2500 anni dalle Termopili, 70 anni dalla dichiarazione Schuman

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Quest’anno, una scadenza importante come quella dei 70 anni della Dichiarazione Schuman passerà paradossalmente più inosservata che mai, a causa della crisi del Coronavirus. Addirittura, la Conferenza sul Futuro dell’Europa, che avrebbe dovuto partire appunto il 9 maggio da Dubrovnik, sotto l’egida della presidenza croata, non si avvierà affatto, in quanto, di fronte all’ imprevista situazione di difficoltà, il meccanismo europeo si è inceppato. Mentre Cina e America hanno adottato drastiche misure anche per il dopo-pandemia, il metodo per contrastare gli effetti del coronavirus è divenuto l’ennesima materia del contendere fra gli Stati membri dell’UE.

L’Associazione Culturale Diàlexis è sempre stata fiera di commemorare ogni anno, pur nel disinteresse generale, il 9 maggio. E’ stato significativo il fatto che l’intero establishment, che da sempre ostenta il più vibrante europeismo, non abbia, né organizzato parallele manifestazioni, né partecipato (salvo rare eccezioni) alle nostre. Anzi, addirittura, il 9 maggio è stato dedicato, dalla Repubblica Italiana, alla commemorazione di Aldo Moro.

Neppure noi siamo degli ammiratori acritici della Dichiarazione Schuman, né tanto meno delle modalità allucinanti con cui fu scritta e presentata: tuttavia, è tutto quello che abbiamo allo stato degli atti. Il 9 maggio è comunque la Festa dell’Europa, anche se paradossalmente messa in ombra, sul piano internazionale, dal “Den’ Pobiedy” russo, ben più sentito, non solo in Russia, ma in tutto lo spazio ex-sovietico, che si celebra nella stessa data. Se non ci fosse più l’allarme totale Coronavirus, quest’anno vi parteciperebbe perfino un’importante delegazione americana.

Tra l’altro, secondo il Governo Greco, quest’anno ricorrono anche i 2500 anni dalla battaglia delle Termopili, che sarebbe stata combattuta a fine Agosto o fra l’8 e il 10 Settembre del 480 a.C.. Vediamo se si può organizzare anche quella commemorazione, proponendo di fare, di quella data, la Festa dell’Europa.

Gli opinionisti stanno dicendo per l’ennesima volta che, se la UE non riesce a dimostrarsi all’altezza neanche questa volta, è finita. Non è detto però che, in questo caso, al posto di quest’Europa, “straniera” e debole, potrà sorgere finalmente un’Europa assertiva della propria cultura e della propria creatività, capace di confrontarsi alla pari con gli Stati Uniti e la Cina.

In ogni caso, essendo probabile che, il 9 maggio, non si possa ancora neppure uscire di casa, stiamo predisponendo una forma di duplice dibattito virtuale, che, se possibile, si svilupperà, nella forma della “conference call”, il 9 maggio, ma, in assenza, si svolgerà comunque nella forma digitale, attraverso scambi di articoli che verranno pubblicati sul nostro sito, e alla fine costituiranno un vero e proprio libro, digitale e cartaceo, che verrà distribuito elettronicamente, presentato e distribuito al Salone di Torino , come e quando questo si farà.

L’approccio proposto consiste in una vera e propria simulazione digitale di un dibattito, o meglio ancora, di un approfondito convegno, vertente sulle ragioni d’essere e sullo stato attuale dell’integrazione europea.

Il sottoscritto svolgerà il ruolo di un normale moderatore, rivolgendo ai partecipanti 20 domande a cui ciascuno potrà decidere di rispondere chiedendo di essere un relatore su l’uno o l’altro argomento, oppure intervenendo in modo spot sugl’interventi dei relatori.

Riccardo Lala

Le 20 domande

Le seguenti 20 domande sono proposte nell’abito della commemorazione del 9 maggio, e in vista della elaborazione di una valutazione complessiva di questi 70 anni di esperienza europea in funzione del futuro.

Ogni domanda sarà preceduta da una breve premessa, che ne chiarisce il senso per facilitare le risposte.

Il modo in cui giudichiamo un fenomeno storico-politico (in questo caso, l’ Unione Europea) dipende da una valutazione complessiva della situazione propria e della propria società. Se riteniamo che l’Europa debba essere cambiata è perché abbiamo una valutazione negativa dell’attuale stato del mondo, e/o del modo in cui noi siamo in esso inseriti.

