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PROMEMORIA: DOMANI CANTIERI VIRTUALI D’EUROPA 2020-TELECONFERENCE 4 LUGLIO (ORE10):RAPPORTI EUROPA-CINA

“Ren”:l'”altro”

Contributo personale di Riccardo Lala: La Cina: Partner/concorrente/rivale?

Continuiamo con la serie di manifestazioni in preparazione del Salone del Libro di Torino e della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Nell’ ambito delle priorità rese note per il prossimo semestre dalla presidenza tedesca, figura anche l’accordo sugli investimenti con la Cina, a cui Angela Merkel attribuisce una particolare importanza, e al quale von der Leyen, Michel,Borrell, Xi Jinping, Li Keqiang e Yi Wang hanno dedicato importanti teleconferences preparatorie.

Quanto alla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, essa sarà ulteriormente spostata in attesa che la fine della pandemia permetta manifestazioni dal vivo. Essa dovrebbe perciò potere anche tener conto dell’esito delle trattative con la Cina. La pubblicazione di vari documenti delle Istituzioni ci permette di comprendere quale sforzo queste stiamo facendo per passare da un originario atteggiamento di disinteresse (soprattutto se confrontato con il peso enorme che aveva, ancora nella “Dottrina Solana” il dialogo transatlantico), a questo nuovo atteggiamento di sostanziale equilibrio e di maggior interesse rispetto agli USA (i quali oggi deliberatamente perseguono un atteggiamento di confronto e di chiusura tanto verso l’ Europa, quanto verso la Cina).

Quest’equilibrio si trova espresso nei tre ruoli che la nuova dottrina europea attribuisce alla Cina:

-partner strategico;

-concorrente;

-rivale sistemico.

La partnership è riferita soprattutto alla convergenza sui grandi temi del dibattito internazionale, come multilateralismo, riforma delle istituzioni internazionali, Green New Deal e contenimento delle pandemie. La concorrenza si esplica a livello commerciale, anche se si dovrebbe parlare soprattutto di complementarietà, perché le specializzazioni dell’Europa sono diverse da quelle della Cina,  anche e soprattutto ora che questa ha deciso di concentrarsi alte tecnologie, nella connettività e nella finanza (che invece l’ Europa sta  trascurando). Quanto alla rivalità sistemica, si tratta dell’aspetto più sofferto di questo rapporto. Infatti, l’Europa aveva rinunziato, almeno formalmente, a “esportare la democrazia”, sicché sembra improbabile che i due sistemi entrino in conflitto su questo punto (anche a causa della debolezza dell’ Europa). Anche perché non fa parte della logica della Cina “fare proselitismo”. La sua è deliberatamente una “via nazionale al socialismo”. Come tale, essa vuole avere “caratteristiche cinesi”, che non si pretende siano comuni ad altri Paesi. Ciò che disturba i vertici europei non è perciò tanto un preteso proselitismo internazionale del Governo cinese, quanto l’esistenza di una sempre nutrita schiera d’intellettuali internazionali (p.es., Jacques, Frankopan, Bell, Zhang Weiwei, Zakaria, Khanna e Zhao), i quali non mancano di esaltare i vantaggi dei “sistemi confuciani” rispetto a quello occidentali. Ma, di tutto ciò, non è responsabile il Governo cinese, bensì la crisi della cultura “occidentale” e la conseguente esigenza di ricercare  modelli diversi, che risale già ai Gesuiti, a Schopenhauer, a Fenollosa, a Pound….

L’Europa si differenzia certamente dalla Cina per il fatto di respingere, sia concettualmente (in opposizione agli USA), sia nei fatti (in opposizione alla Cina), l’approccio che Aresu ha chiamato “capitalismo politico”, vale a dire un sistema che, pur nel rispetto formale dell’ economia di mercato e dello Stato di diritto, privilegia in economia l’affermazione di un’agenda politica dello Stato, chi invocando in tutte le circostanza la sicurezza nazionale (Patriot Act, Subversion Act, War Production Act, Trading with the Enemy Act, CLOUD Act), chi la tradizione culturale e politica nazionale (la Costruzione del Socialismo, la Grande Armonia, l’Ecumene), chi, infine, i Campioni Nazionali (gli OTTs e i BATX). Il “Capitalismo politico” ha poco a che fate con la pretesa provvidenzialità del mercato a cui si ispirano ancora gli Stati e le Istituzioni in Europa.

Contro questo atteggiamento pratico delle due Superpotenze, l’Europa rivendica, nel perseguimento del proprio ideale di “Stato neutrale”, un ruolo di “Trendsetter”, quel “riferimento per tutto il mondo”  che richiama le indicazioni fornite a Strasburgo dal Sommo Pontefice. Si tratta paradossalmente di una riedizione aggiornata della concezione del “Wu Wei” (in Sankrit, “ahimsa”, “Satyagraha”=agire senza agire) tipico del Saggio (Imperatore), che però nel XXI secolo va aggiornata, a causa dell’ingerenza totalitaria dell’ informatica in qualsivoglia vicenda umana (gli “Imperi Sconosciuti” di cui parla sempre Francesco), che non permette a nessuno di comportarsi come nei secoli precedenti.

Vi sono perciò due dubbi sulla sostenibilità delle posizioni delle Istituzioni:

-da un lato,  questa dottrina (erede storica del compromesso democristiano-socialdemocratico) è in contrasto con la tradizionale lettura  europea e cattolica della laicità, espressa già nel Vangelo (Dio e Cesare), e poi in Dante (i Due soli) e nel cattolicesimo liberale, secondo il quale vi dev’essere una netta distinzione fra la funzione spirituale del Sacro e quella politica dello Stato. Lo Stato non può avocare a sé il magistero etico (la difesa del “politically correct”), senza fare violenza all’ autonomia della coscienza (un’inedito “Stato Etico” puritano a difesa della modernità, “una nazione con l’anima di una Chiesa”);

-dall’ altra, anche la vecchia dottrina, di lontana origine giapponese, della “cultura orientale+tecnica occidentale(Wakon yosai”,“Zhongti Xiyong”) si è rivelata superata nei fatti  dal fallimento delle “tigri asiatiche”. Infatti, oggi è impossibile distinguere la cultura dalla tecnica, sicché si pone la questione di un umanesimo digitale, che non può più essere indifferente alla politica. L’informatica modifica l’umano, sì che l’”Imperatore Saggio” non può più limitarsi a presiedere ai Riti, bensì deve anche essere al cuore della tecnica (sia essa costituita dai big data, dai social, dalle comunicazioni o dalla cyberguerra). La “guerra pacifica” di Mozi e di Sunzu è divenuta impercettibilmente la Guerra Senza Limiti di Qiao Liang e Wang Wensui. Questa è la ragione profonda tanto del superamento dei richiami impliciti al “wu wei”,  quanto della critica  che Alessandro Aresu muove alle politiche dell’Unione. L’attuale pacchetto europeo di misure  in materia di alte tecnologie continua a soffrire di un peccato di “angelismo” (per dirla con il Papa): l’Europa non può essere un “trendsetter” se non sperimenta prima su di sé in concreto, in tutta la sua asperità,  una nuova cultura del digitale, un “ecosistema sovrano”, veramente indipendente e diverso rispetto al Complesso Informatico-Digitale, e non un sottoprodotto dello stesso come quello espresso dal Privacy Shield, delle Standard Contractual Clauses, da Qwant e perfino del “Rome Call for an Ethical AI”.

Un confronto culturale e scientifico serrato con la Cina dovrebbe servire, a nostro avviso, a comprendere questo snodo essenziale ed esoterico della post-modernità, che l’Asia ha vissuto così intensamente,  e anche, possibilmente, a ricercare insieme delle vie  per il “Ringiovanimento” delle rispettive nazioni.

I relatori del nostro prossimo webinar parleranno essenzialmente di Italia e Cina. Quest’orientamento ha il merito della concretezza. A nostro avviso, contrariamente a quanto i più sembrano credere, l’Italia può intervenire nel contesto del confronto euro-cinese in pieno svolgimento in modo particolarmente autorevole per più di una ragione, Intanto, farebbe parte proprio del “Primato Morale e Civile degl’Italiani”(Gioberti) rivendicare  quel ruolo di “riferimento” nel mondo che Papa Francesco ha additato al mondo. Quindi, proprio la “specializzazione” naturale degl’Italiani nella cultura, nell’ arte, nella comunicazione e nel turismo fa sì ch’ essi possano svolgere una funzione centrale nel dialogo fra Est e Ovest, sulle tracce, innanzitutto, di Marco Polo, ma anche e soprattutto dei Gesuiti, che hanno vissuto il loro rapporto con la Cina come un modo per rinnovare la stessa cultura europea (il dibattito sul nichilismo nel”Vero Significato del Signore del Cielo”, lo “Stato Minimo”, la “Prisca Philosophia”). Senza dimenticare la Butterfly, la Turandot di Puccini e i “Pisan Cantos” di Pound, scritti in gran parte in Italiano e in Cinese.

Tutto questo ha trovato un principio di attuazione nell’ MOU sulla Via della Seta. Come nell’ uso linguistico antico, non vi era nessuna distinzione fra Roma, l’Italia, l’Impero Romano, l’ Europa e il Cristianesimo (tutti designati come “Da Qin”), così anche oggi occorre elaborare una concezione  “italiana” del rapporto con la Cina, che sia valida e proponibile all’ intera Europa. Una Concezione che parta dalla “Humanitas” classica, tanto simile alla “Ren” delle San Jiao siniche, e che oggi si dovrebbe declinare come “umanesimo digitale”. Un umanesimo che, sotto la dominazione del Complesso Informatico-Militare”, è tutt’altro che acquisito in concreto, e va ricercato con lo studio, il dibattito, la ricerca tecnico-scientifica, lo “Stato Innovatore” e una nuova classe dirigente. Tutto ciò può essere acquisito solo se, lungi dal rinchiudersi  nel provincialismo dei “followers”, gl’Italiani egli Europei sapranno guardare senza pregiudizi a tutto ciò che sta accadendo nel mondo, e, in primo luogo, in Asia. Solo così potranno divenire dei “trendsetters” come auspicato da Ursula von der Leyen.

Da Xue: un link fra Cina, America ed Europa

WEBINAR 4 LUGLIO, ORE 10,00

VERSO IL TRATTATO PER LA PROTEZIONE DEGL’INVESTIMENTI :

XI JINPING RICONOSCE IL RUOLO DELL’ UNIONE EUROPEA

Dopo 50 anni dall’avvio dei rapporti diplomatici fra Italia e Cina, la rapidissima ascesa di quest’ultima, dalle distruzioni di più di 100 anni di guerra, fino all’attuale posizione  all’avanguardia mondiale nella tecnologia e nell’economia,  ci fa comprendere che, per tornare a padroneggiare la propria storia, anche  gli Europei  devono  avviare una loro autonoma concettualizzazione della post-modernità, e, in particolare, del contributo che i grandi Stati-civiltà come la Cina e l’ Europa devono dare  per superare l’’”impasse” ideale e pratico in cui si dibatte l’Umanità.

Anche se il previsto trattato sulla protezione degl’investimenti è stato posticipato, e la Commissione ha evidenziato più le criticità che non gli elementi positivi, la teleconference fra Xi Jinping e Ursula von der Leyen ha costituito l’avvio di un dialogo su un piede di parità fra UE e Cina.

Questo dialogo con l’Asia, verso cui l’Europa sembra oramai avviata, serve innanzitutto a comprendere l’utilità attuale degli “Stati-civiltà” e delle loro culture, senza trascurare il ruolo di Paesi, come l’Italia, che sono stati da sempre a mezza strada fra uno Stato Civiltà e una nazione etno-culturale. Basti pensare all’ equivoco uso di ”Rum”, Da Qin, “Hroma”,”Rom”, per indicare tanto Roma, quanto l’Italia, l’Impero Romano, la Chiesa Cattolica e l’Europa.

Ursula von der Leyen ha definito il rapporto con la Cina come “strategico” e “ricco di sfide”. Infatti, pur nell’incommensurabilità e autonomia delle diverse identità continentali, l’Italia e l’Europa possono recuperare, come vorrebbero l’Unione e la stessa Chiesa, “un ruolo di riferimento a livello mondiale”, ma  solo traendo, dalle culture dell’Epoca Assiale, come quelle sinica e classico-cristiana (“Da Qin”), la forza per controllare la società delle macchine intelligenti. Per fare ciò, l’Europa ha bisogno di un umanesimo digitale non subordinato culturalmente al Complesso Informatico-Militare, come quelli sviluppati nelle varie, diverse, regioni dell’Asia contemporanea (la “Sovranità Digitale Europea”).

La collaborazione culturale, tecnologica, economica e politica -da inaugurarsi nei prossimi mesi con l’Asia, e, in primo luogo, con la Cina, dovrebbe fornire all’Europa almeno parte di quegli elementi concettuali, di know-how, finanziari e volontaristici, che le mancano per divenire anch’essa un nuovo, originale, Stato-civiltà. In particolare, il “pacchetto digitale” in gestazione a Bruxelles avrebbe bisogno, per divenire una concreta realtà, di una robusta iniezione di riflessione interculturale e di tecnologie da tutti i Paesi. Basti soltanto pensare che oggi il 50% dei brevetti depositati presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale sono di origine cinese.

Con il tanto criticato MOU sulla Via della Seta, l’Italia ha fornito un esempio concreto che, senza dirlo,  ora sta seguendo la stessa Unione.

Dal punto di vista pratico, la Cina sta fornendo, in questa fase di recessione, un supporto ineguagliabile alla ripresa dell’economia europea, con i suoi massicci acquisti di Airbus e con il consenso a che la Volkswagen  sia divenuta  azionista di maggioranza delle imprese cinesi che producono e vendono il 40% dei suoi prodotti.

Confucio: una base per scrivere oggi

PROGRAMMA  DEFINITIVO

ore 10, Introduzione, di Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio del Movimento Europeo in Italia

Ore 10,30 Alberto Bradanini, già ambasciatore italiano a Pechino: I rapporti politici, economici e commerciali fra Italia e Asia

Ore 11,00 Liu Pai, giornalista del China Media Group, Italian Department: Lo sviluppo delle relazioni sino-italiane negli ultimi anni.

Ore 11,30 Giuseppina Merchionne, Responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza della Cina del Nord-Ovest a Milano:  L’esperienza di una vita nel dialogo interculturale Italia-Cina

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’ Associazione Culturale Diàlexis

Ricostruzione del Mercato Occidentale di Xian, punto di partenza della Via della Seta

 

MODALITA’ TECNICHE

Ricordiamo le credenziali necessarie per partecipare alla video conferenza:

CREDENZIALI

Il link ( https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09 )

e la coppia meetingID+password

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https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09

Meeting ID: 896 2825 2000
Password: EUROPA

sono equivalenti tra loro.Il link è già di per sé un metodo di accesso “one click” alla conferenza.

Chi – eventualmente – dovesse ricevere la mail su un computer e volesse connettersi con un altro.


In quel caso invece di ricopiare il link a mano, può utilizzare i codici.

Nel caso di problemi, telefonare a 3357761536 o a 0116690004

A domani.

POSTPONEMENT OF THE LEIPZIG MEETING, II:QIN SPEAKING TO DA QIN

Confucius in Berlin

After her first teleconference with President Xi Jinping, Ursula von der Leyen had made a very important statement, which in any case was the last in a chain of small shifts from last decade’s acritical atlanticism of the EU: “The relationship between the EU and China is simultaneously one of the most strategically important and one of the most challenging that we have,” She had pointed the finger at China for “cyberattacks on computing systems, on hospitals”, adding sternly that “we know the origin of the cyberattacks”, on disinformation campaigns and on the subject of Hong Kong she spoke of “very negative consequences” should Beijing go ahead with the national security law (what ha just happened).

Xi, not impressed by such statements, went on to say that China was “a partner, not an opponent” to the EU, and would continue to deepen reform and expand opening up, providing Europe with a new round of cooperation opportunities and development space. “No matter how the international situation changes, China will take the side of multilateralism and adhere to the global governance concept of extensive consultation, joint contribution and shared benefit.”

Today, the big issue confronting the EU is World Trade Organisation reform. While the US’ hostile approach to the WTO was not welcomed in Brussels, the EU was equally dismayed by Beijing’s attitude. However, if we recall that, a few years ago, EU wanted to sign the TTIP with the US for sorting out  China, a great step forward has been done (mainly, thanks to President Trump) in the direction of an overall agreement with China. On the other side, de facto, China is already doing what the EU requires, restraining from investments in Europe and allowing further European investments in China. It is questionable whether these trends are really in the interest of Europe, which needs investments in its own economy.

Finally, once  the idea of signing the TTIP fallen aside in March last year, the Commission had classified  in a first moment China as a “systemic rival”, while also referring to it as an economic partner and strategic competitor. The idea of a “systemic rival” is very ideological, hinting at old Cold War definitions, which Europe had rejected since a long time, and that now are being revived only under US pressure. Then came the issue of next-generation 5G mobile technology, as different EU countries debated whether to comply with Washington’s demand to ban Chinese telecommunications giant.

As Stefano Stefanini  remarked in “La Stampa”, the most important news is that Xi and Li Keqiang have decided to endorse a great power status for EU, since the dialogue has taken place directly between Xi (the President and secretary of the CPC) and Li Keqiang (the Prime Minister), from one side, and Charles Michel (the President of the Council) and Ursula von der Leyen (the President of the EU Commission),from the other.

China sticks to its friendly attitude towards Europe, which it had at the times of Jesuits, of Mao, of the economic reforms, and especially of Xi Jinping, who loves to speak of the “Peoples of Eurasia”.This friendliness is especially important in a moment when the Union needs badly a support to its assertiveness. From another point of view, it is difficult to deny that the idea of Europe’s unity had made many leaps forwards since the beginning thank to reflections as the ones of Leibniz and Voltaire about China.

