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LA LETTERA DI XI JINPING AGLI ITALIANI , che cita “il Regno di DA QIN”

PUBBLICHIAMO QUI DI SEGUITO LA LETTERA AGLI ITALIANI DEL PRESIDENTE XI JINPING IN VISITA NOSTRO PAESE.

SEGNALIAMO CHE, PROPRIO ALL’ INIZIO, IL PRESIDENTE RICORDA CHE I PAPPORTI FRA I DUE PAESI RISALGONO AI TEMPI DELL’IMPERO ROMANO E DEELLA DINASTIA HAN, QUANDO ERA STATA CONIATA, PER RIFERIRSI A ROMA, ALL? ITALIA, ALL’ IMPERO E ALL’ EUROPA, IL TERMINE “DA QIN”, “GRANDE CINA”.

La Cina e l’Italia sono rispettivamente emblema della civiltà orientale e occidentale e hanno scritto alcuni dei più importanti e significativi capitoli della storia della civiltà umana. L’Italia è la patria dell’antica civiltà romana e la culla del Rinascimento e il suo patrimonio di grandi monumenti, di capolavori artistici e letterari è ormai diffusamente noto in Cina. I contatti tra le due grandi civiltà, cinese e italiana, affondano le loro radici nella storia. Già più di duemila anni fa, l’antica Via della Seta ha permesso il collegamento tra l’antica Cina e l’antica Roma, nonostante le grandi distanze che le separavano. La dinastia Han inviò Gan Ying in missione alla ricerca di ciò che chiamavano «Da Qin» o «Grande Qin» che si riferiva proprio all’impero romano, mentre nei componimenti del poeta Virgilio e del geografo romano Pomponio Mela si trovano molteplici citazioni del «Paese della seta». In seguito, il «Milione» di Marco Polo scatenò la prima «passione per la Cina» della storia occidentale e il suo autore divenne un pioniere dei contatti tra la cultura orientale e quella occidentale, modello a cui si ispirano ancora oggi gli ambasciatori dell’amicizia.

La visita di Xi Jinping: «Un patto strategico con l’Italia»

Giunti all’epoca moderna, seguendo le orme lasciate dai predecessori sulla strada dell’amicizia, i rapporti bilaterali tra Cina e Italia hanno vissuto molti rinnovamenti che hanno portato sempre nuove opportunità. Nel 1970 la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Italiana hanno instaurato le relazioni diplomatiche, e nel 2020 ne celebreremo il 50esimo anniversario. Dopo l’allacciamento delle relazioni diplomatiche, a prescindere da quali tempeste hanno interessato la scena internazionale, i due Paesi sono stati un esempio di cooperazione di mutuo vantaggio basata su fiducia reciproca e sulla stretta cooperazione tra Paesi con sistemi sociali, background culturali e fasi di sviluppo diversi. L’amicizia tradizionale tra Italia e Cina è solida ed è riuscita a rinnovarsi sempre nel corso della sua lunga storia divenendo una colonna portante per il rapido e stabile sviluppo dei rapporti bilaterali.

L’amicizia tra Italia e Cina si radica in una ricca eredità storica. I contatti in più di duemila anni hanno gettato le basi del rispetto reciproco e dell’apprendere l’uno dall’altro, della fiducia reciproca e della mutua comprensione, concetti che si sono trasformati nei garanti stabili e continuativi della tradizionale amicizia che ci accomuna. Di fronte alle evoluzioni e alle sfide del mondo contemporaneo, i due Paesi fanno appello alla loro preziosa e lunga esperienza e immaginano insieme gli interessanti scenari capaci di creare un nuovo modello di rapporti internazionali basati sul rispetto reciproco, sull’uguaglianza e la giustizia e sulla cooperazione di mutuo vantaggio, costruendo un futuro condiviso dell’umanità.

