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EUROPEAN DEMOCRACY ACTION PLAN ,PARTE II:UNA NECESSARIA AUTOCRITICA

Visto che si parla sempre dei diritti umani dei rifugiati:
che fine hanno fatto gli esuli serbi della Krajina croata?

E’ positivo il punto di partenza del documento del Parlamento Europeo, “An EU mechanism on democracy, the rule of law and fundamental rights” :

“the EU has so far been unable to comprehensively tackle violations of EU values through its ordinary monitoring and enforcement activities”.

I motivi di questa incapacità non vengono per altro investigati. Essi sono legati al fatto che, nel XXI Secolo, anche  nell’ Unione Europea, sotto l’etichetta “democrazia” s’intendono “far passare” concetti e principi assolutamente eterogenei, il cui unico punto in comune è costituito dall’ essere essi tutti il frutto della  presunzione millenaristica ereditata dal “Sogno di Serse”  descritto da Erodoto (“conquistare tutta l’ Europa affinché l’Impero raggiunga il confine del regno degli Dei”, oggi “rendere il mondo sicuro per la democrazia”), con la conseguente “eterogenesi dei fini” (cfr. post precedente).

In sintesi, il fascicoletto cita come essenziali per il concetto europeo di “democrazia”:

-i “valori comuni degli Stati membri”;

-la cosiddetta “Rule of Law” (che tradurrei come ”principio di legalità”);

-i diritti fondamentali, ivi compresi quelli delle minoranze.

Questi tre elementi, che sono alcuni di  quelli citati nella lettera di missione di Vera Jourova,non mi sembrano minimamente appropriati quali elementi qualificanti dell’attuale regime europeo.

Da otto anni Schrems chiede giustizia alla Corte di Giustizia e ai tribunali nazionali, ma Google e Facebook continuano a trasferire illegalmente in America i nostri dati

1.La “Rettifica dei Nomi”

Intanto, i “valori comuni degli Stati membri” sono meno numerosi e meno chiari di quanto possa sembrare: basti pensare alla cogestione tedesca(p.es., la “Volkswagengesetz”) nei suoi rapporti, con l’”autonomia delle parti sociali” degl’Italiani; la teocrazia polacca nei confronti della “laicité à la Francaise”(per esempio, il divieto del velo); il comunitarismo belga in confronto con il centralismo spagnolo (cfr. la repressione in Catalogna).

Anche il principio di legalità  (“the Rule of Law”) è assolutamente ambiguo. Intanto, non riuscendo l’Unione Europea a legiferare fin dall’ inizio in relazione all’ impressionante turbinio di esigenze sociali che si pongono oggi in uno spazio semi-continentale come quello dell’Europa Occidentale, la Corte di Giustizia ha sempre adottato una giurisprudenza altamente creativa, “pescando” appunto liberamente nei principi giuridici comuni degli Stati Membri (l’ “Europa dei Giudici”, di cui la Corte si vantava quando ero funzionario della stessa). Orbene, questo è il metodo legislativo tipico degli antichi regimi feudali, come l’Impero Romano, quello germanico e il Regno d’Inghilterra.

Oggi, poi, assistiamo in Europa a un grado elevatissimo di disapplicazione del diritto: da un lato, del diritto internazionale e europeo, e, dall’ altro, degli stessi diritti nazionali. Basti ricordare l’opposizione degli Stati europei al Trattato ONU per la messa al bando delle armi nucleari, disapplicato dalla maggiorana degli Stati membri; la partecipazione a campagne militari, come quella alla 2° Guerra del Golfo,  non coperte da una risoluzione delle Nazioni Unite; lo status di “non cittadini” di una parte considerevole degli abitanti dei Paesi Baltici; l’esilio, da più di 30 anni, di 350.000 Serbi della Krajina;  la detenzione ancora non finita dopo anni di buona parte del Governo catalano; la sentenza della Corte di Giustizia Tedesca che rifiuta di assoggettarsi alla giurisdizione della Corte di Giustizia delle Comunità Europee; l’inottemperanza, alla sentenza Schrems II, di tutte le autorità nazionali per la tutela della privacy, i reati di opinione diffusi in tutti i Paesi membri…

Tutta l’area dei rapporti con il Complesso Informatico-militare è informato al principio di coprire, con un apparente  rigore, una assoluta sudditanza ai GAFAM, tanto che l’ Europa è l’unica area del mondo a non avere le proprie piattaforme, e a confidare esclusivamente su quella americana perfino per l’ intelligence, la guida dei missili nucleari, i collegamenti satellitari, ecc…Dopo 10 anni di sforzi giudiziari, la Commissione e l’ anti trust europei non sono ancora riusciti a “incastrare” Google, nello stesso modo in cui la magistratura e la polizia italiane non sono riuscite a catturare Messina Denaro. Invece, proprio ora il Ministro della Giustizia degli Stati Uniti, insieme a quelli di molti Stati, ha depositato, davanti al District Court del District of Columbia un atto d’accusa con cui si chiede la cessazione dei comportamenti anti-concorrenziali di Google.

