Newsletter 34-2017

16 DICEMBRE ORE 10.00

presso “IL LABORATORIO”  VIA CARISIO 12
PRIMO SEMINARIO DELLA SERIE

“RIFONDARE L’EUROPA”

Ci scusiamo con i nostri lettori per l’assenza di alcuni mesi, per altro cruciali per il futuro dell’Europa, perché stiamo preparando un nuovo approccio, più legato alla situazione attuale, circa il quale vi informeremo dettagliatamente nel prossimo futuro.

Per ora, vorremmo accennare solamente ad alcuni dei temi che sono emersi durante l’Autunno 2017, e che, a nostro avviso, favoriranno gli sviluppi in Europa secondo le linee da noi auspicate.

Giugno: è stata firmata, fra un certo numero d’intellettuali di tutt’Europa,  la Dichiarazione di Parigi, “Un’Europa nella quale possiamo credere”, che costituisce il primo caso di un manifesto sull’ Europa che non sia, né l’espressione di un partito, né puramente elogiativo delle Istituzioni quali esse oggi sono. Ci stiamo adoperando affinché da questo documento possa nascere un vero e proprio movimento.

1° settembre: ll Presidente russo Putin, nel dichiarare, in un discorso agli studenti, che, oggi, chi possiede l’Intelligenza Artificiale controlla il mondo, ha anche offerto agli altri Paesi del mondo la disponibilità dell’Intelligenza Artificiale russa, al fine di costruire insieme un sistema per il controllo internazionale dell’ Intelligenza Artificiale stessa. Con ciò, si apre una strada per quel Trattato Internazionale per il Controllo delle Nuove Tecnologie di cui abbiamo parlato varie volte, e soprattutto nel nostro “Corpus Iuris Technologici”.

26 Settembre: Il discorso alla Sorbona del Presidente Macron ha toccato, seppure spesso solo di sfuggita e per svigorirli,  tutti i grandi temi dell’ Europa usualmente trascurati normalmente come tabù, e che, invece, sono indispensabili per poter procedere (cfr. le nostre “100 tesi sull’ Europa”, “Re-starting EU economy”):

  • sovranità europea (“DaQin”);
  • esercito europeo;
  • cybersecurity europea e accademia europea della sicurezza;
  • campioni industriali europei;
  • partiti europei.

1 ottobre e 3 dicembre: Il referendum in  Catalogna e le elezioni  in Corsica hanno dato un successo strepitoso alle forze eurosovraniste, che vogliono sì l’autonomia (o l’indipendenza”) dagli attuali Stati Membri, ma per stringere rapporti più stretti con Bruxelles, rinvigorendo quelle antiche tradizioni identitarie che danno all’ Europa la forza per resistere alla globalizzazione tecnocratica.

12 ottobre e 4 dicembre: Il Presidente Trump ha annunziato, da un lato, l’uscita degli Stati Uniti dall’ UNESCO, e, dall’ altra, l’abbandono, nella Dottrina americana di difesa, dell’ obiettivo di “esportare la democrazia”. Ambedue queste decisioni danno, per motivi diversi, una libertà d’azione molto maggiore all’ Europa, che speriamo ne saprà approfittare.

28 novembre: Arriva a Mortara il primo treno diretto da Chengdu (Cina), primo passaggio concreto in Italia della “Nuova Via della Seta.”

16 dicembre: Per parte nostra, inauguriamo, la serie di seminari sul tema “Rifondare l’ Europa”, che avrà l’obiettivo di esaminare, con un gruppo di giovani e qualificati “testimonials”, lo Stato dell’ Unione Europea soprattutto alla luce di tre temi:

  • Europa e nuove tecnologie;
  • la Nuova Via della Seta;
  • Partiti e Movimenti.

Ecco il programma:

RIFONDARE L’EUROPA
SEMINARI SUL TEMA INTELLIGENZA ARTIFICIALE E  NUOVA VIA DELLA SETA

Coordinati da Riccardo Lala e Daniele Barale
Il Laboratorio, Via Carisio 12, Torino

Informazioni presso:
info (at) alpinasrl.com tel. 3357761536
il_laboratorio_1982 (at) libero.it tel. 3283976265

Questa serie d’incontri è dedicata a studiare e a dibattere alcuni grandi temi della politica  e della cultura in Europa seguendo anche, in modo critico, le  tracce: (i) del Libro Bianco sull’ Europa presentato quest’ anno dalla Commissione; (ii) gli allegati a quel Libro Bianco; (iii) il Discorso sullo Stato dell’ Unione di quest’anno del Presidente Juncker e (iv) il Discorso della Sorbona di Emmanuel Macron (v) la Dichiarazione di Parigi, Un’Europa in cui possiamo credere (la Dichiarazione).

Il metodo sarà quello della discussione aperta e a 360° fra i partecipanti, innescata dalla distribuzione di una sintetica traccia e di una bibliografia (cartacea e digitale) di carattere veramente ecumenico, con il metodo a campione. Sono apprezzati interventi di testimonials e relazioni dei partecipanti. Con questo metodo, intendiamo contrastare la  nefasta tendenza che esiste oggi in tutti gli ambienti a limitare la comunicazione in direzione top down, restringendo al massimo la partecipazione e il dibattito. Questa tendenza è particolarmente grave nei giovani, da un lato perché è contraria alla natura stessa della gioventù, e, dall’altra, perché prepara una società di automi, che si priva da sola della libertà, prima che qualcuno gliela tolga (la servitù volontaria di Le Boétie).

Riteniamo fondamentale stimolare uno studio non conformistico della “questione Europea” e la ricerca in comune di soluzioni innovative e decisive, coinvolgendo i giovani e gl’intellettuali. I veri problemi dell’ Europa sono   tutt’ora senza risposta: l’ inadeguatezza culturale dell’ attuale Unione di fronte alle sfide attuali; la crescita economica insufficiente, non  soltanto per mantenere almeno l’attuale  posizione rispetto ai BRICS, ma anche per evitare un  sostanziale impoverimento generalizzato di fronte all’ inflazione (che comunque è intorno all’ 1%), e all’ obsolescenza tecnologica (pesantissima); l’assenteismo sul fronte del controllo delle nuove tecnologie e degli abusi delle multinazionali del web. Tutto ciò porta alla presente macroscopica situazione di disoccupazione, di sottoccupazione, di proletarizzazione e di crisi esistenziale della maggior parte della popolazione (in Italia, solo il 53 % della popolazione è attualmente sul mercato del lavoro, mentre resta fuori quasi la metà). Come ha affermato il Sommo Pontefice all’ Università Roma 3,  “Dicono che le vere statistiche dei suicidi giovanili non sono pubblicate, si pubblica qualcosa ma non quelle vere”. Quindi, “la mancanza di lavoro mi porta, mah vado dall’altra parte e mi arruolo nell’esercito del terrorismo, almeno ho qualcosa da fare e do’ senso alla mia vita: è terribile!”.

Si tenterà perciò, da un lato, di approfondire i principali temi affrontati da Juncker, dal Pontefice e dal Presidente Macron, che sono  anche quelli più importanti nella nostra vita in comunità,  e dall’ altra, di ricercare qualche soluzione, in vista di un’azione concreta nella società, che i movimenti di base, e in particolare il Movimento Europeo, potrebbero e dovrebbero intraprendere. Lo sblocco dell’attuale situazione si può trovare solo in un atteggiamento radicalmente nuovo e diverso, da un lato, verso le nuove tecnologie, e, dall’ altro, verso i popoli a noi vicini dell’ Eurasia.