L’amicizia tra Italia e Cina si condensa in una forte fiducia strategica. I leader dei due Paesi hanno sempre guardato e sviluppato i rapporti bilaterali con un approccio strategico e una visione lungimirante. Da quando, nel 2004, i due Paesi hanno istituito il partenariato strategico globale bilaterale, gli incontri ai massimi livelli tra Roma e Pechino hanno avuto un ruolo di guida e di promotori dei rapporti bilaterali e di sempre mutua comprensione e fermo sostegno di fronte agli interessi fondamentali e alle questioni di grande rilevanza per ciascuno. Questo li ha resi il saldo supporto che ha garantito lo stabile e duraturo sviluppo dei rapporti bilaterali.

L’amicizia tra Cina e Italia si manifesta nella cooperazione concreta. Cina e Italia si considerano a vicenda partner importanti per il commercio e gli investimenti e vantano una forte convergenza di interessi. Nel 2018, l’interscambio commerciale bilaterale ha superato la soglia dei 50 miliardi di dollari e gli investimenti bidirezionali cumulativi hanno superato i 20 miliardi. Il Made in Italy è divenuto sinonimo di prodotti di alta qualità, la moda e l’arredamento italiani incontrano pienamente il gusto dei consumatori cinesi; la pizza e il tiramisù piacciono ai giovani cinesi. I due Paesi hanno raggiunto traguardi importanti nella cooperazione in ambiti come i satelliti e l’aviazione civile; la Settimana Cina-Italia della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione, le pattuglie congiunte tra le forze dell’ordine e le attività di formazione calcistica sono state accolte molto positivamente dai popoli dei due Paesi.

L’amicizia tra Cina e Italia si tramanda in forti scambi culturali. I popoli cinese e italiano hanno sempre mostrato grande interesse nello studio della cultura l’uno dell’altro. Un professore cinese iniziò a tradurre la Divina Commedia di Dante all’età di settant’anni e l’opera si rivelò talmente ardua che solo dopo 18 anni, sul letto di morte, riuscì a completarla. In Italia i sinologi sono numerosi e hanno svolto il ruolo di ponte nei rapporti tra Cina ed Europa a partire dalla prima grammatica della lingua cinese scritta per l’Occidente da Martino Martini a «Italia e Cina» di Giuliano Bertuccioli e Federico Masini: tutti hanno aiutato a far rimanere sempre viva la passione per la sinologia nella penisola italiana.

Il noto scrittore italiano Alberto Moravia ha scritto: «Le amicizie non si scelgono a caso ma secondo le passioni che ci dominano». Il mondo odierno sta subendo profondi cambiamenti mai visti in un secolo, di fronte a ciò la storia ci affida la responsabilità di innalzare i rapporti sino-italiani e portarli a un nuovo livello e di tutelare insieme la pace, la stabilità e di far crescere la prosperità. Io desidero, con questa mia visita, di tracciare, insieme ai leader italiani, le linee guida dei rapporti bilaterali e di condurli nella nuova era.

Siamo pronti, insieme alla controparte italiana, a sviluppare ulteriormente il partenariato strategico globale, a stringere maggiormente i legami ai massimi livelli e a rafforzare la cooperazione a tutti i livelli tra i nostri governi, parlamenti, partiti ed enti locali; a rafforzare la comunicazione politica, a promuovere la fiducia e i matching strategici, a continuare a comprendere e a sostenere a vicenda gli interessi e i temi più cari alla controparte e a gettare le basi politiche dei rapporti bilaterali.

Siamo pronti, insieme alla controparte Italiana, a costruire insieme la Belt and Road — la Nuova Via della Seta, sviluppando appieno i punti di forza storici, culturali e geografici che la cooperazione tra i due Paesi sotto l’egida della Belt and Road può portare. Impegnandoci a collegare l’idea di interconnessione e connettività propria dell’iniziativa Nuova Via della Seta ai progetti italiani di «costruzione dei porti del Nord» e «investire in Italia» al fine di creare una nuova era per la Belt and Road in settori come la marina, l’aeronautica, l’aerospazio e la cultura.