Ritenete che l’attuale direzione presa dell’Umanità sia positiva: quanto al grado di realizzazione personale, al rapporto uomo-macchina, al futuro economico, al rapporto con l’ambiente, alla pienezza spirituale?

Nel tentare di pensare un’evoluzione della situazione propria o del mondo in un senso migliorativo rispetto al presente, è intuitivo identificare innanzitutto le forze che riteniamo responsabili delle principali negatività. Buona parte (forse, una parte eccessiva) del discorso politico-culturale è dedicata proprio a individuare e a criticare queste forze. Paradossalmente, vi è spesso una certa concordanza nell’ individuarle, anche se poi si finisce per divergere sul modo di contrastarle.

Trovate, nelle forze che determinano l’attuale direzione del mondo, qualcosa di inquietante? Perché? Vedete dei pericoli soprattutto: - nella tecnologia; - nella tecnocrazia; - nelle grandi potenze? - nella finanza; - nella “società dell’ 1%”?

Dopo trent’anni di orizzonte pseudo-internazionalista, e altri trent’anni di visione pseudo-europeista, abbiamo vissuto una trentina di anni in cui si è partiti dal punto di vista “degl’Italiani”. Tuttavia, non vi è poi certo alcun accordo, né sul fatto che gl’”italiani” possano, o debbano, contribuire in un qualche modo al futuro del mondo, né come potrebbero farlo.

Ritenete utile che gl’Italiani contribuiscano a determinare il futuro dell’Umanità? Qual è, secondo voi, il loro principale interesse quanto al futuro del mondo: Un rinascimento etico e spirituale? Una maggiore eguaglianza fra le aree del mondo? La rivalutazione delle tradizioni culturali?

Purtroppo, regna incontrastato un senso (ahimé, tutt’altro che ingiustificato) d’impotenza a determinare il nostro stesso destino. Privati di un contesto culturale adeguato, vincolati a valori che non abbiamo scelto, immersi in un mondo socio-economico che si disintegra, abbiamo l’impressione di essere in preda di forze più grandi di noi.

Secondo Voi, quanto possono influenzare gl’Italiani sull’andamento della loro esistenza: Quanto sui valori dominanti? Quanto sulle proprie prospettive di riuscita professionale? Quanto sulla certezza del futuro?

Le difficoltà in cui ci troviamo derivano da cinquant’anni di distruzione della logica e del carattere, che hanno preluso a una vicenda ininterrotta d’insuccessi economici e di declassamento sociale. Su quali residue forze fare affidamento?

Quali strumenti vedete per opporci alla decadenza dell’Italia: sul piano culturale: l’abbandono della nostra cultura ed educazione; sul piano economico: lo svuotamento delle nostre imprese; sul piano sociale: la decadenza di tutti i ceti?

L’Italia, già sede della Magna Grecia, dell’Impero Romano, della Chiesa Cattolica, dei Comuni e delle Signorie, costituisce un caso emblematico della decadenza dell’Europa. Questa decadenza è reversibile? E, in questo caso, quale potrebbe essere il nostro ruolo?

Credete che l’Italia possa fare qualcosa di concreto per impedire l’omologazione mondiale e la musealizzazione della cultura europea? la proletarizzazione delle nostre attività economiche? la trasformazione della Chiesa in una ONG? il trasferimento fuori Europa delle risorse residue da parte dei GAFA?

Se l’Italia e l’Europa scegliessero finalmente di opporsi alla propria decadenza, su quali forze potrebbero fare affidamento? Su quelle fino ad ora dominanti o su nuove forze che si oppongono allo “status quo”?

Credete sia possibile un’alleanza mondiale fra coloro che condividono l’ obiettivo d’impedire l’entropia generalizzata e coloro che invece lavorano per essa? Quali forze credete si possano unire per preparare queste trasformazioni: Determinate forze sociali? Determinate forze politiche? Parti della Chiesa? Determinati Stati?

Secondo un diffuso luogo comune, vivremmo in una fase di euroscetticismo. Tuttavia, mai la “questione europea” è stata tanto centrale in tutti i dibattiti.

Quanto credete che l’Europa sia in grado d’ integrarsi, data la sua radicata tradizione particolaristica? Credete che il suo grado d’integrazione sia sufficiente? In che modo potrebbe contribuire a risolvere i problemi di cui sopra?