Si tenterà di evitare le pretese sistematiche, le prese di posizione prefabbricate, e, soprattutto, le retoriche ufficiali, ricercando, nella misura del possibile, le diverse fonti, specie cacofoniche, disponibili nell’ editoria e nel web, e avanzando ipotesi interpretative non convenzionali.

Gl’incontri si articoleranno attraverso un corpo centrale, dedicato a tre aree principali d’interesse, da noi prescelte in quanto ci appaiono centrali ma pressoché sconosciute: quelle della storia e struttura della crisi europea,  del post-umanesimo e della Nuova Via della Seta, più il presente incontro introduttivo ed uno conclusivo (PARTI I e V), in cui si ritornerà a parlare di politica europea, e, in particolare, di partiti e movimenti.

Ciascun incontro, che avrà un andamento seminariale,  sarà a sua volta suddiviso in alcune “pillole”, per semplificare la comunicazione sul web, gl’interventi e/o le domande. Ciascuna “pillola”  dovrebbe essere anticipata da una breve sintesi corredata da una succinta bibliografia e da link che permettano ai fruitori di acquisire ulteriori elementi d’informazione e formazione.

A seconda degli argomenti e delle necessità, verranno coinvolti “testimonials”. Chi dei partecipanti lo desidera potrà proporsi per sviluppare particolari temi. Il tutto sarà poi filmato e circolarizzato sul web.

Obiettivi:

  • diffondere una consapevolezza critica dei temi più urgenti;
  • creare un network di persone motivate e informate, capaci di sviluppare autonomamente specifici temi;
  • stimolare la creazione o l’elaborazione di opere di ricerca e/o divulgative;
  • mantenere contatti con la scuola, l’accademia e la politica;
  • contribuire al rinnovamento culturale e generazionale delle associazioni europeistiche.

Riccardo Lala, nella sua lunga esperienza lavorativa, è stato dirigente di imprese multinazionali italiane ed estere, funzionario delle Comunità Europee a Lussemburgo, editore, scrittore e blogger. Ha pubblicato opere sulle politiche europee di sviluppo, sulla storia della cultura europea e sui rapporti fra Europa e Cina.

Daniele Barale, giornalista e studente universitario presso il  Dipartimento di Scienze Storiche dell’Università di Torino, è stato promotore, in questi ultimi anni, di incontri e convegni con importanti intellettuali italiani chiamati a Torino nel corso di numerosi eventi culturali.

Programma

16 dicembre 2017 – PARTE I
PRESENTAZIONE DEL SEMINARIO

Al di là delle retoriche dell’ Europa
Europa e nuove tecnologie
Verso la Nuova Via della Seta

16 dicembre 2017 – PARTE II
L’EUROPA DOPO BREXIT

Gennaio 2018 –  PARTE II

DIALETTICHE DELL’INTEGRAZIONE

Le radici dell’ Europa
Gli “Europaioi” nel mondo antico
Fra Bibbia e multiculturalismo
Pace Perpetua e colonialismo
Le due fasi dell’ integrazione europea
A cavallo della IIa Guerra Mondiale
Comunità Europee e Unione Europea
Le Istituzioni così come sono
I problemi dell’integrazione
Un’”identità poliedrica”
L’eterna crisi economica

Febbraio 2018 – PARTE II

I DIBATTITI IN CORSO

L’Europa e il resto del mondo
Trump e l’ Europa
Le periferie del mondo
Cina e Russia
L’economia europea
Una costituzione per l’ Europa?

Marzo 2018 – PARTE III

LA NASCITA DELLA TECNOLOGIA DALLO SPIRITO DELLA TEOLOGIA.

EUROPA E POSTUMANISMO

Cos’è il post-umano?

Qualche elemento storico
Il Golem

Dalla secolarizzazione alla religione di Internet

La Nuova Atlantide
Cosmismo e avanguardie

L’inveramento del Superuomo (Teilhard de Chardin e il Punto Omega)

Aprile 2018 – PARTE III

DATISMO E TECNO-UMANISMO

Libero arbitrio e servo arbitrio

Che cos’è la libertà?
Che cosa rende l’uomo umano?
Oggi, c’è libertà?

Il “totalitarismo invertito”

Totalitarismi e libertà (da Voegelin a Wolin)
Informatica e pensiero unico

Imbrigliare l’intelligenza artificiale

Enhancement e autocontrollo
Arti marziali ed esercizi spirituali
L’azione dello Stato

Maggio 2018 – PARTE IV

L’ EUROPA E LA VIA DELLA SETA
VECCHIA E NUOVA VIA DELLA SETA

Nozioni di base sulla Via della Seta

Il nuovo equilibrio mondiale eurasiatico
Una “via” italiana (Polo, Ricci, Castiglione, Tucci, Ricci, Puccini)

Cosa manca all’ economia europea?

Un’”economia della conoscenza”?
Un’”economia della cultura”?
L’Europa come destinazione turistica

La questione degl’investimenti extra-europei

Giugno 2018 – PARTE IV

SULLE ROTTE DI MARCO POLO

Che fare con la Cina?

Ambiguità del concetto di “Tian Xia”
Un’Europa allo sbando
L’Eurasia come ancora di salvezza?

“Fare politica” in Eurasia

La “Via della Seta Culturale”
Le trattative Vaticano-Cina
Cultura e turismo

Finanza e tecnologie

La Banca Asiatica per gl’Investimenti Strutturali  e il Fondo Europeo per gl’investimenti strutturali
Un web europeo ed eurasiatico?
Ripartire con la Russia e la Turchia?

Luglio 2018 – PARTE V

I PARTITI, I MOVIMENTI E L’EUROPA

I partiti europei

I gruppi politici del Parlamento Europeo
L’antipolitica
Il discorso della Sorbona del Presidente Macron

Il Movimento Europeo

Costituzione e Europa dei giudici
“à la carte” esiste da sempre

La lotta politica in Europa

L’Europa Centrale e Orientale fra l’Unione Europea e l’ Eurasia
I Movimenti nel vuoto dei partiti
Un nuovo spazio per l’Europa nel mondo

Newsletter 33-2017

Marchionne al Salone di Shanghai

CERCA LA VERITA’ FOSS’ANCHE IN CINA*

(ZHTEI THN AΛHΘEIAN, KAI EAN OYΣAN EN TH XORA TΩN ΣEPΩN)
(Zetèi ten alètheian, kài eàn ùsan en te Chòra ton Sèron)
*Hadìth del Profeta Muhammad , S.A.W.W..

Le culture delle Vie della Seta

L’Iniziativa della Nuova Via della Seta (Yi Dai, Yi Lu), lanciata  nel 2013 dal Presidente cinese Xi JinPing, e oggi in pieno svolgimento, nasce in un momento in cui viene ribadita, da parte del direttore tecnico di Google, Ray Kurzweil, una diversa, e ancor più conflittuale, parola d’ordine, quella del superamento, già nel 2029, degli uomini da parte dei robot. La dialettica fra queste due diverse parole d’ordine sta provocando, già fin da ora, tensioni su tutti i fronti (teologico, politico, militare, economico…), acuite dal fatto che, come ci informano i dirigenti di Facebook, i computers di quest’ultima hanno già sviluppato un linguaggio incomprensibile agli stessi scienziati, attraverso il quale stanno dialogando ed elaborando progetti sconosciuti alla stessa multinazionale.

L’attualità del progetto della Nuova Via della Seta è stata ulteriormente confermata dalle notizie, che per altro non sembrano confermate, di trattative in corso per la cessione dell’ FCA, o, almeno, del marchio Jeep, a gruppi cinesi. Se si considera  che cosa significhino, dal punto di vista simbolico, politico, economico, e perfino militare, la Chrysler  e la Jeep per gli USA, la FIAT e la Lancia per l’Europa, e il Gruppo FCA nell’ ambito della globalizzazione occidentale, si comprenderà che il “passaggio della staffetta” fra USA e Cina come leader economico del mondo sembra ora più vicino che mai, sicché un “ri-orientamento” (è il caso di dirlo) delle culture politica ed economica risulta oramai improrogabile.

