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OSSERVAZIONI NELLA CONSULTAZIONE DEL MISE SULLA STRATEGIA NAZIONALE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: TERZA PUNTATA

Il primo satellite  quantico 墨子 (Micius), ideato in Austria, ma realizzato in Cina

1.Incrementare gli investimenti, pubblici e privati, nell’IA e nelle tecnologie correlate

Premesso che:

-l’Italia e l’Europa sono gravemente arretrate, rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, nello sviluppo, l’utilizzo e la valorizzazione dell’intelligenza artificiale, sì che s’impone un’azione drastica di recupero;

-le risorse dedicate dall’ Europa, già scarse, sono state ulteriormente ridotte dal Consiglio Europeo;

-le strategie digitali europee sono basate su un approccio estremamente diffuso e non coordinato;

-tutto ciò peggiora la già esistente situazione di dipendenza dalle multinazionali del web (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, i “GAFAM”);

-l’Italia non riesce mai a spendere, soprattutto nel campo del digitale, se non una quota irrisoria dei fondi europei;

-in seguito all’ esito del Coronavirus, l‘Unione Europea sta rendendo disponibile all’ Italia una quantità di fondi fino ad ora senza precedenti;

le strategie necessarie per incrementare gl’investimenti italiani nell’ intelligenza artificiale sembrano essere:

a)partecipare in modo attivo alla definizione alle politiche europee, in particolare alla definizione del quadro normativo e finanziario europeo in materia di tecnologia;

b)premere per la definizione di un quadro unitario di tutte le politiche tecnologiche europee, in particolare mediante la creazione di un’unica Agenzia Tecnologica Europea, chiamata a coordinare tutte le attività tecnologiche dell’ Unione e degli Stati Membri;

c)realizzare un parallelo sistema italiano, che gestisca in modo unitario e programmato gli sviluppi tecnologici dipendenti dal MISE, dalla Difesa e dal MIBAC, da CDP e Invitalia;

d)insistere perché si crei un quadro aggiuntivo al Quadro Pluriennale UE 2021-2027, insufficiente per recuperare le posizioni rispetto a USA e Cina;

e)sostenere la creazione di campioni digitali europei (JEDI, Gaia-X, Qwant), partecipando con un ruolo attivo ,tanto finanziario, quanto tecnologico, anche canalizzando in nuovi veicoli pubblici-privati le competenze e le risorse italiane;

d)richiedere una politica più energica dell’Unione Europea contro gli abusi delle multinazionali del web, per ciò che riguarda la tassazione del web, l’unbundling e l’applicazione rigorosa del DGPR, in modo che non possano fare concorrenza sleale ai campioni europei;

-affidare all’ Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale anche lo studio degli aspetti commerciali e normativi, oltre che tecnologici,  della realizzazione degli obiettivi di cui sopra.

2. Potenziare l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione nel campo dell’IA

Attualmente, tanto l’Unione Europea quanto lo Stato italiano affidano molte loro importanti funzioni in outsourcing ai monopolisti del web (in particolare Microsoft), che sono quelli la cui influenza l’antitrust dovrebbe limitare.

Per ciò che concerne l’Italia, è particolarmente grave l’accordo monopolistico  con cui Poste Italiane ha praticamente affidato a Microsoft l’intero proprio funzionamento, facendole perfino gestire in cloud tutti i propri dati, vale a dire la corrispondenza degli Italiani, che, secondo il Patriot Act e il CLOUD Act, è automaticamente soggetta al controllo delle autorità americane. Per questa ragione, la Corte di Giustizia ha vietato agli Europei di continuare a consegnare dati ai monopolisti americani. Sono in corso 101 azioni giudiziarie in tutta Europa da parte di Maximilian Schrems per arrestare questo fenomeno.

Lo Stato italiano non può continuare a rendersi complice di questa violazione del DGPR. La messa in discussione di quest’accordo costituirebbe un importante esempio per gli altri Stati membri e per le stesse Istituzioni, che, come rilevato con preoccupazione dall’ EDPRS, hanno un analogo, ancor più preoccupante, accordo con Microsoft.

b)Usare i fondi della CDP e di Invitalia per creare il veicolo italiano pubblico-privato che partecipi con un ruolo attivo nei campioni europei, specializzandosi negli aspetti dell’ intelligenza artificiale;

c)creare l’Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale di Torino, coordinandolo con l’Istituto Italiano di Tecnologia.