Siamo pronti, insieme alla controparte italiana, ad ampliare i settori della cooperazione fattiva. La Cina continuerà ad ampliare la sua apertura con strumenti come l’organizzazione, su base annuale, di eventi come la China Import Expo che permettono di condividere le grandi opportunità che il mercato cinese presenta con i Paesi del resto del mondo, Italia compresa. Italia e Cina possono sviluppare il potenziale di cooperazione in settori come la logistica portuale, il trasporto marittimo, le telecomunicazioni e il medico-farmaceutico e incentivare le rispettive aziende ad avviare progetti di cooperazione nei mercati terzi per realizzare una cooperazione di mutuo vantaggio e che risponda agli interessi di tutti.

Siamo pronti, insieme alla controparte Italiana, a stringere ancora di più i contatti in ambito umanistico-culturale. Cina e Italia, in quanto Paesi che detengono il maggior numero di siti Unesco al mondo, vantano ricchissime risorse turistiche e culturali. I due Paesi devono rafforzare i gemellaggi tra i loro siti Unesco e incoraggiare la co-organizzazione di mostre d’arte ed esposizioni dei patrimoni culturali, la co-produzione di opere cinematografiche e audiovisive da parte degli istituti e organizzazioni culturali. Dobbiamo consolidare l’insegnamento delle nostre lingue, promuovere gli scambi tra persone in modo da apportare un nuovo e maggiore contributo alla diversità culturale mondiale e all’incontro, all’apprendimento reciproco tra universi culturali diversi.

Siamo pronti, insieme alla controparte Italiana, a rafforzare il coordinamento sull’agenda internazionale e in seno alle organizzazioni multilaterali. La Cina è disponibile per consolidare la comunicazione e la sinergia con l’Italia in seno alle Nazioni Unite, al G20, all’Asem e all’Organizzazione Mondiale del Commercio su tematiche come la governance globale, il mutamento climatico, la riforma dell’Onu e del Wto e altre questioni rilevanti, al fine di tutelare gli interessi comuni, promuovere il libero scambio e il multilateralismo e proteggere la pace e la stabilità mondiale e consentire uno sviluppo fiorente.

Ripercorrendo la storia degli ultimi 50 anni è evidente come i rapporti sino-italiani abbiano radici profonde e abbiano già ottenuto numerosi risultati. Guardando alla nuova era, la cooperazione sino-italiana ha un futuro roseo e prospettive di sviluppo ampie. Il popolo cinese è ansioso di unire le forze con gli amici italiani per coltivare insieme il terreno dei rapporti bilaterali e far sì che possa giungere a una nuova e più ricca fioritura e che l’amicizia tra Cina e Italia possa rinnovarsi costantemente.

24 MAGGIO: PRESENTAZIONE DI DA QIN PRESSO “IL LABORATORIO”

Giovedì, 24 maggio, ore 18

Presso “Il Laboratorio”

Via Carisio 12

Riccardo Lala

Da Qin. Un’Europa sovrana lungo la Via della Seta

Chi, come il Presidente Macron, invoca un “sovranismo europeo”,  ha poi anche la responsabilità di trasformare questo slogan in realtà, rendendo l’ Europa veramente autonoma: nella cultura, nella tecnologia, nella politica, nell’ economia, nei costumi, nella difesa, nel rispetto delle tradizioni pluralistiche delle nostre terre. A ciò basterebbe forse un serio ri-orientamento delle istituzioni esistenti verso i loro compiti autentici: della scuola, verso una cultura alta; dei fondi dell’Unione e delle Forze Armate, verso tecnologie di punta e autonome; dell’Unione, verso le nostre antiche tradizioni costituzionali; delle industrie verso i “campioni europei di alta tecnologia”; delle imprese, verso il “modello sociale europeo”.

 

L’autore, che ha vissuto in prima persona le successive crisi dell’Europa, come studioso, eurofunzionario, manager, editore, scrive di tutto ciò, come ha detto Roberto Esposito, “guardando all’ Europa da fuori”, cioè senza pregiudizi “eurocentrici”, e, innanzitutto, partendo dal Paese che, per antichità e dimensioni, più ci assomiglia: la Cina. Per questa somiglianza, gli antichi Cinesi chiamavano l’Europa addirittura “Da Qin” (la “Grande Cina”). La Via della Seta, che fin dai tempi dell’Impero Romano e di quello germanico univa Roma con le capitali cinesi, è stata anche l’asse delle altre grandi civiltà: persiane, greco-macedoni, islamiche e turco-mongole. La Nuova Via della Seta -una rete inestricabile, già in costruzione, di treni, autostrade e porti-, costituisce una fondamentale speranza per rilanciare, attraverso le nuove tecnologie, il commercio e il turismo, l’economia e la cultura dell’Italia e dell’Europa, travolte da un’interminabile decadenza.