Si pensi poi che, delle due “candidate”: la Geely, ha già acquisito in Svezia la Volvo e in Inghilterra la Lotus e la Manganese Bronze, che fabbrica i famosi taxi neri di Londra, mentre la Great Wall produce già dei SUV in Bulgaria.

Per chi, come noi, era stato a GuangZhou fin dal lontano 1977 per discutere una Joint-Venture italo-cinese, è certamente una soddisfazione. E dobbiamo rimarcare con stupore l’incredibile cambiamento di quella metropoli, allora senza illuminazione stradale e ancora ingombra delle macerie della Guerra Civile e della Rivoluzione Culturale, e l’attuale città sfavillante di grattacieli e di musei.

Si noti anche che nell’ antichissima Panyu (VIII secolo d.C.), primo nucleo di GuangZhou, sono state trovate vestigia che testimoniano di commerci con l’India e l’ Europa.

Il vero senso del dialogo interculturale

Davanti al rischio che, di fronte alle complessità dell’ Era delle Macchine Intelligenti, l’uomo si manifesti incapace di tener testa alle macchine stesse, e, anzi, se ne faccia soppiantare, le risorse spirituali dei diversi Paesi e subcontinenti si rivelano insufficienti: si rende perciò necessaria una collaborazione fra di essi, che non potrà più limitarsi a un teorico,e, perciò, sterile “dialogo”, bensì dovrà tradursi in un dibattito concreto sui temi che qui ci preoccupano, e, in primo luogo, sul rapporto fra umano  e post-umano. Contrariamente a quanto si potrebbe credere, una riflessione su questi temi era stata avviata da svariate culture dell’ Eurasia fino da tempi immemorabili. Ad esempio, nella tradizione mazdea della Persia, l’uomo primordiale, Gayomard, era composto di metallo, sì che, alla sua morte, i suoi vari componenti si erano trasformati negli elementi della terra. Egli era androgino, e il suo seme, d’oro, si era conservato per 40 anni. Da questo sorse la prima coppia umana (ingegneria genetica?). Ma pensiamo anche al mito di Pashupatha, l’arma assoluta del Mahabharata (la bomba atomica?), o  a quello del Golem nella tradizione cabbalistica ebraica (il robot?).

Di converso, all’interno dell’attuale “mainstream” della cultura occidentale, il dibattito sul Post-Umano è giunto oramai a un punto morto.  Il progetto della Singularity si sta intanto imponendo, non già in base alla convinzione, bensì per effetto della stanchezza dell’Umanità  e dei fatti compiuti. L’unica alternativa, quella di Elon Musk, è di trasformare gli uomini in Cyborg.

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Gayomard

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Pashupata

Risultati immagini per golem ebraico

Golem

Recuperare l’ethos del libero arbitrio

Come ha osservato Yuval Noah Harari nel suo “Homo Deus”, il “sorpasso” delle macchine sull’ uomo deriverà necessariamente dal fatto che perfino il libero arbitrio viene oramai programmato in modo macchinico, come per esempio con la “logica fuzzy” e nei progetti finanziati da Elon Musk, cosicché è illusorio pensare che le “realtà ibride” (cyborg, computer, algoritmi, robot, androidi..) possano conservare ancora qualcosa di umano.

Se la mortalità è probabilmente un destino inevitabile dell’ Umanità (il nome “Gayomard” nasce da “gaya”, vita, e “mard”, morte, come le parole che attivano, e, rispettivamente, disattivano, il Golem, sono “emeth”, verità, e “meth”, morte), il programmarla deliberatamente (col pretesto ipocrita e blasfemo di creare una “quasi immortalità”) è un inganno diabolico. Non per nulla, nel Mahabharata, gli Dei stessi fanno dimenticare a Karna il mantra necessario per usare Pashupatha. Invece,  una cultura mondiale capace di salvare l’Umanità non può fare affidamento soltanto  sulla Divina Provvidenza. Così,Rabbi Loew di Praga aveva deciso egli stesso di “disattivare” il suo mitico Golem.

L’aspirazione all’ autodistruzione del genere umano era già stata  la principale accusa rivolta ai Buddhisti da Induisti, Confuciani e Taoisti, ripresa poi) nella Genuina nozione del Signore del Cielo, di Matteo Ricci. La cultura occidentale sta sprofondando sempre più, da Čapek a Jünger, da Heidegger a Wiener, proprio in questo “cupio dissolvi”, testimoniato innanzitutto, come osservava Massimo Gramellini, dalla crisi demografica. Ciò deriva, a nostro avviso, innanzitutto dal fatto che, come afferma François Jullien, nella cultura occidentale, ispirata alla logica greca, vi è la tendenza a una definizione troppo rigida e prescrittiva di “Umanità”, mentre le grandi culture asiatiche hanno lasciato aperta quella definizione, come dimostra, ad esempio, lo stile sintetico e dubitativo dei Classici confuciani circa i temi classici della filosofia e della religione (“Se non avete ancora capito la vita, come fate a parlare della morte?”;”Che cosa ci salvera?Forse, la reciprocita?”;”L’ecumene riguarda tutti”).

Orbene, non è stata proprio la concezione “prescrittiva” occidentale dell’ Umanità a favorire lo sviluppo dell’ Apparato, delle macchine e soprattutto delle Macchine Intelligenti? Infatti, se il valore dell’ uomo sta nell’identificarsi coll’ Unificazione, nel rispettare delle formule omologanti, nel negare la propria soggettività, allora le macchine, che costituiscono un unico sistema integrato (il Web), che funzionano per algoritmi e che sono per loro natura eternamente connesse, risultano naturalmente superiori all’ Umanità, e la società occidentale non può far altro, nel lungo termine, se non perseguire e realizzare, dai due Bacone a Hobbes, da Hegel a St.Simon, da Comte a Fiodorov, da Tsiolkovski a Vernadskij, da Wiener a Kurzweil, la Società delle Macchine Spirituali. La cibernetica, esito naturale di questo processo, realizza così, secondo Pierre Musso, una paradossale “de-secolarizzazione”, dove “una religione ne nasconde un’altra”, vale a dire il “laicismo” nasconde la “religione industriale” di St.Simon, Comte e Enfantin, e quest’ultima nasconde la Religione di Internet e il “Datismo” di cui parla Harari.

Per altro, la cultura europea è già meno “datista” di quella americana, e, in ciò, rivela il suo stretto imparentamento con le culture premoderne. Basti pensare al rifiuto, da parte di De las Casas e di Montaigne, di riconoscere una superiorità civilizzatoria all’Occidente rispetto alle civiltà pre-colombiane, all’ammirazione di Marco Polo, Kirchner, Ricci, Leibniz, Fresnais e Voltaire, per l’Impero Cinese, o a quella di Weil, Guénon, St. Exupéry, Béjart e Cardini per l’Islam.

Per tutto ciò, forse, solo una cultura eurasiatica, indipendente dalle OTT’s americane e dalla logica omologatrice dell’ ideologia “occidentale”, potrebbe inventare una società che, sulle orme dello Yoga e del TaiQiChuan, potenziasse a tal punto l’Umano, da renderlo capace di sostenere l’urto delle macchine intelligenti, rivalutando la soggettività, la relazione e l’olismo senza diventare dei Cyborg.