Il rapporto del Parlamento Europeo cita poi giustamente il caso eclatante delle Extraordinary Renditions, per le quali, né gli agenti della CIA, né i funzionari nazionali conniventi, hanno subito alcuna sostanziale condanna, così pure come nessuno dei funzionari americani responsabili dello spionaggio ai danni degli Europei  nei casi Echelon e Prism. Ma ricordiamoci anche che non si è ancora fatto chiarezza su vicende fondamentali come l’ attentato a Giovanni Paolo II, le uccisioni di Herrhausen e di Moro, le stragi di Portella della Ginestra, Ustica, Piazza Fontana, Bologna, oltre che sulla misteriosa fioritura delle mafie in tutti gli Stati membri nonostante gli apparenti sforzi per sradicarle…

Non parliamo poi del rifiuto degli Stati Uniti di sottostare, tanto alle corti europee, quanto a quelle internazionali (congiunta alla loro pretesa di applicare extraterritorialmente il loro diritto anche in Europa),  nonché la creazione di corti speciali corti post factum come la corte Penale Internazionale per la ex-Yugoslavia, che violano grossolanamente i il principio del “giudice naturale” e dell’ indipendenza, nonché la pretesa espressa in più occasioni da parte dei vertici americani di esercitare lo spionaggio in Europa senza che gli Stati europei abbiano il diritto di fare altrettanto negli Stati Uniti. Al punto ch’è stato detto che “in Deutschland gilt nicht deutsches Recht“.

In tutta Europa è esistito fino almeno al 1990, senza essere attaccato in giudizio ,
un esercito segreto al servizio della NATO.

2.La “Rule of Law Review”

Anche la più recente “Rule of Law Review Cycle”, citata dal Parlamento Europeo,  tocca vari punti, in cui per altro si vedono sempre e soltanto le colpe di alcuni Stati membri, ma non quelle generalizzate in tutta l’ Unione:

1)l’indipendenza dei giudici, certamente discutibile in Spagna, in Francia e in Italia (vedi i casi Catalogna, Dieudonné e Abu Omar);

2)l’anti-corruzione, totalmente fallimentare ovunque (vedi i casi Messina Denaro, Tangentopoli, Chirac, Kohl, Juan Carlos…), è comunque frustrata dall’egemonia sociale della mafia, che si sta espandendo, dall’ Italia, ad altri Paesi d’ Europa;

3)il pluralismo dei media, assolutamente discutibile ovunque, data l’egemonia culturale del mainstream, l’enorme concentrazione della proprietà delle testate e delle case editrici e l’assurda legislazione contro le “fake news” che colpisce, in pratica, solo le notizie non mainstream. E’ stato ristampato proprio ora il libro di Bernays, il fondatore delle tecniche  propaganda, in cui egli dimostrava testualmente che la propaganda è lo strumento con cui i poteri occulti inevitabilmente plasmano le democrazie;

4)la mancanza di un vero “equilibrio dei poteri” che garantisca le minoranze, non solo di genere, etniche o politiche, ma soprattutto culturali (p.es, islamiche, siniche, antimoderne).

Se questo è lo “Stato di Diritto”, allora, come sarebbe uno “Stato arbitrario”?

Alla stregua del nuovo regolamento in discussione al Parlamento Europeo, le sanzioni dovrebbero essere applicate, anziché a Paesi extraeuropei o a quelli di Visegrad, anche e soprattutto all’ Italia (mafia, disapplicazione delle norme, concentrazione delle testate), alla Francia (islamofobia, dittatura del politically correct), ai Paesi Baltici (i “non cittadini”), alla Spagna (la detenzione del governo catalano)…Tutte violazioni talmente macroscopiche del principio di legalità da inficiare la legittimità stessa di questi Stati. Come accertare che (come insinuato per esempio da Rutte), visto che lo Stato italiano, che ha condannato più volte all’ergastolo Messina Denaro per una serie infinita di reati gravissimi, l’abbia poi lasciato continuare a dirigere la mafia per decenni senza mai arrestarlo, non sia una copertura della mafia i fondi europei non siano distolti dalla criminalità organizzata? E che dire del Regno di Spagna, che tiene in galera e anni il governo della sua regione più evoluta per avere osato votare per l’indipendenza? O dei Paesi Baltici, che non cedono il diritto di voto alle minoranze russofone perché in tal caso i futuri parlamenti decreterebbero probabilmente il passaggio all’ Unione Eurasiatica?

Di converso, risulta anche assai discutibile che Ungheria e Polonia costituiscano il modello per eccellenza della violazione dei diritti civili europei. Per esempio, le nuove leggi di quei paesi riguardanti i giornali non sembrano, né particolarmente liberticide, né molto diverse da quelle dell’Unione Europea e degli Stati membri. Il divieto delle concentrazioni giornalistiche perseguito  in Polonia è coerente con l’ antitrust europeo e anche italiano, così pure come i limiti al controllo estero sui giornali fa parte proprio delle normative recentemente introdotte sulla “golden share” sugl’ investimenti strategici. Si noti anche che la proprietà estera di quotidiani si giustifica male dal punto di vista concorrenziale, perché,  visto che l’ editoria è sempre in perdita, l’ unico scopo di acquistare dei giornali all’ estero sembra essere il  condizionamento dell’opinione pubblica. D’ altra parte, non si capisce neanche perchè tutti i giornali in Polonia e in Ungheria debbano essere posseduti da Americani e Tedeschi, non già da Polacchi e Ungheresi (o, al limite, altri cittadini dell’Unione), né mi risulta che Polacchi e Ungheresi posseggano giornali in America o in Germania.

