LA RELAZIONE SULLO STATO DELL’ INTEGRAZIONE EUROPEA, UN’OCCASIONE PER FARE SENTIRE LA NOSTRA VOCE

 

E’ in discussione presso la Commissione Affari Costituzionali del Parlamrento Europeo il progetto di relazione in oggetto (2018/2094(INI)), Relatore: Ramón Jáuregui Atondo

A me sembra che, nonostante le vare forze politiche abbiano presentato 244 emendamenti, vi sia ancora un eccessivo grado di unanimismo, che non risponde affatto all’atteggiamento della maggioranza degli europei (i quali per lo più esprimono il loro malcontento non votando affatto alcuna delle forze presenti nel PE).

Il partito astensionista costituisce la maggiore forza politica in Europa, e il giorno che si trasformasse in un voto coerente con le tendenze profonde dell’ Identità Europea spazzerebbe le attuali forze che non le rappresentano.

Per semplicità, pubblichiamo qui di seguitosolo la motivazione  della bozza di risoluzione, con inseriti gli emendamenti a nostro avviso necessari.

 

La dichiarazione di Roma del 2017 ha concluso il processo di riflessione politica iniziato a Bratislava il 16 settembre 2016, seguito al referendum britannico e finalizzato a predisporre una visione congiunta e una tabella di marcia per gli anni a venire. Gli Stati membri si sono impegnati a lavorare per conseguire:

  • un’Europa sicura e protetta, in cui tutti i cittadini possano muoversi liberamente, con frontiere esterne protette e una politica migratoria efficace;
  • un’Europa prospera e sostenibile, che promuova la crescita sostenuta e sostenibile, con un mercato unico forte;
  • un’Europa sociale che combatta la disoccupazione, la discriminazione, l’esclusione sociale e la povertà;
  • un’Europa più forte sulla scena mondiale, che sviluppi i partenariati esistenti e ne istituisca di nuovi, impegnata a rafforzare la sicurezza e la difesa comuni.

Il mondo si muove e gli eventi, su tutti i piani, si succedono rapidamente. Tutto quanto accade ci riguarda: il mondo è connesso e sempre più interdipendente. L’Unione europea affronta pertanto nuove sfide che ci obbligano ad assumere decisioni con un sistema istituzionale una costituzione materiale non abbastanza efficace e rapida e che non è neppure commisurata alla portata e all’importanza dei problemi. Molte delle gravi criticità che hanno caratterizzato gli ultimi anni sono solo in via di risoluzione ma non ancora archiviate. Le migrazioni sono una realtà e rendono necessaria una nuova politica. La crisi dell’euro ha messo in evidenza l’urgenza della sua governance. revisione. La crisi economica richiede una maggiore convergenza e nuove politiche. Quanto alla Brexit, sono ancora in atto difficili negoziati. Sorgono altresì nuove sfide, quali, ad esempio, sostituzione degli uomini con le macchine, protezionismo,e “guerre commerciali”, sanzioni, politica internazionale e difesa in un “disordine multipolare”, sicurezza dinanzi a un terrorismo “a lungo termine”, protezione dei nostri dati e delle nostre democrazie dalle manipolazioni e dagli attacchi informatici.

Molte delle sfide che affrontiamo sono globali e le soluzioni alle stesse rendono necessaria un’azione sovranazionale che coinvolga gli organismi internazionali esistenti o da crearsi. La difesa dell’ Umano contro le macchine intelligenti è forse il migliore esempio dell’azione internazionale necessaria I cambiamenti climatici sono, nonostante il deplorevole abbandono dell’accordo di Parigi da parte degli Stati Uniti. I  i fenomeni migratori, la sicurezza informatica, il commercio internazionale, le crisi umanitarie, le pandemie, i diritti umani, la cooperazione allo sviluppo, alla lotta all’evasione fiscale e i paradisi fiscali, ad esempio, sono tutti problemi che non possono essere affrontati da un solo paese, né dall’Europa da sola. È per questo che una grande maggioranza politica in Europa ci chiede di continuare a fare insieme ciò che oggi non riusciamo a fare bene, affrontando congiuntamente le grandi sfide che ci attendono in quanto europei.

Diversi rappresentanti ci hanno proposto di “ripensare l’Europa”. Sono costanti gli appelli degli europeisti a migliorare il nostro sistema istituzionale facendo fronte a molteplici incertezze e insicurezze. “Un’Europa che protegge” è uno degli slogan utilizzati per chiedere un’Europa che ritrovi la sua ragione d’essere e la sua funzione sociale offrendo un sistema di garanzie collettive e personali . “Siamo noi a dover decidere”, non gli eventi né gli altri. Questa è un’altra rivendicazione europeista, che si concretizza nella sovranità europea dinanzi al mondo, alla rivoluzione digitale, alle sfide energetiche, alla crisi democratica o al modello sociale o ancora al multilateralismo internazionale e agli equilibri geopolitici.