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Quartier generale della Great Wall

Il futuro dell’ Eurasia

Il fatto che l’idea della Nuova Via della Seta sia stata lanciata dal Presidente Xi JinPing  fa sì che tutti tendano a vederla esclusivamente come un progetto politico cinese. Il che è parzialmente vero, ma significa ignorare l’ovvio fatto che, l’antica Via della Seta coinvolgeva, e il nuovo progetto “Una Rotta, una Via” coinvolge, tutta l’Eurasia: Estremo Oriente, India, Asia Centrale, Islam, Europa. Il rapporto non è, quindi, con la sola cultura cinese, bensì con tutte le culture eurasiatiche. Solo che quella cinese potrebbe fungere da catalizzatore dell’insieme, perché le dimensioni della Cina le permettono di percorrere vie che gli altri non si possono permettere.

Perciò, è assolutamente corretto affermare, come ha fatto Franco Cardini  nel dibattito con Silvia Ronchey su “La Repubblica”  nell’ agosto scorso, che, nel futuro, le classi dirigenti mondiali saranno cinesi, indiane, pakistane, iraniane e arabe. Tuttavia, non vediamo perché esse, come afferma invece il nostro Autore, dovrebbero necessariamente ripercorrere  le strade attualmente percorse dalle classi dirigenti occidentali. Se l’evoluzione culturale in corso in quei Paesi non segue sempre una logica lineare, è anche perché manca il doveroso contributo dell’ Europa, che non ha dato seguito alle provocazioni di Weil e di St. Exupéry circa il superamento della Modernità.

Certamente, la tecnica è “un destino”, ma è, innanzitutto, un destino occidentale. Invece, l’Asia ci ha già stupiti, negli ultimi 70 anni, smentendo moltissimi luoghi comuni, come la superiorità dell’etica protestante su quella confuciana, la “fame dell’ India”, l’ irreversibilità del socialismo, “Criticare Confucio, criticare Lin Piao”, ecc..Perciò, anche l’apparente trend neo-capitalistico del grande Continente, che sembrerebbe ripercorrere l’idea della “fusion” con l’ America, cara già ai Taiping, potrebbe essere solo un’illusione ottica dell'”intelligentija” occidentale, mentre  sono invece ben vivi quei confucianesimo, taoismo, buddhismo, induismo, islam, che vengono dichiarati e confessati sempre più insistentemente come propri dalle classi dirigenti asiatiche.

Il futuro non dipende, come gl’intellettuali spesso credono, da una “congiura”, bensì dalla nostra, maggiore  minore, “virtus” (in Arabo, “muruwwa”). Credere il contrario significherebbe rivivere “a rovescio”(cioè con una valutazione negativa) il determinismo proprio della Teoria dello Sviluppo di Rostow.

Soprattutto la “crescita pacifica della Cina” (“ZhongGuo HePing FaZhan”) potrebbe costituire appena l’inizio di una reazione a catena, dove l’Europa, per non appiattirsi totalmente sulla Cina,  potrebbe unirsi più strettamente alla Russia e alla Turchia, e tutte insieme potrebbero essere riportate ai valori dell’ epoca assiale (con qualcosa come il MingFeng confuciano, la “rettifica dei nomi”) dall’accresciuta influenza, anche culturale, della Cina stessa, come ipotizzato da Papa Francesco.

Questo rafforzato blocco eurasiatico potrebbe  a sua volta sostenere più facilmente l’urto con il complesso informatico-militare che ha oggi le sue basi negli Stati Uniti, ed essere spinto, proprio dall’ urgenza   dello scontro, a elaborare finalmente una cultura adeguata ai tempi. In ogni caso, lo sviluppo di due nuovi complessi informatico-militari, quello russo e quello cinese, sta già rallentando la presa di controllo totalitaria sul mondo delle OTT’s (le multinazionali americane del web), dando tempo all’ Europa per una necessaria autocritica.

Come noto, le scadenze sono immediate (2029), sicché queste nostre non possono essere riflessioni teoriche, bensì devono essere indicazioni operative

Certo, l’Europa ha propri valori e interessi da fare valere, ma non ci riuscirà certo restando passiva in un ruolo di subordinazione e di auto-negazione, o, ancor peggio, trincerandosi dietro un autocompiacimento ipocrita e inconcludente.

Del resto, i primi ad accorgersi delle specificità dell’ Europa rispetto alla Cina erano stati proprio gli Han anteriori. Nel 97 d.c., parlando del viaggio di Gan Ying, lo Hou Han Shu scriveva dei Romani: 其王無有常人,皆簡立賢者 (“I loro re non sono a vita. Essi eleggono e nominano l’uomo più degno”)

Le interrelazioni fra i centri culturali in Asia

Sul vero e sul falso eurasiatismo

L’idea dell’ Eurasiatismo è presente da  due secoli nella cultura russa. Essa era stata coltivata già da Tiučev,  Dostojevskij e von Ungern Sternberg. Fra le due guerre mondiali, esso fu l’ideologia dell’ emigrazione “bianca”. Trubeckoj,  Gumilev e Dugin hanno poi sostenuto che la Russia condivide caratteristiche dell’ Europa e dell’ Asia, e che, pertanto, deve seguire un corso culturale e politico autonomo (idea di nazionalismo russo). Tuttavia, un concetto corretto dell’ Eurasiatismo, distinto dal nazionalismo  e ben più vasto di questo, deve, a nostro avviso, ancora sorgere. Esso non può che partire dall’ idea che,come ha scritto Peter Frankopan nel suo “The Silk Roads”, per 6000 anni l’Eurasia ha avuto una storia sostanzialmente omogenea, dove i Kurgan, gl’Indoeuropei, i Mesopotamici, i Persiani, gl’Indiani, i Cinesi, i Mediterranei, gl’Islamici e gli Europei hanno vissuto vicende comuni, come le grandi migrazioni, l’ibridazione religiosa, culturale, linguistica e tecnica, le religioni universali, di cui le Vie della Seta costituiscono la testimonianza concreta. Questa storia comune è stata scandita, come suggeriva lo storico giapponese Shiratori Murakami e come ripreso da Mackinder e Carl Schmitt, dalla dialettica fra i popoli sedentari e civilizzati dei litorali, i “Bun” (cinese, “wen”), e quelli nomadi delle steppe, i “Bu” (cinese, “wu”). Da un lato, i Cinesi, gl’Indiani, i Persiani, gli Arabi, gli Egiziani, i Greci, i Romani; dall’altro i Mancesi, i Mongoli, i Turchi, i Tartari, gli Sciti,i Bulgari e gli Ungheresi (definiti anche da Shiratori come i “Kiba Minzoku”, i “Popoli a Cavallo”).In mezzo,popoli “ibridi”, come i Coreani,i Giapponesi, i Russi. Ambedue quei gruppi di popoli avrebbero contribuito in pari misura allo sviluppo della civiltà eurasiatica: chi portando l’agricoltura, lo Stato, la cultura, la religione,la scrittura; chi il cavallo, le grandi famiglie  linguistiche, le leggende, i grandi imperi.

Un Eurasiatismo autentico dovrebbe partire dalla constatazione che, oggi, il Vecchio Mondo, rappresentato dall’ Eurasia, si trova a scontrarsi con il Nuovo Mondo della Tecnica Dispiegata, e che solo il richiamo alla comune tradizione dell’ Epoca Assiale (Gilgamesh e la Bibbia, Omero e i Veda, Buddha e Confucio,Laotse e Socrate, Platone e Aristotele, Il Ramayana e il Mahabharata, Cristo e Maometto,Averroè e San Tommaso, al-Ghazzali e Dante,  Marco Polo e Matteo Ricci) potrebbe costituire un opportuno sostegno allo sforzo per il superamento della “Singularity Tecnologica”.

