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EUROPEAN DEMOCRACY ACTION PLAN ,PARTE II:UNA NECESSARIA AUTOCRITICA

Visto che si parla sempre dei diritti umani dei rifugiati:
che fine hanno fatto gli esuli serbi della Krajina croata?

E’ positivo il punto di partenza del documento del Parlamento Europeo, “An EU mechanism on democracy, the rule of law and fundamental rights” :

“the EU has so far been unable to comprehensively tackle violations of EU values through its ordinary monitoring and enforcement activities”.

I motivi di questa incapacità non vengono per altro investigati. Essi sono legati al fatto che, nel XXI Secolo, anche  nell’ Unione Europea, sotto l’etichetta “democrazia” s’intendono “far passare” concetti e principi assolutamente eterogenei, il cui unico punto in comune è costituito dall’ essere essi tutti il frutto della  presunzione millenaristica ereditata dal “Sogno di Serse”  descritto da Erodoto (“conquistare tutta l’ Europa affinché l’Impero raggiunga il confine del regno degli Dei”, oggi “rendere il mondo sicuro per la democrazia”), con la conseguente “eterogenesi dei fini” (cfr. post precedente).

In sintesi, il fascicoletto cita come essenziali per il concetto europeo di “democrazia”:

-i “valori comuni degli Stati membri”;

-la cosiddetta “Rule of Law” (che tradurrei come ”principio di legalità”);

-i diritti fondamentali, ivi compresi quelli delle minoranze.

Questi tre elementi, che sono alcuni di  quelli citati nella lettera di missione di Vera Jourova,non mi sembrano minimamente appropriati quali elementi qualificanti dell’attuale regime europeo.

Da otto anni Schrems chiede giustizia alla Corte di Giustizia e ai tribunali nazionali, ma Google e Facebook continuano a trasferire illegalmente in America i nostri dati

1.La “Rettifica dei Nomi”

Intanto, i “valori comuni degli Stati membri” sono meno numerosi e meno chiari di quanto possa sembrare: basti pensare alla cogestione tedesca(p.es., la “Volkswagengesetz”) nei suoi rapporti, con l’”autonomia delle parti sociali” degl’Italiani; la teocrazia polacca nei confronti della “laicité à la Francaise”(per esempio, il divieto del velo); il comunitarismo belga in confronto con il centralismo spagnolo (cfr. la repressione in Catalogna).

Anche il principio di legalità  (“the Rule of Law”) è assolutamente ambiguo. Intanto, non riuscendo l’Unione Europea a legiferare fin dall’ inizio in relazione all’ impressionante turbinio di esigenze sociali che si pongono oggi in uno spazio semi-continentale come quello dell’Europa Occidentale, la Corte di Giustizia ha sempre adottato una giurisprudenza altamente creativa, “pescando” appunto liberamente nei principi giuridici comuni degli Stati Membri (l’ “Europa dei Giudici”, di cui la Corte si vantava quando ero funzionario della stessa). Orbene, questo è il metodo legislativo tipico degli antichi regimi feudali, come l’Impero Romano, quello germanico e il Regno d’Inghilterra.

Oggi, poi, assistiamo in Europa a un grado elevatissimo di disapplicazione del diritto: da un lato, del diritto internazionale e europeo, e, dall’ altro, degli stessi diritti nazionali. Basti ricordare l’opposizione degli Stati europei al Trattato ONU per la messa al bando delle armi nucleari, disapplicato dalla maggiorana degli Stati membri; la partecipazione a campagne militari, come quella alla 2° Guerra del Golfo,  non coperte da una risoluzione delle Nazioni Unite; lo status di “non cittadini” di una parte considerevole degli abitanti dei Paesi Baltici; l’esilio, da più di 30 anni, di 350.000 Serbi della Krajina;  la detenzione ancora non finita dopo anni di buona parte del Governo catalano; la sentenza della Corte di Giustizia Tedesca che rifiuta di assoggettarsi alla giurisdizione della Corte di Giustizia delle Comunità Europee; l’inottemperanza, alla sentenza Schrems II, di tutte le autorità nazionali per la tutela della privacy, i reati di opinione diffusi in tutti i Paesi membri…

