The New Digital Age”, dai due direttori di Google, Cohen e Schmidt), e poi politico (come nella nuova dottrina americana della Difesa).Citiamo da quest’ultima:

-“Per vincere, dobbiamo integrare tutti gli elementi della potenza nazionale dell’ America -politici, economici e militari”

-“Dobbiamo difendere contro i concorrenti la nostra Base d’Innovazione per la Sicurezza Nazionale (NSIB). La NSIB è la rete americana di conoscenze, competenze e persone -fra cui l’accademia, i Laboratori Nazionali e il settore privato-, che trasforma le idee in innovazione e le scoperte in prodotti e imprese commerciali di successo, e tutela e rafforza il modo americano di vivere”

-“Gli Stati Uniti debbono ricuperare l’’elemento sorpresa’”.

5.Una seria Politica Estera e di Difesa richiede un organo apicale unico ed efficiente, comprensivo del “settore duale”.

Qualora, per esempio sfruttando la “finestra” aperta sulle cooperazioni rafforzate, si creasse, fra le Istituzioni, un unico organo di coordinamento per le materie della ricerca e sicurezza, come è il Comitato per la Fusione del Civile e del Militare della Cina, si dovrebbe garantire il controllo continuo sullo stesso da parte del’ organo apicale (come in Cina attraverso la Commissione Militare Centrale, presieduta dal Presidente).Infatti, la creazione di una cultura strategica, la tutela contro la concorrenza, la formazione dell’ufficialità e del management, la programmazione strategica, le missioni militari, la promozione di nuova imprenditorialità e la diplomazia digitale richiedono decisioni di vertice continue, drammatiche e segrete, che non possono essere adottate da labili organi di collegamento.

Il ruolo ancor del digitale nella difesa dell’ Unione Europea dovrebbe essere ancora più centrale che non in USA e in Cina, poiché l’ Unione: (i) rifiuta la guerra offensiva; (ii) non ha ambizioni di conquista territoriale; (iii) deve coesistere con la NATO Eserciti Nazionali di tipo tradizionale. Proprio per questo, al centro dell’organizzazione dovrebbero essere posti gli elementi “soft” (culturali, digitali, scientifici, d’intelligence, di mercato), lasciando, semmai, quelli “hard” agli Stati nazionali e alla NATO, che, in tal modo, potrebbero essere tra l’altro indirettamente ridimensionati.

6. Una gestione unitaria del digitale quale parte integrante ed essenziale dei compiti del vertice europeo.

In “The New Digital Age”, Schmidt e Cohen avevano affermato che, nel 21° secolo, sarebbe stata la Google, non già la Lockheed, a guidare l’America nella leadership mondiale, in quanto non si tratterebbe più di battaglie tradizionali di uomini e mezzi, bensì di “guerre virtuali” di algoritmi, Big Data, “social networks”, armi autonome e “robot in grigioverde”. Nello stesso modo, la missione storica dell’Unione Europea nel mondo non sarà più quella di perseguire un (ormai impossibile) sviluppo economico puramente tecnocratico, bensì quella di prevenire, come richiesto con forza dal Papa, la presa di controllo da parte delle macchine intelligenti, paventata da esperti come Hawking, Reed e Musk, attraverso lo sviluppo e la promozione di una società “tecno-umanistica”, capace di conciliare tecnica e cultura, salvaguardando: le singole personalità individuali; un’autonoma industria europea; i diritti umani e politici e la partecipazione di tutti; la promozione di posti di lavoro di qualità.

Quest’obiettivo richiederà il riorientamento radicale degl’interessi e delle risorse dell’ Europa, verso la costruzione della nuova “società tecno-umanistica”. Di questi immani e urgenti compiti, di cui le attuali istituzioni non si sono rivelate all’ altezza, dovrà essere investito pienamente un nuovo vertice europeo – che, di fatto, è già confrontato, ma in modo improprio, con il problema delle macchine intelligenti in tutte le sue sfaccettature-, in modo che possa concepire e perseguire rapidamente un disegno globale e coerente.

7. Carattere collegiale.

Nel campo delle nuove tecnologie, l’informalità prevale sul formalismo, sì che le questioni giuridico-istituzionali care ai teorici dell’ integrazione europea risultano meno importanti della cultura effettiva dei vertici politici e del loro comportamento fattuale. Le Istituzioni Europee avrebbero tra l’altro già fin d’ora ora tutte le competenze giuridiche necessarie per fare ciò che è urgente: finanziare una cultura digitale e strategica tecno-umanistica; pretendere il rispetto del diritto europeo e il normale pagamento delle tasse; imporre ai monopoli internazionali non solo multe, bensì veri e propri “orders to divest”, ecc.. Eppure, esse non lo fanno, in parte perché fingono di non capire la logica che sta dietro al mondo delle nuove tecnologie, e, in parte, perché non collaborano affatto fra di loro nell’ esecuzione di un unico disegno per il futuro dell’ Europa. Addirittura, all’ origine dello strapotere delle Big Five in Europa era stato proprio il Presidente Juncker in quanto primo ministro lussemburghese.

Questo disegno unitario dovrebbe essere elaborato fin da subito a livello politico, rivoluzionando le priorità attuali della PESCO, ed essere tradotto nell’elenco dei prossimi progetti di quest’ultima.