L’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione

Le organizzazioni internazionali  eurasiatiche

Che il progetto eurasiatico non sia una chimera, bensì, al contrario, la realtà più pulsante del nostro tempo, lo dimostrano innanzitutto il fallimento dei progetti del TTIP e del TTP (trattati transatlantico e transpacifico per la protezione degl’investimenti) e il contemporaneo successo del trattato Europa-Cina per lo stesso obiettivo.

Ricordiamo che l’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO) avrebbe dovuto costituire l’apoteosi del “neo-liberismo internazionale”. In realtà, da quando i BRICs si erano qualificati come le economie più promettenti, e, quindi, i veri vincitori della globalizzazione, i politici e gli accademici americani e filoamericani avevano incominciato a dimostrare insofferenza verso il libero mercato internazionale, invocando sempre nuove forme di protezionismo, che sono poi sfociate nell’ elezione di Donald Trump.

Per ovviare all’egemonia economica dei BRICs, e, in particolare, della Cina, si era allora ideato il progetto di svuotare in sostanza  il WTO, creando, al suo posto, due nuove organizzazioni, il TTIP per l’Europa e il TTP per la regione Asia-Pacifico, da cui sarebbero stati esclusi la Cina, la Russia e l’Iran, in modo che in ciascuna delle due organizzazioni gli USA divenissero il Paese dominante. Ripetendo, così, a rovescio, quanto Friedrich List aveva affermato 150 anni fa aver fatto i Britannici: “ritirare davanti agli altri la scala su cui essi stessi erano saliti”. Nel primo caso, si era trattato del protezionismo, e, nel nostro, si sarebbe trattato del liberoscambismo.

Tuttavia, nel frattempo, i BRICs e i Paesi dell’ Eurasia stavano costituendo una serie di nuove Organizzazioni indipendenti dagli Stati Uniti, come la Banca di Sviluppo dei BRICs, le organizzazioni dell’ area ex sovietica (come il Mercato Comune Eurasiatico e l’Unione Eurasiatica), e l’Organizzazione di Shanghai per la Cooperazione, fra una ventina di Paesi grandi e piccoli, per una comune difesa.

Nonostante le assurde forzature (come la segretazione delle trattative), tutti i potenziali contraenti del TTIP e del TTP, a cominciare dagli Stati Uniti, si ritiravano progressivamente dal progetto, mentre la Cina procedeva al lancio dell’ Iniziativa della Nuova Via della Seta, del Fondo di Sviluppo della Via della Seta e del Fondo d’Investimento della Via della Seta, cominciando a realizzare in pratica collegamenti ferroviari con Spagna, Inghilterra, Olanda, Francia, Russia e Iran, costruendo la nuova autostrada che attraversa il Pakistan e acquisendo i porti  di Gwadar, di Djibuti, del Pireo e di Murmansk.

Infine, mentre il Presidente Trump continua a minacciare sempre nuove misure protezionistiche, l’Unione Europea e la Cina sono oramai quasi pervenute alla firma del Trattato Euro-cinese per la protezione degl’investimenti e la FCA sta trattando cessioni a gruppi cinesi.

Che quelle organizzazioni internazionali non esistano solamente sulla carta è dimostrato proprio dai continui investimenti cinesi, indiani ed arabi in Europa, come quelli in Volvo, Pirelli, Peugeot, Volkswagen, Deutsche Bank, Lotus, Giugiaro, Krizia, Kuka,  a cui parrebbe aggiungersi oggi quello in FCA.

Un progetto di azione culturale eurasiatica

Questi sviluppi, d’importanza epocale per l’avvenire dell’ Europa, sono quasi ignorati dall’ opinione pubblica, poco e male informata da media tutt’altro che indipendenti e generalmente maldisposti verso i popoli extraeuropei.

La cultura “mainstream” ha perfino mistificato l’essenza della storia contemporanea dell’Asia, a cominciare dal silenzio sul programma antimodernista di Gandhi (vedi articolo di Buttafuoco sul “Sole 24 ore”) e, oggi, di Modi, per passare a quello sul  culto di Mao per la cultura cinese classica, e per finire con i dati storici dell’ economia della Repubblica Popolare Cinese fino dalla sua creazione, che hanno registrato una crescita costante e sostenuta per ben 70 anni, portando all’ attuale superamento della UE e degli Stati Uniti -un superamento che, comunque lo si guardi, implica senz’altro una maggior efficienza del “socialismo con caratteristiche cinesi”, non soltanto rispetto al “socialismo reale” di stampo sovietico o nordcoreano, ma anche rispetto a tutte le forme di economia capitalistica dei diversi Paesi Occidentali-.

Per inserirsi efficacemente nei “trend” in corso, e, anzi, per governarli e volgerli a favore dell’ Europa, occorrerebbe innanzitutto un gruppo dirigente europeista con una profonda consapevolezza delle interrelazioni fra identità europea e culture dell’ Asia; poi, una classe dirigente mobilitata sui temi della trasformazione politica, economica e strategica in corso; infine, un ampio ceto imprenditoriale e commerciale proiettato sui mercati dell’ Asia, con la conoscenza delle sue lingue, delle sue culture e delle sue economie.

La Casa Editrice Alpina e l’Associazione Culturale Diàlexis, anche per mezzo del blog DAQIN, recentemente creato,si stanno battendo da tempo per quest’obiettivo,tra l’altro con la pubblicazione di opere come “La fine delle egemonie” di Antonio Mosconi, dedicati al nuovo contesto gopolitico mondiale, e sta lanciando una collana “gialla”(Evzazija-Avrasya), avente quale obiettivo quello di stimolare la conoscenza e il dibattito sul nuovo contesto eurasiatico. Il primo volume, Da Qin, di cui abbiamo già parlato, è dedicato proprio all’ impatto, sull’ Europa, della Nuova Via della Seta. E’ in preparazione una seconda edizione, aggiornata in relazione alla più recente pubblicistica e ai più recenti sviluppi del progetto “Una Via, Una Rotta”. Nel contempo, l’esistente opera collettiva “Europe Riding on the New Silk Road” è in via di completa rivisitazione in vista di un’edizione in  lingua italiana.

La fase più difficile è, a nostro avviso,proprio quella di base, volta a far conoscere almeno agli specialisti queste nuove prospettive, che, come ha scritto Peter Frankopan, aprono un nuovo modo di scrivere la storia. Intendiamo proseguire questo lavoro “con chi ci sta” insieme alla comunità cinese in Italia, al MAO e a tutti gli specialisti, come Cardini,Jullien, Frankopan, Jacques e Starr, che stanno operando concretamente per far conoscere la cultura e la realtà dei popoli dell’ Eurasia.

Ricordiamo soprattutto l’Associazione Nuova Generazione  Italo-Cinese, che rappresenta la realizzazione concreta di questa nuova comunità eurasiatica, raggruppando giovani italiani e cinesi nati in Italia, attivi nell’ interscambio culturale, economico e sociale fra i due Paesi. Abbiamo partecipato quindi con estremo interesse alla manifestazione presso la rappresentanza dell’Unione Europea a Milano, nel Palazzo delle Stelline, del 21 luglio u.s., organizzata dal blog Vivere Liquido, e dedicata appunto alla Nuova Via della Seta.

La bilancia commerciale fra Cina e Occidente

Un “pericolo cinese”?