Since the beginning of the XXI century, I had considered, alongside Asimov, Kubrick, Snowden and Joy, as a priority, to fight against the overcoming of Mankind by Intelligent Machines.  Since then and up to now, this threat has come constantly from the Silicon Valley and the NSA, as shown by thousands of law cases all over the world and by the work published by the same initiators of the US digital industry, such as Joy and Musk. Now, the US OTTs are no more alone in their industry, because also China has developed, at an astonishing pace, its digital industry (the BATX), which, under several points of view, is even more advanced than the American, and represents a similar, but not identical, threat, because China does not dominate Europe, nor the rest of the world. So, in any case, it may cause less damage, also because China’s move is defensive, against monopolies which pretended to extend to China, the homeland of the highest population of surfers.

But, especially, this newly arisen competition hinders one party’s domination, and , even if its excessive enthusiasm for new technologies is suspect, the world should be thankful to China for this.

Catalan ministers in jail in Spain for having exercised their duties for the autonomy of their country

1.Europe unduly harsh towards China

Apart from the fact that Europe had given up since many years to the idea of “exporting democracy”, it seems inequitable  to  indict China for things that, when they are done by Western countries, are not even remarked,

The Hong Kong national security law is very similar to the US Subversion Act 1807, invoked by President Trump against anti-racists rallies, and especially to the Spanish criminal code utilized for condemning the Catalan Government (« rebelión »- paragraphs 472 and 473 ;“distracción ilegal de caudales públicos” -paragraph 478;”malversación de caudales públicos” -paragraphs 432 and 252; “desobediencia grave” -paragraph 410-).The Generalitat (an autonomous region as Hong Long) has been put under direct control of the Central State, and the ministers have been condemned to very heavy penalties, something that has not occurred, up to now, in Hong Kong.

In the same way, the repression of political Islam in Xin Jiang is not so much different from what has happened in the neighbouring Afghanistan, occupied for less than 10 years by Russians and for 20 by Americans, who are now indicted in front of the International Criminal Court.

In the same way, the annexation of Crimea is not more unjustifiable, from the point of view of international law, than the one of the West Bank.

Then, why to impose sanctions on China and Russia and not on Spain, USA and Israel?

In reality, all these anti-Chinese arguments seem to be first of all just negotiating tools, because more focused arguments are lacking, and in reality no one wants to interrupt negotiations, but nobody wants even to conclude them waiting for this year’s American elections.

The EU, and especially Angela Merkel,   wants to reach a substantial  agreement with China, because their economy needs markets, capitals and customers. Especially the dominating EU industries, like the German car manufactures and their Italian and Spanish sub/suppliers, need a favourable climate for their most promising market, already in difficulty because of Trump’s trade wars and the Wuhan lockdown.

And, if we analyse the two parties’ mutual relationships, we see that a similar swing is not new at all.

 Trump’s West Bank Annexation Plan, more questionable than Crimea’s   

2.”Digital Renminbi”,  Made in China 2025 and China Standards 2035

Things will probably further change with the recent advance of China in digital industries, whose further progress is already planned (“Digital Renminbi” “Made in China 2025”; “China Standards 2035”). From another point of view, such advance, exerting a certain weight on the military balance with the US, could be a further area of specific conflict, which could degenerate into a total one.

The impact of this technological duopoly may represent, for Europe, at the same time a challenge and an opportunity. A challenge, because it will make still more difficult, than today, to stop a deadly escalation among autonomous weapons as had succeeded in the Petrov case,  and, from another point of view, an opportunity, because Europeans will not be put any more in front of the diktat of a sole alternative, the American one, and will be able to choose between two, or among many, up to a moment when (we hope) they will be in a position to build up their own technology. Angela Merkel and Li Keqiang have spoken some days  ago about technology. Here lies the most important aspect of the relationship. China is so advanced in digital, that it is the only partner which could help Europe to become achieve technological sovereignty before this is too late. An example is the proposal of Huawei to sell to third parties on an absolute exclusivity basis the whole technology package of G5, whilst Huawei would focus  only on the new G6.A similar formula could be utilised for acquiring from China the algorythms for creating a European web apt to sustain US competition. The idea of a European telecom giant between Nokia and Erickson could be achieved thanks an agreement with Huawei.

Now, following an indication of our “Da Qin” post, the Italian central bank has expressed its wish to participate, in an experimental way, to the creation , by the European Bank, of a European digital currency.

The same approach could be followed for the creation, in Italy, with the Recovery Fund and the help of China, of other exemplary forefront digital activities, such the digital academy and a European Web,

It would be the case that  a collaboration is started between European and Chinese on all these new technological fields. It has to be recalled that, as written below, China is filing  one half of all patents filed in the world.

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The passports fo the “non citizens” (Russian speakers natives of Latvia)

3.Europe’s crisis is caused first of all by the American hegemony

Europe and America are not the same thing for a reason very well expressed by Huntington in “Who we Are”: America is the Dissidence of Dissent.  Puritans flying from Europe because English Protestants were not sufficiently anti-traditional for their tests. As well exemplified by Dan Brown in his “The Lost Symbol”, America is a hidden theocracy of Christian sects at the borderline with political radicalism, esoteric Freemasonry and Qabbalism.

America had overcome Europe already with World war I, when it had imposed on the UK the Lend-Lease Agreements, the “14 points”, the Society of Nations and American films. With the military occupation after WWII, it just completed the conquest of Europe. As Trockij had written during WWI, after the wear, “America would have contingented European capitalism”, what is what they did with the Marshall Plan, European Antitrust, the hegemony of the dollar…

Since, in a world which is conformist as the present one, it is essential that people think that America is winning, every effort has been deployed since ever for showing that the USA are and remain stronger than any other.  For this reason, when the weight of America declines, Europe’s weight must decline even more. From this come the tariffs, the sanctions (which do not hit China and Russia, which, on the contrary, have become more independent, but Europe), as well as the giant lawsuits against European corporations.

As a consequence, Europe has a dramatical interest in reducing, especially now, USA’s influence over its society. Since Europe is very weak, the only way to reduce US influence is to play intelligently with Chinese, Russian, Islamic and Israeli influences, as well as the ones of the Churches. Today, US influence may be considered as one half of all the external influences over Europe. It is still too much for giving Europe a real freedom of movement. As an example, in case of a total war, Europe would find very hard to avoid being involved.

Even the continuous US/China bilateral trade  negotiations are often at the expenses of EU economy. For instance, China bought more than US$1 billion worth of soybeans from America in the first quarter of 2020. Photo: Bloomberg

For instance, China’s commitments under a trade agreement signed with the United States in January have left European firms feeling frozen out of the world’s largest consumer market, observers say. Under the deal – reached in an effort to put the brakes on a trade war that started in July 2018 – Beijing promised to buy an additional US$200 billion worth of American agricultural products over the next two years.For European firms, who had made some inroads into Chinese markets during the trade war – as Beijing sought alternatives to its usual US suppliers – the phase one deal, as the January agreement is known, came as a body blow.

In 2018, with the trade war under way, Beijing granted approval to 46 meat companies from European Union (EU) countries to export their products to China, more than double the figure for the US. Last year, as China grappled with a shortage of pork and other meats due to an outbreak of African swine fever, which killed an estimated 60 per cent of its pig herd, the number of EU meat producers granted approval to export more than doubled to 112.EU sales of agricultural products to China in 2019 rose 38 per cent from the previous year to €15.3 billion (US$17.1 billion).

The trend has been reversed  in 2020, with 1,024 US companies getting the green light to sell to China, compared with just 24 from the EU. In the first three months of 2020, China bought more than US$1 billion worth of soybeans from America – one of the world’s biggest suppliers of the crop – and US$691 million worth of US.

Meanwhile, European sales of agricultural goods to China are set to take a further hit after officials in Beijing said the new outbreak of Covid-19 in the city was linked to a “European strain” of the coronavirus.

The strategy towars China should start from the study of its culture

4.A cultural revolution

For the reasons listed above, for understanding how Europe should interface with China, it is preliminary to locate the present conflict within an overall vision of what present days superpowers are, i.e, holistic realities which  we may understand only adopting at the same time different points of view, the ones  of world-view, ideologies, alliances, supra-national organisations,  confederations, federations, nations.

For what America is concerned, it is sufficient to think of the complexities of the “Hidden Empire” described by Immerwahr; as to China, the nature of its empire lies in the vague and archaic concept of “Tian Xia” as described by Zhao Tinyang (see post n. 3 below). Both of them are purported  global empires which  have not achieved up to now their final goals because of the existence of alternative empires and sovereign states. Their mutual conflict is not subject to mediation, because it arises from their similar ambitions to world power, well expressed by the 矛盾, (“hanzi  / maodun”) contradiction.

The ambiguities of the two concepts depend on our inability to locate the same within their specific holistic context:

-the limitation of human beings, denied by the messianic pretention of the Perpetual peace;

-the contradiction of Western eschatologies, with the Tree Ages myth, the Antichrist, the Millennium;

-the vagueness of  Classical Chinese, and in particular, the absence of a clear cut times declension.

As a consequence, it is very unlikely that, either the Americanisation, or the Sinicization, of the world, may be really carried out,  so that the world will go on being “polyhedrical”, so guaranteeing the freedom of all peoples.

Also Muhammad (r.w.m.’.), Rousseau and Kant, often described as tenants of a Uniform World State, considered this a monster, and appreciated all kind of differences :“O mankind, indeed We have created you from male and female and made you peoples and tribes that you may know one another. Indeed, the most noble of you in the sight of Allah is the most righteous of you. Indeed, Allah is Knowing and Acquainted.” –  [Holy Qur’an, 49:13].

This implies a persistence of international conflicts, not only among States, but also among worldviews, up to the Last Day. Possible (and positive) moments of encounter and of peace exist, as have existed in the past. The first, and not yet overcome example was the “Pax Aeterna”, signed among the Byzantine emperor Heraclios and the Persian emperor Khosrow, to which also China, India and the Huns should have been participated. Second case was the Treaty (‘aqd) signed between Emperor Frederick II and the Egyptian King al-Malik, for the recovery of Jerusalem. Even the signing of the Charter of the United Nations did not bring an end to wars. On the contrary, very important conflicts (Israelo-Palestine, Indo-Pakistani, Greek and Korean wars) were under way in that period.

Also today, the maximum to which we may strive is a similar situation, a “plural world” with peaceful competition, as opposed to “Existential Risk”.

THe next world war will be fought by machines against other machines

5.Europe has to fight against the perspective of  WWIII

Europe is indeed now a piece-loving country, not because of a special spirit of election, but because today its most concrete development prospects lie in pacific activities, such as culture, digital and environment (in which it can be the first in rank), and not in mass production, bureaucracy and technological warfare. For which it is not endowed, especially after the disastrous internecine religious, dynastic, colonial and, finally, the civil/World Wars. This had been foreseen relatively clearly already by Fichte and Nietzsche

From another point of view, the war of today is not a “hot war”, but, on the contrary, a virtual one, fought at the writing desk, in conference halls, via the web, in laboratories and television studios.

Consistently with this “pacific” vocation,  Europe, being  in any case one of the largest countries of the world,  does not need a huge offensive apparatus, but, on the contrary, just  a thin, but very effective defence (and counterintelligence)apparatus, in a position to protect Europeans from any attack to the freedom of our country, without invading others (as done in Sinai, Somalia, Iraq, Kossovo, Afghanistan, Libya), according to the traditional defence doctrines of Switzerland and Sweden (“Om kriget komer”, “inte samarbejde!”).

The ambitions of Europe, starting from Reconquista, has gone through radically different stages: requerimiento (1492-1600); colonisation(1650-1800); exploitation (12850-1950); neo-colonialism (1950-1990); democratic imperialism(1995-2010); rhetoric equalitarism (2015-today). For the future,they should not lie, as it happens still today, in territorial expansion, but more in the upscaling of all its social activities, so being able to seize a “nobler” position in the international division of work (“a trendsetter”), as opposed to the present situation (“a follower”). Europe as a center of religion and of big data, of culture and high tech, of environment and of cyber-defence, of  automatisation and of financial organisations, of tourism and international trade. No need of re-locating labour intensive industries, because we will be all “Saints, Poets and Seafarers”.

A type of ambition and, consequently, of defence, radically different from the American one. As a consequence, it is very difficult that, in such post-modern world, America and Europe will go on having a common interest (and even complementarity) in defence structure. A “secondary” consequence is that Europe has no interest in conflicting with China.

WEBINAR DEL 4 LUGLIO SUI RAPPORTI FRA UE E CINA

Segnaliamo intanto una breve, ma appropriata, nota del blog “Rinascimento Europeo” sull’intensificarsi di segnali di tensione su tutti gli scacchieri internazionali, che ci pare costituire un’ulteriore conferma dell’attualità del Webinar del 4 luglio sui rapporti italo-cinesi:

Redazione – Le notizie delle ultime settimane non sono incoraggianti. Mentre il coronavirus continua a mietere vittime e la situazione economica sta iniziando appena a generare ripercussioni di natura geopolitica, preoccupano le novità, che arrivano dalla Cina.

Tutti avremmo bisogno di pace, maggiore stabilità e cooperazione. Invece, tra informazioni vaghe e incomplete, la preoccupazione per una maggiore instabilità cresce sempre di più. Al di là delle notizie odierne date su Hong Kong, che, per i loro contenuti e toni, non possono che generare domande, arrivano quotidianamente novità sulle tensioni tra Cina ed India, dove, in seguito a recenti scontri al confine tra i due Paesi, sono morti 20 soldati indiani e dove stanno convergendo gli eserciti.

Le prove muscolari non si limitano a quel confine. Infatti, oltre alle risposte di natura economica, provenienti sia dall’India sia dagli Stati Uniti, si aggiungono le esercitazioni navali congiunte tra India e Giappone. Inoltre, è in corso una disputa tra Cina e Giappone sull’appartenenza di un’isola.

Che posizioni prende l’Europa? Mentre stiamo decidendo se aprire i confini alla Cina, mentre li teniamo chiusi agli Stati Uniti, arrivano in Germania 600 soldati USA per la missione NATO ‘Defender Europe 20’. Si tratterebbe della più grande missione degli ultimi 25 anni, secondo quanto viene dichiarato dalla stampa.

Debolezza politica ed economica non sono, nel contesto detto sopra, i migliori ingredienti. Giacché i maggiori flussi economici sono quelli asiatici, per non parlare delle risorse e delle competenze tecnologiche, sarebbe bene che ci svegliassimo. In fretta. Divisi e senza bussola rischiamo troppo facilmente di essere preda o di essere usati come strumento di divisione, facendo interessi non nostri. Purtroppo, non è chiaro se i nostri politici lo abbiano capito o meno.”

Tutto giusto, con la precisazione che non si può certo fare carico agli attuali politici italiani, che in gran parte stanno dedicandosi alla cosa pubblica da non più di 10 anni, di non avere risolto questioni intorno alle quali l’intera società europea si dibatte da secoli.

Non dimentichiamo i conflitti sorti parecchi secoli fa, circa i rapporti con gli altri Continenti, per esempio fra de las Casas e Sepùlveda, fra Antonio Vieira e conquistadores, fra i Gesuiti e l’establishment dell’ Ancien Régime, fra i rivoluzionari americani e il Re d’Inghiterra, fra la Compagnia delle Indie e la Corona, fra il “mainstream” progressista e colonialista e l’intellighencija anticonformista , da  Leibniz a Voltaire, da Schopenhauer a Guénon, da Pound a Simon Weil, da Evola a Béjart, a Panikkar.

Ancor oggi, l’identità dell’Europa e dell’Italia è combattuta fra l’ideologia occidentalistica e il ricordo delle comunalità dell’ Europa con le antiche civiltà dell’ Eurasia, sulla scia di Erodoto, Wolfram von Eschenbach, Jehuda haLevi, Marco Polo, Matteo  Ricci…

Fedeli al compito che ci siamo assegnati, di fornire l’informazione più ampia e più obiettiva possibile, abbiamo riunito, in questo momento così cruciale, un nucleo di relatori che rappresentano tutto lo spettro delle competenze necessarie per inquadrare questi scottanti temi, dall’esperienza viva dell’azione di Spinelli e delle Istituzioni europee,  a quella dell’ ambasciata italiana a Pechino, al mondo dei sinologi impegnati in prima persona nel dialogo interculturale, fino  al giornalismo italo-cinese.

Quanto al sottoscritto, vorrei solo ricordare che, quando mi ero recato nel 1978 a Canton per spianare la strada alle prime collaborazioni industriali, la Cina che avevo potuto vedere non aveva nulla in comune con quella postmoderna che si manifesta oggi attraverso lo Yuan digitale, i 35.000 chilometri di treni ad alta velocità e i 6G, e tuttavia già allora si poneva una questione di rapporti con la Cina. A conferma del fatto che le relazioni euro-asiatiche, a dispetto delle transeunti vicissitudini politiche ed economiche, sono strutturalmente e permanentemente inaggirabili, in quanto Qin e Da Qin sono stati da sempre complementari.

PROGRAMMA DEFINITIVO

ore 10, Introduzione, di Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio del Movimento Europeo in Italia

Ore 10,30 Alberto Bradanini, già ambasciatore italiano a Pechino: I rapporti politici, economici e commerciali fra Italia e Asia

Ore 11,00 Liu Pai, giornalista del China Media Group, Italian Department: Lo sviluppo delle relazioni sino-italiane negli ultimi anni.

Ore 11,30 Giuseppina Merchionne, Responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza della Cina del Nord-Ovest a Milano,  L’esperienza di una vita nel dialogo interculturale Italia-Cina

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’ Associazione Culturale Diàlexis

ATTENZIONE!

Per evitare i problemi tecnici evidenziatesi nel Webinar del 9 maggio, il 4 Luglio si userà la collaudatissima piattaforma Zoom.