 

PRESENTAZIONE DI DAQIN IL 24 MAGGIO

Giovedì 24 maggio, ore 18,

Il Laboratorio Associazione Culturale

Via Carisio 12

Da Qin Un’Europa sovrana sulla Via della Seta

Nel fervore delle discussioni sulla politica italiana, si tende a dimenticare quanto la nostra vita, già nel passato, ma soprattutto oggi, sia stata, e ancora sia, condizionata da quanto accade, non soltanto in Europa, ma anche nel resto del mondo.

La stagnazione delle nostre economie, il dramma permanente delle migrazioni, la mancanza di significative innovazioni culturali, derivano da fatti apparentemente lontani nello spazio e nel tempo, come il colonialismo, la subordinazione alle grandi potenze, le guerre umanitarie, la lotta ideologica fra i blocchi…

Anche il rapporto con la Cina ha influenzato molto più di quanto non si pensi la vita degli Europei fino dai tempi di Marco Polo, dei monarchi assoluti, dei Gesuiti e degl’Illuministi, introducendo da noi nuovi concetti filosofici e nuove tecnologie, incrinando l’unita del movimento comunista internazionale, che tanto peso aveva anche in Europa, surriscaldando la competizione globale sui prezzi, introducendo “cordate” industriali concorrenti con quelle occidentali.

I Cinesi hanno espresso l’idea di questa interdipendenza con il termine “Da Qin”, “Grande Cina”, riferito per millenni a Roma, all’ Italia, all’Impero Romano, al Sacro Romano Impero, all’Europa, al Cristianesimo, visti come qualcosa di speculare all’ Impero Cinese. Oggi, con la Nuova Via della Seta, che si protende verso Occidente, ci troviamo con importanti investimenti cinesi in ogni città europea, e con un’Europa alleata della Cina nel resistere alle imposizioni del Presidente Trump.

Per l’importanza centrale della Cina nel sistema mondiale, il libro DA QIN tenta di leggere i problemi più scottanti dell’Europa con occhi cinesi, nella speranza di superare, con ciò, l’impasse, prima di tutto culturale, in cui si trova invischiata l’integrazione europea.

 

 

 

UN BILANCIO DEL SALONE DEL LIBRO DI TORINO 2018

Nonostante le polemiche, è evidente che i Torinesi (e gl’Italiani) sono affezionati al Salone, e vi sono molte forze che si muovono per sostenerlo. Tutto ciò non va visto come un sostegno acritico al “Sistema Torino”. Non v’è dubbio che la riqualificazione della città in senso culturale andava fatta almeno a partire dalla fine del XX secolo, e fatta in modo energico, come in effetti è avvenuto. Del resto, avevo addirittura partecipato all’ elaborazione del programma di rilancio di Tortino come città culturale ai tempi dell’Alleanza per Torino, poi, con il Comitato della Società Civile per Torino Capitale Europea della Cultura. E, tuttavia, si può discutere circa l’efficacia dell’operazione così com’è stata condotta. E’ mancata una cultura specifica della città (un vero “genius loci”, per dirla con Carandini, “il contesto”), che avrebbe permesso di salvaguardare meglio il suo risalente patrimonio culturale: le radici storiche; l’editoria impegnata; il suo valore residenziale di lusso; il carattere cosmopolita, europeo e transfrontaliero….

Prendiamo atto con piacere che i Fratelli Laterza, sempre molto attenti all’impegno civile del Salone, hanno proposto, con una lettera aperta del 17/5/2018, di dedicare il Salone 2019 al futuro dell’ Europa. Tema a cui è dedicata, da 12 anni, tutta l’attività di Alpina e di Diàlexis, e, in particolare, i nostro “Quaderni di Azione Europeista”. Inoltre, sono anni che andiamo proponendo, con altri editori, questo tema. Basti consultare il nostro  sito.Per questo motivo, stiamo cercando consensi fra editori e decisori locali per sostenere quest’autorevole proposta.