Anche la proposta di ri-unificare le figure del Presidente Europeo e di quello della Commissione, per altro assolutamente corretta, non risolverebbe il problema, perché, come abbiamo visto, gli organi che di fatto si occupano di queste questioni sono oggi ben più numerosi, andando dall’ Alto Rappresentante alla BEI, con una sommatoria impressionante di poteri, ma così capillarmente distribuiti da risultare inefficaci. Mentre è improbabile che si esamini fin da subito un’ unificazione di tutti questi ruoli in un’ unica persona, una forma di collegialità molto spinta, almeno su materie scottanti come il digitale e la difesa, sarebbe immediatamente fattibile attraverso una scelta soggettiva dei vertici europei, da tradursi in una prassi quotidiana d’ impegno e di collaborazione.

Si fa notare che un vertice collegiale potentissimo, soprattutto in materia militare (può perfino decidere autonomamentel’invio all’ estero di forze di pronto intervento, e addirittura la mobilitazione generale), esiste in Svizzera, culla del federalismo europeo e unico Stato europeo ad avere un sistema di difesa veramente autonomo. Vista la diffusa e giustificata insofferenza della base per il sistematico richiamo, da parte dell’ Unione, all’inapplicabile modello americano, sarebbe ora che essa prendesse sempre più come esempio un Paese federale europeo a noi vicinissimo, e che, a rigor di logica, dovrebbe entrare al più presto nell’ Unione.

Newsletter 31-2017

OMAGGIO A HELMUT KOHL (E ALLA RENANIA)

ΠΕΡΙ TOY ΧΕΛΜΟΥΤ ΚΩΛ (KAI THΣ  ΡΗΝΑΝΙΑΣ)
Perì tu Helmut Kol (kai tes Renanìas)

Nonostante tutti gl’inconvenienti dell’ integrazione europea così come è stata, e continua ad essere, condotta dalla classe politica, nessuno può negare, a taluni dei suoi protagonisti, un’intrinseca grandezza, che va al di là della valutazione di singole operazioni politiche attuate, e li pone ad un livello nettamente superiore a quello dell’ attuale establishment.

Questo è senz’altro il caso di Helmuth Kohl, il cui unico limite fu forse (come ha dichiarato in questi giorni Putin) che non tutte le sue vere idee si sono potute fino ad ora realizzare.
Anche alcuni aspetti delle onoranze funebri tributategli sono in linea con questa grandezza, come per esempio, che le esequie, svoltesi al Parlamento Europeo,  nel Duomo di Strasburgo (dove è echeggiato l’ Inno alla Gioia in Tedesco),  siano state il primo funerale di Stato dell’Unione Europea, mentre la seconda parte delle stesse, svoltasi a Spira, riecheggiano quelle degl’Imperatori del Sacro Romano Impero.
Tuttavia, purtroppo, neppure questa seria cerimonia è stata risparmiata dal tiro incrociato delle odierne meschinerie politiche e personalistiche. Un funerale a Berlino era stato escluso dalla nuova consorte di Kohl, Maike, per vari motivi, fra cui la vicinanza della prima moglie Hannelore, ma, soprattutto, il ruolo esercitato, nella capitale tedesca, da Angela Merkel e da Helmut Steinmeier, rispettivamente Cancelliera e Presidente della Repubblica federale, i due principali responsabili della disgrazia politica di Kohl. Per questa scelta, il figlio di Kohl ha perfino rifiutato di partecipare alla cerimonia.

Peccato.

Cesare e Ariovisto presso Strasburgo, primo faccia-a-faccia fra latinità e germanesimo

La Valle del Reno, protagonista della vicenda europea

Il “palcoscenico” sul quale si sono svolte le cerimonie (cioè il Reno) era imponente, ricordando quanto la terra renana abbia contribuito alla storia dell’ Europa e della sua identità, a partire dalla battaglia fra Cesare e Ariovisto a nord di Strasburgo, per passare  a quella di Teutoburgo, che impedì una prima unificazione dell’ Europa,  e ancora alla capitale carolingia, Aquisgrana, e a quelle francone e sveve, come Worms, Spira, Magonza, Francoforte, Basilea e Costanza, che tanti eventi storici evocano alla nostra mente. Sul Reno sono ambientati il Canto dei Nibelunghi e il Giuramento di Strasburgo, con il quale in pratica si fondarono Francia e Germania. Strasburgo fu sempre una città equamente divisa, fra gli alsaziani Zorn e i badesi Muellenheim, fra il Regno di Francia e il Reich tedesco. Ancor oggi, l’Alsazia è un Paese sostanzialmente bilingue.

 

ALPINA VIENT DE PUBLIER “LE LIVRE NUMERIQUE ET LE RENOUVEAU DE L’EDITION DIGITALE”, D’ILARIA BARALE (https://stores.streetlib.com/it/search?q=ilaria%20barale)

copertina1-150x150[1]Cette étude affronte le thème de l’introduction du livre numérique dans le marché de l’édition. Il met en évidence ses caractéristiques, ses qualités et ses défauts par rapport au format traditionnel, offre une vision complète des principales questions qu’il soulève et fait le point sur l’évolution du marché du livre numérique international. Alors que la diffusion de plus en plus importante et accélérée du livre numérique apparait inévitable, le monde de l’édition doit nécessairement savoir se rénover et accueillir le nouveau format pour répondre aux nouvelles exigences des lecteurs et saisir les opportunités qu’il offre. Cette étude démontre que le numérique n’est pas en train de prendre la place du livre papier, mais, au contraire, que le lecteur pourra désormais choisir entre différents formats de livres, selon les usages et les différentes situations de lecture. En ne prétendant pas prévoir l’avenir du livre et de la lecture, l’auteur nous offre les clés de lecture pour comprendre la révolution numérique en cours, en prenant appui sur des données et des statistiques concrètes..