In realtà, l’insistenza nell’attaccare Polonia e Ungheria deriva più dai loro miti culturali (la Szlachta, la Repubblica nobiliare, i “soldati maledetti”, il  Pannonismo, il ’56, la Chiesa militante), che vengono considerati incompatibili con l’ “ethos” cosiddetto post-ideologico della cultura  “mainstream”. Ed è rafforzata dal fatto che esse hanno combattuto molto più convintamente ed efficacemente, contro nazismo e comunismo, dei Paesi dell’ Europa Occidentale (Insurrezioni di Varsavia, rifiuto di Horthy di consegnare gli Ebrei, rivolte di Budapest, Poznan’, Danzica.., mentre abbiamo avuto l’Asse,le Legi Razziali, la Shoah, il drole de guerre, il Vel d’Hiv, la consegna all’URSS di cosacchi e baltici…).

Secondo punto: siamo sicuri che il principio di legalità costituisca la massima espressione della civiltà giuridica? Tutte le civiltà hanno conosciuto una contrapposizione fra le “leggi scritte” (”engraphoi nomoi”) , e “leggi non scritte”(“agraphoi nomoi”), fra “fas e Jus”, fra “Li” e “Fa”. Orbene, secondo Euripide e Confucio, le leggi non scritte  (quelle dell’ etica) sono superiori a quelle scritte, tant’è vero che alcuni diritti, come l’ Halakhà ebraica, la Shari’a islamica e la Common Law, non ammettono in linea di principio una legge scritta che deroghi a quella tradizionale (pensiamo ad Antigone, all’ invocazione della Torà e del Corano nelle costituzioni medio-orientali e al rifiuto di una Costituzione scritta da parte del Regno Unito).

Quanto, infine, ai cosiddetti “diritti fondamentali”, l’Unione Europea non è ancora riuscita neppure a definire chiaramente quali sono i “diritti civili” che spettano ai cittadini dell’Unione Europea, e, quindi, ai cittadini degli Stati Membri, e quali i “Diritti umani”, che spettano a tutta l’Umanità (basti vedere la confusione che c’è sui migranti). In tal modo, è molto vaga anche la delimitazione dei diritti azionabili davanti alla Corte di Giustizia e alla Corte Internazionale dei Diritti dell’Uomo.

E’ paradossale che si attacchi, per violazione di diritti di libertà, proprio la Polonia, che prima di ogni altro Paese Europeo si era data costituzioni a tutela dell’ “Aurea Libertas”

3.La ”Battle of Narratives”

Un argomento sul quale queste valutazioni hanno avuto un impatto determinante è il confronto fra Occidente e Cina nella gestione del Covid-19, che, a mio avviso, dimostra il grado di totalitarismo raggiunto dall’ Occidente. La gestione della pandemia è stata sotto ogni punto di vista più efficace in Cina che non in Occidente, tant’è vero che, in Cina, su 1.400.000 abitanti, ci sono stati circa 1000 morti, mentre, negli Stati Uniti, su 350 milioni di abitanti, ci sono già stati 220.000 morti, e l’epidemia non soltanto non accenna a diminuire, ma addirittura sta ancora aumentando. Questo dovrebbe bastare da solo a tutti per concluderne che, almeno sulle questioni sanitarie, il sistema cinese è infinitamente più efficace, come minimo, di quello americano. Ciò costituisce però anche una schiacciante confutazione della propaganda costante, da almeno 75 anni, da parte del “mainstream”, secondo cui il sistema “liberaldemocratico” americano sarebbe non soltanto il più giusto, ma anche il più efficace, sicché tutte le cosiddette “riforme” introdotte o da introdursi mirano in sostanza a copiare gli Stati Uniti (dagli aiuti condizionali al deficit spending, dal federalismo all’ antitrust, dalle liberalizzazioni alle privatizzazioni…).

Ecco allora scatenarsi la propaganda a tutti i livelli, da quello culturale a quello politico, da quello giornalistico ai social networks, per mascherare o contestare quell’ ovvio paragone. Perfino fonti amiche alla Cina Popolare (come il South China Morning Post) invitano costantemente i Cinesi a non parlare troppo della lotta contro il virus (i “lupi guerrieri”) perché questo indispettirebbe inutilmente gli Occidentali, venendo interpretato come un’odiosa vanteria. Punto su cui, almeno  sul piano dello “stile”, concordo. Il punto è che in effetti il confronto lo fanno non già i Cinesi, bensì alcuni studiosi occidentali, che stanno valutando la questione in modo obiettivo, come Brennan e Bell, o giornalisti provetti come Giovanna Bottero, che suscitano infatti le ire dell’“establishment”. Tant’è vero che Khanna, additato come il vessillifero dell’autocrazia neo-confuciana, si è ora premurato di precisare che non è “la Cina”, bensì “l’Asia” quella che ha resistito così bene al Covid 19. Poco importa, perché, secondo le teorie di Khanna, la vera forza dell’Asia sarebbe la tecnocrazia confuciana, sia essa quella di Singapore o della Corea), che, come brillantemente spiega Bell, valorizza “le giuste gerarchie”.