Nel Salone 2018, non sono mancati spunti interessanti, e, tuttavia, ne sono evidenti le carenze. Non c’è stato il previsto afflusso di editori esteri; pochissime le novità librarie veramente controcorrente: il solito appiattimento sulla cultura “mainstream”, che, certo, non è colpa del Salone, ma a cui il Salone potrebbe almeno tentare di ovviare; infine, un inutile intasamento che avrebbe potuto essere evitato con un poco più di personale e di aree.

Per quello che ci riguarda, Alpina/Diàlexis ha presentato due novità librarie di cui si sentiva veramente la mancanza: da un lato, quella sul rapporto Europa-Cina; dall’ altra, uno stato dell’arte sull’ evoluzione del modello sociale europeo sotto l’incombere della Società delle Macchine Intelligenti e dopo l’enciclica “Laudato si’.” Hanno partecipato al dibattito istanze qualificate come l’ Università Cattolica, l’ UCID, l’ Ordine dei Giornalisti.

Per chi avesse perduto la presentazione di “DA QIN” e desiderasse comunque ottenere un quadro del libro, vi sarà una seconda presentazione presso “Il Laboratorio”, via Carisio 12, il 24 Maggio, alle ore 18.

Dai discorsi che abbiamo proposto al “Salone Off” sono usciti due progetti concreti: da un lato, quello di un’ opera collettiva sulla Nuova Via della Seta, a cui stiamo  lavorando da molto tempo; dall’ altro, un convegno, da organizzarsi in autunno, sulla partecipazione dei lavoratori nella società automatizzata.

Mentre pubblicheremo in una prossima newsletter il mio intervento  nel secondo dei due dibattiti, Vi invieremo il programma dettagliato della presentazione di  SA QIN presso Il Laboratorio..

Riassumo qui di seguito alcuni degli incontri tenutisi al Salone del Libro, a cui ho assistito, e che  mi hanno colpito per la loro attualità

Presentazione della “Breve storia del futuro” di Jacques Attali

Non avevamo apprezzato molto, a suo tempo,   l’operato politico di Jacques Attali, né l’edizione francese del suo libro.

Quanto al primo, esso era stata purtroppo legata all’ infelice esperienza della Banca EBRD, la quale avrebbe dovuto costituire  il perno intorno al quale avrebbe dovuto girare il rilancio dell’ Europa Centro-Orientale dopo la caduta del Muro di Berlino, ma il cui ruolo è stato, invece, in effetti,  molto modesto, a causa degli eccessivi costi di struttura, delle incertezze delle politiche europee e dei disaccordi con la Russia, la quale ultima è stata, ed è,  tuttavia, il massimo beneficiario dei finanziamenti.

Quanto al libro, non avevo apprezzato il suo eccessivo ottimismo per il futuro tecnologico e globalizzato.

Oggi, Attali sembra divenuto un altro, e questo gli fa onore.

Intanto, è l’unico membro dell’”establishment” ad avere il coraggio di riconoscere senza circonlocuzioni che “tutte le élites hanno fallito”. Tutte, proprio tutte. Detto da uno che ne ha fatto parte come nessun altro, è molto importante, anche perché s’inserisce in una serie di autocritiche da parte di soggetti diversi, da Ichino a Sofri.

Poi, Attali è anche uno dei pochi a riconoscere che, della crisi con l’Europa Centrale e Orientale, destinataria esclusiva dei finanziamenti della EBRD, la colpa è dell’Europa Occidentale, che vuole escludere da se stessa Paesi inequivocabilmente europei come Russia e Turchia. In particolare, Attali, che si occupava all’ epoca proprio di questo, ha testimoniato circa il fatto che, all’inizio del suo primo mandato, Putin era un deciso europeista.