3.Sostenere l’adozione delle tecnologie digitali basate sull’IA.

Le tecnologie digitali non hanno tutte un eguale valore strategico. Tecnologie come i computer quantici, i motori di ricerca, i social networks, il cloud, i big data, anche se oramai consolidate, costituiscono uno zoccolo necessario per costruire un ecosistema digitale autonomo, quale quello che l’Europa vorrebbe darsi, e anche per l’Intelligenza Artificiale.  Purtroppo, l’Europa non dispone neppure di queste tecnologie se non in piccola parte. E’ necessario che essa  riesca in breve tempo ad appropriarsene, per poi svilupparsi in quelle più avanzate. Per questo, è prioritario sostenere l’autonomia digitale europea, e, su quella base, sarà possibile sviluppare anche l’intelligenza artificiale.

Ciò premesso, le azioni più appropriate per favorire l’adozione del’ IA sembrano essere:

4.Rafforzare l’offerta educativa a ogni livello, per portare l’IA al servizio della forza lavoro

La transizione dalle “macchine intelligenti”, tipiche della società industriale, all’ “intelligenza artificiale”, tipica della società postindustriale, comporta una trasformazione totale dei ruoli sociali (“upskilling”) dove, con la sostituzione delle macchine all’uomo non solo nei ruoli manuali, ma anche in quelli concettuali, specialistici, direttivi e decisionali, agli uomini rimarranno essenzialmente funzioni di controllo.

Ciò comporterà, da un lato, il progressivo azzerarsi della domanda di profili per ruoli esecutivi, e, dall’ altra, un fabbisogno sempre crescente di formazione e informazione, che sarà conseguibile solo grazie a:

-il coordinamento delle tempistiche fra sviluppo dell’automazione e quello della formazione;

-lo spostamento di risorse sempre più elevate verso le attività di la formazione e d’informazione.

In particolare, una gestione sicura del rapporto uomo-macchina richiederà la rivalutazione della formazione classica, come garanzia di apertura mentale ed educazione della volontà, atte a garantire una giusta gerarchia fra l’uomo e la macchina.

L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale dovrebbe servire anche e soprattutto come catalizzatore di questi processi, fornendo una base culturale per la società postindustriale, studiando i meccanismi sociali delle trasformazioni, fornendo strumenti digitali per la loro comprensione, previsione e orientamento.

5.Sfruttare il potenziale dell’economia dei dati, vero e proprio carburante per l’IA

L’unico modo in cui in Europa si possa sfruttare adeguatamente l’economia dei dati è costituito dall’applicazione rigorosa del DGPR, che, come chiarito dalle due sentenze Schrems, implica che i dati degli Europei non possano più essere trasferiti in America, dove, per legge, essi sono sotto il controllo delle autorità americane. In tal modo, i dati, anziché essere utilizzati dall’industria informatica europea, lo sono da parte di quella americana, che si rafforza sempre più, sottraendo risorse all’ economia europea, come non cessa di rilevare la commissaria Vestager, mercato alle imprese europee, come ha sostenuto il Governo francese, e democraticità alle Istituzioni, attraverso l’inversione dei ruoli fra controllore e controllante, lamentato dall’ EDPRS.

Affinché il GDPR, le due sentenze Schrems e il rapporto dell’ EDPRS non restino solo sulla carta, bensì divengano un fatto reale, occorre che i principi giuridici si traducano in fatti tecnici, e, in particolare:

-il consorzio Gaia-X funzioni a regime;

-esso si basi su tecnologie europee e server situati in Europa;

-l’industria digitale europea trasformi in algoritmi i principi giuridici europei, in materia di privacy ma anche di creative commons, di procedura civile e penale, di diritto militare, di proprietà intellettuale, di segreto di Stato, ecc…

Inoltre, urge un’ enorme attività giuridica volta a definire le modalità di funzionamento del cloud europeo e i suoi criteri di sicurezza.

6.Consolidare il quadro normativo ed etico che regola lo sviluppo dell’IA.