Se l’Occidente non fosse così presuntuoso da rasentare la cecità, tutto ciò non potrebbe non farlo riflettere. E, in realtà, finalmente ci sta riflettendo, eccome! (basti pensare agl’interventi giornalistici che ho citato), solo che ha deciso di fingere di non farlo, pur di mantenere un’aura di sacralità intorno all’attuale sistema occidentale. Questa situazione è stata ben sintetizzata da  Alex Lo sul South China Morning Post, “Once, when Christians thought their religion was the one and only true faith, they didn’t need to learn from other religions because they were all false. If you think democracy, without even bothering to define it, is the best, any other non-democratic government is, a priori, inferior. If you know China and its government are bad, there is no need to actually study them in depth. You can spread democracy, peacefully or by force, just like Christians did before…And how can a Western democracy not be better at dealing with a pandemic than a communist state?Like it or not, the Chinese Communist Party and the state it runs have very high-functioning bureaucratic capacities. You need to know what your enemy is capable of if you want to predict more realistic outcomes.”

Inoltre, sempre con riferimento alla prevenzione della pandemia, l’ Occidente sta dimostrando anche la totale incongruenza dei propri valori. La prevenzione del Covid è dettata dalla sacrosanta esigenza di salvare delle vite umane (che dovrebbe essere uno dei primi obiettivi di una politica umanitaria), e invece viene “venduta” da molti come un odioso attacco al sacrosanto “tran-tran” dei bamboccioni, e una minaccia sovversiva contro l’abnorme settore commerciale della ristorazione e del turismo -quindi, un’insopportabile limitazione della libertà-.

Quand’anche si ritenga che i vantaggi del modo di vita occidentale siano tali da soverchiare quello, fondamentale, dell’insuperata resilienza di quello cinese, resterebbe ancora da chiedersi: come fare a non essere scavalcati da un sistema tanto più efficiente del nostro? Invece, s’ inventano storie che semmai scalfiscono in misura minima, quando addirittura non ingigantiscono, la superiorità cinese, e ne accelerano l’avvento. La Cina avrebbe inventato il virus per distruggere l’Occidente? Bene, allora, c’è riuscita: tanto di cappello al “rivale sistemico”, altro che commissioni d’ inchiesta! La Cina avrebbe impiegato qualche mese a riconoscere la pandemia e per combatterla? Bene, gli Stati Uniti non ci sono riusciti neppure adesso, dopo un anno. In ogni caso, il risultato di tutto ciò è che ora i cittadini cinesi sono liberi dal virus e l’economia cinese sale del 4,9% distanziando mediamente quelle del resto del mondo di 15 punti.

Fareed Zakaria, inventore dell’ espressione “Democrazia Illiberale”

4. Uno Stato del XXI secolo rispecchiante veramente l’Identità Europea.

Una delle tante accuse rivolte alla Cina è quella di voler esportare il proprio sistema. In realtà, se c’è qualcuno che, da duecentocinquant’anni, sta cercando di esportare il proprio, questi sono proprio gli Stati Uniti. Forse, parzialmente, lo erano stati l’ Unione Sovietica, e, ancor più parzialmente, gli Stati islamici, ma non certo la Cina, la quale, pure all’ epoca delle Guardie Rosse, si atteneva sostanzialmente alla massima di  Mao: Scavate profonde trincee e non aspirate mai. all’ egemonia.” Nessuno (salvo forse il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista) ha mai teorizzato l’applicazione del sistema cinese ad altri Paesi, tant’è vero che il “socialismo con caratteristiche cinesi” viene definito come “unico”. Si noti tra l’altro che “caratteristiche cinesi” è un-espressione inventata dai missionari protestanti per condannare la presunta “identità  cinese” (servilismo, formalismo, falsità) , ma che, negli ultimi decenni, da quando la Cina è ridivenuta una grande potenza, è stata ripresa con orgoglio dalla dirigenza del paese.

Ne consegue anche, di converso, che il percorso da adottarsi, per evitare di essere cancellati dalla Storia dal preteso “sistema cinese”, non sono neppure l’imitazione servile di quel sistema, così come non ha certo risolto i problemi dell’ Europa l’imitazione servile di quello americano.

Al contrario, come dicevamo, il nostro sistema era  stato, nell’ antichità, la “Patrios Politeia” di Aristotrele, e, nel Medioevo, l’”Antica Costituzione Europea” di Montesquieu e Tocqueville, un sistema con quattro-cinque livelli di governo, forniti di logiche e meccanismi diversi. Nello stesso modo dovremmo ora affrontare i problemi del 21° secolo. Com’ è pensabile che un manovale immigrato o un anziano in una casa di riposo si appassioni ai trattati contro la proliferazione nucleare o al Recovery Fund? Come credere che il Presidente del Consiglio Europeo possa interessarsi delle discariche di Napoli, o che il Presidente della Valle d’ Aosta abbia proposte pertinenti sulla cyberguerra?

Polacchi e Ungheresi hanno celebrato insieme le battaglie del ’56

5.Il centralismo è inevitabile, ma può essere controllato

A mio avviso, il generale “trend” verso una maggiore centralizzazione del potere deriva, non già da cause politiche, bensì innanzitutto dalla concorrenza fra le macchine e l’uomo. Contro la situazione di fatto del dominio delle macchine  (e, attualmente, ancora dei GAFAM che, per un poco, le dirigono), s’impone il rafforzamento del “governo degli uomini”, nei suoi due aspetti, delle strutture e delle culture. Ciascun continente sta tentando di risolvere il problema a modo proprio: l’ America, attraverso la rivalutazione della sua storia e il dialogo diretto fra il Presidente e il popolo; la Cina, attraverso la riabilitazione della classicità cinese e la guida della politica (del Partito) sullo sviluppo tecnologico; la Russia, attraverso lo sganciamento progressivo dal World Wide Web, la figura del Presidente/zar, la rivalutazione della cultura popolare russa e della religione ortodossa.