Seguiamo anche con attenzione le voci di trattative fra la FCA e diversi produttori cinesi. Un’operazione di questo genere costituirebbe, evidentemente, la consacrazione di un rapporto privilegiato di Torino con la Nuova Via della Seta. Si noti che a Torino sono già presenti da gran tempo anche Jac, la Chang’An,la Johnson Electric di Hong Kong (automotive), la Crrc, la Cmc, la Genertech (ingegneri telecomunicazioni) a ferroviaria),la Huawei  e la Yungfeng Gao (utensili laser).

Abbiamo perciò notato con stupore la lettera di Italia, Francia e Germania alla Commissione Europea, in cui si chiede l’autorizzazione ad adottare misure protezionistiche. Improvvisamente a Roma si scopre che le grandi imprese italiane sono oramai, o chiuse, o in mani straniere. In un siffatto scenario, non si capisce quale  problema in più vi sarebbe per l’Italia se una società oramai trsaferita in Olanda (la Exor NV) e controllata da un cittadino americano (John Elkann) cedesse il pacchetto azionario maggioritario (il 30%) di un’altra società di diritto olandese FCA (NV), il cui amministratore delegato è un canadese, e che controlla un gruppo prevalentemente americano (nord e sud) e con il centro direzionale negli USA, a una società lussemburghese o olandese, anche se il controllo ultimo sarebbe cinese (la Cina ha già un’importante partecipazione in FCA)? Ancor più irrilevante sarebbe se la Chrysler americana cedesse alla “Great Wall” il suo marchio Jeep. Non per nulla, il prodotto della collaborazione fra Jeep e Fiat si chiama “Renegade”.

Il problema   doveva porsi semmai molti decenni  prima, quando nessuno aveva fatto luce sulla morte dell’Ing. Olivetti e del suo braccio destro, Ing. Chou (un Cinese esperto d’informatica che stava lavorando al personal computer italiano), e, infine, di Enrico Mattei; sull’ accordo, fra la Olivetti e la General Electric per la cessione del settore informatico;  sul boicottaggio, da parte di ministri di Berlusconi, della partecipazione dell’ Italia nell’ Airbus; sugl’impegni a lungo termine di acquisto dell’antieconomico e tecnicamente fallimentare (vedi Corte dei Conti) F35 della Lockheed, “uccidendo” così la produzione aeronautica militare dell’ Europa; sui “Tax Rulings” inventati dal Governo lussemburghese e implementati da  tutte le monarchie del Nordeuropa, che permettono alle multinazionali di non pagare tasse, facendo una concorrenza insostenibile alle imprese europee che le pagano; sulle “novelle” alla legislazione fiscale  degli “international mergers” apportate dal Governo Renzi, che hanno permesso il trasferimento all’ estero delle società italiane senza prima pareggiare il conto dei sospesi (aiuti di stato; inquinamento; riserve occulte); sull’attribuzione di importanti funzioni pubbliche ad azionisti delle multinazionali dell’ informatica (OTTs); sulla tolleranza al 100% dello spionaggio sulle nostre imprese da parte dei servizi segreti di tutto il mondo, che ha resi inutili gl’investimenti in ricerca e sviluppo in Italia (e in Europa), condannando così le nostre imprese all’ obsolescenza e all’ acquisizione dall’ estero, e i finanziamenti pubblici per la ricerca ad essere di fatto un sostegno ai nostri concorrenti extraeuropei.

A questo punto, quale differenza vi sarebbe, per l’Italia, se il pacchetto di controllo e gli uffici direzionali fossero a HanZhou o a Baoding anziché a Amsterdam, il Presidente e l’Amministratore Delegato fossero cinesi anziché nordamericani, e gli uffici direzionali nel ZheJiang o nell’ Hebei anziché nel Michigan?

Certamente, si pone ora più che mai, come si è posta sempre negli ultimi 70 anni,  nonostante i modestissimi tentativi fatti negli Anni ’60 e ’70 dal gollismo in Francia e dal primo Centro Sinistra in Italia (Pasquale Saraceno), una questione ben più ampia di programmazione economica. Il punto è che, oggi, come dimostra l’esperienza cinese, in considerazione delle enormi sinergie messe in  moto, una programmazione economica ha un senso solo se effettuata sui “grandi spazi”(con circa un miliardo di abitanti). L’insostenibilità dei mercati internazionali per le nostre imprese è resa sempre più evidente dalle chiusure, dalle cessioni, dall’assenza sui mercati veramente importanti, come l’informatica, la logistica e la difesa. Dopo 70 anni, non solo l’Italia non ha più alcun vero “campione nazionale” salvo una modesta industria parastatale della difesa, ma l’Europa stessa non ha alcun “campione europeo” se non l’esile Airbus, il cui carattere di “Campione europeo” è stato brutalmente tolto dai governi francese e dai tedesco quando l’hanno privatizzata e ne hanno trasformato il nome, riconducendolo all’ originaria denominazione ed eliminando la troppo aggressiva ragione sociale “European Aerospace and Defence Company”. Non può considerarsi “campione Europeo” neppure il consorzio Arianespace, che è, appunto, un consorzio e non un’impresa

Macron, che in campagna elettorale si era pavoneggiato con l’eccellente slogan “Sovranismo Europeo”, avrebbe dovuto preoccuparsi  innanzitutto di questo, creando un “cervello pensante” dell’ economia europea, gruppi finanziari integrati, grandi gruppi industriali e di servizi ad azionariato paneuropeo e diffusi sul territorio. Invece, la sudditanza culturale, politica, militare ed economica delle classi politiche europee al progetto tecnocratico americano ci ha oramai portati ,non solo alla crisi economica permanente e al controllo, anche sul nostro Continente, del Complesso Informatico-militare, ma, infine, quasi inaspettatamente, alla sostituzione “in extremis” dell’Asia all’ America nel controllo sulle nostre imprese. Un caso esemplare di “eterogenesi dei fini”, anzi, diremmo, di meritata nemesi storica, per una società priva di qualunque consistenza culturale e morale.

Addirittura, oggi, dinanzi alla prospettiva di un vero e proprio naufragio dell’ Europa, solo un “rovesciamento del tavolo” di carattere generale (come potrebbe essere la Nuova Via della Seta), potrebbe permetterci di ripartire in tutti i campi su nuove basi, con le idee chiare, senza paraocchi ideologici e con una “governance” effettiva. E’ quanto affermiamo nel nostro opuscolo “Da Qin”. Leggetelo!

Newsletter 32-2017

RITORNO AGLI ANNI ‘30

NOΣTOΣ EIΣ TA “ETH ’30 ” TOY ΠPΩTEROY AIΩNOΣ
(Nòstos eis ta ète ’30 tu protèru aiònos)

L’urgenza d’ un’autocritica generalizzata

1938: Inghilterra, Francia, Germania e Italia firmano gli accordi di Monaco

Nell’ articolo di fondo della Stampa di Torino del 19 luglio, il direttore Molinari sintetizzava le tendenze in corso nella dialettica politica europea, lamentando solo che l’ Italia non sapesse inserirvisi: “….le maggiori iniziative in corso sono quattro: la convergenza fra Parigi e Berlino per un’Eurozona più coesa; la volontà dell’Eliseo di creare con la Casa Bianca un relazione speciale sulla sicurezza; la determinazione della Germania nel rafforzare il legame economico con Pechino per arrivare ad un accordo sul libero commercio; il summit dei «Tre Mari» fra 12 nazioni dell’Europa centro-orientale e gli Stati Uniti sullo sviluppo di energia ed infrastrutture”.