Le coordinate  ZOOM della manifestazione sono: Join Zoom Meeting
https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09

Meeting ID: 896 2825 2000
Password: EUROPA

Il link (https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09 ) e la coppia meetingID+password sono equivalenti tra loro.Nel senso che il link è già di per sé un metodo di accesso “one click” alla conferenza.

CANTIERI D’EUROPA

WEBINAR DEL 4 LUGLIO SUI RAPPORTI FRA UE E CINA


XI-VON DER LEYEN: “IL DIALOGO PIU’IMPORTANTE PER LA UE DAL PUNTO DI VISTA STRATEGICO E IL PIU’CARICO DI SFIDE”

Il secondo webinar della serie “Cantieri d’ Europa Virtuali” sta suscitando più interesse del previsto a causa dei concomitanti sviluppi del dialogo fra UE e Cina.

La teleconference fra Xi e Von der Leyen, nonostante le apparenti ripetizioni di scene già viste, ha rappresentato un sostanziale passo in avanti, perché, da parte cinese, si è data una spinta senza precedenti al ruolo dell’Europa nel mondo, accettando un dialogo alla pari fra UE e Cina, che è una grande potenza, mentre, da parte europea, si è giunti ad affermare che “il dialogo con la Cina è il più importante, tanto dal punto di vista strategico, quanto da quello delle sfide”.

Ambedue i concetti sono assolutamente nuovi. Intanto, né America, né Cina, avevano mai accettato di trattare la UE come loro pari, preferendo sempre il dialogo con gli Stati membri, Dall’altro, gli Europei avevano sempre sostenuto che, per quanto importante possa essere il dialogo con Cina e Russia, quello veramente importante resta quello con l’America. Oggi, quando Trump chiama l’Europa e la Germania “delinquent” e minaccia dazi su tutti i nostri prodotti, il dialogo con la Cina è oramai una pura e semplice necessità. Certo non dovrà essere condotto  con un atteggiamento d’ inferiorità, bensì, come sta per altro già avvenendo, su un piede di parità. Se nel chiuso del summit il presidente cinese non ha dato garanzie chiare, ricordando anche l’importanza della posizione europea nei negoziati sullo status di Pechino al Wto, poco dopo l’agenzia di Stato Xinhua ha scritto che Cina e Ue si sono impegnate a concludere sugli investimenti entro la fine del 2020. Tuttavia, per pressare la Cina, durante il vertice è stata evocata la possibilità di una video conferenza a settembre tra von der Leyen, Michel, Merkel e Xi. Utile anche a verificare se sarà possibile recuperare il summit di Lipsia con tutti i leader europei destinato alla firma dell’intesa al momento rinviato causa pandemia.

E’ stata superata anche la barriera ideologica, quella che ha fatto affermare in passato che “la Cina è un rivale sistemico” e a Borrell che ”oramai è chiaro che abbiamo valori diversi”. Ma è proprio per questo che il dialogo s’impone più che in altri campi. Il nocciolo duro del dialogo interculturale sta proprio  nel confronto fra i diversi valori nel pieno rispetto delle diversità. Se Europa e Cina hanno diversi valori è perché le stesse loro logiche sono diverse. Concetti come “Datong”, “Taiping”, “Tianxia”, “Li” e “Fa” sono semplicemente intraducibili nelle lingue europee. Ma, se si vuole coesistere e collaborare, bisogna sforzarsi di capire gli altri,  se necessario anche studiando i caratteri cinesi, la mitologia indù e giapponese, le teologie ebraica e islamica.

D’altronde, questo fa parte delle migliori tradizioni europee, come nella Luminosa Dottrina di Da Qin sulla Stele di Xi’An, nel “Trattato sull’ amicizia” o nel “Vero Significato del Signore del Cielo” di Matteo Ricci, nel “Du despotisme de la Chine” di Bouvais, nei “Novissima Sinica” di Leibniz, nel “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire, nel “Westoestlicher Diwan” di Goethe, nella “Ballad of East and West” di Kipling, nell’ “Hadji Murad” di Tol’stoj, nella “Butterfly” di Puccini,  nella “Shagané” di Esenin, nel “Siddharta” di Hesse, nei “Pisan Cantos” di Pound, nella “Turandot” di Puccini…

Anche qui, come in ogni altro campo, siamo di fronte a un enorme gap culturale, che  l’Asia, ma, soprattutto, l’Europa, dovranno colmare al più presto per poter essere in grado di fronteggiare, su adeguate basi, le difficilissime sfide che, come ha affermato Ursula von der Leyen caratterizzano il rapporto con la Cina.

Non per nulla abbiamo chiamato questo blog “DaQin”, che, in Cinese antico e classico, significava “Roma”, “Italia”, “Impero Romano” o “Cristianesimo”, e un altro blog, su questo stesso sito, “Turandot”. Invitiamo perciò i nostri lettori a seguire ulteriori approfondimenti su “Turandot” (e anche su “Technologies for Europe”).

Sarebbe ora che, nel formulare i nuovi progetti scolastici italiani ed europei (“Piano Scuola”, “Educazione alla Cittadinanza”), si tenesse finalmente conto di questo gap, e si ricalibrassero corrispondentemente i programmi.

ATTENZIONE!

Per evitare i problemi tecnici evidenziatesi nel Webinar del 9 maggio, il 4 Luglio si userà la collaudatissima piattaforma Zoom.

Le coordinate  ZOOM della manifestazione sono:

Il link (https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09 ) e la coppia meetingID+password sono equivalenti tra loro.Nel senso che il link è già di per sé un metodo di accesso “one click” alla conferenza.

Ecco il programma:

PROGRAMMA (PROVVISORIO)

CANTIERI VIRTUALI D’ EUROPA 2020

Webinar 4 luglio, ore 10 :

Verso il Trattato per la protezione degl’investimenti :

Xi Jinping riconosce il ruolo dell’ Unione Europea

Dopo 50 anni dall’avvio dei rapporti diplomatici fra Italia e Cina, la rapidissima ascesa di quest’ultima, dalle distruzioni di più di 100 anni di guerra, fino a una posizione  all’avanguardia mondiale della tecnologia e dell’economia,  ci fa comprendere che, per tornare a padroneggiare l’evoluzione della propria storia, anche  gli Europei  devono  avviare una loro autonoma concettualizzazione della post-modernità, e, in particolare, del contributo che i grandi Stati-civiltà come la Cina possono dare  per superare l’’”impasse” ideale e pratico in cui si dibatte l’Umanità.

Anche se il previsto trattato sulla protezione degl’investimenti è stato posticipato, e la Commissione ha evidenziato più le criticità che non gli elementi positivi, la teleconference fra Xi Jinping e Ursula von der Leyen ha costituito l’avvio di un dialogo su un piede di parità fra UE e Cina.

Questo dialogo con l’Asia, verso cui l’Europa sembra oramai avviata, serve innanzitutto a comprendere l’utilità attuale degli “Stati-civiltà” e delle loro culture, senza trascurare il ruolo di Paesi, come l’Italia, che sono stati da sempre a mezza strada fra uno Stato Civiltà e una nazione etno-culturale. Basti pensare all’ equivoco uso di ”Rum”, Da Qin, “Hroma”,”Rom”, per indicare tanto Roma, quanto l’Italia, l’Impero Romano, la Chiesa Cattolica e l’Europa.

Ursula von der Leyen ha definito il rapporto con la Cina come “strategico” e “colmo di sfide”. Infatti, pur nell’incommensurabilità e autonomia delle diverse identità continentali, l’Italia e l’Europa possono recuperare, come vorrebbero l’Unione e la stessa Chiesa, un ruolo di riferimento a livello mondiale, ma  solo traendo, dalle culture dell’Epoca Assiale, la forza per controllare la società delle macchine intelligenti. Per fare ciò, l’Europa ha bisogno di un umanesimo digitale non subordinato culturalmente  al Complesso Informatico-Militare, come quelli sviluppati nelle varie, diverse, regioni dell’Asia contemporanea.

La collaborazione culturale, tecnologica, economica e politica -da inaugurarsi nei prossimi mesi con l’Asia, e, in primo luogo, con la Cina, dovrebbe fornire all’Europa almeno parte di quegli elementi concettuali, di know-how, finanziari e volontaristici, che le mancano per divenire anch’essa un nuovo, originale, Stato-civiltà. In particolare, il “pacchetto digitale” in gestazione a Bruxelles avrebbe bisogno, per divenire una concreta realtà, di una robusta iniezione di riflessione interculturale e di tecnologie da tutti i Paesi. Basti pensare anche, che oggi il 50% dei brevetti depositasti presso l’Organizzazione della Proprietà Intellettuale sono di origine cinese.

Con il tanto criticato MOU sulla Via della Seta, l’Italia ha fornito un esempio che ora sta seguendo la stessa Unione.

Dal punto di vista pratico, la Cina sta fornendo, in questa fase di recessione,  un supporto ineguagliabile alla ripresa dell’ economia europea, con i suoi massicci acquisti di Airbus e con l’accordo a permettere alla Volkswagen di divenire azionista di maggioranza delle imprese cinesi che producono e vendono il 40% dei suoi prodotti

ore 10, Introduzione, di Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio del Movimento Europeo in Italia

Ore 10,30 Alberto Bradanini, già ambasciatore italiano a Pechino: I rapporti politici, economici e commerciali fra Italia e Asia

Ore 11,00 Liu Pai, giornalista del China Media Group, Italian Department, Lo sviluppo delle relazioni sino-italiane negli ultimi anni.

Ore 11,30 Giuseppina Merchionne, Responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza della Cina del Nord-Ovest a Milano,  L’esperienza di una vita nel dialogo interculturale Italia-Cina

(Ore 12,00  Giovanni Cubeddu, Direttore di Cinitalia, Il giornalismo come strumento di dialogo fra Italia e Cina?)

Ore 13,00 Domande e Dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis

EDUCAZIONE CIVICA E SOCIETA’ DIGITALE:COMMENTO A PAOLA MASTROCOLA

I Balilla cominciavano a 6 anni

Paola Mastrocola ha giustamente “letto” taluni aspetti inquietanti del Piano Scuola 2020 alla luce dell’ avanzata dell’ Intelligenza Artificiale. In sintesi, l’introduzione dell’educazione civica fino dal terzo atto di età le appare (giustamente) come una distopia totalitaria, che supera l’irreggimentazione dei Balilla e dei Pionieri (che per altro incominciavano ad essere inquadrati a 6, e, rispettivamente, 9 anni, non a 3): “Il secondo pensiero, triste, è che ci vogliano pilotare, programmare, indottrinare, fino dalla più tenera età”


Horkheimer e Adorno: anche la tecnocrazia occidentale è totalitaria

1.Congedo dal pensiero critico

Giustamente, l’ Autrice mette in rilievo l’abbandono dell’ obiettivo principale di un tempo, quello di “agevolare la nascita di un pensiero critico….Desiderano fare di noi, quasi appena nati, dei soldatini obbedienti  al sistema, asserviti all’ ideologia dominante (un misto di pensiero green, politicamente corretto e idolatria digitale) in vista di quella democrazia digitale per cui staremo tutti ordinatamente davanti a un computer, tutti lanciati su piattaforme virtuali dove – temo- ci chiederanno fin da bambini di esprimere preferenze, opinioni, voti, punteggi, chissà su chi e su che cosa.”

In effetti, il richiamo al pensiero critico aveva senso nello Stato liberale, dove si fronteggiavano le culture e le ideologie maturate in epoca illuministica e romantica: il cristianesimo scolastico dell’educazione gesuitica e l’anarchismo romantico alla Proudhon; le nostalgie demestriane per l’ Ancien Régime e le varie scuole marxiste; la fedeltà alla monarchia risorgimentale e il socialismo umanistico; il liberalismo borghese e il cristianesimo sociale; il nazionalismo e la tecnocrazia positivistica. I giovani erano chiamati a scegliere fra le varie opzioni esistenti sul mercato. La loro “cittadinanza attiva” aveva oggetto il confronto fra le diverse opzioni.

Certo, questa libertà scelta non è stata eliminata dalla scuola, bensì dall’ evoluzione della società, perché, nell’omologazione generale,  non c’è più  opzione  fra trono e altare da una parte e rivoluzione dall’ altra; fra fideismo e ateismo; fra militarismo e renitenza; fra Stato e mercato. E, tuttavia, non è che l’umanità non sia più confrontata a delle scelte, come quella fra il fanatismo tecnocratico alla Kurzweil e la critica della tecnologia di Joy; fra l’omologazione del “politicamente corretto” e le varie forme d’identitarismo; fra l’ideologia LGTB e i difensori della famiglia tradizionale; i cantori dell’Occidente e gli appassionai di Terzo Mondo, d’ Islam o di Oriente. I legislatori sembrano dare per scontato che ai giovani d’oggi non possa aprirsi nessuna scelta, ma che, invece, vi sia una strada obbligata, quella stabilita dalle autorità.

La formazione che veniva offerta nella scuola del secolo scorso, con tutte le sue limitazioni, era un’educazione “liberale” nel senso più pieno, cioè di ”afthonos” (magnanima, senza invidia): un’edicazione storicistica, che comprendeva lo spirito tragico dell’ Ellade arcaica e la”paideia” dell’ Atene classica; la rigidità morale di Cicerone e l’acutezza politica e militare di Cesare; il messianismo imperiale e quello giudaico-cristiano; il tomismo di Dante e il realismo di Machiavelli; il disincanto di Leopardi e  l’insegnamento concordatario della religione….

Per altro, buona parte delle cose previste dalla Direttiva europea sulla Cittadinanza attiva, dalla legge italiana e dal piano scuola che ne deriva, ci venivano insegnate anche allora, come conseguenza spontanea della ricchezza della società, senza bisogno di direttive, leggi, direttive e allegati: l’”Inno e la bandiera nazionale”, che cantavamo inquadrati in forma quasi militare; l’Unione Europea, di cui i Giovani Federalisti ci proiettavano le filmine; l’”educazione alla salute, alla tutela del’ ambiente, il rispetto per gli animali e i beni comuni, la protezione civile”, attraverso la Festa degli Alberi, la visita allo zoo e ai parchi cittadini, la Società di San Vincenzo. Tuttavia, non vi era lo sforzo pedagogico di creare una “memoria condivisa” Come scrive giustamente l’Autrice,”Tutto il resto è ideologia e indottrinamento, più o meno sotterraneo”.

I Pioniri Jugoslavi

2.Pensiero unico e informatica

L’accenno contenuto all’inizio dell’articolo al conformismo digitale è tutt’altro che casuale. Essa si accompagna infatti a uno sforzo veramente notevole delle istituzioni, ivi compresa la Chiesa, per dimostrare che, con un’adeguata impostazione razionale, l’avanzata inarrestabile dell’ informatica non costituisce una minaccia per l’ Umanità, A mio avviso, essa non è solo una minaccia, bensì è già un depauperamento dell’Umanità. Come rilevavano già Hoelderlin e Max Weber, già lo sforzo della teologia di inquadrare la religione, nonché quello dello Stato di limitare la violenza avevano prodotto il “disincanto del mondo”, racchiudendo l’uomo in una gabbia d’acciaio, e togliendogli la capacità di “viverre poeticamente”. Il “governo delle regole” è in realtà una spersonalizzazione e un’alienazione. Quando, poi, le  decisioni fondamentali dell’ Umanità, quelle sulla guerra nucleare, sono state delegate a un sistema informatico deliberatamente non controllabile dall’ uomo, quest’ultimo ha già perduto la “sovranità”, cioè il “potere di decidere sullo stato di eccezione” .

Questo non significa avallare il “Determinismo tecnologico”, bensì chiarire quanto sia difficile la battaglia contro di esso. La questione fondamentale diviene quella di ricercare una sorgente di forza per combattere questa battaglia:”Inventiamoci al più presto un’alternativa, una zattera di salvataggio dove mettere un bel po’ di libri, le favole col lupo cattivo, la principessa sul pisello e Pollicino, e poi a seguire la letteratura, l’arte, la bellezza.”

La soluzione del Principe Mishkin: “Mir spasiòt krasotà”.

Tutto vero, ma non basta. Infatti, la generazione che dovrà affrontare le Macchine Intelligenti dovrà essere una generazione non solo appassionata, ma anche dotta e combattente.  Dovrà conoscere la cultura del proprio Paese, ma sapere moltyo di Europa e qualcosa anche degli altri Continenti; dovrà padroneggiare completamente la tecnica per poterla guidare.

Su questo fabbisogno enorme di cultura, di formazione e di conoscenza, purtroppo, direttive, leggi e direttive tacciono prepotentemente. Sarebbe ora di rifare il “Processo di Bologna”, rivedendo radicalmente il quadro delle competenze necessarie “ai  cari Europei di oggi e di domani” a cui Nietzsche aveva dedicato i pensieri consegnati alla signora Roeder-Wiederhold.

La casa dove Nietzsche dettò gli appunti sui “cari Europei di oggi e di domani”

THE POSTPONEMENT OF THE EU-CHINA MEETING IN LEIPZIG: 1.WHAT LIES BEHIND?

When, thirty years ago, I had started to write about Europe, the prevailing criticism I received was that no reader would ever have taken any interest in European questions, something which mattered just for a handful of specialists and/or idealists.

Now, in 2020, Europe is one of the top political and mediatic issues, either for extolling or for criticizing it. What are, if not European problems, economic crises, recovery from Coronavirus,  disputes among member States, with Russia, China and Turkey? What are, if not disputes about Europe, the “sovereignist” ideas of a “Europe of the Nations”, or the one of Atlanticists, of a “Euro-Atlantic Community”?