L’Europa si concentra sulle due idee, potenzialmente confliggenti, della “diversità” e delle regole. Per trovare una sintesi fra questi due poli, un sistema politico veramente europeo non può essere l’imitazione, né della costituzione americana, né di quella cinese (e neppure di quella russa), bensì dev’essere in grado di rispondere al particolare tipo di problemi dell’ Europa nella particolare epoca storica della transizione alla società delle macchine intelligenti. Nel fare ciò, deve prendere in considerazione i diversi punti di vista, e il diverso grado di competenza,  delle famiglie, delle imprese, dei quartieri, delle Università, dei Comuni, delle metropoli, delle Province (Contee, Dipartimenti, Kreise), delle Regioni (Laender), degli Stati Nazionali, delle Macroregioni, del’ Europa e del mondo, attraverso un sistema costituzionale efficace.

Il centralismo, che impone al Commander in Chief di stare sempre con gli occhi puntati sulle nuove ricerche tecnologiche, sullo “Hair Trigger Alert”, sulla “Battle of Narratives”, sulle “covert operations” (proprie e. soprattutto, altrui), può e deve valere solo per i poteri subcontinentali. Alle Macroregioni europee (atlantica, mitteleuropea, mediterranea, baltica, pontica, orientale..)spetterebbero  i non meno importanti compiti delle politiche economiche e culturali, della Difesa, del Diritto Costituzionale. Agli Stati Membri, io lascerei la legislazione ordinaria e i curricula di formazione; alle Regioni le scuole e le imprese. Alle metropoli, i tribunali e la microeconomia; ai Comuni, la programmazione territoriale e la piccola e media impresa; ai quartieri l’urbanistica e l’arredo urbano.

Per tutto ciò, è urgente che la Conferenza sul Futuro dell’ Europa parta immediatamente e possa affrontare tutti i temi: Umanità e tecnica; identità dell’ Europa e ruolo dell’ Europa nel mondo; natura e ruolo dell’ organo apicale europeo, che non può rimanere, come oggi, un coacervo disordinato di NATO, Consiglio Europeo, Commissione e Parlamento.  

SENZA I PROPRI COLOSSI DEL WEB, NEL 2030 L’EUROPA SARA’ COME L’AFRICA

Invece di discutere tanto sulle forniture 5 G, perchè non compriamo la tecnologia Huawei?

SENZA I SUOI COLOSSI DIGITALI, L’EUROPA DEL 2030 SARA’ COME L’AFRICA

Sono oramai molti anni che condanniamo come suicida la scelta degli Europei di continuare indefinitamente a rappresentare se stessi come i “followers” degli Stati Uniti. Una scelta sbagliata già in passato, che, con l’accelerarsi della concorrenza internazionale, ci porterà in pochi anni al sottosviluppo e al caos. Certamente, questa scelta è stata in parte obbligata, date le continue pressioni fatte sugli Europei per evitare l’emergere di una programmazione europea e di campioni europei (basti pensare all’introduzione della legislazione antitrust attraverso lo studio legale Cleary and Gottlieb, alla cessione obbligata della Olivetti alla General Electric, all’Airbus militare, agli F35 e, oggi, all’ imposizione del fondo KKK per la rete unica italiana). Tuttavia, coloro che veramente aspiravano a ctrare un ecosistema tecnologico europeo, come l Generale de Galle, hanno comunque creato, in Francia e intorno alla Francia, realtà come la Force de Frappe,il sistema missilistico europeo, l’ ESA, Arianespace, Airbus e i treni ad alta velocità. Peccato che, dopo l’uscita di scena del Generale e l’entrata in forze della Cina, queste conquiste francesi e europee siano oramai divenute osolete, sopravanzate, come sono, non solo dagli Stati Uniti e dalla Russia, ma anche dai nuovi aerei, missili e treni cinesi.

Vi sono tuttavia alcuni  segnali che questa consapevolezza si stia sviluppando in ambienti sempre più vasti. Intanto, e soprattutto, la Corte di Giustizia, di cui mi onoro di essere stato funzionario, ha cassato molti anni di sforzi della Commissione per salvare lo status quo con i colossi americani de web, dichiarando invalidi gli strumenti adottati fino ad ora per attuare questo compromesso: le multe per presunti aiuti di Stato, il Privacy Shield e le Standard Contractual Clauses. Per parte sua, il Presidente Sassoli ha preso posizione contro la scelta del Consiglio del 21 luglio di tagliare le spese di ricerca, schierandosi a fianco degli Europarlamentari che vogliono dare battaglia. Il Presidente Draghi e il Presidente Bonmi hanno ammonito l’ Italia (ma il monito vale anche per l’Europa), a non indebitarsi per misure assistenzialistiche, bensì a finanziare investimenti produttivi.