Tutta l’area dei rapporti con il Complesso Informatico-militare è informato al principio di coprire, con un apparente  rigore, una assoluta sudditanza ai GAFAM, tanto che l’ Europa è l’unica area del mondo a non avere le proprie piattaforme, e a confidare esclusivamente su quella americana perfino per l’ intelligence, la guida dei missili nucleari, i collegamenti satellitari, ecc…Dopo 10 anni di sforzi giudiziari, la Commissione e l’ anti trust europei non sono ancora riusciti a “incastrare” Google, nello stesso modo in cui la magistratura e la polizia italiane non sono riuscite a catturare Messina Denaro. Invece, proprio ora il Ministro della Giustizia degli Stati Uniti, insieme a quelli di molti Stati, ha depositato, davanti al District Court del District of Columbia un atto d’accusa con cui si chiede la cessazione dei comportamenti anti-concorrenziali di Google.

Il rapporto del Parlamento Europeo cita poi giustamente il caso eclatante delle Extraordinary Renditions, per le quali, né gli agenti della CIA, né i funzionari nazionali conniventi, hanno subito alcuna sostanziale condanna, così pure come nessuno dei funzionari americani responsabili dello spionaggio ai danni degli Europei  nei casi Echelon e Prism. Ma ricordiamoci anche che non si è ancora fatto chiarezza su vicende fondamentali come l’ attentato a Giovanni Paolo II, le uccisioni di Herrhausen e di Moro, le stragi di Portella della Ginestra, Ustica, Piazza Fontana, Bologna, oltre che sulla misteriosa fioritura delle mafie in tutti gli Stati membri nonostante gli apparenti sforzi per sradicarle…

Non parliamo poi del rifiuto degli Stati Uniti di sottostare, tanto alle corti europee, quanto a quelle internazionali (congiunta alla loro pretesa di applicare extraterritorialmente il loro diritto anche in Europa),  nonché la creazione di corti speciali corti post factum come la corte Penale Internazionale per la ex-Yugoslavia, che violano grossolanamente i il principio del “giudice naturale” e dell’ indipendenza, nonché la pretesa espressa in più occasioni da parte dei vertici americani di esercitare lo spionaggio in Europa senza che gli Stati europei abbiano il diritto di fare altrettanto negli Stati Uniti. Al punto ch’è stato detto che “in Deutschland gilt nicht deutsches Recht“.

In tutta Europa è esistito fino almeno al 1990, senza essere attaccato in giudizio ,
un esercito segreto al servizio della NATO.

2.La “Rule of Law Review”

Anche la più recente “Rule of Law Review Cycle”, citata dal Parlamento Europeo,  tocca vari punti, in cui per altro si vedono sempre e soltanto le colpe di alcuni Stati membri, ma non quelle generalizzate in tutta l’ Unione:

1)l’indipendenza dei giudici, certamente discutibile in Spagna, in Francia e in Italia (vedi i casi Catalogna, Dieudonné e Abu Omar);

2)l’anti-corruzione, totalmente fallimentare ovunque (vedi i casi Messina Denaro, Tangentopoli, Chirac, Kohl, Juan Carlos…), è comunque frustrata dall’egemonia sociale della mafia, che si sta espandendo, dall’ Italia, ad altri Paesi d’ Europa;

3)il pluralismo dei media, assolutamente discutibile ovunque, data l’egemonia culturale del mainstream, l’enorme concentrazione della proprietà delle testate e delle case editrici e l’assurda legislazione contro le “fake news” che colpisce, in pratica, solo le notizie non mainstream. E’ stato ristampato proprio ora il libro di Bernays, il fondatore delle tecniche  propaganda, in cui egli dimostrava testualmente che la propaganda è lo strumento con cui i poteri occulti inevitabilmente plasmano le democrazie;

4)la mancanza di un vero “equilibrio dei poteri” che garantisca le minoranze, non solo di genere, etniche o politiche, ma soprattutto culturali (p.es, islamiche, siniche, antimoderne).