In the same way, when, twenty years ago, I started writing about the re-birth of Russia and China, everybody thought that it was mere phantasy, because the Eastern Bloc was just collapsing, and, with the fall of communism, even the modest previous influence of those countries would have ceased; then, we have had Crimea, Donbass, Syria, Libya, high speed trains, Confucius institutes, G5, New Silk Roads, mask diplomacy….Now,allkey protagonists of European politics feel obliged to take position every day about China and Russia. Presently, more often in a negative sense (dictatorship, expansionism, espionnage,  sanctions), but we do not doubt that, in a next future, we will necessarily listen to growing and growing positive voices (effectiveness, epistocracy, harmony). And, in fact, we have been favourably  surprised in listening to some of Europe’s top politicians, as Josep Borrell, inclined even towards a certain amount of equidistance between China and USA:”We are not in a tough position against one or against another. …… So no, I do not see anything comparable to what you remember of what happened many years ago between China, the United States and the Soviet Union. We are not on a confrontational line; we just want to have realistic relationships in order to defend our values and our interests.”

And, in fact, all new EU policies treat on a foot of equality all extra-European relationships.

When, in 2017, I wrote the book DA QIN, maintaining that China millennial history can represent a model for the rejuvenation of Europe, nobody took seriously that idea, which today is not only present in the works of important international scholars, such as Parag Khanna, Daniel D. Bell, Zheng Wei Wei and Zhao Tingyang, bet is even considered as an important danger for the European Union, which has created expressly the formula “Systemic rival” without specifying what it means.

The need to understand how China has become so strong, that the last report of the European Parliament, “EU-China trade and investment relations in challenging times “ is devoted to a multifaceted study of the question, in particular about the cultural, technological and commercial aspects. Notwithstanding the remarkable attention paid to this matter, we feel that very much has still to be studied. We anticipate here the concepts which we will express at length in the new edition of “L’Europa lungo la via della Seta”, about which we will debate on the 4th July,  of July, and which will focus on the attitude that pro-European movements should adopt, according to us, towards the new Treaty under discussion, starting precisely from the structure of the above Parliament’s study.

If, within 10 years, I will still be alive and write on these matters, I am afraid that I will again realize that my pages have foreseen the future, but have been written in vain again.

The many people who cannot do anything better than crying, on behalf of their employers, against  purported “dangers to our way of life” would do a much more useful thing if they would study what is happening in the world – in the Silicon Valley, in the United States, in Russia- for seeing how can we master the burning world of tomorrow.

In the same way, it would be useful to understand what is meant by “our way of life”, because Europe has always been a multi-faceted., or, as the Pope says, a “polyhedrical” countries, with wild, inhabited lands such as Greenland, the Balkans or Lappony; post-modern metropoles, like Paris and London, ancient shrines of culture like Freiburg, Prague, Venice, Florence, Rome, Dubrovnik, Istanbul, St. Petersburg; historical cities, like Granada, Turin, Siena, Palermo, Athens, Sarajevo, Krakow; small jewels of past times, like Guimaraes, Carcassonne, Noto, Modica, San Gimignano, Mantua, Bruges, Rothemburg ob der Tauber, Salzburg, Veliko Tarnovo, Zamosc; West and East….

Qin and Da Qin: the most ancient and continuous empires

1.A history of repressions

The dominating narrative about “the East” (inherited from Herodotus and Aeschilus) is that its societies were, and still are, characterised by   a culture of State repression of individuality (the Empires), whilst Western Europe (and still more the United States) would be the countries of freedom. Personally, I do not share this view, because, albeit having concretely fought in the past against the real forms of repression  then prevailing in the East (under ”real socialism”), I know better the ones of the West, an area where massification and conformism are not less heavy, and where people like Assange and a large part of the Catalan Government are still in jail for having exercised their civil rights, and/or duties. Moreover, the obsessive care for the so-called “fake news” and for opinion crimes shows that, under an falsely friendly image, Western European States are no less totalitarian than Eastern ones. The only difference is that the two areas prosecute different types of infringers: in the East, separatists or pro-Americans, in the West, pro-vita, muslim veil bearers and extreme right nostalgics.

As to an asserted primeval difference as to the respective concepts of the State, what Zhao Tingyang describes of the Chinese Empire (Tian Xia) is astonishingly similar to the Roman empire and still more to the Holy Roman empire, as described, e.g., by Dante in De Monarchia and by de Las Casas in De Regia Potestate. We will devote the third chapter of this post to a thorough analysis of Zhao Tingyang’s work, which is helpful also, and above all, for understanding Europe’s own cultural and political history, starting from pre-history, passing through Persians, Jews, Greeks, Germans, Romans and Modernity, very similar to pre-historical China, the different dynasties and ethnicities.  It is what we mean when we speak about Qin and Da Qin.

In reality, East and West have always influenced mutually one another, and often exchanged their respective roles. For instance, Herodotus explains that, while choosing for themselves monarchy, which they considered more effective, Persians imposed democracy to their subjects, the Greek Ionians, after defeating the latter, because, in this way, they thought that they could be more easily manipulated by the Empire. This preference of empires for having democracy in their satellites has continued up to now. Let’s recall, for instance, that the Soviet Union did not impose in most satellites a Soviet-style one-party system. In certain “socialist” countries, a “true” “communist” party with this name did not even exist, and/or, as in East Germany and Poland, had not even the majority of MPs. These “People’s Democracies” could easier be manipulated (e.g. by Yaruzelski’s  “Stan Wojenny” or the speech of Gorbačev in Berlin in 1989), than genuine dictatorships, like the ones of Tito, Hodzha and Ceausescu, where the leadership was composed of stark communist fighters, which for this reason resisted up to the last moment USSR influence. Useless to recall that Angela Merkel had started her political career as an official of the East German “Youth Front”.

The censorship of Western establishments on Eastern (and East European) cultures and values had been absolute since the XVI Century, at the times of von Herberstein, of  Condorcet, of Hegel, of de Coustine: the “Romano-Germanic Arrogance” of Trubeckoj. Extra-European (and East European) countries have always been vilified: only Western Europe, and eventually America, are valid civilisations, les “nations policées” (“the decent countries”).  The others are backward, are the equivalent of Europe’s Ancien Régime, they would have been substituted with modern, progressive, societies, which, without any doubt, would have imitated Europe, but, especially, America.

According to the Western establishment, the whole process of world history, from the Bible to Hegel and Marx (“from Plato to NATO”), revolved (and still revolves) around the West, where East was seen just as a far away root (Egypt, Israel), an accident (the Mongols) or a foe (Persia, Islam). It is really difficult to have somebody in the West, even the most cultivated and the most ”Third World friendly”, to conceive world history as  something really parallel, from the first hominids, up to the civilisations along the great rivers, ancient empires and cultures, their mutual relationships (e.g., the Silk Road), the succession of ideas spread between East and West (the sannyasin movement, mazdeist and  judaic messianisms, Hinayana and Mahayana buddhism,  christianism, islam, the steppes peoples, the search of Cathay, the chinoiseries, aryanism, the “white man’s burden”, Asiatic ideologies, the Soviet Union, the surge of China, multilateralism…).As Zhao Tingyang writes, “the different histories of the different places have been melt, by European History, into a complex ‘history of histories’. In so doing, they traced no world history, but, on the contrary, just  the history of the expansion of Europe’s influence.”

In the last 100 years, this relentless propaganda has further developed, being unchained against all kinds of non-American nations: imperial Japan; militarist Germany; “papist” Italy; totalitarian Russia; reactionary Poland; theocratic Arabs; nationalist Israelis; hierarchical Indians; imperialist Chinese…The evil does not consist in one or another characteristic: just in being “un-American”. America (and present days Europe) will not stop interfering into the other people’s life until they become exactly equal to USA and Europe. At that moment, there would have been “the End of History”, the “Perpetual Peace”. As Tacitus wrote: “They made the desert, and called it ‘peace’”.

The apparent openness of Americanism to diversity is just theoretical. In fact, if a country becomes equal under all aspects to America, except one thing (e.g, theocracy, monarchy, one party system, a castes system, socialism, polygamy…), it is considered automatically in breach of human rights and the West has the obligation of interfering. Only worldwide uniformity is accepted: against the others (British, Indians, Mexicans, Confederates, Spaniards, Philipinos, Germans, Japanese, Koreans, Chinese, Islamists), there is perpetual war.

In the background of “human rights exportation” there is the belief that the expansion of the “Western way of life” is a higher justification which overrides even the pretended “universality” of human rights. It is a translation into politics of the genocides of the Old Testament (starting from the worshippers of the Golden Calf)  justified by the first Commandment: “Thou shalt have no other gods before me!” And, in fact, when US society or authorities breach roughly those “human rights” that they pretend to protect in other countries, no one has the right to interfere – not even to express a judgement-:the ”Double Standard of Morality”. The extreme case is constituted by the recent sanctions of Trump against the International Criminal Court, created precisely for defending American-style human rights, but responsible to prosecute American military.

2.The “Necessary Nation”

In fact, for America, this idea  to be a “Necessary Nation” is unavoidable: if the USA would not be the leader of the World, its very “raison d’etre” would cease, and every American would come back to be a Brit, a German, an Italian, a Jew, a Hispanic, an African…What we start to see now with the clash among white-Americans and black Americans, but is going on also with Sino-Americans and Islamo-Americans, de facto discriminated. At the end of the day, not differently from all other modern (“ideocratic”) empires, if America is deprived of its messianic objective, it would be seen simply as a purposeless, and even monstruous, conglomerate of power. Also Europe suffers a lack of mission, but its peoples, rooted in theirs histories, can, nevertheless, survive well or worse.

The real point is that the mission of America, as shown from Bacon to and Transhumanism,  is to achieve the domination of technique over Mankind, so that, as Marx wrote, if you cancel the US from the world map, you cancel also the progress. And, in fact, the  Singularity project of Ray Kurzweil is going on with Google just because of the protection of the US Digital-Military Complex. That fanatism in the defence of America’s mission is in reality the messianic enthusiasm for a negative theology aiming at the End of Man.

Paradoxically, whilst Western civilisation had been born from doubt (the Socratic dialectic, Tertullian’s “Credo quia absurdum”,  Descartes’ “Systemic doubt” and Pascal’s “Pari”, Nietzsche’s prospectivism and  De Finetti’s challenge to the principle of causality), the only thing of which the West never doubts is its own superiority on the others. Just a handful of European intellectuals (De las Casas, the Jesuits, Schopenhauer, Guénon, Evola, Panikkar) have been really immune from this presumption. Also the official Europe has pretended since ever to be different from the US because it purports not to “export democracy”, but, in reality, follows the same path, just in a less evident way and often being obliged by America.

This obsession for a theological, ethical, political, intellectual and social superiority (inherited from  ancient empires and monotheisms) is the driving  force around which the Western establishment has aggregated one seventh of Mankind, pretending that the others must become as they are ( but also without ceasing to criticize them because they are not succeeding to do so), has shaped one century and a half of world history, with the Algerian, Mexican, Indian, Spanish wars, with the repression of Sepoys, Taiping and Boxers, with Atlantic slave trade, the Crimean War, the Inequal Treaties, the Chinese Concessions, the Congo State, the Durbar. It remains still now the secret powerhouse of most conflicts.

This pretension has allowed America to minimise the memory of its evils (such as the extermination of native Americans, the Atlantic slave trade, the Opium Wars, Hiroshima and Nagasaki, the Vietnam War), emphasizing the ones of the others (totalitarianism, terrorism). This Double Standard of Morality has always found an allied in Western left, which has always been aware that this messianic arrogance of America is the driving force of economic progress, so triggering a continuous shift in power balance worldwide, what, at its turn, favours social mobility and class conflict. Typical the favour of Marx for the Confederates’ slavery, which, according to him, was unavoidable for preserving the avantgarde role of America in the ongoing worldwide progress march.

The present iconoclastic furore against the racist past of the whole anglosphere, arisen by the killing of George Floyd, is awakening once again those never healed old contradictions.

The statues of Christopher Columbus violated under the accusation of racism

3. The Fall of XX Century’s Myth

Happily, these pretentions of the West have started to  shrink over the years, with the birth of African, Indian, Chinese and Arab nationalisms,  and of the international movements of Developing Countries,  with decolonisation and  the wars of Korea and Vietnam, but especially with the strong resistance of intellectuals as different as Voltaire, Boas, Guénon, Pannwitz, Fenollosa, Père Foucault, Gandhi, Pound, Aurobindo,  Evola, Débray, Béjart, Panikkar, Jacques, Frankopan, who have extolled the merits of extra-European civilisations, affirmed their right to remain themselves, to participate on an equal footing  in the decisions about the future of the world and in the philosophical debate under way at world level. Taking this into account, a certain intellectual violence from Eurasian leaders is fully understandable as a reaction to this systematic repression.

The fact that the majority of European intellectuals (even when not sharing extreme positions on this point such as the ones of Guénon, Evola, Béjart or Panikkar) has not approved in any moment  those politics of defamation of other continents, has not reduced, but on the contrary, extended, the repression, not only against different cultures, but also against such Western intellectuals who do not share the arrogant attitudes of their politicians (the “political correctness”). It’s sufficient to see how were treated Blas Valera, Boas, Pound and Evola.

The ongoing digital revolution, creating the real bases for a possible worldwide technological empire, has reinforced everywhere all existing imperialistic trends in an exponential way, rendering a solution to the problem still more difficult. A world empire is possible, and America has been, in 2002, on the verge of implementing it. China, which had never accepted, since 1850, the idea of “America First”, seems today to shift towards the radical strategy to oppose the American technological empire with another technological empire,  based on Datong and Tianxia. The real miracle is that it is again in a position to raise such a question after one century and a half of foreign occupation and continuous wars. The real meaning of this new claim is unknown to most actors, because of the absence of an adequate culture,

The discussions about the new Treaty with China cannot be read in separation from this historical background and this unsolved problem.

White Man’s Burden By Rudyard Kipling (1899) Take up the White Man s burden– Send forth the best ye breed– Go bind your sons to exile To serve your captives need; To wait in heavy harness, On fluttered folk and wild– Your new-caught, sullen peoples, Half-devil and half-child. Take up the White Man s burden– In patience to abide, To veil the threat of terror And check the show of pride; By open speech and simple, An hundred times made plain To seek another s profit, And work another s gain.

4.The advancement of Eurasia

Notwithstanding the Durbar, the repression of the Boxers and the Sykes-Picot Agreements, starting from the beginning of the XX Century, extra-European cultural traditions (African, Islamic, Hindu, Confucian), and even minority European cultures (like the Orthodox and the Euro-Islamic), had affirmed more strongly   their right to exist, and, subsequently, had  gained momentum in several countries.

All extra-European countries, and also the countries of Eastern Europe, share today a sense of pride for their ancient traditions, different from Western mainstream (“the Asia that dare say ‘no’”). For this reason they have, towards their history, a “continuity approach”, from the Yellow Emperor to  Confucius, from Qin Shi Huangdi to the Red Rescript, from Sun Yat Sen to Mao; or, respectively, from Rjurik to Alexander Nevskij, from Ivan the Terrible to Peter Ist, from Catherine II to Lenin, from Stalin to Putin (or from Arpad to Rakosi, from Kossuth to Nagy). Only Europe tries (happily, without success) to limit its own history to the last 80 years, minimizing the roles of Gilgamesh and Moses, Hippocrates and Socrates, Plato and Aristoteles, Alexander and Caesar, Augustus and Constantine, Justinian and Charles the Great, Dante and Frederick II, Napoleon  and Coudenhove Kalergi. If this effort of the mainstream would succeed, we would loose our main element of strength: the attractiveness of our old culture.

The most extreme avatar of present days  Eastern Renaissance is constituted by the Belt and Road Initiative, which, already by its definition, recalls to everybody that the peoples of Asia and Europe have been linked since the most remote antiquity by ethnic, religious, cultural and commercial links, so that China and Europe have conceived themselves as a mirror image of high civilisations (Qin and Da Qin). The idea of a Silk Road, invented by the German Earl von Richthofen,  creator of the Trans-Syberian railway project  developed eventually by the tsarist government, has been taken over now by China, which seems today to be the main beneficiary of a revamping of the Old Silk Roads. However, nobody hinders other subjects, such as the European Union, to develop  their own “Silk Roads”. This is precisely what the EU intends to do by its “Connectivity Initiative”.

In reality, in our century, the idea of a new Silk Road had already been developed by Hillary Clinton, but not followed-up. China,  being the largest country of the world, needs vitally for several reasons a continuous interchange with the rest of the world, which has already taken place, especially with the United States, but that the latter wants now to stop because, thanks to it, China is gaining always more momentum, so challenging the American “intellectual leadership” of the world.

And, in fact, there has been since a long time a wish to establish world peace based upon a harmony between East and West. This idea is deeply entrenched in Chinese culture since its beginning, being tightly linked with the idea of Tian Xia), and found its expression in the name of the Qin, Han and Tang Capital, Chang’An (permanent peace). In the short period between 332 and 340 a. C, there was even an ephemerous Pax Aeterna between Constantine and Khosraw of Persia, to which also China and the Huns should have adhered. The Epistle of Prester John in the twelfth Century asked for a contact between Byzance and India, Giovanni da Pian del Carpine and Marco Polo, tried to establish a stable relationship, which was consolidated by Jesuits.

What disturbs most Americans and European Atlanticists is that the Silk Road makes a direct  reference to the core of the Old World: the Roman Empire, the Catholic Church, Dar al-Islam, India, Central Asia and China, so putting into a corner the New World, which still pretends to be the heart of the ecumene. Actually, a full implementation of the New Silk Road (and/or of the Connectivity Initiative) would imply the marginalisation of the United States. Even the widespread idea of creating, by the Connectivity Initiative, uttered by the Institutions in an effort to balance the Chinese weight in the Belt and Road Initiative, will end up completing the latter, and consolidating the ongoing “Eurasian” trend.