Riprendendo quasi letteralmente le parole dei nostri libri, il Commissario Breton ha annunziato su vari quotidiani europei, che, oramai, la sovranità digitale europea per i prossimi 20 anni costituisce la principale priorità della presente Commissione, prendendo finalmente atto che, nel mondo,“assistiamo a una vera e propria corsa all’ autonomia e al potere”, da cui l’Europa non può ragionevolmente astrarsi. Tuttavia, questo presupporrà innanzitutto che il Parlamento riesca veramente a rovesciare l’impostazione di bilancio data, dal Consiglio Straordinario del 21 luglio, al Quadro Pluriennale 2021-202, e, i secondo luogo, che venga condotto, dalle Istituzioni, dall’ Accademia, dalla Società Civile, e, soprattutto, nella Conferenza su Futuro d’ Europa, una trasformazione concettuale e politica dell’ Europa coerente con le parole di Breton, nel senso che:

-nel 21° secolo, senza il digitale, non è possibile nessuna politica, in nessun campo, e, in primo luogo, non nei campi per cui l’Unione si ritiene competente e che la Commissione ha indicato come proprie priorità: quindi, tutte le politiche europee debbono divenire digitali;

le sentenze della Corte di Giustizia Apple e Schrems dimostrano che l’Europa non è sovrana, bensì dipendente, nel settore digitale, come confermato dalle inaccettabili pressioni in corso da parte dell’ Ambasciata americana, sul Governo Italiano, per escludere dalla rete italiana l’unico tecnologo competenze esistente sul mercato e farvi entrare una società finanziaria avente il solo merito di essere americana;

-soprattutto, la disapplicazione generalizzata delle sentenze Schrems da parte delle Autorità nazionali della Privacy dimostra che il diritto europeo non viene preso sul serio dalle stesse Autorità, smentendo la pretesa, costantemente ripetuta dall’ “estalishment”, secondo cui l’ Europa eccellerebbe sugli altri continenti, ivi compresa l’ America, per il suo rispetto della cosiddetta “Rule of Law”, vale a dire per la sovranità del diritto;

-giacché, come scriveva Heidegger,  “la tecnica non è qualcosa di tecnico”, bensì è l’incarnazione più estrema della teologia politica occidentale, la sovranità digitale non potrà essere conseguita dagli Europei se essi non riusciranno a superare questa teologia attraverso un’intensa attività di studio e di dibattito, quale quella che stiamo promuovendo come associazione culturale europea.

Schrems è sempre più l’arcinemico di Zuckerberg

1 Ulteriori azioni di Schrems contro i GAFAM dopo “Schrems II”

“Una rapida analisi del codice sorgente HTML delle principali pagine web dell’UE mostra che molte aziende utilizzano ancora Google Analytics o Facebook Connect un mese dopo un’importante sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE) – nonostante entrambe le aziende siano chiaramente soggette alle leggi di sorveglianza statunitensi, come la FISA 702. Né Facebook né Google sembrano avere una base giuridica per il trasferimento dei dati. Google sostiene ancora di fare affidamento sul “Privacy Shield” un mese dopo la sua invalidazione, mentre Facebook continua ad utilizzare gli “SCC”, nonostante la Corte abbia constatato che le leggi di sorveglianza statunitensi violano l’essenza dei diritti fondamentali dell’UE.

……Sono state presentate denunce in tutti i 30 Stati membri dell’UE e del SEE contro 101 aziende europee che trasmettono ancora i dati di ogni visitatore a Google e Facebook Le denunce vengono presentate anche contro Google e Facebook negli Stati Uniti, per aver continuato ad accettare questi trasferimenti di dati, nonostante essi siano in violazione del GDPR…..

……Le aziende statunitensi come Google, Facebook o Microsoft sono chiaramente soggette all’obbligo di fornire i dati personali delle persone nell’UE al governo statunitense in base a leggi come la FISA 702 o la EO 12.333. Essi sono addirittura menzionati nei documenti di Snowden. Nonostante la chiara sentenza della CGUE, essi sostengono ora che i trasferimenti di dati possono continuare secondo le cosiddette clausole contrattuali standard – e molte esportazioni di dati dell’UE sembrano più che disposte ad accettare questa falsa affermazione.”

…….Schrems: “Pur comprendendo che alcune cose potrebbero richiedere un certo tempo per riorganizzarsi, è inaccettabile che alcuni attori sembrino semplicemente ignorare la Corte suprema europea. Questo è ingiusto anche nei confronti dei concorrenti che rispettano queste regole. Gradualmente prenderemo provvedimenti contro i controllori e i processori che violano la GDPR e contro le autorità che non fanno rispettare la sentenza della Corte, ……

3.Che cosa vuol dire essere “followers”?

Servan-Schreiber avrebbe voluto un’industria europea alternativa a quella americana

I “followers” sono coloro che rinunziando ad effettuare ricerche in campi come il digitale, lo spazio, la bioingegneria…, accontentandosi di partecipare a progetti altrui, divengono  subfornitori dei “leaders” (come Leonardo verso la Boeing e la Lockheed). Oggi, per altro, i GAFAM retendono essersi sosituiti proprio alla Boeing e alla Lockheed nel loro rulo egmonico sull’ America e sul mondo (vedi Schmidt e Cohen, The New Digital Age).