Non condividiamo la preoccupazione di Moloinari, poiché nessuna di queste ridicole ambizioni da “potenza regionale” degli Stati Membri ha nulla a che fare con una reale integrazione europea; anzi, tutte intendono semplicemente divaricare le politiche estere e di difesa dell’ Europa, protendendosi verso potenze extraeuropee. Anzi, siamo invece preoccupati che queste tendenze esistano. Esse rientrano pienamente nella visione, tipicadel nostro establishment,  di una sorta di direttorio europeo, che è proprio  quanto era stato caldeggiato già a suo tempo da Mussolini a commento del Piano Briand sponsorizzato da Paneuropa, quando il dittatore italiano aveva coniato per primo i concetti di “Unione Europea”  di “Stati Membri”. Tutto ciò era ulteriormente sviluppato da Hitler nel suo diario segreto mai pubblicato, secondo cui sarebbe stato impossibile per moltissimo tempo fondere (tanto con l’accordo, quando con la forza) le nazioni europee in un unico popolo, e che, quindi, la direzione dell’ Europa dovesse scaturire dalla competizione fra le nazioni più forti (così come aveva teorizzato, a suo tempo, già Fichte). Si è visto poi come non sia stato possibile, per l’ asse, realizzare in concreto questo punto di vista, poiché neppure gli Stati più potenti e assertivi d’Europa hanno la forza per mantenere coeso il nostro Continente di fronte agl’immani problemi del nostro tempo.

Coerentemente con le premesse, l’articolo di Molinari si chiude con un’invocazione ad un ”interesse nazionale italiano”, che, se mai sia esistito come tale, non è certo riconoscibile oggi, quando tutti i popoli del mondo stanno subendo l’attacco delle Macchine Intelligenti.

L’Intermarium

Il Generalplan Ost

“I Tre Mari”, fra l’ Intermarium e il Terzo Reich

Ancor più vecchia l’idea dell’”Intermarium” (“Medzymorze”), formulata, poco dopo la Terza Spartizione della Polonia,  da  Adam Czartoryski, leader patriottico dell’ alta aristocrazia, ministro dello zar e comandante rivoluzionario della Repubblica polacca. Il piano, dell’epoca napoleonica, prevedeva una federazione di Stati, quali Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Ucraina, Cechia, Slovacchia e slavi del sud, con l’eventuale presenza anche di Romania e Ungheria. Il fallimento della sua visione coincise con quello dei moti nazionali, e fu anche dovuto al mancato appoggio delle potenze occidentali, dell’ovvia ostilità della Russia, di quella della Prussia, allora in fase ascendente, e di stati storicamente anti-slavi come la Romania e l’Ungheria.

L’idea era tornata alla ribalta dopo la Prima guerra mondiale per effetto della disfatta sia degli Imperi Centrali (Germania, Austria-Ungheria) che della Russia (alle prese con la rivoluzione del 1917 e le sue conseguenze), e fu propugnata da Józef Piłsudski, capo di Stato e comandante militare della nuova Polonia. Piłsudski, rivendicando la presenza etnica e la supremazia culturale polacca ad est, si impegnò in una serie di guerre contro alcune delle entità statali confinanti nate dalla dissoluzione dell’impero russo e degli imperi centrali, provocando così la reazione della Russia bolscevica e la conseguente guerra sovietico-polacca che terminò con la spartizione fra i due contendenti dei territori della Bielorussa e dell’Ucraina e l’annessione alla Polonia di una parte della Lituania.

Oltre all’andamento della guerra contro la Russia, il secondo fallimento del tentativo di creazione della federazione “Międzymorze” fu causato anche dall’ostilità delle entità etniche (lituani, bielorussi e ucraini) che ne avrebbero dovuto far parte. Inoltre, anche fra i leader polacchi, non tutti erano favorevoli al progetto federale di Piłsudski, e, come ad esempio Roman Dmowski,  preferivano una Polonia basata sull’identità nazionale e religiosa rispetto ad una Polonia multiculturale e multietnica

Si noti che l’estensione del Międzymorze era esattamente identica a quella del territorio in cui era presente il Bund ebraico e a quello del “Lebensraum” hitleriano. Tant’è vero che Alfred Rosenberg, responsabile del Generalplan Ost ed egli stesso un abitante dell’ Intermarium, fu certamente influenzato dalle idee di Czartoryski e dalla presenza del Bund.

Tra parentesi, dopo la Seconda guerra Mondiale, esistette un’associazione “Intermarium”, con obiettivi alquanto dubbi, dal supporto alla fuga di gerarchi nazisti, alla resistenza all’ occupazione sovietica, alla creazione di movimenti nazionalisti paramilitari. Attualmente, la creazione di una brigata congiunta lituano-polacco-lituana (LITPOLUKRBRIG) mira a configurare un’alleanza interna alla NATO , a guida polacca, sulla falsariga dei “battaglioni volontari” ucraini. Oggi, il Miedzymorze potrebbe avere come effetto politico soltanto la scissione dell’ Unione Europea, e, non per nulla, esso è sponsorizzato dagli Stati Uniti.

I battaglioni volontari ucraini, lituani e polacchi.

L’assurdità delle “Retoriche dell’Idea di Europa”

Il ritorno a quelle logiche già viste abbondantemente nel XX* Secolo costituisce, a nostro avviso,   la meritata nemesi della vacuità delle “Retoriche dell’ Idea di Europa” dell’ “establishment”, che, ad onta delle loro pretese di “razionalità” e di “illuminismo”, si nutrono di vuote parole, di frasi fatte, di stati d’animo irrazionali e di riflessi pavloviani. Un esempio di queste retoriche è costituito dall’ articolo di Nadia Urbinati comparso  su “La Repubblica” lo stesso giorno del “fondo” di Molinari: “L’Europa sta progressivamente acquistando due facce, riadattando un’antica divisione tra due concezioni della politica e dello spazio politico: una cooperativa e cosmopolita; una etnica e fondata su un’immaginaria identità  nazionale pre-politica.”A nostro avviso, come implicitamente riconosce la stessa Urbinati, questa distinzione non è mai esistita se non nell’ immaginario dell’ “establishment”. Infatti, dove dovremmo collocare ad esempio Rousseau, che propugnava una Federazione Europea ma aborriva mortalmente l’uomo medio omologato; oppure Napoleone, che, mentre creava il mito della “Grande Nation”, sosteneva di voler fare l’ Europa, oppure De Maistre, che affermò “muoio con l’ Europa”, o, ancora, Nietzsche, che voleva un’ “Europa Una e signora del mondo”, o Stalin, che, per attuare l’internazionalismo proletario, inventò decine di “nazionalità sovietiche”, o, infine, Juenger, che cominciò esaltando gli Stati Nazionali del Lavoro, per poi promuovere la pace perpetua europea, e, infine, profetizzare lo Stato mondiale?

Quegli slogan di cent’anni fa (e, in particolare, il “One-Worldism” americano) non servono più a spiegare il mondo del XXI° secolo. Se l’Europa non se ne sbarazzerà, per ragionare secondo  categorie più attuali, come “Complesso Informatico-Militare”, “Multipolarismo”, “Tecno-umanesimo”, ecc.., essa sarà cancellata dalla Storia.

Siamo i primi a condividere lo slogan di Macron del “Sovranismo Europeo”. Ma Macron è coerente con esso? Perché ha subito stabilito un asse privilegiato con Trump? Perché vede un possibile rafforzamento dell’ Europa solo in accordo e con subordinazione ai poteri forti?

E che cosa sta facendo  il Movimento Federalista Europeo? In quest’ora di supremo pericolo per l’Europa, il Movimento ha tenuto il proprio congresso in un clima di “business as usual” che mal si addice all’eccezionalità degli eventi che stiamo vivendo. Ma possibile che non si veda nulla di ciò che vediamo noi?