The Coronavirus pandemic is just the last event in a long chain, where the effectiveness of Eastern countries has shown their superior capability to overcome the challenges of the Third Millennium (so confirming an intuition of Max Weber): traditions, technology, State-building, soft power. This superior capability has been recognized by Western public opinions, as shown by recent polls that have revealed that the majority of Europeans is more inclined towards Russia and China than towards the West, and especially is not available to participate in a Third World War on the side of America. It is not a case that the present US Defence Doctrine starts from the idea that USA must be independent from NATO, first of all by the refusal of existing agreements  with the stress on sea-land ballistic missiles, which do not require any consent from allied countries and by imposing home productions invoking war preparedness.

This implied conflict is at the roots of what European Institutions has labelled as “a Systemic Rivalry”, which we will criticize in the following posts, for its lack of an adequate cultural background, and even of a precise meaning.

The national Indian festival in New Delhi

5.China Bashing

For all the above reasons, US media and politicians attack China constantly with a series of stereotyped critics. Here is an example:

“ China’s thousand-year objective is to overthrow the democratic order through peaceful and divisive means. China is spreading its narrative through coercive diplomacy, OBOR, propaganda and disinformation campaigns legitimizing Chinese authoritarian governance shrouded in historical values and ideals. Its objective is to alter democratic governance, norms and the established rule-based world order and replace it with the Chinese version of an illiberal order and authoritarian rule. China is making inroads in democratic countries like Poland, Greece, the United Kingdom and Italy by buying or investing in companies and critical infrastructure like ports and bidding for 5G network contracts. Chinese companies doing business overseas have links to the communist party or the People’s Liberation Army. Through these companies and 5G technology, China will be able to collect and harvest intelligence for diplomatic and trade negotiations, launch cyber warfare against critical infrastructure and classified government networks, gather confidential information from companies, launch disinformation campaigns and understand warfare plans and military preparedness of host states.”

Taking into account their lack of cultural background, such attacks, by Western national and supranational institution, to Russia’s and China’s public diplomacy appear to be ridiculous, and the new so-called Chinese “Wolf warriors diplomacy”, not differently from the consolidated style of the Russian speaker Marija Zakarova,  by which it seems to be inspired, is just a reaction, mirror image of the American one (for instance, of Victoria Nuland).

In the same way, the very much criticized militarisation of Chinese society is a result of the everlasting imitation lust of Chinese:“China’s initiatives in military-civil fusion are informed by a close study of, and learning from, the U.S. defense industry and American defense innovation ecosystem to an extent that can be striking. In certain respects, military-civil fusion can be described as China’s attempt to imitate and replicate certain strengths from a U.S. model, but reflected through a glass darkly and implemented as a state-driven strategy.”

In reality, all of that was already anticipated in earlier stages of China’s history, by the idea of a fusion of Chinese and American cultures, hinted by the Taiping ideology and Kang Youwei’s Datong Shu, directly risen by the incumbent propaganda of  evangelic missionaries.

Sino-Italians welcome Chinese warships in the port of Taranto

6.The Treaty

Presently, the major ambit of dispute is the next Europe-China Investment Treaty, which last year the Commission had undertaken in writing to sign, and which was bound to be signed in September in Leipzig, but against which George Soros had launched a violent campaign, and which has been postponed for Coronavirus.

In the background, there is the struggle for technological dominance between USA and China, which is an updating, in the III Millennium, of Huntington’s “Clash of Civilisations” and the first Fukuyama’s “End of History”. According to this author, the world would have split alongside the borderlines of the Orthodox Faith , and would have gone towards WWIII, where China and Russia would have fought against the US. According to Huntington, notwithstanding the big differences that he objectively saw between Europe and the US, it was of utmost interest for the US that Europe remains together with them. Otherwise, the latter would have had good prospects of loosing WWIII, and, in the best case, the only remaining superpower would have been India. This is the explanation for the growing pressures, from the US and the European pro-American lobbies, to boycott the new Silk Roads, in which many European countries, such as UK, France, Germany, Italy, Hungary, Serbia and Greece, not to speak of Turkey and Russia, are already heavily engaged.

In reality, US, without Europe, should not remain the hegemon power of the world; on the contrary, Europe without Eurasia would remain forever a follower of the US and a country on the way towards underdevelopment.

The summary drafted on behalf of the European Parliament about the EU-China Treaty has made it clear that, notwithstanding Europe’s ongoing descent towards underdevelopment, we have now a lot of political opportunities which in the past had never existed.

The news is that, being the XXI century the one of Intelligent Machines, the power struggle is no more between States, but between technologies: not the DoD against the PLA, but the OTTs against Huawei.

However, the new Treaty would have first of all a symbolic, political and legal meaning, because it will simply supersede the existing “national” treaties: besides being an opportunity to profile itself as more independent from the USA, would also be a move to assert EU’s legal competences in the face of Member States. In fact, all member States are doing excellent business with China and have their own treaties, and it is questionable whether the competence for international investment treaties lies with the EU or with Member States, or both. A new “mixed” Treaty, alongside the model of the ACP-EU  Agreements, could be an appropriate basis for the whole Silk Road. By the way, my first work devoted to European law, written in 1980 when working in Luxemburg for the European Court of Justice, dealt precisely with the Lomé Agreement.

Eurasia is a complex of ancient civilisations

7.How to behave in the US-China dispute?

The campaign launched by Bannon and Trump some years ago, for “disrupting China’s supply chains”  has gained momentum in the States because of the ongoing American crisis and the even more evident growth of China. America feels that it is losing its clout on the world and reacts nervously. Ironically, also George Soros is sponsoring now an action formerly initiated by Bannon (which, unexpectedly, has obtained just now, by the Administrative Court of Latium, the right to utilize an ancient monastery for creating an American political school in Italy) and shared by Le Pen and Salvini, who have proposed a motion of the European Parliament under this heading. In this, America is wholly bi-partisan.

Such idea of “disrupting supply Chains” with China could make sense for the US, which, having seen that they cannot undermine China from inside, are preparing a war, so that nobody can expect them to purchase strategical goods form the enemy (nor to shell US property in China as they did not shell Opel and Ford in Nazi Germany during World War II).

Contrary to what has written ECFR, this idea does not  apply, on the contrary, to Europe. Seen from this part of the Atlantic, adhering to the US diktat to break-up relationships with China in this moment of deep crisis would be fatal for Europe’s economy. Unfortunately, European politicians are very attentive and reactive to US “suggestions”, which often change the Governments’ attitudes within a few minutes (as has happened with the infamous Italian MOU). This time, Europeans seem a bit tougher, because Europe, with China, risks to lose very much, as we will show in the following posts.

In fact, first of all, far from trying to reduce Chinese investments in Germany, Merkel  is speeding up German investments in China. On June 11, in spite of American pressures,  Angela Merkel and Li Keqiang had a teleconference, and  three agreements were signed by German and Chinese firms, including one between auto makers Volkswagen and JAC Motors. Merkel urged Li to open up the domestic market and provide more legal certainty for investment, but, in fact, in spite of accusations, more than 40% of the cars manufactured by the Volkswagen Group are sold in China. By these agreements, VW has even achieved the majority of the stock of the joint ventures which manufacture VW cars in China. What is in itself an evidence that there is no limitation on European investments in China.

At the end of the teleconference, Li has affirmed, in stark contrast with the requests of Americans and European “sovereignists” that China and Germany should make good use of the “fast track”  for personnel exchanges to facilitate business cooperation and resumption of production “and jointly maintain the safety and stability of the supply chain of the industrial chain.Li said China always respects Europe’s integration and is glad to see a unified and prosperous EU:”We are willing to maintain high-level exchanges with Europe, promote pragmatic cooperation and strive to complete the negotiation of the China-EU investment agreement at an early date to better achieve common development,” .

In fact, the most evident result of Trump’s policies has been a direct damage to European economy, heavy duties (for security concerns), by the interruption of trade fluxes, and, last but not least, the direct unfair competition with European goods, the ITA with China resulting in China being obliged to purchase for US§ 193.3 billion instead of 130.7. As a consequence, imports from the EU have declined by 10.8 billion, so reducing European export to China under the American one (always a consequence of the “America First” principle).

I remember that already under Reagan the US utilized the military legislation for curbing the commercial expansion of its allies. Now, pretending that the import of metals from Europe has to be reduced for the national security of the United States amounts to say that the two sides of the Atlantic might have a war between them. If this should be the case, there is a lot of Europe-US business relations which would constitute a danger for the security of Europe: first of all the storage of European data in the US.

EUROPEAN TECHNOLOGY AGENCY: LETTERS TO THE EUROPEAN POLITICAL GROUPS

European Space Agency

Turin, 22 May 2020

Honorable President Weber,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion, in contrast to what foreseen in Minister Altmaier’s Industriestrategie fuer Deutschland und Europa,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. I note also that in his interventions in Strasburg, the Pope had warned against “unknown empires”. These empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried ourt by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

Arianespace, European launchers champion

Group of the Progressive Alliance of Socialists and Democrats

Honorable President Garcìa-Pérez,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China. After the market failures of the ongoing economic crises, worsened by Coronavirus, it had been said that old turbo-liberal prejudices had been overcome, but this reluctancy of European politics to make plans (when everybody in the world makes plans) is suspect.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. I note also that in his interventions in Strasburg, the Pope had warned against “unknown empires”. These empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

The Japanese Ministry of International Trade and Industry

Free Alliance  Identity and Democracy Group  

Honorable President Zanni,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

The correrponding Ministry in China

Renew Europe

Turin, 2 June 2020

Honorable President Dacian Ciolos,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

This is what President Macron means when speaking of “European Digital Sovereignty”.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China. After the market failures of the ongoing economic crises, worsened by Coronavirus, it had been said that old turbo-liberal prejudices had been overcome, but this reluctancy of European politics to make plans (when everybody in the world makes plans) is suspect.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

The new Chinese hyperloop

Greens/Free Alliance

Turin, 3 June 2020

Honorable Ska Keller and Philippe Lamberts,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China. After the market failures of the ongoing economic crises, worsened by Coronavirus, it had been said that old turbo-liberal prejudices had been overcome, but this reluctancy of European politics to make plans (when everybody in the world makes plans) is suspect.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. I note also that in his interventions in Strasburg, the Pope had warned against “unknown empires”. These empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

Also the European New Deal is unrealistic without mastering all AI technologies, because, as Jeremy Rifkin has explained very well, a rational utilisation of energy is based upon an omnipresent form of control, which can be achieved only thanks a widespread presence of digital devices and of powerful control centers, which must not depend from far away multinationals.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistencies  in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

Rostech, the State-owned holding of the Russian high tech industries

European
Conservatives and Reformists

Turin, 2 June 2020

Honorable Ryszard Antoni Legutko and Raffaele Fitto

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency.

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

The Chinese quantum satellite, developed in Austria

Confederal Group of the European United Left – Nordic Green Left  

Turin, 3 June 2020

Honorable Manon Aubry and Martin Schirdewan,

We have addressed to the President of the European Parliament, to the members of the ITRE committee and to other members of the EP, as well to the ones of the Council and of the Commission, a letter, which we sent  for urging them, in the course of the present work for approving a series of documents for the 2021-2027 period, to take care of the urgent need to give to Europe, for this period decisive for the future of Mankind, an adequate policy, strategy, structure, funding and legislation, for building up a European Autonomous Digital Ecosystem, able not only to meet successfully the competition of the US and Chinese global systems, but also to develop an autonomous  societal system, able to translate, into the society of intelligent machines, the “European way of life” which the Institutions purport to develop.

We take the opportunity to note that, in the website of the Commission, the page devoted to a “European Industrial  Strategy”, included in the timeline for the European Digital Green Deal, and foreseen for March 2020,  is lacking.

We understand that, in March, in the middle of  the Coronavirus crisis, it would have been difficult to decide upon a European  Industrial Strategy. However, without an Industrial Strategy, any Recovery Plan does not make sense, especially if it is linked to the 7 years budget 2021-2027. Our book and the attached proposal for the Conference for the Future of Europe constitute a tentative to fill this gap with the creation of a new entity devoted to a large part of this task: new technologies. The basic assumption is that, in the third decade of the III Millennium, no problem of mankind (environment, peace, culture, equity, health), not to speak of Europe, can be solved without mastering the new technologies, and first of all, Big Data, the Web, cyberintelligence, AI, Digital Financing. As long as Europe gives up to have its own high tech, its decadence will go on indefinitely, and no substantive objective will be met. In particular, The role of workers depends on a rational digital policy (see Annex 2).

In particular, we note also that, in  the present Industrial Strategy under discussion,  attention is paid only to SME, whilst, on the contrary, announcements from different parts had hinted at a strategy for European Champions, comparable to the ones of the USA and of China. After the market failures of the ongoing economic crises, worsened by Coronavirus, it had been said that old turbo-liberal prejudices had been overcome, but this reluctancy of European politics to make plans (when everybody in the world makes plans) is suspect.

This decade will be decisive for the world’s and Europe’s destiny. Europe cannot remain a passive spectator of a technological revolution which runs contrary to the European Way of Life and to Europe’s legitimate interests.Especially,the fact of being completely dependent on the OTTs blocks any capability to make an autonomous programming of its technological and geopolitical development, to have an independent intelligence, to have an autonomous R&D and European Army, to develop its own AI. I note also that in his interventions in Strasburg, the Pope had warned against “unknown empires”. These empires may be blocked only by a European Web, which the Institutions should  build up according to the models of ESA, Arianespace and Airbus. This herculean work cannot be carried out by the about 40 small agencies existing today, but only by a powerful European Technology Agency (see Annex 1).

We are confident that the Institutions will take care of these inconsistency in working out the 7 years budget, in structuring the Conference on the Future of Europe, but also all the technical documents whose discussion is under way today.

We remain at your disposal for highlighting our studies and debates on this urgent matter.

Thanking you in advance for your attention,

Kindest regards,

For Associazione Culturale Diàlexis,

The President,

Riccardo Lala

Associazione Culturale Diàlexis, Via Bernardino Galliari 32  10125 Torino,  tel 0039011660004  00393357761536  website: http://www.alpinasrl.com

A quantum computer

UN RUOLO PER L’EUROPA DEL DOPO PANDEMIA:LETTERA APERTA A SERGIO FABBRINI

Il nome Chang’an, la capitale cinese di Qin Shi HuangDi e dell’ Esercito di Terracotta, significa “Pace Perpetua”

Tutta la nostra attività, per gli ultimi 14 anni, ha ruotato intorno al ruolo dell’Europa nel III millennio (“Il ruolo del’ Europa nel mondo”; “DA QIN”; “L’Europa sulle Vie della Seta”). Per questo motivo, non possiamo, ovviamente, lasciare senza commento un articolo, come quello di Sergio Fabbrini su “Il Sole 24 Ore” del 14/6/2020, dedicato all’ attualizzazione di questo fondamentale tema.

1.Ambiguità della “Pace Perpetua”

Il ruolo dell’ Europa nel mondo era stato definito, dai Padri Fondatori (Spinelli, Schuman)  in modo adeguato, ma equivoco,  a causa della divisione dell’Europa fra due grandi blocchi,  citando l’ideale millenario e universale della Pace Perpetua (Chang’An, Pax Aeterna, Dar al-Islam, Ewiger Landfrid, Paix Perpetuelle), da un lato quale implicita protesta contro la violenza delle Grandi Potenze vincitrici e della loro divisione dell’ Europa (Horkheimer e Adorno), e, dall’ altra, quale sommessa rivendicazione, per l’ Europa, di un ruolo mondiale, alternativo a quello delle stesse (Spinelli), e, infine, di giustificazione e riabilitazione della Germania (Juenger). Da un lato, l’Europa, appropriandosi di quell’ancestrale slogan monarchico, lasciato cadere dai nuovi imperi laici e democratici, e riappropriato solo dalla filosofia (Kant, Jaspers), tentava di porsi in concorrenza con le Grandi potenze almeno sul terreno etico (l’unico ancora concesso all’ Europa), e, dall’ altro, di aprirsi nuovi campi di manovra in politica internazionale (dalla Ostpolitik alla geopolitica vaticana).

Tutto ciò s’inseriva nel cosiddetto “multilateralismo”, un eufemismo per designare una benigna accondiscendenza degli Stati Uniti a concedere a tutti i suoi partners e soggetti una quasi-parità formale.

A causa del carattere imperfetto di quell’asserita parità, già per poter sostenere quella rivendicazione della Pace Perpetua, con il suo carattere controfattuale, l’intelligencija europea era stata costretta a crearsi un intero universo culturale artificiale, che negava allo stesso tempo, per rendere credibile un nostro preteso pacifismo, il carattere profondamente conflittuale dell’identità europea (che contraddice una pretesa vocazione dell’Europa per la pace) e il nesso inscindibile fra Pace Perpetua e imperialismo, espresso  già dagli epitafi degli Achemenidi, da Orazio, da  Tacito, per arrivare fino a Hitler –“das Tausendjaehrige Reich”-(il che rendeva semmai più credibili, come vessilliferi della pace perpetua, più che l’Europa, i due imperi extraeuropei).

2. Il dileguarsi di un mito

Quest’ inevitabile mistificazione della storia europea risultava evidente fin dall’ inizio a chi avesse un minimo di onestà intellettuale (basti pensare a De Gaulle), ma è divenuta più che mai riconoscibile in questo terzo millennio, da un lato attraverso l’” imperialismo democratico” di Clinton, della Albright, dei Bush, di Blair e di Obama, e, dall’ altra, con l’intensificarsi delle guerre occidentali (Jugoslavia, URSS, Medio Oriente), e dei più recenti  preparativi di guerra mondiale (denunzia dei trattati nucleari, militarizzazione dello spazio). Lo stesso Fukuyama ha dovuto constatare che la “Fine della Storia” da lui profetizzata come conclusione dello Scontro di Civiltà previsto da Huntington non si è poi realizzata. Certo, all’ Europa è ancora possibile esibire  un altro mito, quello della sua pretesa sua dalle avventure e disavventure americane, ma si tratta di un mito oramai consunto, dal massiccio sostegno dell’ Europa al dispiegamento bellico internazionale dell’ America, dalle guerre interne all’ Europa stessa e dalle infinite “guerre umanitarie” a cui abbiamo partecipato in giro per il mondo.