Questa è la situazione della maggioranza degli Europei, in parte  successivamente alla II Guerra Mondiale, ma, parziamente, già nei due secoli precedenti, con la Rivoluzione Francese che ricalcava quella americana; Balbo, Goethe e List che dicevano d’imitare l’America; Meucci, Tesla, Fermi e Von Braun che si trasferivano in America e lì si facevano copiare le loro invenzioni; Mattè Trucco che si faceva consigliare da consulenti americani per imitare la Ford, e presentava la domanda di licenza edilizia per il Lingotto  facendovi espresso riferimento; l’Italia e la Germania che lanciavano la Balilla e il Maggiolino per non essere da meno della Ford T; la SNECMA (oggi SAFRAN) fondata con la General Electric per costruire i motori a reazione sul modello americano;  l’intera industria motoristica aereonautica europea e le società di revisione in mano agli USA…

La situazione è ancora peggiorata con l’informatica, da cui l’Europa è stata assente fin dall’ inizio dall’elaborazione dei concetti (le “Conferenze Macy sulla Cibernetica”); dalla ricerca militare del DARPA; dalla grande produzione dell’ IBM, della Hewlett Packard, di Apple e di Microsoft; dall’intelligence di Echelon e di Prism; dai provider di Internet; dai social networks; dai Big Data; dall’ Intelligenza Artificiale, dai calcolatori quantici; dal G5 e G6…

4.Le nuove arene competitive: dove sono gli Europei?

Le nuove taikonaute cinesi: noi abbiamo solo Samantha Cristoforetti, in rotta con l’ Itaia

In effetti, le posizioni di “leader” e di “followers” non sono fissate una volta per tutte. Nel 1500, gli Europei erano leaders rispetto agli indios e agli Africani; dal 1800, i “leaders” sono divenuti gli Stati Uniti, che sono ora in competizione con la  Cina e la Russia sulle nuove tecnologie, sullo spazio e sui social networks, mentre l’Europa non sa più dove posizionarsi.

I documenti sul digitale approvati  dalla Commissione a febbraio sono semplici parole, superati, come sono, dal Covid e dal nuovo Quadro Pluriennale 2021 e 2027, che, contrariamente a quanto affermato da Breton, non solo non aumenta, bensì riduce gli stanziamenti tecnologici. Come abbiamo visto, le sentenze Apple e Schrems della Corte di Giustizia non forniscono una soluzione, bensì aprono semplicemente due enormi lacune giuridiche, che qualcuno dovrà colmare.

Secondo Schrems, l’unica strada percorribile sarebbe l’”unbundling” di Facebook, sulla falsariga di Standard Oil, AT&T ed SKF, che realizzerebbe anche una “regionalizzazione dei dati” degli Europei. Questa soluzione, che molti considerano estrema, è in realtà di compromesso, perché non eliminerebbe la portata extraterritoriale delle leggi americane sulla sorveglianza militare, ma, almeno, lancerebbe un chiaro messaggio politico, come hanno fatto i recenti trends parziali in India e in Russia. Infatti, le tre iniziative lanciate da Francia e Germania per rispondere alla risposta tranchant della vecchia Commissione, secondo la quale questa non intendeva farsi direttamente promotrice dei Campioni Europei dell’ informatica (JEDI, QWANT e Gaia-X) non hanno dato per ora l’impressione di erodere quote di mercato dei loro concorrenti: ARPA, Google e i servers di Salt Lake City, ma potrebbero decollare se divenisse impossibile il trasferimento puro e semplice dei dati in America.

Perfino Huawei, Baidu, Alibababa, TikTok e Tencent sono infinitamente più efficienti delle nostre imprese, non solo sul mercato nazionale, che dominano attualmente seppure in forma pluralistica e concorrenziale ma anche su quelli internazionali; tant’è vero che l’unico strumento rimasto a disposizione di Trump per contrastarli è costituito da puri e sempre ordini amministrativi in stile dirigistico, basati su considerazioni di tipo militare, ma che offrono il fianco a serie contestazioni anche dal punto di vista del diritto pubblico americano. D’altra parte, TikTok sta spostando i propri server in Europa, che potrebbe divenire gradualmente un centro di gravità alternativo agli Stati Uniti, e la Cina stesa sta ostacolando la cessione della TikTok americana, perché questa comporterebbe il rischio di un trasferimento di tecnologia riservata (precisamente l’accusa che gli USA rivolgevno alla Cina).

5.Un piano di riscossa civile, morale ed economica

Alpina e Diàlexis si battono, e non da ieri, per la libertà e l’indipendenza dell’ Europa

Oramai, la classe dirigente europea non prova neppure più a nascondere una decadenza del nostro Continente sempre più evidente da un secolo, decennio dopo decennio. Oggi, le previsioni ufficiali sono che, mentre la Cina sta già nuovamente crescendo, noi recupereremo il PIL del 2017, se va bene, nel 2022. E dire che già nel 2017 il declino era impressionante.

Tutti invitano a pensare alle future generazioni, ma intanto nessuno investe nelle nuove tecnologie né nell’ “upskilling” della nostra società, né si ribella a dazi e sanzioni americani, per quanto tutti fingano di stupirsi per la mancanza di progetti in qualsivoglia campo, scaricando la rispettiva responsabilità gli uni sugli altri.

Quando Stati Uniti e Cina (le multinazionali del web e  forse anche Russia e India) avranno le loro colonie, e perfino i loro resorts turistici, su Marte, cosa faranno i nostri figli: i ristoratori e le badanti spaziali? Infatti, il motivo per cui i nostri (scarsi) laureati non trovano posto in patria è che oramai buona parte dei lavori intellettuali sono legati a filo doppio alla competizione ideologica, i nuovi programmi tecnologici, l’intelligence, la politica e la difesa, e quindi vengono attribuiti solo ai cittadini delle Grandi Potenze o ai loro fiduciari.