Se questo è lo “Stato di Diritto”, allora, come sarebbe uno “Stato arbitrario”?

Alla stregua del nuovo regolamento in discussione al Parlamento Europeo, le sanzioni dovrebbero essere applicate, anziché a Paesi extraeuropei o a quelli di Visegrad, anche e soprattutto all’ Italia (mafia, disapplicazione delle norme, concentrazione delle testate), alla Francia (islamofobia, dittatura del politically correct), ai Paesi Baltici (i “non cittadini”), alla Spagna (la detenzione del governo catalano)…Tutte violazioni talmente macroscopiche del principio di legalità da inficiare la legittimità stessa di questi Stati. Come accertare che (come insinuato per esempio da Rutte), visto che lo Stato italiano, che ha condannato più volte all’ergastolo Messina Denaro per una serie infinita di reati gravissimi, l’abbia poi lasciato continuare a dirigere la mafia per decenni senza mai arrestarlo, non sia una copertura della mafia i fondi europei non siano distolti dalla criminalità organizzata? E che dire del Regno di Spagna, che tiene in galera e anni il governo della sua regione più evoluta per avere osato votare per l’indipendenza? O dei Paesi Baltici, che non cedono il diritto di voto alle minoranze russofone perché in tal caso i futuri parlamenti decreterebbero probabilmente il passaggio all’ Unione Eurasiatica?

Di converso, risulta anche assai discutibile che Ungheria e Polonia costituiscano il modello per eccellenza della violazione dei diritti civili europei. Per esempio, le nuove leggi di quei paesi riguardanti i giornali non sembrano, né particolarmente liberticide, né molto diverse da quelle dell’Unione Europea e degli Stati membri. Il divieto delle concentrazioni giornalistiche perseguito  in Polonia è coerente con l’ antitrust europeo e anche italiano, così pure come i limiti al controllo estero sui giornali fa parte proprio delle normative recentemente introdotte sulla “golden share” sugl’ investimenti strategici. Si noti anche che la proprietà estera di quotidiani si giustifica male dal punto di vista concorrenziale, perché,  visto che l’ editoria è sempre in perdita, l’ unico scopo di acquistare dei giornali all’ estero sembra essere il  condizionamento dell’opinione pubblica. D’ altra parte, non si capisce neanche perchè tutti i giornali in Polonia e in Ungheria debbano essere posseduti da Americani e Tedeschi, non già da Polacchi e Ungheresi (o, al limite, altri cittadini dell’Unione), né mi risulta che Polacchi e Ungheresi posseggano giornali in America o in Germania.

In realtà, l’insistenza nell’attaccare Polonia e Ungheria deriva più dai loro miti culturali (la Szlachta, la Repubblica nobiliare, i “soldati maledetti”, il  Pannonismo, il ’56, la Chiesa militante), che vengono considerati incompatibili con l’ “ethos” cosiddetto post-ideologico della cultura  “mainstream”. Ed è rafforzata dal fatto che esse hanno combattuto molto più convintamente ed efficacemente, contro nazismo e comunismo, dei Paesi dell’ Europa Occidentale (Insurrezioni di Varsavia, rifiuto di Horthy di consegnare gli Ebrei, rivolte di Budapest, Poznan’, Danzica.., mentre abbiamo avuto l’Asse,le Legi Razziali, la Shoah, il drole de guerre, il Vel d’Hiv, la consegna all’URSS di cosacchi e baltici…).