In realtà, dai tempi più antichi tutti gl’imperi giustificano le loro guerre di conquista con la necessità di por fine alle guerre. Più passano i secoli, meno questo progetto risulta credibile. E’ proprio dal carattere ingannatore di siffatte promesse ch’è nata la figura dell’ Anticriso.

Con la rinascita della Russia e della Cina e la presidenza Trump, la realizzabilità, entro tempi misurabili, di un mondo realmente pacifico (perché definitivamente assoggettato all’ Occidente), è divenuta ancor meno credibile, sì che l’Europa ha dovuto prendere atto che la pace perpetua, proposta da 80 anni, a partire da Juenger, Spinelli e Schuman, quale ragion d’essere dell’ integrazione europea, è anch’essa irraggiungibile, almeno con lo strumento fino ad allora utilizzato -la cooperazione  utilitaristica fra Stati Nazionali su base funzionalistica-. Intanto, perché l’Europa è divenuta nel frattempo  (anche grazie a quelle politiche) assolutamente irrilevante su tutte le grandi questioni mondiali (scelta del modello socio-economico; rapporto con la tecnica; diritto internazionale; guerra e pace); in secondo luogo, perché l’ America, anziché continuare ad ammantare le sue prevaricazioni con ipocrite giustificazioni teologiche, etiche e giuridiche (che legittimavano parzialmente anche le “Retoriche dell’ Idea di Europa”),  coltiva oramai in maniera sfacciata la propria smisurata volontà di potenza (eliminare ogni concorrente;  mantenere un monopolio universale; conquistare militarmente il mondo intero; controllare tutta l’umanità attraverso l’informatica). Questo cambio di registro è dovuto non solo alla natura arrogante di Trump, bensì anche e soprattutto al fatto che la retorica umanitaria non era servita in tanti anni a ingannare, né alleati, né avversari, sicché era divenuta, per l’America, soltanto un impaccio nella difesa dei propri privilegi contro l’ascesa delle molte potenze cosiddette “sfidanti”.

A mio avviso, contrariamente a quanto ritiene Fabbrini, l’America non aveva mai veramente garantito, né la sicurezza, né il benessere dell’Europa, innanzitutto perché, come hanno dimostrato studi storici di tutte le correnti, Stalin, da politico realista qual era, temendo soprattutto l’”overstretching”, lungi dal voler spostare la Cortina di Ferro,  faceva di tutto perconvincere Churchill e Togliatti, Tito e Tarle, Dimitrov e Vargas, Nenni e Tito, a rispettare l’equilibrio di Yalta, e,  in secondo luogo, come hanno spiegato Milward e Eichengreen, le “Trente Glorieuses” furono dovute essenzialmente, non già all’ERP o al Piano Marshall, bensì alla conversione al civile dell’ingente parco industriale europeo nato con le due guerre mondiali.

Oggi, poi, quando non c’è più lo spettro di un movimento omogeneo come quello comunista, desideroso di cambiare il mondo sul modello sovietico, non si può più in alcun modo sostenere che il preteso (ma anch’esso indimostrabile) “ombrello americano” serva contro una qualche concreta minaccia. Anche perchè, quando la Russia ha voluto o dovuto intervenire fuori dei suoi confini (ma ben lungi da quelli della UE), lo ha fatto senz’alcuna reazione da parte degli USA o della NATO. E certo la Cina non ha nessuna intenzione (ma neppure la possibilità, data la distanza) di minacciare militarmente l’Europa Occidentale. Semmai, è l’Unione Europea che, sulla scia degli Stati Uniti, minaccia, e spesso addirittura organizza, un “régime change” o perfino un’invasione della Russia o delle sue province ed alleati (Daghestan, Inguscezia,Transnistria, Abkhasia, Ossetia, “Euromaidan”).

Dal punto di vista economico, il trasferimento forzato in America, dopo la IIa Guerra Mondiale, di missilistica, nucleare, motoristica avio e informatica tedeschi, polacchi, ungheresi e perfino italiani, oltre  alla connivenza con gli abusi delle multinazionali e ai vincoli al commercio con quasi tutti gli Stati del mondo (quello che Trockij aveva chiamato “contingentamento del capitalismo europeo”) sono la causa prima, evidente ma da tutti sottaciuta, della continua decadenza dell’ economia europea rispetto al resto del mondo.

Dunque, non resta alla fine altro argomento, contro il progetto di una maggiore autonomia dall’America stessa, che il timore delle sue eventuali reazioni, nonché quello che, senza il poliziotto americano, possano emergere in Europa nuove forze politiche che eventualmente scalzino, nel consenso popolare, quelle oggi al potere.

Anche per questo, di fronte all’ arroganza e alla rozzezza di Trump, un’eventuale insistenza dell’Unione Europea a voler trattare questioni internazionali di interesse esclusivo dell’Occidente da un preteso punto di vista del bene di tutta l’Umanità (come si continua a fare in certi documenti programmatici) sarebbe non soltanto non più credibile, ma, addirittura, data la nostra precaria situazione, la prova provata di essere delle semplici marionette dell’America.

Di qui, la generalizzata recente presa di distanza dall’America di tutta una classe dirigente ( vedi in particolare Macron e Borrell) fino ad oggi succube, anche verbalmente, dei diktat americani, la  quale ostenta ora, per giustificare un’ inedita sostanziale equidistanza fra USA e Cina,  una pretesa sorpresa e delusione per gli attuali atteggiamenti di Trump, che, invece, sono  sostanzialmentevla continuazione di quelli dei presidenti precedenti, ma solo  non sono più coperti da un velo d’ipocrisia.

3.Una geopolitica più realistica

Per altro, quella presa di distanza, dall’ America di Trump, di alcuni politici europei, è ancora reticente -rivolta, com’è, più alle conseguenze che alle cause prime-.  Ad esempio, è incredibile che la recentissima  idea di Trump di spostare 9500 militari dalla Germania sia stata accolta da Angela Merkel con sdegno. Non si era mai visto un Paese occupato che si offenda perché l’occupante vuole rimpatriare una parte (per altro modestissima) delle sue truppe.

Come afferma giustamente Fabbrini, gli USA “continuano ad essere l’unica potenza globale esistente”, nel senso ch’essi ancora stanno imponendo in tutto il mondo i loro temi di discussione (l’agenda del discorso politico), controllano tutti gli abitanti del globo con l’informatica e avvolgono il mondo intero con una rete di spie, d’ investimenti, di basi militari, di consulenti, di satelliti artificiali, di sistemi d’arma. La novità, osserva Fabbrini, “piuttosto che il declino degli USA, è stata l’ascesa di altre grandi potenze (Cina, in particolare) che ha condotto alla ridefinizione dei rapporti di potere internazionali.”(cfr. i nostri studi “Da Qin” e “L’Europa sulle Vie della Seta”).In soldoni, anziché detenere, come nel 2000, il 100% del potere mondiale, oggi, dopo la Cecenia,  le Torri Gemelle, Tskhinval, la Via della Seta, l’Ucraina, le sconfitte medio-orientali e il Coronavirus, gli Stati Uniti ne controllano  ancora circa la metà, essendo il resto ripartito fra Cina, Chiesa Cattolica, Russia, Israele, India e Unione Europea. Non è per altro vero che “nessuno di costoro voglia collaborare con gli altri”, perché sono sempre e solo gli Stati Uniti a negare la loro collaborazione, rifiutandosi sostanzialmente di riconoscere l’ Unione Europea, spostando truppe e i missili a pochi chilometri da San Pietroburgo, denunziando i trattati nucleari, “scardinando le filiere produttive” delle proprie stesse imprese pur di danneggiare la Russia, la Cina, l’Iran, ma anche l’ Europa, boicottando le organizzazioni internazionali…Invece, tutti gli altri soggetti internazionali non fanno altro che profferire, fra di loro e con l’ America, sempre nuove offerte di collaborazione. E’ chiaro ch’esse finiranno per continuare a collaborare fra di loro senza gli Stati Uniti, come per l’Iran, la Via della Seta, il WTO, l’OMS, il Tribunale Penale Internazionale…Sarà l’America a rimanere isolata.

4.La PESC e la “Guerra nell’era delle macchine intelligenti”

Secondo Fabbrini, la reazione europea all’attuale atteggiamento dell’America dev’essere quello di potenziare la Politica Estera e di Difesa Comune, facendo, così, delle provocazioni trumpiane, un’ottima opportunità da cogliere per l’Europa.

Cosa su cui concordo pienamente, con una sola, ma fondamentale, precisazione:  nel III millennio, la sola politica estera e di difesa che conti è quella tecnologica (comprensiva della biopolitica, la cyber-intelligence, la cyberguerra, lo Hair Trigger Alert, gli Hacker patriottici, i trolls, le fake news, la battaglia di narrative, la prevenzione delle pandemie, lo European Medical Command, la borsa e la valute elettroniche, la Web Tax). Le nuove tecnologie condizionano infatti la sopravvivenza stessa dell’Umanità, e, quindi, la guerra nucleare, la politica nazionale e internazionale, la biologia, lo sviluppo economico, la politica familiare e demografica, i diritti civili, la costituzione, il lavoro, la partecipazione…

Senza un ecosistema digitale autonomo non si può fare una politica internazionale degna di questo nome, perché si è soggetti allo spionaggio altrui; non si può avere un’industria all’altezza dei concorrenti, perché non si può proteggere, né la propria proprietà intellettuale, né i propri interessi in giudizio; non si possono difendere i diritti dei nostri cittadini, perché gli strumenti fisici di questa difesa (big data, cavi intercontinentali) sono in mano a potenze straniere; non si può fare nessuna politica economica, perché gli utili e il gettito fiscale sono dirottati dalle OTTs fuori dell’Europa. Meno che mai si può fare una politica di difesa, quando “la minaccia alla pace” maggiore proviene proprio dai nostri Alleati, che hanno fomentato guerre con la Russia, con la Cina, con l’ Afghanistan.., spingono verso la corsa agli armamenti, boicottano le nostre economie, penalizzano le nostre aziende e ci sottraggono il nostro “know how”.

Rimandiamo a questo proposito al nostro volume ”European Technology Agency”, da noi inviato a tutte le Istituzioni europee, e in particolare alle proposte ivi contenute di unificare tutte le politiche tecnologiche europee sotto un’unica autorevole guida.

Infine, la “guerra senza limiti” oggi in corso implica anche che non si possa condurre una politica estera e di difesa comune, né tanto meno una politica tecnologica europea, senza partire dalla cultura, in tutti i suoi aspetti. Infatti, come diceva Heidegger, “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, sicché presuppone una qualità umana e culturale superiore, una pedagogia adeguata, scelte politiche adeguate e una formazione continua dei cittadini, e, a sua volta, costituisce la forma più potente di difesa dell’indipendenza nazionale (basti pensare a Israele, a Solidarnosc e alla difesa dell’Arabo Classico e dei caratteri cinesi).

Come funziona la NSA

5.Un reale dibattito sulla Politica Estera e di Difesa Comune

Come conseguenza, tutte le iniziative citate, non solo da Fabbrini, ma anche da Macron e dai documenti dell’Unione, per una maggiore autonomia dell’Europa, sono sicuramente utili e necessarie, ma non hanno alcun senso se non collocate all’ interno di una strategia globale che parta dalla cultura e dalla tecnologia, dando da subito all’ Europa  gli strumenti fattuali per poter costruire in tempi rapidi questa difficile autonomia.

Il livello di consapevolezza attualmente esistente su questi temi nei mondi culturale, politico, amministrativo, accademico, industriale, militare, è assolutamente insufficiente, e va innanzitutto elevato.

Occorre quindi, nell’ambito dei movimenti europeisti e della Conferenza sul Futuro dell’Europa, un reale dibattito culturale sulla natura della tecnica, sulla Società delle Macchine Intelligenti,  sulla difesa dell’ Umano dal Postumano, sull’Economia della Sorveglianza, sulla Cyberguerra, sugl’insegnamenti concreti di Echelon, Wikileaks, Prism e delle cause Schrems, su una nuova pedagogia tecnico-umanistica, sull’upgrading tecnologico della società europea

Solo sulla base dell’esito di questo dibattito sarà possibile abbordare le questioni dell’interscambio fra le culture circa il rapporto con la tecnica; del rapporto informatica-industria-scuola-difesa; di una nuova forma di cyber-intelligenza e cybersecurity;  del controllo sui rapporti tecnologici extraeuropei; dell’ innalzamento del livello tecnologico dell’industria e degli eserciti  europei; del tipo di formazione, civile e militare, degli Europei; della reale situazione dei costi della difesa e del loro fallout tecnologico e commerciale; del rapporto con le altre parti del mondo.

E, di converso, solo in base all’ esito di queste attività progettuali sarà possibile una chiara definizione delle minacce alla “European Way of Life” di cui parla Ursula von der Leyen; gli obiettivi della Politica Estera e di Difesa Comune, al di fuori dei luoghi comuni, dell’abitudinarietà e delle influenze extraeuropee; la ridisegnazione dell’intero settore.

Concordo con Fabbrini anche sul fatto che “non si tratta di sottrarre sovranità militare agli Stati membri, ma di creare una sovranità militare  della Ue, limitata ma indipendente dai suoi Stati Membri”. Infatti, gli Stati Membri non hanno adeguato, né i loro eserciti, né le loro diplomazie, né i loro sistemi educativi, né le loro società, alla “Guerra senza Limiti”: non hanno sistemi d’ intelligence attivi in tutto il mondo, né computers e satelliti quantici, né missili ipersonici; non proteggono dal punto tecnico, giudiziario, militare e poliziesco i dati delle loro imprese e dei loro cittadini. Tutte queste cose potranno (e dovranno) essere svolte da un piccolo (ma efficientissimo) Esercito Europeo, che supplirà alle colossali lacune di tutti gli eserciti europei esistenti (e anche dei sistemi europei di soft power e di advocacy delle nostre imprese).

Senza voler anticipare gli esiti di questo dibattito, credo che dovrebbero essere presi in considerazione, come minimo, fin da subito, i punti seguenti:

-il pericolo costituito dal controllo, sull’equilibrio strategico, ma innanzitutto, nucleare, del complesso Informatico-Digitale (Hair Trigger Alert, Perimetr’, NSA, OTTs);

-il nesso inestricabile esistente fra III Guerra Mondiale e superamento dell’uomo da parte del “phylum macchinico” (De Landa), oramai determinante per le sorti della guerra tecnologica, e l’unico capace di sopravvivere, come anticipato dal Covid-19, a una guerra mondiale al contempo nucleare e chimico batteriologica (NCBR);

la spesa militare abnorme (soprattutto per un continente che si pretende  pacifico, e che invece spende per il militare -compresi i contributi in natura alla NATO)-, più di Russia e Cina messe insieme;

-l’urgenza di un’Accademia Tecnologica, di un’Accademia Militare europea e del rifacimento completo dei curricula scolastici, per inserirvi competenze tecnologico-umanistiche e di difesa civile, nonché il volontariato nel Servizio Europeo di Solidarietà, proposte nel nostro libro “European Technology Agency”;

-la creazione di un seppur modesto servizio di Cyber-intelligence e di Cyberguerra, indipendente dalla NATO;

il rovesciamento, invocato da Maximilian Schrems, dell’attuale atteggiamento delle Istituzioni, di tolleranza della totale disapplicazione del GDPR da parte delle OTTs;

-il chiarimento dei meccanismi decisionali NATO, da 70 anni completamente in mano agli stessi Stati Uniti, e che, anche solo per un motivo di equità, dovrebbero essere invertiti e resi trasparenti;

-un riesame critico dei cosiddetti “valori europei”, con una visione comparatistica della filosofia, dell’arte, della storia, capace di fondare un autentico dialogo paritario fra tutte le culture del mondo.

La guerra futura sarà una guerra di droni

6.I politici europei come gamberi

Non condivido la retorica sulla CED corrente negli ambienti europeistici. Le decine di divisioni eruropee ivi previste, senza marina, aviazione, e, tanto meno, arma atomica, sotto un comando NATO, sarebbero assomigliati più a degli ascari, alla Legione Straniera, o, addirittura, alle SS straniere, che non a un esercito veramente europeo.

Tuttavia, dopo la CED, ci sono stati tanti altri tentativi:  l’atomica europea, la Force de Frappe francese, la proposta francese di mettere questa al servizio dell’Europa, la richiesta polacca di farlo veramente, l’Agenzia Europea degli Armamenti, il corpo d’intervento rapido, la Cellula di Riflessione dell’ Alto Rappresentante per la Politica Estera e di Difesa, lo European Defence Fund, la Military Mobility, lo European Medical Command, il Corpo Europeo di Solidarietà. Si sentono ripetere, da una quarantina di anni, sempre gli stessi slogan senza che mai si giunga ai fatti.

Fabbrini afferma giustamente “a tali dichiarazioni non sembrano seguire scelte conseguenti” e conclude: “La nostra sicurezza, economica e militare, oltre che dal sistema di valori che ci caratterizza, è nelle nostre mani”.Per questo, se, come scrive qualche riga prima, i politici procedono a ritroso come i gamberi, spetta ai cittadini mobilitarsi, affinché, in occasione della preparazione del quadro pluriennale 2021-2027, nonché della Conferenza sul Futuro d’ Europa, si affronti veramente un dibattito a tutto tondo e senza pregiudizi come quello sopra preconizzato.

Gli Stati Generali dell’Economia potrebbero costituire un modello, a condizione che il nuovo consesso fosse aperto a tutti coloro che hanno qualcosa da dire, e che i lavori  fossero pubblici. Invitiamo il Professor Fabbrini, il Movimento Europeo, e tutti gl’intellettuali che si occupano  di queste cose, a sollecitare le Istituzioni ad aprire un siffatto dibattito, secondo il meccanismo delle lettere aperte, da noi inaugurato con la proposta dell’Agenzia Tecnologica Europea (cfr. “Technologies for Europe”).