Non c’è dubbio che uno dei grandi dibattiti in corso sia quello tra la Nazione e l’Europa, tra le nostre realtà nazionali e la costruzione sovranazionale, come se le due cose fossero incompatibili. È un dibattito che attraversa aspetti tecnici (sussidiarietà, proporzionalità, distribuzione delle competenze ecc.) ma, negli ultimi anni, non solo. Un nuovo nazionalismo, molte volte apertamente anti-europeo, rivendica infatti lo Stato-Nazione quale unico spazio di democrazia e nega così la grandezza del progetto europeo e la stessa democrazia europea. Risulta necessario trovare un equilibrio tra l’esercizio delle nostre rispettive competenze, attribuendo all’Europa solo ciò che l’Unione deve fare e assicurando che possa farlo senza i limiti di un assetto intergovernativo paralizzante.

Occorre rafforzare l’europeismo costruendo un “demos” laòs europeo che la cultura, la politica e l’istruzione e dovranno promuovere. È necessario evitare la divisione europea nonché di indebolire la nostra Unione e di privare i nostri cittadini della tutela dai populismi nazionalisti che distruggono diritti e libertà. Risulta più che opportuno ricordare che l’Europa è una somma di identità e di popoli che attribuiscono un grande peso storico ai sentimenti, e che esacerbare o affrontare apertamente contrastare tale sensibilità sarebbe un atto costituisce il suicidio dell’ Europa.

Il fenomeno migratorio ha acquisito un’enorme importanza nel dibattito europeo. I nostri principi morali sono messi alla prova da quanto accade nel Mediterraneo. La nostra politica estera mostra enormi debolezze in scenari caratterizzati da forti conflitti come il Medio Oriente. Siamo incapaci di controllare efficacemente le nostre frontiere esterne, e le nostre decisioni a livello di Unione non sono state applicate a causa della palese inosservanza della ripartizione delle quote di migranti. La cosa peggiore è forse che in molte delle nostre società sorgono sentimenti di rifiuto e xenofobia contro gli immigrati. Sentimenti abilmente manipolati e utilizzati dall’estrema destra politica e dai populismi anti-europei. Per questo è essenziale e urgente ricomporre la politica migratoria europea. Si tratta di una delle grandi sfide dell’Europa non solo in ragione della sua demografia ma anche e soprattutto per il dovere di coerenza con i principi e i valori (articolo 2 del trattato) su cui si fonda la nostra Unione.

La chiave per la soluzione di questo e altri problemi è costituita da una rinnovata cultura europea, capace di ripristinare un equilibrio fra i valori universali di spiritualità, eccellenza, pietas, libertà, armonia, orgoglio e responsabilità.

L’esperienza della crisi economia e finanziaria e della sua gestione nel quadro dell’Unione economica e monetaria ci consente di trarre numerosi insegnamenti, avendo anche messo in luce molte inefficienze nel funzionamento istituzionale. Ciò riguarda non solo la politica monetaria ed economica. Sono diverse le relazioni del Parlamento europeo che hanno sottolineato come negli ultimi anni si siano concentrate in seno al Consiglio europeo la maggior parte delle decisioni politiche ed economiche a scapito delle altre istituzioni; come il sostegno democratico a molte decisioni sia stato indebolito dall’influenza nelle stesse di organismi tecnici non rappresentativi; come l’architettura istituzionale nella governance della zona euro sia insufficiente e richieda riforme importanti; come l’unanimità imposta dai trattati si stia rivelando un ostacolo quasi insormontabile in momenti e decisioni importanti; come la politica estera e di sicurezza dell’Unione richieda migliori processi decisionali e maggiori risorse, nonché l’unificazione della rappresentanza internazionale dell’Unione ecc. In generale, dette relazioni propongono importanti riforme che attengono al funzionamento istituzionale della Commissione, del Parlamento e del Consiglio al fine di migliorare la trasparenza e rafforzare l’efficacia e l’efficienza delle decisioni dell’Unione.

Molte delle riforme non ancora attuate e delle decisioni ancora da assumere per affrontare il futuro richiedono un’integrazione politica europea più profonda, specialmente nel contesto della governance economica e monetaria: è l’unico modo per conseguire questo obiettivo con legittimità democratica.