Secondo punto: siamo sicuri che il principio di legalità costituisca la massima espressione della civiltà giuridica? Tutte le civiltà hanno conosciuto una contrapposizione fra le “leggi scritte” (”engraphoi nomoi”) , e “leggi non scritte”(“agraphoi nomoi”), fra “fas e Jus”, fra “Li” e “Fa”. Orbene, secondo Euripide e Confucio, le leggi non scritte  (quelle dell’ etica) sono superiori a quelle scritte, tant’è vero che alcuni diritti, come l’ Halakhà ebraica, la Shari’a islamica e la Common Law, non ammettono in linea di principio una legge scritta che deroghi a quella tradizionale (pensiamo ad Antigone, all’ invocazione della Torà e del Corano nelle costituzioni medio-orientali e al rifiuto di una Costituzione scritta da parte del Regno Unito).

Quanto, infine, ai cosiddetti “diritti fondamentali”, l’Unione Europea non è ancora riuscita neppure a definire chiaramente quali sono i “diritti civili” che spettano ai cittadini dell’Unione Europea, e, quindi, ai cittadini degli Stati Membri, e quali i “Diritti umani”, che spettano a tutta l’Umanità (basti vedere la confusione che c’è sui migranti). In tal modo, è molto vaga anche la delimitazione dei diritti azionabili davanti alla Corte di Giustizia e alla Corte Internazionale dei Diritti dell’Uomo.

E’ paradossale che si attacchi, per violazione di diritti di libertà, proprio la Polonia, che prima di ogni altro Paese Europeo si era data costituzioni a tutela dell’ “Aurea Libertas”

3.La ”Battle of Narratives”

Un argomento sul quale queste valutazioni hanno avuto un impatto determinante è il confronto fra Occidente e Cina nella gestione del Covid-19, che, a mio avviso, dimostra il grado di totalitarismo raggiunto dall’ Occidente. La gestione della pandemia è stata sotto ogni punto di vista più efficace in Cina che non in Occidente, tant’è vero che, in Cina, su 1.400.000 abitanti, ci sono stati circa 1000 morti, mentre, negli Stati Uniti, su 350 milioni di abitanti, ci sono già stati 220.000 morti, e l’epidemia non soltanto non accenna a diminuire, ma addirittura sta ancora aumentando. Questo dovrebbe bastare da solo a tutti per concluderne che, almeno sulle questioni sanitarie, il sistema cinese è infinitamente più efficace, come minimo, di quello americano. Ciò costituisce però anche una schiacciante confutazione della propaganda costante, da almeno 75 anni, da parte del “mainstream”, secondo cui il sistema “liberaldemocratico” americano sarebbe non soltanto il più giusto, ma anche il più efficace, sicché tutte le cosiddette “riforme” introdotte o da introdursi mirano in sostanza a copiare gli Stati Uniti (dagli aiuti condizionali al deficit spending, dal federalismo all’ antitrust, dalle liberalizzazioni alle privatizzazioni…).

Ecco allora scatenarsi la propaganda a tutti i livelli, da quello culturale a quello politico, da quello giornalistico ai social networks, per mascherare o contestare quell’ ovvio paragone. Perfino fonti amiche alla Cina Popolare (come il South China Morning Post) invitano costantemente i Cinesi a non parlare troppo della lotta contro il virus (i “lupi guerrieri”) perché questo indispettirebbe inutilmente gli Occidentali, venendo interpretato come un’odiosa vanteria. Punto su cui, almeno  sul piano dello “stile”, concordo. Il punto è che in effetti il confronto lo fanno non già i Cinesi, bensì alcuni studiosi occidentali, che stanno valutando la questione in modo obiettivo, come Brennan e Bell, o giornalisti provetti come Giovanna Bottero, che suscitano infatti le ire dell’“establishment”. Tant’è vero che Khanna, additato come il vessillifero dell’autocrazia neo-confuciana, si è ora premurato di precisare che non è “la Cina”, bensì “l’Asia” quella che ha resistito così bene al Covid 19. Poco importa, perché, secondo le teorie di Khanna, la vera forza dell’Asia sarebbe la tecnocrazia confuciana, sia essa quella di Singapore o della Corea), che, come brillantemente spiega Bell, valorizza “le giuste gerarchie”.