Oggi, è di moda definire la Cina come un “rivale sistemico”, ma il primo “rivale sistemico dell’ Europa sono gli Stati Uniti.

Molti, oramai, perfino fra i pochi Eurottimisti, sono oramai convinti che l’alleanza occidentale sia solo una modalità soft per spegnere la civiltà, non solo europea, bensì umanistica in generale, e guardano oramai a quest’entropia con lo stesso occhio nostalgico e impotenti del tardo impero romano, pregando solo il destino di risparmiare i loro ultimi anni da un brusco risveglio. Noi, invece, non ci siamo mai rassegnati. Tutto ciò che facciamo è in funzione della risposta alle nuove sfide concorrenziali. In sostanza, stiamo lavorando in controtendenza per costruire, come dice Breton, entro 20 anni,  la futura società digitale europea, con la sua Weltanschauung, le sue imprese e la sua élite. Come ha affermato il Ministro cinese Wang Yi in esito all’ incontro con Di Maio, la Cina sta pensando non già ai prossimi 10, bensì ai prossimi 50 anni di relazioni con l’ Europa, mentre questa guarda solo alla ripresa dell’ Autunno, al Recovery Fund e alle prossime elezioni. La preveggenza cinese viene scambiata, dagli Occidentali, per aggressività, quando essa è soltanto millenaria saggezza (che anche noi avevamo, ma abbiamo dimenticato).

Walther Rathenau: uno dei pochi politici e imprenditori visionari europei:
“Von den kommenden Dingen”

6.Un piano concreto di rinascita dell’ Europa

Contrariamente a quanto affermato anche dai migliori politici, non si tratta di un compito unidimensionale, riservato all’ establishment, bensì di un progetto poliedrico, che noi concepiamo come articolato in 10 fasi:

Prima fase: Riflettere come stiamo facendo ora), mettendo nero su bianco ciò che sappiamo della società tecnologica e dei suoi problemi esistenziali;

Seconda fase: stimolare, all’ interno di un ambito ristretto e qualificato, lo studio su tecnologia e valori (l’ “Umanesimo Digitale”);

Terza fase: progettare l’industria culturale europea attraverso un confronto sul futuro del mondo con tutta la società civile europea (sulla falsariga delle “Conferenze Macy”, ch’erano durate più di 20 anni);

Quarta fase: Dibattere, nella Conferenza sul Futuro dell’ Europa, sul ruolo  di quest’ultima nel mondo tecnologizzato del prossimo decennio, ricercando la convergenza politica intorno a una forma di protagonismo culturale e tecnologico del nostro Continente;

Quinta Fase: Favorire, negli ambienti politici ed economici, la costruzione concreta di alcune ipotesi di scenari alternativi di sviluppo per i decenni successivi (scuole, movimenti, imprese);

Sesta fase: Avviare un movimento politico-culturale paneuropeo (un rinnovato Movimento Europeo) che prenda veramente in mano le strutture esistenti, gettando i semi dell’Europa umanistica e digitale

Sesta fase:  Fare, del Movimento Europeo, il motore di una ricerca, una industria, una struttura istituzionale e una difesa europei, veramente sovrani;

Settima fase: Creare veri campioni paneuropei nei settori dell’ industria culturale, del digitale, della difesa, della finanza, dell’ ambiente, dell’aerospaziale, dell’urbanistica, del turismo…

Ottava fase: cambiare la classe dirigente, sviluppare le imprese tecnologiche, affrontare la concorrenza internazionale

Nona fase: affermare la sovranità europea; partecipare al dibattito con il resto del mondo al futuro dell’ umanità digitale;

Decima fase: affermare il nuovo ethos umanistico-digitale; coordinare le imprese europee per il conseguimento degli obiettivi sociali conseguenti.

7.Le elezioni americane possono arrestare il nostro declino?

La donna del complesso informatico-militare

Le prossime elezioni americane non sono destinate a realizzare alcun’innovazione reale, né per ciò che riguarda la guerra tecnologica fra USA e Cina, né per ciò che riguarda la sovranità europea. Alcuni dei peggiori eventi per la libertà e l’indipendenza dell’ Europa (come la cessione forzosa dell’ Olivetti, le guerre contro la Serbia e contro la Libia) sono avvenuti sotto presidenti democratici, che, come Clinton e Obama, credevano fermamente nella missione dell’ America d’imporre ovunque il proprio modello. Anche la vicepresidentessa in pectore Kamala Harris, prescelta da Biden, altro non è che la fiduciaria del Complesso Informatico-Militare (Hollywood, Wall Street, Silicon Valley) e dell’Ideologia Californiana (è stata la Procuratrice Generale della California), sì che, nel caso di vittoria di Biden,  le pressioni americane su Istituzioni e Governi sarebbero destinate ad aumentare. Esse sarebbero solamente più insidiose, perché gl’interlocutori americani sarebbero più graditi ai nostri governanti.

L’Europa potrà salvarsi solamente da sola, recuperando la consapevolezza della propria cultura e del proprio ruolo nel mondo, e fondando su questa la propria sovranità ed equidistanza dalle Superpotenze..