Il quadro normativo ed etico -anzi, prima etico che normativo-, dell’ AI, è tutt’altro che consolidato.

Il primo equivoco è quello secondo cui sarebbe possibile dettare dei principi etici alle macchine (le vecchie ”Leggi della Robotica” di Asimov), cosa assurda perché le macchine hanno logiche e linguaggi diversi da quelli umani. Il secondo è quello secondo cui ci basterebbero alcuni generici principi ingegneristici da rispettarsi da parte dei progettisti (come i vecchi manuali di qualità, manutenibilità, eccetera), per garantire un’ Intelligenza Artificiale “etica”, mentre ormai si è capito che si tratterebbe semmai solo di un’AI “affidabile”. Tuttavia, le macchine “affidabii” non ci garantiscono di non essere più intelligenti di noi, né di non essere così micidialmente “affidabili” da conseguire perfettamente gli obittivi prefissati, come il dispositivo russo ”Miortvaia Rukà” concepito per garantire la Distruzione Reciproca Assicurata anche nel caso dello sterminio degli alti comandi.

In generale, le Macchine Intelligenti sono fatte per riprodurre i processi mentali e comportamentali dei propri creatori. Ne consegue che l’unico modo per avere dei sistemi “etici” è di formare degli uomini “etici”, il che vuol dire, innanzitutto, capaci di mantenere, come dicono Bell e Wang Pei, la giusta gerarchia fra gli uomini e le macchine. Questo è il primo compito del nuovo sistema educativo per l’era elle “macchine spirituali”.

7.Promuovere la consapevolezza e la fiducia nell’IA tra i cittadini.

Oggi, la diffidenza verso l’Intelligenza Artificiale è generalizzata. Ciò è del tutto logico, perché tanto la fantascienza, quanto la dottrina filosofica e politologica, quanto, infine, le informazioni sulla realtà, convergono nel descrivere l’intelligenza artificiale come potenzialmente anti-umana, strumento del Complesso Informativo-Militare, e, in ogni caso, accaparrata dai monopolisti americani che sottraggono i dati degli Europei e manipolano politica, economia e diritto, anche a fini bellici.

Per dissipare questa diffidenza basterebbe dunque che gli Stati Membri e l’Unione Europea si decidessero finalmente ad applicare quei principi etici e giuridici ch’essi sbandierano:

-che ridiano gli istituti di cultura la capacità di formare una classe dirigente onesta, illuminata ed energica, capace di tener testa tanto ai poteri forti che alle macchine intelligenti;

-che vietino a chicchessia di trasferire dati sensibili alle multinazionali del web;

-che impongano l’applicazione rigorosa del DGPR, dell’antitrust, del diritto della proprietà intellettuale, del diritto fiscale internazionale e del segreto di Stato;

-che favoriscano finalmente la nascita e lo sviluppo di fornitori europei di ICT e intelligenza artificiale.

8. Rilanciare la pubblica amministrazione e rendere più efficienti le politiche pubbliche

Per rilanciare la pubblica amministrazione italiana (che non può esserlo separatamente da quella europea), e rendere più efficienti le politiche pubbliche, occorre che queste siano riformate e razionalizzate avendo l’intelligenza artificiale come criterio direttivo. In particolare:

a)Finalizzare l’intera attività pubblica alla difesa dell’umano contro la macchinizzazione;

b)Garantire la conformità fra i ruoli istituzionali e i ruoli all’ interno dell’ecosistema digitale europeo, per ciò che concerne le Istituzioni (politiche e tecnici amministrative); le Euroregioni (Macro e micro); gli Stati Membri (politica e amministrazioni); gli Enti locali (regioni e città); le imprese (grandi e piccole); i cittadini (come singoli e come comunità), una razionalizzazione resa drammaticamente improrogabile dalla crisi del Covid;

c)Smettere di appaltare alle multinazionali del web funzioni essenziali dell’Unione Europea e degli Stati europei;

d)Creare un’informatica pubblica molto più “users friendly” di oggi, quando il tempo perduto dai cittadini per le difficoltà e i costi di uso e di accesso, le indisponibilità del servizio, le lentezze, i tempi del chiarimento e delle manutenzioni, annullano, ed anzi superano, i risparmi sperati in termini di riduzione dei costi del lavoro e di certezza amministrativa. L’Intelligenza Artificiale potrebbe costituire un fattore decisivo in questa direzione;

e)standardizzare l’informatica pubblica in tutta Europa.