Se l’Occidente non fosse così presuntuoso da rasentare la cecità, tutto ciò non potrebbe non farlo riflettere. E, in realtà, finalmente ci sta riflettendo, eccome! (basti pensare agl’interventi giornalistici che ho citato), solo che ha deciso di fingere di non farlo, pur di mantenere un’aura di sacralità intorno all’attuale sistema occidentale. Questa situazione è stata ben sintetizzata da  Alex Lo sul South China Morning Post, “Once, when Christians thought their religion was the one and only true faith, they didn’t need to learn from other religions because they were all false. If you think democracy, without even bothering to define it, is the best, any other non-democratic government is, a priori, inferior. If you know China and its government are bad, there is no need to actually study them in depth. You can spread democracy, peacefully or by force, just like Christians did before…And how can a Western democracy not be better at dealing with a pandemic than a communist state?Like it or not, the Chinese Communist Party and the state it runs have very high-functioning bureaucratic capacities. You need to know what your enemy is capable of if you want to predict more realistic outcomes.”

Inoltre, sempre con riferimento alla prevenzione della pandemia, l’ Occidente sta dimostrando anche la totale incongruenza dei propri valori. La prevenzione del Covid è dettata dalla sacrosanta esigenza di salvare delle vite umane (che dovrebbe essere uno dei primi obiettivi di una politica umanitaria), e invece viene “venduta” da molti come un odioso attacco al sacrosanto “tran-tran” dei bamboccioni, e una minaccia sovversiva contro l’abnorme settore commerciale della ristorazione e del turismo -quindi, un’insopportabile limitazione della libertà-.

Quand’anche si ritenga che i vantaggi del modo di vita occidentale siano tali da soverchiare quello, fondamentale, dell’insuperata resilienza di quello cinese, resterebbe ancora da chiedersi: come fare a non essere scavalcati da un sistema tanto più efficiente del nostro? Invece, s’ inventano storie che semmai scalfiscono in misura minima, quando addirittura non ingigantiscono, la superiorità cinese, e ne accelerano l’avvento. La Cina avrebbe inventato il virus per distruggere l’Occidente? Bene, allora, c’è riuscita: tanto di cappello al “rivale sistemico”, altro che commissioni d’ inchiesta! La Cina avrebbe impiegato qualche mese a riconoscere la pandemia e per combatterla? Bene, gli Stati Uniti non ci sono riusciti neppure adesso, dopo un anno. In ogni caso, il risultato di tutto ciò è che ora i cittadini cinesi sono liberi dal virus e l’economia cinese sale del 4,9% distanziando mediamente quelle del resto del mondo di 15 punti.

Fareed Zakaria, inventore dell’ espressione “Democrazia Illiberale”

4. Uno Stato del XXI secolo rispecchiante veramente l’Identità Europea.

Una delle tante accuse rivolte alla Cina è quella di voler esportare il proprio sistema. In realtà, se c’è qualcuno che, da duecentocinquant’anni, sta cercando di esportare il proprio, questi sono proprio gli Stati Uniti. Forse, parzialmente, lo erano stati l’ Unione Sovietica, e, ancor più parzialmente, gli Stati islamici, ma non certo la Cina, la quale, pure all’ epoca delle Guardie Rosse, si atteneva sostanzialmente alla massima di  Mao: Scavate profonde trincee e non aspirate mai. all’ egemonia.” Nessuno (salvo forse il Partito Comunista Italiano Marxista-Leninista) ha mai teorizzato l’applicazione del sistema cinese ad altri Paesi, tant’è vero che il “socialismo con caratteristiche cinesi” viene definito come “unico”. Si noti tra l’altro che “caratteristiche cinesi” è un-espressione inventata dai missionari protestanti per condannare la presunta “identità  cinese” (servilismo, formalismo, falsità) , ma che, negli ultimi decenni, da quando la Cina è ridivenuta una grande potenza, è stata ripresa con orgoglio dalla dirigenza del paese.

Ne consegue anche, di converso, che il percorso da adottarsi, per evitare di essere cancellati dalla Storia dal preteso “sistema cinese”, non sono neppure l’imitazione servile di quel sistema, così come non ha certo risolto i problemi dell’ Europa l’imitazione servile di quello americano.