Il rapporto fra Italia ed Europa è stato sempre controverso. Per gli antichi, Roma e Impero erano la stessa cosa; nel Medioevo, c’era la dualità fra Roma e la Germania. Nella modernità, si è parlato di una contrapposizione fra un’Italia cattolica e un Nord Europa protestante. Eppure, l’Europa, con Mazzini, Galimberti, Spinelli, Draghi, è stata al centro di tutto il movimento di unificazione europea. “Portare più Italia in Europa” non significa anche rendere l’Europa più europea?

Quali caratteristiche culturali dell’Italia vedete condivise dall’ Europa: Il senso di libertà?Il Cristianesimo?Il legame con le tradizioni culturali?

Paradossalmente, tutti, dai “sovranisti” agli “altermondialisti”, dai conservatori ai progressisti, dai cattolici ai radicali, dai liberali ai socialisti, parlano sempre di “un’altra Europa”.

Come vedreste ‘un’altra Europa’? Quali le sue prospettive di sviluppo a lungo, medio, breve e nell’ immediato? Con una leadership adeguata? Con quali strumenti conoscitivi e di difesa? Come dovrebbe sviluppare le istituzioni culturali? Dovrebbe essere più indipendente dagli Stati Uniti?

Anche se l’aspetto istituzionale non esaurisce il dibattito sull’ Europa, che dovrebbe essere molto più sulla sostanza che non sulle forme giuridiche, non si può certo andare avanti senza un programma chiaro sul futuro costituzionale. Si fronteggiano tre visioni: (ii) quella “mainstream”, che mira a mantenere in piedi una struttura sostanzialmente confederale; (ii) quella federalista tradizionale, che pensa a una federazione più accentrata;(iii) quella  “sovranista” francese, che pensa a una confederazione più forte ancora della federazione dei federalisti  grazie all’impulso della Francia (soprattutto nella difesa e nel digitale):Tutte danno per scontato un legame più o meno forte con l’ America.

Credete che l’attuale ‘costituzione materiale’ dell’Europa sia adeguata: dal punto di vista della sussidiarietà? dal punto di vista del decisionismo? dal punto di vista della filosofia economica? dal punto di vista militare? dal punto di vista geopolitico?

Se nessuna di queste tre Europe è soddisfacente, occorrerebbe fare delle proposte precise circa la nostra organizzazione futura, innanzitutto dal punto di vista delle politiche sostanziali, e poi da quello delle strategie per raggiungerle.

Come vedreste un’Europa più adatta ai tempi: Dal punto di vista istituzionale? Dal punto di vista della distribuzione delle funzioni? Dal punto di vista della leadership? Dal punto di vista della progettualità? Di fronte ai rischi militari? Di fronte al conflitto USA-CINA?

Il discorso sovranista italiano è implicitamente incentrato sull’ostilità al vecchio mito, già romantico, poi “vichissois”, e, infine, gaullista, secondo cui quel che conta in Europa sarebbero solo “i discendenti dei Franchi”, cioè Francesi e Tedeschi, giacché Italia, Spagna, Benelux, Slavi Occidentali e Meridionali, Ungheresi, sarebbero stati fino dai tempi di Carlo Magno degli elementi marginali dell’Europa; per non parlare della Scandinavia o della Russia. L’ Europa contemporanea si sarebbe quindi fatta per evitare guerre fratricide fra “i Franchi”.

Come dovrebbero essere i rapporti di forza fra culture, nazioni e regioni, all’ interno dell’Europa? Come garantire un’equa partecipazione di tutti e lo sviluppo di tutte le vocazioni?

Oltre all’ Europa carolingia, sono state criticate anche quella napoleonica, della Santa Alleanza e dell’Asse, perché tutte fondate sul concetto di “egemonia”. Tuttavia, abbattere senza alternative l’attuale egemonia franco-tedesca significherebbe lo spadroneggiare dell’America di Trump, sicché gli Europei, per disperazione, non potrebbero che aggrapparsi, chi alla Russia, alla Cina e alla Turchia. Non è detto che, in questa situazione, l’Italia conterebbe più di oggi. Anzi, essendo debolissima dal punto di vista ideologico, militare e industriale, conterebbe ancor meno.

Come controbilanciare un’egemonia franco-tedesca ormai incapace d’imprimere una precisa direzione, senza distruggere l’Europa? Quale egemonia può garantire la tenuta del Continente? Come garantire che l’Italia possa sviluppare le proprie potenzialità?