Anch’io, a quell’ epoca, mi occupavo proprio dei rapporti industriali e finanziari con l’ Europa Orientale. A proposito di Putin, voglio ricordare che il 27 marzo 2007, il giorno del 50° anniversario dell’Europa, il Presoidente russo aveva pubblicato, sulla prima pagina de “La Stampa” di Torino, un articolo in cui faceva due affermazioni alquanto impegnative:

-che, in quanto pietroburghese, rivendicava il diritto di essere considerato europeo a tutti gli effetti;

-che, a suo avviso, l’Unione Europea costituiva la più significativa realizzazione politica del XX secolo.

Che cosa ha reso Putin così inviso all’ “establishment” europeo e quest’ultimo così inviso a Putin?

Innanzitutto, l’”arroganza romano-germanica”(Trubeckoj), secondo cui gli Europei Orientali sarebbero “Europei di second’ordine”, quelli che Marx chiamava “i popoli senza storia”, e che quindi non andrebbero associati all’Unione Europea se non in una posizione subordinata. Poi, l’occupazione occidentale dell’Irak nel 2003 senza alcuna motivazione valida (il famoso discorso di Powell alle Nazioni Unite!), e in contrasto con il veto della Russia, della Cina e della Francia, e con l’opposizione della Germania. Inoltre, il fatto di non avere dato seguito alle proposte, rivolte al Parlamento Tedesco, alla Bdi (Confindustria tedesca) e a Romano Prodi, di associare la Russia all’ Europa su un piede di parità. Poi ancora, il sostegno dato, da un certo numero di Paesi europei, all’assalto genocida di Saakashvili contro l’ Ossetia  Meridionale, protetta, su mandato ONU,  dai caschi blu russi. Infine, il colpo di Stato di Kijev, con cui, attentando alla vita del Presidente Janukovich, lo si era costretto alla fuga, instaurando, con il terrore, un regime minoritario che aveva abolito immediatamente tutte le garanzie costituzionali delle importantissime minoranze etniche. E, ancora, le sanzioni comminate per l’annessione della Crimea, annessione richiesta, con il voto del parlamento locale e un referendum, dall’assoluta maggioranza dei cittadini come risposta all’ abolizione, da parte del nuovo regime di Kijev, delle garanzie costituzionali delle minoranze.

Le reticenze dei rivoluzionari storici

Il Salone del Libro ha invitato Adriano Sofri a fare il punto, con Karol Modzelewski e Irena Grudzińska, sul ’68 polacco, pagina poco nota e poco chiara della storia europea, che costituisce, sotto certi punti di vista, una premessa storica di Solidarność. Nel ‘68, i conflitti interni del regime comunista polacco, diviso fra le fazioni dei “revisionisti” e dei “partigiani”, fra gli ambienti ebraici e quelli antisemiti, avevano portato a censurare (parzialmente) la messa in scena a Varsavia di un classico della letteratura polacca, “gli antenati”, del grande scrittore romantico Mickiewicz, che ha, in Polonia, un peso comparabile a quello che hanno in Italia “Divina Commedia” e “Promessi Sposi, ed è, paradossalmente, anche un passaggio obbligato per il teatro innovatore o rivoluzionario in senso stretto e in senso metaforico. Il suo motivo principale è un rituale arcaico di incontro tra morti e vivi, con degli incantamenti e una magia poetica multiforme. Gli Antenati mette in scena tutti gli elementi della tradizione storica “grande-polacca”: l’unione con la Bielorussia, la Lituania, la Lettonia e l’Ucraina, l’influenza delle eresie ebraiche, la russofobia e l’antisemitismo. Per questo, dopo centocinquant’anni, la rappresentazione de “gli Antenati” poté sollevare, nella Polonia comunista, passioni così forti, e, in particolare, scatenare la rivolta studentesca.

Karol Modzelewski, che, insieme a Jaczek Kuron, un altro futuro leader di Solidarność e animatore dei moti del ‘68, sarà condannato, in seguito, a tre anni e mezzo di prigione, è oggi un apprezzato storico medievale, il quale, guarda caso, si occupa proprio degli antenati dei Polacchi, e, in generale, del “Barbaricum”, quella ben poco nota area dell’Europa antica che andava dalla Galizia spagnola agli Urali degli Sciti. Nel suo libro “l’Europa dei Barbari”, Modzelewski ha dimostrato l’unità dei costumi di Celti, Germani, Slavi, Balti e Ugrofinni, che, tutti insieme, nelle radici dell’ Europa d’oggi, hanno un peso non inferiore a quello dei Greci, dei Romani e degli Ebrei.