Newsletter 31-2017

OMAGGIO A HELMUT KOHL (E ALLA RENANIA)

ΠΕΡΙ TOY ΧΕΛΜΟΥΤ ΚΩΛ (KAI THΣ  ΡΗΝΑΝΙΑΣ)
Perì tu Helmut Kol (kai tes Renanìas)

Nonostante tutti gl’inconvenienti dell’ integrazione europea così come è stata, e continua ad essere, condotta dalla classe politica, nessuno può negare, a taluni dei suoi protagonisti, un’intrinseca grandezza, che va al di là della valutazione di singole operazioni politiche attuate, e li pone ad un livello nettamente superiore a quello dell’ attuale establishment.

Questo è senz’altro il caso di Helmuth Kohl, il cui unico limite fu forse (come ha dichiarato in questi giorni Putin) che non tutte le sue vere idee si sono potute fino ad ora realizzare.
Anche alcuni aspetti delle onoranze funebri tributategli sono in linea con questa grandezza, come per esempio, che le esequie, svoltesi al Parlamento Europeo,  nel Duomo di Strasburgo (dove è echeggiato l’ Inno alla Gioia in Tedesco),  siano state il primo funerale di Stato dell’Unione Europea, mentre la seconda parte delle stesse, svoltasi a Spira, riecheggiano quelle degl’Imperatori del Sacro Romano Impero.
Tuttavia, purtroppo, neppure questa seria cerimonia è stata risparmiata dal tiro incrociato delle odierne meschinerie politiche e personalistiche. Un funerale a Berlino era stato escluso dalla nuova consorte di Kohl, Maike, per vari motivi, fra cui la vicinanza della prima moglie Hannelore, ma, soprattutto, il ruolo esercitato, nella capitale tedesca, da Angela Merkel e da Helmut Steinmeier, rispettivamente Cancelliera e Presidente della Repubblica federale, i due principali responsabili della disgrazia politica di Kohl. Per questa scelta, il figlio di Kohl ha perfino rifiutato di partecipare alla cerimonia.

Peccato.

Cesare e Ariovisto presso Strasburgo, primo faccia-a-faccia fra latinità e germanesimo

La Valle del Reno, protagonista della vicenda europea

Il “palcoscenico” sul quale si sono svolte le cerimonie (cioè il Reno) era imponente, ricordando quanto la terra renana abbia contribuito alla storia dell’ Europa e della sua identità, a partire dalla battaglia fra Cesare e Ariovisto a nord di Strasburgo, per passare  a quella di Teutoburgo, che impedì una prima unificazione dell’ Europa,  e ancora alla capitale carolingia, Aquisgrana, e a quelle francone e sveve, come Worms, Spira, Magonza, Francoforte, Basilea e Costanza, che tanti eventi storici evocano alla nostra mente. Sul Reno sono ambientati il Canto dei Nibelunghi e il Giuramento di Strasburgo, con il quale in pratica si fondarono Francia e Germania. Strasburgo fu sempre una città equamente divisa, fra gli alsaziani Zorn e i badesi Muellenheim, fra il Regno di Francia e il Reich tedesco. Ancor oggi, l’Alsazia è un Paese sostanzialmente bilingue.

 

Newsletter 23-2017

DIBATTITO SU EUROPA PRESENTAZIONE LIBRO “DA QIN”

ΣΥΖΗTΗΣΙΣ ΠΕΡΙ ΕΥΡΩΠΗΣ – ΒIBΛΙΟN “ΔΑ-ΤΣΙΝ”

(Syzétesis perì Euròpes -Biblìon “Da-Qin”)

Alpina-Diàlexis invita la S.V. al convegno
“QUALE EUROPA? REGIONI, NAZIONI E POPOLI PER UN FUTURO COMUNE”

Lunedì 29 maggio 2017 – ore 17.30
Centro Studi San Carlo Via Monte di Pietà, 1 – 10121 Torino

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Newsletter 22-2017

COMMEMORAZIONE DEI 60 ANNI DEI TRATTATI DI ROMA

EOPTAΣMOΣ THΣ  EΞHKOΣTHΣ  EΠETEIOY TΩN PΩMAIKΩN  ΣYNΘHKΩN
(Eortasmòs tês exekostês epetèiou tôn Romaikôn Synthekôn)

Invita la S.V. al convegno
“QUALE EUROPA? REGIONI, NAZIONI E POPOLI PER UN FUTURO COMUNE”

Lunedì 29 maggio 2017 – ore 17.30
Centro Studi San Carlo
Via Monte di Pietà, 1 – 10121 Torino

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Newsletter 21-2017

Le monete di Filippo l’Arabo -primo imperatore cristiano?-, dedicate alla Pace Eterna.

PACE PERPETUA ED ESERCITO EUROPEO

EIPHNH EIΣ  AEI KAI  EYPOΠAIKOΣ ΣTPATOΣ (Eirène èis aèi  kai Europaikòs stratòs)

Considerazioni dopo la visita a Torino del Ministro della Difesa Pinotti

La grande manifestazione organizzata il 19/4/2017 alla Scuola di Applicazione di Torino dalla Stampa di Torino  e dall’ Istituto Affari Internazionali sulla Politica di Difesa dell’ Europa ci  offre lo spunto per alcune considerazioni di carattere generale sulla materia.

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Newsletter 20-2017

LA VIA DELLA SETA
un nuovo spazio per il futuro del mondo

O OΔΟΣ ΤΟΥ MΕΤΑΞΙΟΥ(ho Odòs tu Metaxìu)

Oggi, né gli Stati, né le imprese, possono ignorare, nella loro pianificazione a lungo termine, i rapidi e diffusi mutamenti in corso in tutta l’Eurasia, che possono cambiare in modo radicale lo scenario mondiale.

Domenica si apre a Pechino il Forum della Via della seta. Tra gli invitati, una trentina tra capi di Stato e di governo – c’èil Primo Ministro Gentiloni. Sono in calendario incontri politici a livello multilaterale e bilaterale. Il primo ministro italiano il giorno 16 maggio incontrerà il premier Li Keqiang e il presidente Xi Jinping.

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Newsletter 19-2017

RIFLESSIONI SUGL’INSEGNAMENTI EUROPEI
presso l’Università di Torino

ΣΚΕΨΕΙΣ ΠΕΡΙ ΤΟΥ ΜAΘΗΜΑTΟΣ TΩΝ ΕΥΡΩΠΑΙΚΩΝ ΘΗΜΑTΩΝ
(Skèpseis perì tu mathèmatos ton europaikòn themàton)

Prendiamo atto con soddisfazione del fatto che, finalmente, il Centro Studi sul Federalismo abbia deciso, quest’anno, di dedicare un seminario alla discussione intorno all’ insegnamento dell’integrazione europea nell’ Università di Torino.

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Newsletter 18-2017

9 MAGGIO:FESTA DELL’ EUROPA E GIORNO DELLA VITTORIA

9 MAIOY: EOPTH THΣ  EYPΩΠΣ  KAI  HMEPA THΣ    NIKHΣ (9 Maìu: Heorté tes Euròpes kai Hemèra tes Nikes)

Il 9 maggio 2012, nel festeggiare, come ogni anno, con Alpina e Diàlexis, l’anniversario della Dichiarazione Schuman, un rappresentante della comunità rumena a Torino, evidentemente sbagliando data, aveva fatto riferimento alla fine della 2° Guerra Mondiale. L’errore era senz’altro veniale,  visto che la Festa dell’ Europa (Dichiarazione Schuman) cade nello stesso giorno del “Giorno della Vittoria” (Den’Pobiedy) – celebrato in tutte le Repubbliche post-sovietiche,  tranne che nei Paesi Baltici -, che è l’anniversario della firma, da parte del Maresciallo Keitel, della resa del III° Reich all’ Unione Sovietica.
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