La politica dell’“America First” ha messo in drammatica evidenza come, - con l’egemonia Americana che impedisce sine die un eventuale “sorpasso” della nostra economia sulla loro -, ora che gli USA sono oramai a loro volta sorpassati dalla Cina, a noi viene riservato, se va bene, il ruolo di terzo incomodo. Basti vedere quanto già ci costa mantenere le truppe americane, che cosa è successo alla Olivetti e al Concord, quanta fiscalità evadano le Big Five e come non si riesca a fare nascere alcun internet provider europeo.

Quanto, dell’attuale decadenza dell’Europa, in che misura credete derivi dalla sua subordinazione agli USA: In campo culturale, militare, politico, economico e sociale?

Buona parte della tradizionale sensazione d’inferiorità dell’Italia è derivata dalla sopravvalutazione universale del ruolo dell’industria (un’attività che per l’ Italia aveva senso solo in un contesto nazionalistico, ma che oggi non è più giustificata dall’evoluzione digitale dell’ economia). Qualora, come contropartita per il sostegno alle industrie del Nord e dell’Est, l’Italia ottenesse la leadership nella cultura, nel turismo, nel digitale e nell’agricoltura, potrebbe trarne dei vantaggi oggi inesplorati:

Che pensate di un rilancio dell’Italia come sede di cultura, anche digitale,  destinazione turistica  e area agricola di qualità? Questo rilancio potrebbe far parte di una strategia europea?

Da settant’anni, il Movimento Europeo si agita, ma con scarsi risultati, per ottenere la trasformazione dell’Unione Europea in una “federazione” (una cosa che andava bene cinquant’anni fa, mentre ora ci vorrebbe forse oramai uno Stato centralizzato come gli USA e la Cina). Le strategie fino a ora proposte sono state sostanzialmente tre, cioè: (i)quella di Spinelli (una vera e propria “rivoluzione”, poi il “congresso del Popolo Europeo” sul modello gandhiano); (ii) quella “funzionalistica “di Monnet e Schuman; (iii) quella “sovranista” di De Gaulle (disfare le Comunità per creare una forte “Europa delle “Patrie”).

Quale strategia per cambiare la costituzione materiale dell’Europa: Una rivoluzione culturale; Appoggiarsi ai Paesi extraeuropei e dell’Est-Europa; Partecipare attivamente alle iniziative europee, come il Movimento Europeo e la Conferenza per il Futuro dell’ Europa?

Il principale difetto dei dibattiti sull’ Europa è costituito dall’implicito principio “armiamoci e partite”. Tutti hanno sempre moltissime critiche, e pochi, e banali, suggerimenti, per i politici e per le istituzioni europee, ma poi non fanno proprio nulla affinché anche solo questi modestissimi suggerimenti vengano realizzati. Invece, la nostra idea è quella di dare una continuità a questo dibattito:

Che ne pensate di costituire un ambito permanente di riflessione, mirante ad approfondire i temi di cui sopra: un “think tank” più concreto di tanti altri?

Per essere ancora più concreti, pensiamo a un vero e proprio movimento-politico culturale con ambizioni strategiche, che abbia l’ambizione, di trasformarsi, nel corso di un paio di anni, in un vero e proprio partito, avente, come punto principale del programma, la creazione nel giro di pochi anni di un’ Europa una, libera e forte, con un proprio autonomo, progetto di civiltà, con una leadership a tutto tondo (culturale, politica, civile, militare, economica), con i propri “campioni europei” e il proprio ecosistema digitale, con il proprio diritto sociale europeo:

Credete sia realistico che, in alternativa agli attuali partiti, espressione di antiche ideologie come liberalismo, conservatorismo, marxismo, nazionalismo, o di mode recenti, come populismo e ambientalismo, si crei un partito esclusivamente europeista, come la Società Nazionale che fece l’unità d’Italia o il Partito del Congresso che fece quella dell’India?

Le Istituzioni europee hanno promosso, per affrontare queste e altre questioni, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa, particolarmente urgente dopo la crisi del Coronavirus, la Conferenza sul Futuro dell’ Europa.

Ne avete sentito parlare? Ritenete che sia opportuno parteciparvi, se del caso creando gruppi organizzati, espressione di precisi punti di vista?

Pubblicheremo le risposte entro il 9 maggio, in modo da permettere agl’intervenuti di formarsi un’opinione e di esprimere il loro motivato parere, in concomitanza con la vera e propria commemorazione.