Al contrario, come dicevamo, il nostro sistema era  stato, nell’ antichità, la “Patrios Politeia” di Aristotrele, e, nel Medioevo, l’”Antica Costituzione Europea” di Montesquieu e Tocqueville, un sistema con quattro-cinque livelli di governo, forniti di logiche e meccanismi diversi. Nello stesso modo dovremmo ora affrontare i problemi del 21° secolo. Com’ è pensabile che un manovale immigrato o un anziano in una casa di riposo si appassioni ai trattati contro la proliferazione nucleare o al Recovery Fund? Come credere che il Presidente del Consiglio Europeo possa interessarsi delle discariche di Napoli, o che il Presidente della Valle d’ Aosta abbia proposte pertinenti sulla cyberguerra?

Polacchi e Ungheresi hanno celebrato insieme le battaglie del ’56

5.Il centralismo è inevitabile, ma può essere controllato

A mio avviso, il generale “trend” verso una maggiore centralizzazione del potere deriva, non già da cause politiche, bensì innanzitutto dalla concorrenza fra le macchine e l’uomo. Contro la situazione di fatto del dominio delle macchine  (e, attualmente, ancora dei GAFAM che, per un poco, le dirigono), s’impone il rafforzamento del “governo degli uomini”, nei suoi due aspetti, delle strutture e delle culture. Ciascun continente sta tentando di risolvere il problema a modo proprio: l’ America, attraverso la rivalutazione della sua storia e il dialogo diretto fra il Presidente e il popolo; la Cina, attraverso la riabilitazione della classicità cinese e la guida della politica (del Partito) sullo sviluppo tecnologico; la Russia, attraverso lo sganciamento progressivo dal World Wide Web, la figura del Presidente/zar, la rivalutazione della cultura popolare russa e della religione ortodossa.

L’Europa si concentra sulle due idee, potenzialmente confliggenti, della “diversità” e delle regole. Per trovare una sintesi fra questi due poli, un sistema politico veramente europeo non può essere l’imitazione, né della costituzione americana, né di quella cinese (e neppure di quella russa), bensì dev’essere in grado di rispondere al particolare tipo di problemi dell’ Europa nella particolare epoca storica della transizione alla società delle macchine intelligenti. Nel fare ciò, deve prendere in considerazione i diversi punti di vista, e il diverso grado di competenza,  delle famiglie, delle imprese, dei quartieri, delle Università, dei Comuni, delle metropoli, delle Province (Contee, Dipartimenti, Kreise), delle Regioni (Laender), degli Stati Nazionali, delle Macroregioni, del’ Europa e del mondo, attraverso un sistema costituzionale efficace.

Il centralismo, che impone al Commander in Chief di stare sempre con gli occhi puntati sulle nuove ricerche tecnologiche, sullo “Hair Trigger Alert”, sulla “Battle of Narratives”, sulle “covert operations” (proprie e. soprattutto, altrui), può e deve valere solo per i poteri subcontinentali. Alle Macroregioni europee (atlantica, mitteleuropea, mediterranea, baltica, pontica, orientale..)spetterebbero  i non meno importanti compiti delle politiche economiche e culturali, della Difesa, del Diritto Costituzionale. Agli Stati Membri, io lascerei la legislazione ordinaria e i curricula di formazione; alle Regioni le scuole e le imprese. Alle metropoli, i tribunali e la microeconomia; ai Comuni, la programmazione territoriale e la piccola e media impresa; ai quartieri l’urbanistica e l’arredo urbano.

Per tutto ciò, è urgente che la Conferenza sul Futuro dell’ Europa parta immediatamente e possa affrontare tutti i temi: Umanità e tecnica; identità dell’ Europa e ruolo dell’ Europa nel mondo; natura e ruolo dell’ organo apicale europeo, che non può rimanere, come oggi, un coacervo disordinato di NATO, Consiglio Europeo, Commissione e Parlamento.