Nonostante sia stato da me sollecitato in tal senso, Modzelewski non ha mostrato una grande volontà di illustrare il nesso (a mio avviso molto forte) fa quella drammatica rappresentazione de “gli Antenati” e il suo attuale impegno di storico nazionale in una Polonia in cui, come allora, le diverse radici del Paese costituiscono una fonte inesauribile di conflitti.

Ichino spiega, con la propria autobiografia, la parabola politica della borghesia comunista

Pietro Ichino, ben noto come giuslavorista e parlamentare impegnato nella riforma del diritto del lavoro, ha presentato un suo libro radicalmente autobiografico, in cui racconta la parabola storica di una classe dirigente italiana che ha usato la sua superiore cultura per superare senza intoppi e senza traumi le diverse fasi della vita italiana: dall’ “accumulazione originaria” da parte dell’alta borghesia, alle continuità rappresentate dal fascismo, alla socialità di matrice cristiana, all’ egemonia culturale marxista, fino all’attuale fase di qualunquismo generalizzato. Come scrive Olimpia Ammendola sul “Roma” di Napoli, ”Ebbene questo libro chiarisce molte cose e fa capire come certe degenerazioni sono cominciate molto tempo fa, negli anni ’70-’80, quando abbiamo confuso disciplina e obbedienza, unità e annullamento delle differenze, eguaglianza e appiattimento. Ma quello che ha condannato la sinistra a essere una forza residuale è stato il suo ritenersi superiore, diversa, portatrice di una missione storica di salvezza. A ben vedere una visione per nulla laica della politica e della funzione di un partito e di un sindacato”.

Come scrive la Ammendola, “Il libro di Ichino getta una luce sulla generazione che ha vissuto le speranze e il disincanto del secondo Novecento, ma è una luce non abbagliante, è piuttosto del meriggio, quasi umbratile”.

Il “Brave New World” tecnologico.

Di questo tema scottante hanno parlato i giornalisti Francesco De Filippo e Maria Frega, che hanno raccolto, nel libro “L’età ibrida”, le interviste con vari scienziati italiani circa il futuro tecnologico del mondo.

Alla presentazione al Salone del Libro era presente uno degl’intervistati, il Prof. Piergiorgio Strata, il quale ha segnalato un problema molto concreto: lo squilibrio fra, da una parte, i progressi nella cura del cancro, e, dall’ altra, quelli, molto più modesti, nella cura dell’Alzheimer, il che condurrebbe in breve tempo, a detta del professore, a un incremento esponenziale di persone anziane relativamente sane, ma con un funzionamento mentale deficitario. Come in tutti gli altri campi, le “magnifiche sorti e progressive” si annunziano foriere non già di soluzioni, bensì sempre nuovi problemi.

Quest’idea di una società decerebrata rende bene, in forma simbolica, il nocciolo della nostra polemica della tecnica scatenata come decadenza dell’umano.

I cinquant’anni di Romano Guardini

Le Edizioni Morcelliane hanno commemorato Romano Guardini a 50 anni dalla morte. Il tema prescelto è stato “Romano Guardini e l’Europa”. Silvano Zucal, che ha presentato l’opera del filosofo italo-tedesco, ha dato particolare enfasi al ruolo da esso attribuito all’Europa nell’ affrontare la questione della tecnica, tema rispetto al quale Guardini ha fatto passi in avanti rispetto a Heidegger e Heidegger, ch’egli giudicava eccessivamente pessimisti.In effetti, Guardini riteneva che si dovesse preparare una nuova umanità, capace di non sogggiacere alle forze scatenate, ma capace di ricondurle  nell’ ordine. Tuttavia, secondo il nostro Autore, “dire a questo proposito cose più esatte, senza cadere nella fantasticheria, è difficile”