“E’ L’ORA DELL’ EUROPA”

ANCHE SENZA UN ECOSISTEMA DIGITALE SOVRANO?

Tratta atlantica e Trail of Tears, il peccato originale del puritanesimo americano

Certo oggi è, come ha affermato Ursula von der Leyen, l’ora dell’Europa, perché, essendosi incrinata, grazie anche al Coronavirus,  la maggior parte dei vecchi miti su cui si è retto il sistema geopolitico degli ultimi 75 anni, l’Europa sta forse riuscendo a intravvedere senza paraocchi ideologici la realtà vera del mondo d’oggi e a pensare realistiche vie d’uscita dalla propria decadenza.

Tutte cose che, fino a pochi giorni fa, erano perfino inimmaginabili, perché ancora vigevano le “retoriche dell’idea d’Europa”, e, in particolare: il disdegno per le identità, la UE area più florida del mondo, il progresso continuo, lo “scudo atlantico”, il “diritto mite” dell’Occidente, il “piccolo è bello”, l’inefficienza del settore pubblico, il divieto d’ indebitamento della UE, e così via…

La battaglia fra Kowloon e Victoria, nel cuore di Hong Kong

1.La realtà svelata

Intanto, il Parlamento Europeo, nel suo studio “Thinking about the future of Europe” ha riconosciuto che l’integrazione europea non può procedere senza l’Identità Europea, e si è riproposto addirittura di promuoverla, pur senza fare troppi riferimenti ai miopi schemi pedagogici del passato. Questo cambio di passo è stato reso per altro inaggirabile dalla smentita, da parte della realtà, delle costruzioni ideologiche che avvolgevano finora il discorso pubblico. L’Europa, che fino a un paio di mesi fa si baloccava con l’eufemismo di un’asserita “stagnazione”, è stata costretta a riconoscere la realtà di una secca decrescita dell’Occidente, che non è una “fake news” di Mosca o di Pechino, ma una realtà comprovata dai numeri, di cui il Coronavirus costituisce in un certo senso solo un capro espiatorio. Poi, al progresso continuo della Scienza, dopo i balbettii dei virologhi di tutto il mondo e le fosse comuni in America e Brasile, non crede più nessuno. Quanto al preteso “scudo nucleare atlantico”, i dubbi di Trump sull’articolo 5, il rifiuto degli Europei di aumentare la spesa militare, il fallimento di Defender Europe 2020, la denunzia dei trattati nucleari, la militarizzazione dello spazio, i nuovi missili mare-terra, il ritiro delle truppe dalla Germania, i sondaggi pro-Cina e pro- Russia e il conflitto fra Trump e il Pentagono, è ovvio che esso semplicemente non esiste (se mai è esistito), mentre, in suo luogo, c’è invece una corsa senza limiti agli armamenti, che gli Europei non condividono ma a cui non  riescono ad opporsi. Il coprifuoco in America  supera di gran lunga quello di Hong Kong, e soprattutto ci ricorda che gli Stati attuali  hanno tutti, in un modo o nell’altro,  sulle spalle i colossali crimini del colonialismo  su cui si è fondata la Modernità e da cui soprattutto l’anglosfera non può uscire: nei due casi specifici, lo sterminio dei nativi americani, la tratta atlantica e le Guerre dell’Oppio (iniziata nel 1839 dalla più grande operazione antidroga della storia, quando gl’Inglesi, per difendere i narcotrafficanti, fecero fuoco, nella baia di Hong Kong, contro i battelli dell’ esercito imperiale cinese).   Il Coronavirus si è incaricato poi di dimostrare la debolezza strutturale di milioni e milioni d’imprese europee sub-marginali e tecnologicamente arretrate, che vivacchiano da decenni per inerzia, mentre Amazon, Facebook, Google, Tesla, Alibaba e Wechat (come ha riconosciuto la Commissaria Vestager che da tempo le avrebbe dovute contrastare)  sono uscite dalla pandemia ulteriormente rafforzate. Grandi imprese europee come Lufthansa e Alitalia debbono essere ricapitalizzate con la benedizione dell’ antitrust; gli eurobond sono in pratica già quasi realtà.

Unione e Stati Membri si stanno rendendo conto, seppure malvolentieri, di questo crollo dei vecchi miti, adottando qualche, seppur modesto, provvedimento nella giusta direzione, e, in tal modo, mettendo “un tampone” (è il caso di dirlo) sulle falle più evidenti, che potrà prolungare la nostra agonia, ma non impedire il decesso. Certo, sarebbe tragico se non facessero neppure questo, ma l’interminabile trattativa e le argomentazioni utilizzate dagli Stati membri sviliscono i seppur apprezzabili risultati raggiunti. Basti pensare alle assurde accuse degli Olandesi all’ Europa Meridionale (anche se non senza ragioni: il “bonus vacanze”), quando l’Olanda, con la sua connivenza con le multinazionali e con gli Stati Uniti sui “tax rulings”, è (insieme al Lussemburgo, all’Irlanda e al Regno Unito) fra le cause prime della decadenza dell’Europa, e, perciò, quasi responsabile di alto tradimento. O come quella dell’Ungheria, che lamenta che i “paesi ricchi” (ma quali sono?) vengano aiutati dai Paesi poveri.

Ma soprattutto risulta sfatata la pretesa che la solidarietà sia un valore precipuamente europeo (e perché non africano, islamico e cinese?), mentre invece, di fronte all’immane tragedia del Coronavirus, non si è ancora riusciti, dopo 4 mesi, ad approvare neppure la sostanzialmente neutra comunitarizzazione del debito.  Che cosa ha fatto per il Coronavirus il Corpo Europeo di Solidarietà?

Il problema è che la cultura mainstream, ostaggio di ideologie che hanno, come minimo, 50 anni, non possiede neppure le basi minime necessarie per il  dibattito sul XXX millennio, quale espresso in America, per esempio,  da Asimov, von Neumann, Esfandiari, Kubrick, Joy, Kurzweil, De Landa, Schmidt e Cohen, dove le tecnologie digitali non sono solo un orpello per discorsi della domenica, bensì il  cuore pulsante di un apocalittico progetto globale. I rari Europei che vi ci sono cimentati, come Hawking, Rees, Bostroem, Tegmark, Ferrando, Laurent, Floridi, Nida-Ruemelin sono rimasti al livello di studi accademico, senza aspetti propositivi.

Ne consegue che tutto il grande agitarsi intorno all’”Altra Europa” ha appena scalfito la superficie dei problemi di oggi, perché non ha fatto i conti con i veri convitati di pietra:  l’”algoritmo decisivo”, la “Macchina Mondiale”,  gli squilibri  nucleari, Prism, ecc…

L’esecuzione dei leaders dei Sepoys a cannonate da parte delle truppe inglesi

2.Perchè non ci stiamo ancora muovendo?

Il problema principale è quello del timing. Le positive  tendenze che stanno emergendo (constatazione della “fragilità” di tutti noi Europei, sospetto  verso i “consulenti” tecnici o economici dei Governi, equidistanza fra USA e Cina, interesse per le grandi imprese e i campioni europei, rivalutazione di funzioni pubbliche come la sanità e i fondi sovrani, perfino la faticosa nascita degli Eurobond), arrivano dopo che i nostri principali concorrenti (Cina e USA) sono già andati molto più avanti su queste strade, con sussidi pubblici immediati alle vittime della pandemia, gestione della crisi in prima persona da parte dei Presidenti, investimenti colossali  nelle nuove tecnologie, valute digitali, “advocacy” sfacciata a favore dei propri colossi, militarizzazione della sanità, applicazione del diritto economico di guerra, scavalcamento delle autorità locali in base allo stato di eccezione).

Come non ci stanchiamo d’insistere, l’area in cui il sorpasso sull’Europa è più evidente è quello delle nuove tecnologie, in cui tutti i Paesi del mondo continuano ad avanzare a tappe forzate, e di cui, in Europa, tutti rifiutano perfino di parlare. E’uscito recentemente un eccellente libro di Simone Pieranni, “Lo specchio rosso”, in cui quest’ autore ci illustra in modo competentissimo, dettagliato ma chiaro, come tutte le innovazioni sociali sognate e tentate dall’utopismo tecnologico californiano abbiano già trovato attuazione in Cina, in modo che, estrapolando comparativamente gli scenari dei due Paesi, possiamo comprendere quale sarà il prossimo futuro del mondo. Un futuro certo difficilissimo per gl’individui amanti della libertà, e dove l’Europa sarà un soggetto puramente passivo, in quanto tutti i suoi dati continueranno ad essere detenuti “in ostaggio” dalle Superpotenze, e l’Europa stessa mancherà di qualunque strumento -concettuale, umano, tecnologico, militare- per influenzare in qualche modo l’avvenire antropologico del mondo. Quindi, il contrario dell’auspicata “esemplarità”.A meno di prendere la situazione di petto hic et nunc, molto più di petto di quanto non si stia facendo adesso. Come scrive Dario Fabbri su Limes, “Così oggi miliardi di cittadini – attraverso post, mail, blog – affidano i loro pensieri più intimi alle società della californiana Silicon Valley, più Microsoft e Amazon che hanno sede a Seattle. Di fatto, l’80% della popolazione connessa nel pianeta, che offre agli americani la più grande quantità di informazioni della storia”.

A partire da Crucé, per passare a Kant e Coudenhove-Kalergi, per arrivare a Spinelli e a Papa Francesco, l’Europa ha sempre preteso di costituire un modello per il mondo grazie alla sua ambizione di costruire un ordine mondiale di carattere consensuale, sia esso di carattere etico o di carattere istituzionale. La definizione dell’ Europa quale “Trendsetter”, contenuta nel pacchetto digitale della Commissione, si riallaccia a questa pretesa con un termine nuovo. Tuttavia, come noto, tutti i grandi Stati subcontinentali hanno questa pretesa di esemplarità, a cominciare dalla dal Tian Ming cinese, per passare al “Patto” di Israele,alla “Hvarenah” achemenide,  alla “Hierotate Chora” dei Tolomei, alla Pax Augusta, al Califfato, al Tercio Imperio portoghese, alla “Casa sulla collina” dei Puritani, all’ “internazionalismo proletario”. Questa pretesa universalistica traduce semplicemente una legittima ambizione di “leadership”, espressamente riconosciuta come benefica per esempio dal Corano. Tuttavia, essa, per essere credibile, deve tradursi in fatti concreti, ché, altrimenti, si traduce nella copertura ideologica di altri interessi.

Purtroppo, nel momento stesso in cui l’Europa avanza questa pretesa,  la situazione effettiva dei diritti degli Europei è la più grave in tutto il mondo, perchè le nostre Autorità, a dispetto dell’ enorme produzione cartacea (cfr. i Quaderni  di Azione Europeista “Habeas Corpus Digitale” e “Corpus Iuris Technologici” dell’ Associazione Culturale Diàlexis) , non hanno fatto ancora nulla sul piano tecnico per difendere i cittadini contro la colonizzazione culturale denunziata dal Papa, come dimostrato per acta dalla causa Schrems. In base alle risultanze processuali e ai documenti di Snowden pubblicati da Wikileaks,  i nostri dati  sono già stati trasferiti, e continuano ad essere trasferiti,  nonostante il DGPR e addirittura grazie al Privacy Shield e alle Standard Contractual Clauses, nei server delle OTTs e della NSA, mentre, a detta di quest’ultima, l’intelligence cinese starebbe hackerando tutti i database americani, cosicché i nostri dati, militari, tecnologici, economici e personali sono in pratica disponibili a tutti tranne che all’Unione Europea, ai nostri Governi, alle nostre imprese e ai nostri eserciti (i quali tutti avrebbero pure diritto, a mio avviso, alle condizioni del GDPR, di poterne fruire, e di negare invece tale fruizione ai soggetti extraeuropei, come fanno, appunto, USA e Cina, ma, in gran parte, anche India e Israele).

L’iniziativa Gaia-X, di un cloud europeo (un consorzio di dodici piccole realtà esistenti), inaugurata il 9 maggio dai ministri francesi e tedeschi, costituisce, nonostante le roboanti promesse di sconfiggere gli OTTs, l’ennesimo pannicello caldo, perché è solo sperimentale, si riferisce solo ai dati delle imprese, e non quelli dei cittadini, è comunque parziale e non protetta contro lo spionaggio delle Grandi potenze. Nel 2018, gli Stati Uniti avevano  approvato il cosiddetto Cloud act: una legge federale che – fra le altre cose – permette alle autorità giudiziarie statunitensi di ottenere dai fornitori di servizi cloud di diritto Usa dati e informazioni sensibili anche quando sono depositati fuori dal perimetro statunitense. Compresi quindi i server fisicamente in Europa, zeppi di dati di cittadini europei, ma di aziende Usa. Una misura che si scontra in pieno con gli articoli del GDPR sulla tutela dei dati dei cittadini europei, ed ha provocato molte cause e sanzioni contro imprese europee.

Questa situazione permette  agli Americani di pilotare la politica, la tecnologia e l’economia mondiali, e, soprattutto, europee, facendo in modo soprattutto che non si formi mai, in Europa, un agglomerato di forze capaci di “sfidare”  come dicono gli Americani, le Grandi potenze. Questo è valido in primo luogo in campo economico, dove i profitti di Google, Amazon e Facebook, realizzati con l’utilizzazione economica dei nostri dati e scontando, grazie ai “tax rulings”, imposizioni irrisorie, costituisce, come ha spiegato Evgeny Morozov, una vera imposta sull’ economia reale, i cui utili vengono reinvestiti fuori dell’Europa per espandere ai nostri danni un impero tecnologico mondiale dei cui frutti non godiamo. Come scrive Pieranni, “per l’ Europa, poi, il destino potrebbe apparire inesorabilmente legato alla seguente domanda: preferiremo che i nostri dati siano in mano cinese o in mano americana?”

Pensando all’enormità del valore sottratto all’ Europa e al gettito evaso, è facile capire il perché del deficit cronico delle nostre economie, “potate” dagli OTTs di una bella fetta del PIL, e continuerà ad esserlo anche dopo la (ancora ipotetica) web tax.

Ma perfino nel campo della lotta alle malattie, ogni forma di progresso avviene esclusivamente all’ interno delle strutture per la “Guerra Senza Limiti” fra le Grandi Potenze.  Mentre nel 2018, il Commissario Moedas aveva risposto a Macron che l’ Europa non vuole creare la propria DARPA, Obama  creava la BARDA (“Biological Advanced Research and Development Authority”), ricalcata esattamente sul DARPA, per affrontare le pandemie e sviluppare i vaccini. Visto che la BARDA sta facendo vistosamente cilecca, e il Coronavirus sta provocando all’ America più danni della guerra del Vietnam, Trump ha  lanciato l’ “Operation Warp Speed”, che richiama al contempo la tsiolkovskiana Warp Speed di Star Trek e il Project Manhattan di Hiroshima e Nagasaki, ponendo alla sua testa un generale. Anche in Israele, l’Istituto per la ricerca biologica di Nes Tsiona è legato al Ministero della Difesa. Infine, anche  in Cina, la ricerca del vaccino è diretta Maggiore Generale Chen Wen, ufficiale medico   in servizio permanente effettivo.

3.Uno strano silenzio

Dunque, senza un web europeo e agenzie europee per la tecnologia, le pur meritorie azioni di Corte di Giustizia, Commissione, Parlamento e Consiglio, sul GDPR, sull’antitrust, sulla Web Tax, rischiano di rimanere puramente simboliche, come dimostrano i casi Echelon, Wikileaks, Prism e Schrems, visto che il GDPR, a causa delle leggi americane, non viene rispettato dalle OTTs, la Commissione riscuote qua e là qualche multa, ma non colpisce la monopolizzazione in sé, la Web Tax continua a non essere riscossa mentre dovremmo chiedere anche gli arretrati, Obama aveva rifiutato di firmare un no-Spy Agreeement, Assange e Manning restano in carcere senz’alcuna protesta da parte UE, Schrems sta tentando da 12 anni di vedere riconosciuto dalla Corte di Giustizia il suo diritto alla privacy e i cittadini di Hong Kong che avevano aiutato Snowden a fuggire dagli USA hanno dovuto a loro volta fuggire in Canada.

Non per nulla Zuckerberg e Pichai, che avevano fatto visita alla Commissione nei giorni immediatamente precedente la pubblicazione del pacchetto digitale europeo, ne sono usciti raggianti, mentre altri guru digitali americani firmavano addirittura un protocollo in Vaticano.

Commenta Colliot da Limes: “Nonostante le ambizioni, però, l’Europa rischia di fermarsi a metà del guado sul digitale: un ambito in cui per ora sembra giocare di sponda, accettando l’egemonia statunitense e cercando al massimo di regolarne gli eccessi. Malgrado gli sforzi e le dichiarazioni, l’UE non appare ancora capace di sviluppare un equivalente di Google o di Facebook: delle 200 principali aziende digitali del mondo, solo 8 sono europee.”

Non è vero che non sia possibile scalzare l’assoluto monopolio delle OTTs, perché la Cina ci è riuscita brillantemente in una ventina di anni, creando delle equivalenti di Google, Facebook e Amazon (in concorrenza fra di loro sul mercato cinese). Ed è questa la chiave di lettura centrale dello scontro USA-Cina: mentre Schmidt e Cohen avevano teorizzato che Google avrebbe sostituito Lockheed nel guidare l’America alla conquista del mondo, ora un’azione analoga la starebbe compiendo Huawei a favore della Cina.