9.Favorire la cooperazione europea e internazionale per un’IA responsabile e inclusiva

L’AI costituisce il campo di elezione per la cooperazione europea e internazionale. Infatti, essa rappresenta, nello stesso tempo, la massima opportunità e la massima minaccia per l’Umanità nel suo complesso, e, soprattutto, per l’Europa, particolarmente esposta a rischi esistenziali quali la guerra atomica e la colonizzazione tecnologica. A maggior ragione, l’Italia non può neppure pensare di avviare la minima politica digitale, e tanto meno d’influenzare la cooperazione internazionale, al di fuori di un quadro europeo. L’Italia, conscia di questa sua necessaria interazione con l’Europa e con tutte le parti del mondo, può dare un contributo essenziale di pensiero, di esempio, di proposizione e di mediazione. Innanzitutto, nonostante la sostanziale “prorogatio” di tutte le politiche digitali europee, vi è un’esigenza impellente, anche se poco discussa, di rovesciare le logiche fino ad ora seguite, gravemente deficitarie:

a)a 50 anni dal computer “Programma 101” della Olivetti, l’industria digitale europea è ancora al palo. L’Europa non ha piattaforme web internazionali, non controlla neppure i propri dati e ha lasciato ad altri le proprie invenzioni, per esempio in materia di satelliti quantici. Ciò rende l’Europa totalmente dipendente dall’ esterno;

b)questa situazione è stata contrastata un po’ da tutte le Istituzioni, ma con risultati sostanzialmente nulli, in quanto, alle prese di posizioni teoriche, non sono poi seguiti i fatti;

c)in tutti questi conflitti interistituzionali, la posizione di un grande Stato membro come l’Italia può fare la differenza;

d)l’Italia, in concomitanza con l’approvazione della Strategia e l’istituzione dell’Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale, dovrebbe farsi promotrice del progetto, sostenuto dall’associazione Culturale Diàlexis, di un’Agenzia Tecnologica Europea, responsabile di coordinare tutte le attività tecnologiche europee, in modo da superare, nel rispetto delle tradizioni culturali europee, la sfida esistenziale delle macchine spirituali e la colonizzazione tecnologica dei GAFAM.

LETTERA APERTA A MARIO CALDERINI

L’istituto italiano per l’intelligenza artificiale deve divenire europeo

SULL’ISTITUTO ITALIANO INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Professor Calderini,

Mi permetta di congratularmi per il fatto che finalmente qualcuno con un diritto di tribuna sulla grande stampa abbia finalmente avuto il coraggio di dire ciò che Lei ha detto nella sua intervista a La Repubblica sull’ Istituto Italiano per l’ Intelligenza Artificiale, che è totalmente in linea con quanto noi andiamo scrivendo da anni, e, con particolare insistenza negli ultimi mesi, nei nostri libri (All.1 e 2) e blog (All. 3 e 4; http://www.alpinasrl.com), e nella corrispondenza con i vertici dell’Unione Europea, del Governo , degli Enti Locali e della società civile .

Concordo innanzitutto con Lei sul fatto che un richiamo generico alla “Ricerca e Sviluppo” non costituisce una risposta adeguata alla decadenza economica, culturale e sociale dei nostri territori. L’unica differenza è che, a mio avviso, quest’equivoco esiste non soltanto a Torino, ma in tutta Italia e  nell’ Unione Europea.

Condivido, poi, il principio di base: “gli investimenti in ricerca e innovazione creano sviluppo, a certe condizioni”. Queste condizioni sono, a mio avviso:

-che si sappia quale sviluppo si vuole promuovere;

-che si ricerchino quelle conoscenze e risultati che servono per promuovere lo sviluppo di cui sopra;

-che le risorse scarse disponibli vengano razionalizzate e controllate;

-che esistano nel territorio soggetti atti a trasformare i risultati delle ricerche in concreti strumenti di “leverage”economico, di reddito e di benessere;

-che i risultati della ricerca siano gestiti in modo economico e legale, impedendone un abuso da parte dei concorrenti;

-che il regime di proprietà, di controllo e di distribuzione dei profitti sia coerente con il modello socio-politico perseguito.