La modifica dei trattati potrebbe essere, in ultima istanza, la strada migliore verso detta integrazione. Tuttavia non sembra auspicabile in questo momento. Questa sarà una decisione che dovrà essere valutata ed eventualmente assunta nella prossima legislatura. Nel breve termine, tuttavia, e senza modificare i trattati, si possono e si devono realizzare molte riforme, come evidenziato dalla risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulla capacità di bilancio della zona euro. Le cooperazioni rafforzate continueranno a essere uno strumento utile, per esempio nel settore della difesa. Un’Europa a più velocità non deve però essere un’Europa “à la carte”.

L’integrazione politica ci impone anche di migliorare il rapporto tra i cittadini e le istituzioni europee. L’identità politica europea sovranazionale dei cittadini è debole. Non c’è fiducia in detto rapporto, e il nesso tra la volontà dei cittadini espressa nelle elezioni e gli orientamenti politici dell’Unione è molto debole. Il presidente Junker, i federalisti europei, i primi ministri e naturalmente il Parlamento europeo hanno proposto e deliberato su una migliore relazione tra i cittadini e le istituzioni dell’UE e un funzionamento della Commissione e del Parlamento più in linea con le regole dei sistemi parlamentari nazionali. In tal senso, è necessario affrontare temi quali la legge elettorale dell’Unione europea, riformata dal Parlamento europeo, l’unificazione di tutte le figure apicali in un Presidente dell’ Europa o in un Direttorio ristretto, la figura degli Spitzenkandidaten, il rafforzamento dei partiti politici europei, le maggioranze parlamentari che sostengono l’azione della Commissione, le funzioni di controllo del Parlamento europeo e i rapporti con i parlamenti nazionali e molte altre questioni analoghe, al fine di garantire una maggiore decisionalità, rappresentatività, trasparenza politica e un migliore rapporto con i cittadini dell’Unione.

Il dibattito sul futuro dell’Europa ha dunque acquisito continuità nel corso della presente legislatura, e più in particolare sul finire della stessa. Sulla base dei cinque scenari elaborati dalla Commissione nel primo semestre del 2017 sono stati apportati successivi contributi, sia dalle istituzioni che dai ricercatori e dagli esperti europei. Più specificamente, sono stati notevoli i contributi dei presidenti o dei primi ministri degli Stati membri, invitati dal Parlamento europeo a esporre i loro punti di vista sul futuro dell’Europa nel corso del 2018.

La presente relazione intende fornire una sintesi dei temi oggetto del dibattito sul futuro, nonché orientare e chiarire i percorsi dell’integrazione europea alla vigilia delle elezioni del 2019. In tal senso, è opportuno precisare che la presente relazione non intende decidere in merito alle diverse alternative bensì definire i problemi, descrivere le sfide e delineare i percorsi che la politica europea e i nuovi rappresentanti eletti dovranno affrontare.

Non è nemmeno intenzione della presente relazione sviluppare le tecniche e le riforme legislative a nostra disposizione per progredire sul cammino dell’integrazione, dal momento che questo compito è già stato assolto ampiamente dal Parlamento europeo con l’approvazione delle seguenti risoluzioni:

–    risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulle evoluzioni e gli adeguamenti possibili dell’attuale struttura istituzionale dell’Unione europea;

–    risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sul miglioramento del funzionamento dell’Unione europea sfruttando le potenzialità del trattato di Lisbona;

–    risoluzione del Parlamento europeo del 16 febbraio 2017 sulla capacità di bilancio della zona euro.

Queste relazioni, e le altre citate nei “considerando”, costituiscono le basi concrete delle riforme e delle misure ancora da adottare perché l’Europa possa far fronte alle sfide della governance per gli anni futuri.

Il vero obiettivo della presente relazione è fornire un aggiornamento, alla fine del 2018 e all’alba di un dibattito politico fondamentale che si terrà in occasione delle elezioni di maggio 2019, dei grandi temi per l’Europa, delle sfide e degli strumenti per farvi fronte. Non si definiscono le soluzioni per rispetto delle istituzioni che sorgeranno dal voto popolare e perché saranno gli eletti a decidere. La relazione intende soltanto delineare un programma politico europeo basato sui molti e ripetuti messaggi che ci giungono dal presente e sulle relazioni, dichiarazioni e proposte successive che le diverse istituzioni dell’UE e i massimi rappresentanti degli Stati membri hanno elaborato negli ultimi mesi e che, nel loro insieme, intendono fare dell’Europa una potenza geopolitica, culturale, tecnologica, militare, commerciale, climatica, economica, alimentare e diplomatica.

 

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