Tuttavia, poiché gli Stati Uniti hanno impiegato più di 20 anni per passare dall’ invenzione di Internet da parte delle forze armate fino al suo lancio commerciale, forse solo se l’Europa partisse adesso con la prima fase, quella “segreta”, riuscirebbe ad arrivare sul mercato prima del “sorpasso” delle macchine sull’uomo, o della guerra fra superpotenze, ambedue probabili sbocchi fatali provocati dalla corsa generalizzata verso la cyberguerra.

E questo sarebbe il momento ideale per farlo, perché  perfino Elon Musk sta proponendo all’autorità antitrust americana, proprio per uno scrupolo di libertà di pensiero,  il “break-up” di Amazon, di cui la creazione di un campione europeo potrebbe essere il logico “pendant” in Europa.

Se l’Europa vuole proporsi veramente come il “trendsetter” in campo digitale contro il progetto apocalittico degli OTTs, e pertanto costringere le Grandi Potenze a sedersi intorno a un tavolo per stipulare un accordo sul digitale come quelli sul nucleare, non può presentarsi al tavolo delle trattative come semplice un mercato da colonizzare, bensì deve già avere un proprio web, sul quale sperimentare e dimostrare la validità del suo “umanesimo digitale” di Nida-Ruemelin, e comunque sottraendo i suoi cittadini al controllo di potenze extraeuropee. Come hanno detto Trump e Macron e in netto contrasto con la retorica “angelistica” (come la chiama Papa Francesco), in queste cose vengono rispettati solo i soggetti forti e autonomi. Questo vale tra l’altro anche in campo nucleare.

Le Istituzioni (compreso soprattutto l’onnipotente Consiglio) debbono spiegare agli Europei perché non si stia facendo nulla in questo campo, e neppure se ne discuta. Non ci si dica che non esistono le competenze giuridiche europee, perché lo stesso Parlamento, con lo Studio dell’ EPRS intitolato “Unlocking the potential of the EU Treaties”, ha chiarito che  si può utilizzare a questo proposito l’art. 171 TFEU.

Notiamo con preoccupazione che nessuno dei documenti pubblicati dalla Commissione e dal Parlamento sul digitale fa alcun riferimento a un’azione concreta relativa alla sovranità digitale europea, invocata invece a gran voce da Macron e dal Senato francese. C’è un accordo segreto? Le visite alla Commissione di Zuckerberg e Pichai lo fanno pensare. I due sono molto bravi a fare credere a Europei e Cinesi di essere indipendenti dallo Stato americano, ma, se ciò veramente fosse, i loro rispettivi business non esisterebbero neppure, come dimostrano Cambridge Analytica e la “precettazione” di Google in base al War Production Act per combattere al crollo del valore dei bitcoins.

I medici albanesi in Lombardia

4.I voti  del Parlamento Europeo in materia digitale.

Per tutti questi motivi, avevamo indirizzato nelle scorse settimane una serie di lettere con cui pregavamo la Commissione ITRE del Parlamento di non votare il rinnovo “tels quels” per il prossimo settennio, delle circa 40 agenzie della Commissione, per lo più di carattere tecnico, tutte basate sull’ idea di “congelare” il mercato tecnologico europeo, come pure di tutti i programmi e strumenti tecnologici europei esistenti, senza invece l’obiettivo di un vero “ecosistema digitale sovrano europeo”, indipendente dalle OTTs (obiettivo conclamato, ma mai perseguito). Purtroppo, a parte una cortese e.mail del Presidente Sassoli, non abbiamo ricevuto alcuna reazione sulla sostanza della questione, per cui presumiamo che si procederà alla conferma del pregresso, così bloccando un dibattito che, invece, in pendenza del nuovo quadro settennale e della Conferenza sul Futuro dell’Europa, dovrebbe restare aperto, proprio per fare salvo il principale obiettivo di sostanza: il web europeo.

In generale, si può dire che, non solo per ciò che riguarda queste agenzie, ma in generale per tutto ciò che concerne le politiche tecnologiche dell’Unione, le Istituzioni stiano già “blindando” il prossimo settennio, escludendo che in questo periodo si possa concretamente perseguire la sovranità digitale (e salvaguardando così gl’interessi, non solo degli OTTs, ma anche di molti  Enti di sottogoverno la cui utilità è dubbia, e che, a nostro avviso dovrebbero essere sostituiti da un potente DARPA europeo).

Confidiamo nella Sessione Plenaria del Parlamento per un intervento correttivo, che lasci alle Istituzioni e alla Conferenza il margine necessario per lanciare l’Ecosistema Digitale Autonomo (al limite con strumenti finanziari, ma soprattutto normativi, a oggi non esistenti).

Torneremo ovviamente, e abbondantemente, su questi argomenti.

Abbiamo girato intanto lettera, opportunamente aggiornata, anche ai presidenti dei gruppi politici del Parlamento, sperando che facciano qualcosa (cfr. “Technologies for Europe”). Poi, come aveva scritto Carlo Marx alla fine della Critica al Programma di Gotha,  dovremo dire: “Scripsi, et salvavi animam meam”.

L’arresto di Assange, una vergogna per l’Inghilterra e per l’ Europa

OLD-NEW FINANCIAL APPROACHES FOR EUROPE

Walther Rathenau, the author of “The New Economy”

When people say that, after Coronavirus, nothing will remain the same, they refer first of all to economy.According to us, this must go much further, first of all inb the financial sector.

Indeed, we seealready now, in many directions, some signs of change, though balanced by the eternal conservatism of our establishments. From one side, digital currencies are altering already now several aspects of traditional economies, especially as concerns digital payments in China, where digital has become, within the framework of the new web economy of the “BATX”, the prevailing means of payment. Their role has been powerfully enhanced by Coronavirus, because the digital network of Alipay has become the key instrument of virus tracking, and digital payments, not involving the physical handling of money, have been a powerful means of prevention, so to become mandatory in high risk situations like the one of Wuhan.

From another point of view, the whole structure of the economic philosophy underpinning the Euro has been eroded, first of all by Quantitative Easing, then by the ongoing generalized economic crisis, already present before Coronavirus, but worsened by the same. This has brought about the need to find out new thinking modes, which we will outline here, and on which we will revert in the forthcoming publications of Associazione Culturale Diàlexis.

The new Chinese Central Banl Digital Currency: a model worldwide

1.Central Banks Digital Currencies

On May 23, Partha Ray and  Santanu Paul have written, in the Indian newspaper “The Hindu”, a detailed article highlighting the crucial, and revolutionary, features of the new Chinese digital currency.

It is worth wile going through this report, for picking up information and ideas which would be useful also, and especially, for Europe:“While the world is grappling with the fallout of COVID-19 and speculating on how far China can be blamed for the pandemic, a silent digital revolution is taking place in China. On April 29, 2020, the People’s Bank of China (PBoC), the country’s central bank, issued a cryptic press release to the general effect: ‘In order to implement the FinTech Development Plan (2019-2021), the People’s Bank of China has explored approaches to designing an inclusive, prudent and flexible trial-and-error mechanism. In December 2019, a pilot programme was launched in Beijing. To intensively advance the trial work of fintech innovation regulation, the PBoC supports the expansion of the pilot program to cover the cities of Shanghai, Chongqing, Shenzhen, Hangzhou, Suzhou, as well as Xiong’an New Area of Hebei, by guiding licensed financial institutions and tech companies to apply for an innovation test.’ “

In media reports, in the recent past, China has emerged as the capital of the crypto ecosystem, accounting for nearly 90% of trading volumes and hosting two-thirds of bitcoin mining operations. The People’s Bank of China tried hard to curtail this exuberance but achieved limited success.

The benefits of Central Banks Digital Currencies (CBDC) are:

-paper money comes with high handling charges and eats up 1% to 2% of GDP, which can be spared;

-by acting as an antidote for tax evasion, money laundering and terror financing, CBDCs can boost tax revenues while improving financial compliance and national security;

-as a tool of financial inclusion, direct benefit transfers can be instantly delivered by state authorities deep into rural areas, directly into the mobile wallets of citizens who need them

-CBDCs can provide central banks an uncluttered view and powerful insights into purchasing patterns at the citizen scale

A digital currency would be beneficial especially for Europe, which has a dramatical need to increase is own cash creation power without borrowing on international markets. The expertise of the PBoC could be transferred through cooperation within the framework of the new Investment Treaty, whose scope should be enlarged to various aspects of economic cooperation, alongside the path of the Italian Silk Road MOU.

An investigation carried out by the Bank for International Settlements shows that most Central Banks are working out hypotheses of digital currencies, but China is the pioneer, as in all other social innovations and technologies..

Rudolf Hilferding, the theorist of the State-monopoly capital

2.An inversion of attitudes between Europe and USA about strong and weak currrencies

The stress since the start of the Euro had been on the idea of “stability”, -whilst, on the contrary, the monetary policies of the FED and of the Bank of China were stigmatized as politicized and volatile-. Such stress has been reversed by the most recent attitudes of European Institutions.

The ECB had already had recourse, against its natural inclination, to Quantitative Easing, after that Abe and Obama had already made massive use of this instrument following to the Subprime crisis, so rendering it “politically correct”. At the occasion of the Coronavirus crisis, the ECB has made recourse again, more than before, to this instrument, so resulting to be the major source of emergency liquidity in favor of Member States. Now we have a further panoply of emergency and recovery funds, which do not comply any more with the preceding monetary orthodoxy, and that could, and should, open the way to the total reversal of past policies .

Now, it is US president Trump, that, for the sake of preserving the role of the dollar as the reserve currency by excellence, is extolling the virtues of stability, as compared with the weakness of Euro and of Yuan .

This necessitated abrupt change of the European financial policy, though maintained, uo to now, within a strict political and ideological control, cannot avoid to shadeimportant doubts on the traditional metapolitical grand narrative of Euro.

According such narrative, this currency was a cornerstone of the European integration because it embodied to the utmost extent the stability goal attainable by the preeminence of economy over politics, which purportedly was the civilizational achievement of the European Union, rendering it superior to any other political form in history (including the United States). This hegemony of economics corresponded to the ideal of “Douce Commerce” expressed by Benjamin Constant as the landmark of representative constitutionalism, which, by this way, was supposed to set the concrete bases for the “Eternal Peace”, which, according to Kant, would have been grounded on the preeminence of merchant values on the ones of glory a and honour, typical of old monarchies.

Europe could have achieved such goal of “Douce Commerce” because, as stated eventually by Juenger and Schuman, WWII would have shown to Europeans the necessity of avoiding wars, and, therefore, to find a peaceful organization of Europe. Such peaceful Europe would have required giving up strong national identities, and the related cultural atmosphere oriented towards war. This was even the characteristic which distinguished Europe from U.S. (for Kagan, “Europe coming from Venus, US from Mars”). According to this narrative, US hegemony constituted even a blessing, avoiding to Europe the burdens of war and allowing to it to carry out that historical experiment.

Following to a mix of marxist determinism and Rostow’s Development Theory, mainstream Euro ideology maintained that wars are a by-product of economic contradictions. In particular WWII would have been the outcome of Weimar inflation and Great Depression, which, by disenfranchising the German middle-classes, had created the psychological background for Nazi revisionism. By contrast, the new stability policies of the Federal Republic would have been the main instrument for preventing the falling back of Europe, and especially of Germany, into the “cultural atmosphere” of the Thirties (the “Destruction of Reason” described by Lukàcs), which had rendered the Axis possible.

The problem for these theorists is now that the present fall of the economic background set up with the Euro could make possible a disenfranchisement of middle classes parallel to the one of the Thirties and their orientation towards populism, which, at its turn, could make possible the rebirth of violent forms of empowerment (“Selbstbehauptung”).

Albeit the ideological Byzantinism of the above narrative is self-evident, there is something true in its reasoning. The end of the illusion of an unprecedented richness of Europeans, which has been so well cultivated in post-WWII Europe – by the ERP, by the mythologies of neo-realism and of dolce-vita, of welfare State and Occidentalism, had been seriously set in doubt by the 1973 Oil Crisis, by the crises of the Twin Towers and of Subprimes and by the comparative reduction of Europe’s GNP as compared with China and developing countries. The higher growth rate of such countries not having given up to their sovereignty and to a realistic orientation of their ruling classes have shown that Rostow’s Development Theory is not apt to explain the real economic trends of the world.

The need, by European Institutions, to follow , for salvaging European economy, paths alternative to monetarist orthodoxy, such as Quantitative Easing, monetization of debt, deficit spending, State aids, shows that there is no unavoidable trend in world economy, and that Europeans are free again to choose their economic destiny.

According to me, the case of Italy is the most perspicuous. Italy’s economy had grown at a very fast pace before and during the two world wars because the ambitions of the unified State had led it automatically towards expansionism and militarism. Eventually, the huge industrial structures and widespread industrial culture created for the needs of war had purposefully not been destroyed by the Allies because they would have resulted to be too useful after the war. The conversion of Europe from a war economy to a consumption society had brought about the so-called “Italian Miracle”. Unfortunately, since it was just an epiphenomenon of wars, such “Economic Miracle” finished less than 30 years after the war (in 1973, with the Oil Crisis), even if this abrupt end was masked by the increased salaries,inflation , the extension to middle classes of social benefits already accrued to blue collars, and a large dose of propaganda, by State, media, enterprises and trade unions.

Michal Kalecki, the inventor of “Military Keynesism”

3.A further step forward

Presently, the need for a realistic approach to the management of economy is felt more than ever.

At knowledge level, it must result clear that economy is a human science, and, as such, it is not an exact science. As a consequence, all of its theories, stories, approaches, solutions, are always very subjective.

Second, at meta-political level, the fact that war has not appeared, at least in Europe since WWII, in the traditional forms of direct and massive violence, does not impede that a “war without limits” is carried out every day under our eyes, with propaganda,mafia, excellent murders, military expenses, ethnic wars, terrorism, espionage, extraordinary renditions, humanitarian wars. A State which gives up to counter this kinds of violence carried out by other States or organizations against itself, its territory, its citizens, its economy, is damned to disappear within a short period of time.

At political level, this situation is opening up the possibility to discuss concretely each specific issue on a solid basis, showing which have been the mystifications and the mistakes of the past, the political distortions influencing still now a correct strategical approach, and in any case proposing alternative paths, apt to reverse the structural weaknesses of European economies.

It is loughly is that, when thinking of the “necessary reforms” of our economies, everybody thinks of the reduction of employment and social benefits, as well as a further minimization of the role of States.

Unfortunately, these processes, which have been the most evident causes of acceleration of Europe’s decline, are not the ones apt to reverse it. On the contrary, a serious “reform” should start from a thorough study (now possible thanks to Big Data), of what Europeans are really doing and of what the market really need.

There will be many great surprises.

Such study would bring us to ascertain that, today, the largest part of Europeans is not present on the labor market (because many women work at home, the number of pensioners is growing exponentially, young people do not start working before 20 years, there is a lot of unemployed and under-employed workers, sick persons and prisoners. Secondly, most people who are employed are producing things which are relatively not useful for European societies (such as the huge amount of commercial businesses, which now are almost bankrupt, or the production of luxury cars, which have no market, or military bureaucracy, deriving from the existence of 40 different armies), whilst, on the contrary, products and services which are badly needed, either for homeconsumption (such as education, research, industrial restructuring services, maintenance of territories), are not produced by anybody.

Today, the European market, left to itself, is not able to match society’s needs with workforce availability. Europe must set up, first of all, the Big Data which will be able to map this situation and provide for a general plan for the next 7 years, during which people will be trained, financing will be provided, enterprises will be restructured, employees will be hired, in such way that all necessary activities will be carried out by somebody, and that everybody finds an occupation corresponding to his skills.

All this has not very much to do with Keynesianism, which is just one of the options within the prevailing American- type liberalism. We cannot call it “corporatism”, nor “State command economy”, both having resulted, in the government practices of the XX century, to be just two alternatives compatible with Western globalization, all of them falling within the Aristotelian definition of “Chrematistiké”.

That “good government”should be an application, in practice, of the ideas of Aristoteles about “oikonomìa” as alternative to “chrematistiké”, or, in a more recent application, of the ones of Hilfereding, about “Staatsmonopolistischer Kapitalismus” or of Kalecki, about “military Keynesism”.

The overall scheme of tEuropean recovery interventions

4. A European NATO-like Emergency Service

The problem of the European post-Coronavirus interventions is that the very complex structure of the European Union renders its intervention slow, ineffective and not transparent.

In fact:

1)each action has to go through:

-a proposal phase (through Member States, and Commission);

-a decision-making phase (ECB, Council, Parliament)

-an implementing phase (Financial markets, Governments and Parliaments)

-an administrative phase (Ministries, Regions, banks);

-a jurisdictional control.

b)Each phase imply lengthy negotiations with egoistic interests, which hinder emergency interventions (Member States, Central Banks, political parties, Ministers, enterprises, professions, regions, cities):

-disputes about the nature of the aids;

-US interferences;

-instrumental polemics;

-media manipulations;

-personal ambitions;

-organised crime;

-unconscionable citizens’attitudes;

c)it is impossible to understand really what happens (Byzantinism of European regulations; uncomplete nature of compromise regulations; need of national implementing activities;fraudulent implementation):

-the swinging attitudes of financial markets;

-the upredictable impact of the financial compact;

-the ever changing decisions of parliaments, goverments, regions and mayors.

The EU authorities would have liked to be able (as Josep Borrell dreamed), to send armored convoys with European flags to bring first aid to victim popuilations. On the contrary, whilst Chinese, Russian, Cuban and Albanian aid arrrived physically and officially within a few days from the requests of the relevant governments, European aid has nort yet arrived, and will never arrived with military medica and with European flags.

Under these conditions,how to be surprised that most Italians consider China as the most friendly country?

This constitutes an objactive drawback of the European system. Ursula von der Leyen, David Sassoli,Josep Borrell, Paolo Gentiloni and Dubravka Suica must work harder on that, creating a complete system of European enìmergency intervention, if necessary as a joint intergovermment project, like NATO, with own dotations, own personnel, equipment, stock, commandment, without being bound to discuss everything with everybody.