Purtroppo, non solo a Torino, ma ovunque in Europa, queste condizioni mancano, sì che gl’investimenti in ricerca e sviluppo sono stati fino ad ora un semplice  spreco, come molti manager hanno addirittura teorizzato, spacciando per ricerca e sviluppo cose che con questa non c’entrano nulla, come per esempio la creazione di lucrative sinecure, oppure attività di disegnazione o ingegnerizzazione poi rivendute, in varie forme ,dirette o indirette, per fare cassa o acquisirsi meriti, ai concorrenti esteri. Nella mia lunga attività passata come manager torinese ed europeo, sono venuto in contatto in molti casi con quest’atteggiamento aberrante, a cui però, applicando rigorosamente le regole, ho dimostrato che  si può ovviare.

Per ora i fini della transizione digitale coincidono con la Singualarity di Ray Kurzweil

1.L’ignoranza circa i fini

Con la Sua intervista, Lei ha posto poi, giustamente, la questione d’individuare una strategia adeguata per fare, degl’investimenti in R&D, e, in particolare, dell’ Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale, uno strumento per ottenere ricadute economiche sul territorio del Piemonte, e, in tal modo, per arrestare l’ormai pluridecennale decadenza.

Nell’ Italia del Dopoguerra, vi erano imprenditori (non molti, per la verità), come Olivetti e Mattei, che perseguivano obiettivi chiari, onesti e in linea con i tempi: uno sviluppo industriale armonioso in un contesto sociale e di sovranità nazione ed europea. Nello stesso tempo, il Governo aveva tentato, con il Piano Economico Nazionale, di imprimere una direzione unitaria ai nuovi investimenti, che allora si sarebbero dovuti concentrare sul Mezzogiorno, Sappiamo che fine hanno fatto Olivetti, Mattei e il Piano

Oggi, non basterebbero neppure più i programmi di Olivetti, Mattei e Saraceno, che, come Lei ha detto alla Repubblica, sembrerebbero comunque  più adatti agli Anni Ottanta che alle sfide del presente.

Oggi, infatti, l’economia mondiale è diretta dall’ informatica, come hanno rivendicato orgogliosamente Schmidt e Cohen nel loro “The New Digital Age”. Echelon. Prism e le intelligence dell’ Est permettono ai Big Data dell’ Intelligence Community di conoscere e orientare tutti i trend culturali, militari, politici, economici, tecnologici e sociali del mondo; i GAFAM e i BATX dirottano tutta la parte del PIL mondiale eccedente la mera manutenzione del capitale investito verso i paradisi fiscali, everso  una crescita interna dei GAFAM esponenziale che blocca l’ accesso a qualsiasi “new entrant”; prendono in appalto servizi pubblici essenziali come la difesa e la sanità; controllano Stati, organizzazioni internazionali e socoetà. Come hanno rilevato preoccupati la Commissaria Vestager e il Commissario Gentiloni, il controllo dei GAFAM sull’economia si è ancora rafforzato grazie al Covid e alle conseguenti crisi del lavoro in presenza, della ristorazione e della distribuzione tradizionale. Non è un caso che gli unici ad assumere, anche nella nostra Regione, siano oggi Apple, Google ed Amazon, ovviamente in ruoli ancillari delle loro strutture.

Il nostro lòibro “Torino, Capitale Europea dela Cultura”

2.Fare luce sul futuro

Chi non dispone di un proprio ecosistema  digitale autonomo non controlla la sua stessa economia.

Oggi, l’attività economica prioritaria in Europa, perché preliminare, è lo studio dei fini dell’economia. Delle imprese tradizionali  comedi quelle informatiche, ma anche e soprattutto delle imprese in generale. Cosa devono produrre: prodotti fisici, lavoro,  élites, cash, libertà, cultura? Oggi. un Paese altamente sviluppato produce innanzitutto servizi digitali (bitcoin, servizi sul web, cybrintelligence, cyberfinanza, cyberdifesa, bioingegneria), e teoricamente, potrebbe delocalizzare tutto il resto, come tentano di  fare soprattutto il Giappone, la Corea del Sud e Israele. Certo, per motivi di sicurezza o sociali, si potrebbe puntare a mantenere sul territorio una qualche produzione fisica (come vuol fare Trump), ma solo come fatto residuale. Certo, a questo ruolo di Paese altamente sviluppato, puntano in molti, sì che la concorrenza è feroce.

Inoltre, una città come Torino è evidentemente inserita in un “Sistema Europa” e in un “Sistema Italia”. Sembrerebbe illogico che Torino possedesse un ecosistema digitale che, né l’Italia, né l’Europa, posseggono. E, in effetti, sarebbe molto difficile che una qualsiasi città d’Europa pretendesse un monopolio sul digitale europeo, anche se vi sono casi di località che si avvicinano a quest’obiettivo nei rispettivi sistemi-paesi, come la Silicon Valley, Hangzhou, il Delta del Fiume delle Perle e Skolkovo.

Occorre tuttavia osservare che, come ampiamente illustrato nel libro ”European Digital Agency” (di cui Le trasmetto una versione digitale provvisoria), un tema centrale e complesso è costituito dalla strategia di avvicinamento al tanto decantato, ma ad oggi inesistente, Sistema Digitale Sovrano Europeo, di cui hanno parlato Macron e Breton. Infatti, occorre prima passare attraverso vari fasi, di ricerca, di dibattito, di lotta politica, di riforma istituzionale, di pianificazione indicativa e operativa. Queste fasi sono, anche se disordinatamente e inefficientemente, in corso. Cito come esempi:

.l’indagine Echelon;

-l’approvazione del GDPR;

-il caso  Snowden,

-Horizon 2020;

-gli IPCEI;

-Quero, Qwant, JEDI e Gaia-X;

-il Pacchetto digitale del 20 febbraio 2020 dell’Unione Europea;

-il Rome Call for AI Ethics del Vatcano ;

-le sentenze Apple e Schrems, I e II.

Julian Nida-Ruemelin, autore di “Umanesimo Digitale”

3.Una leadership italiana ed europea

Chi saprà navigare attraverso questa complessa materia acquisirà una qualche leadership (all’ inizio anche solo intellettuale) (come quelle che furono dei leaders del Risorgimento, dei fondatori delle grandi imprese piemontesi, di intellettuali legati a Torino, come Nietzsche, Gramsci, Galimberti e Olivetti, che hanno contribuito potentemente a definire i contorni di questa società  della tecnica dispiegata in cui stiamo vivendo ; cfr. libri “Torino Capitale Europea della Cultura” e “Intorno alle Alpi Occidentali”).

Torino dovrebbe aspirare proprio a questo ruolo, attraverso un’attività di studio e operativa che le permetta di creare un’élite di esperti non solo di AI, ma di Digital Economy in generale, capace di:

-sviluppare la nuova cultura umanistico-digitale;

-inserire questi temi nella dialettica politica italiana ed europea, e, in primo luogo, nella prevista Conferenza sul Futuro dell’ Europa;

-gettare le basi dei primi strumenti operativi per l’Ecosistema digitale sovrano dell’Europa, come l’ Accademia Digitale  Europea, l’Accademia Militare Europea, una Piattaforma Europea di e.Commerce;

-attirare a Torino coloro (intellettuali, finanzieri, politici, imprenditori, tecnici) che intendano partecipare al progetto.

Cantieri d’ Europa, il forum per discutere sul nostro futuro

4.Le iniziative di Diàlexis

Per svolgere il compito di cui al punto 3, stiamo sviluppando le seguenti iniziative:

-predisponiamo, con una serie d’intellettuali europei, un nuovo volume, dedicato all’Umanesimo digitale Europeo, di cui ha scritto Julian Nida Ruemelin;

-discutiamo, nell’ ambito dei “Cantieri Virtuali d’ Europa 2020”, queste tematiche (cfr All5).

Saremmo onorati se volesse partecipare alle nostre iniziative. A questo scopo, sarei lieto d’incontrarLa, per approfondire questa complessa materia.

La presente lettera aperta viene pubblicata sui blog “Da Qin” e “Technologies for Europe” nel sito http://Alpinasrl.com.

RingraziandoLa anticipatamente per l’attenzione,

Cordiali saluti,

Riccardo Lala