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DIBATTITO SU SITUAZIONE ECONOMICA POST-COVID

Si è svolta il 16 ottobre all’ Istituto San Carlo di Torino ,Via Monte di Pietà 1, la manifestazione “IMPRESE e TERRITORIO: LE SFIDE POST COVID-19”, organizzata congiuntamente da Rinascimento Europeo e da DAI IMPRESA.

Hanno partecipato gli assessori regionali Andrea TRONZANO (Bilancio,Sviluppo delle attività  produttive e delle PMI)e Maurizio MARRONE. (Rapporti con il Consiglio Regionale e Affari Legali)

Il Prof. Carlo MANACORDA,Docente di Economia Pubblica, esperto di bilanci dello Stato ha parlato su EMERGENZA ECONOMICA E AIUTI PUBBLICI:RISCHIO CAPITALISMO DI STATO?

Il sottoscritto è intervenuto su L’AGENZIA DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE A TORINO: OPPORTUNITÀ PER IMPRESE E PROFESSIONISTI.

MODERATORE, Marco MARGRITA,Giornalista

Il tema del colloquio era estremamente vasto, e, forse, perfino prematuro, visto che l’epidemia di Covid-19 sta riprendendo più vigorosa che mai, e anche il Recovery Fund arriverà solo a metà 2021. Tuttavia, l’incontro ha avuto comunque il pregio di porre sul tavolo diverse prospettive e di ascoltare il punto di vista della Regione.

1.L’intervento del Prof. Manacorda

L’oggetto dell’ intervento del Professor Manacorda erano le preoccupazioni per le partecipazioni di Invitalia rese necessarie dalla crisio da Covid. Il Professore   si è chiesto se gl’interventi pubblici richiesti dalla crisi da Covid, in particolare in Italia, per quanto obiettivamente indispensabili, possano assumere un carattere permanente, in quanto non si riesca, o non si voglia, salvare in breve tempo le imprese in difficoltà. Si noti che questa preoccupazione, lungi dall’essere un’opinione solo del Professor Manacorda o di una parte dell’accademia e del mondo politico, costituisce la politica ufficiale dell’Unione Europea. La Commissaria Vestager, che, essendo responsabile per la Concorrenza, è chiamata anche a limitare gli aiuti di Stato alle imprese, hadichiarato che, se è vero che la Commissione staconcedendo  agli Stati ampie esenzioni dal divieto per contrastare la crisi da Coronavirus, queste esenzioni saranno molto ben delimitate.

Personalmente credo che la Commissaria Vestager rappresenti una visione “vecchio stile” del diritto della concorrenza, che non tiene conto della realtà economica e politica del nostro secolo, dove non si contrappongono più tanto Stato e mercato, bensì la linea politica delle Grandi Potenze definita brillantemente a suo tempo dal Kalecki come “Keynesismo militare”, in cui le esigenze economiche teoriche vengono subordinate a quelle militari, che a loro volta  vengono trasformate in stimoli per il PIL nazionale,  e quella definita allora da Fanfani come “corporativismo democratico”, adottata in fondo poi dall’ Unione Europea, secondo la quale il potere pubblico si fa portatore degl’interessi costituiti più forti o meglio rappresentati, senza l’ambizione di una precisa strategia.

Quest’orientamento da parte dell’Unione sta producendo, a mio avviso, effetti sempre più dannosi per l’Europa, come dimostrato dall’ incredibile mancanza di tempestività e di resilienza  a cui sono stati dovuti la lentezza del processo di formazione della nuova Commissione, la farraginosità dei programmi economici, il continuo slittamento della Conferenza sul Futuro dell’ Europa, l’incredibile lentezza, rispetto ai Paesi asiatici, nel contrastare la pandemia, e, infine, l’ incapacità di adottare, in otto mesi, non soltanto i “provvedimenti urgenti”, che dovrebbero rilanciare l’economia, ma, addirittura, il Quadro Finanziario Pluriennale (cioè il bilancio) 2021-2027, che, secondo precedenti esternazioni della Commissione, avrebbe dovuto sostenere il raggiungimento, da parte dell’ Unione, di una posizione di leadership mondiale.

2.Il ruolo centrale dell’ intelligenza artificiale

Nel mio intervento, ho ricordato come sia difficile separare l’intelligenza artificiale, non solo dagli altri settori dell’informatica, bensì da tutti gli ambiti di attività della vita moderna, che si tratti di strategia, di politica, di scienze, di didattica, di medicina, di amministrazione, di comunicazione, di produzione, di economia. L’Intelligenza Artificiale costituisce uno degli elementi fondamentali nella costruzione delle società contemporanee, e per questo motivo le Grandi Potenze, a partire dagli Stati Uniti, ne hanno fatto (e ne fanno sempre più) una questione strategica per la sicurezza nazionale. Per questo l’informatica e l’intelligenza artificiale sono state favorire, e, anzi, addirittura create, con i fondi di un Ente Statale responsabile per lo sviluppo delle tecnologie militari, il DARPA. Sulla falsariga degli Stati Uniti, quasi tutti i Paesi del mondo si stanno dotando di un organismo simile al DARPA, che, in Cina, si chiama, significativamente, “Comitato per l’ Unione fra il Civile e il Militare”. In ambo i Paesi, lo Stato detta i percorsi che le aziende del settore, che sono prevalentemente private, (GAFAM e BATX) debbono seguire per fornire al Paese le adeguate competenze.

3.La situazione in Europa

In Europa, prevale la tutela degl’interessi costituiti, sicché, non essendoci forti gruppi economici operanti nel settore, vi sono poche pressioni per favorirlo. Ciò detto, l’Unione ha, e continua a perseguire, anch’essa,  proprie politiche di sviluppo del digitale, adottando documenti programmatici (come il pacchetto presentato il 28 febbraio), e sponsorizzando iniziative del settore privato, ma con molto meno energia dei suoi concorrenti. Inoltre, il “pacchetto” finanziario che avrebbe dovuto sostenere un deciso “salto” del digitale europeo è in ritardo di un anno a causa dei disaccordi sulle linee programmatiche secondo cui supportare le economie colpite dal Coronavirus, sicché i fondi dedicati a questo tema sono stati drasticamente ridotti, non se ne conosce l’importo definitivo, e saranno comunque disponibili solo a partire dall’estate prossima.

Vi sono varie iniziative in fieri, che procedono a bassa intensità oppure sono ancora latenti, ed attendono una decisione sui finanziamenti italiani, che verranno presumibilmente sbloccati solo quando si saprà di quelli europei.

Il paradosso è che, giacché il Recovery Fund, come pure i corrispondenti finanziamenti italiani, erano stati concepiti come provvedimenti d’urgenza, il lavoro di programmazione è ,non solo iniziato, ma in certi casi è già perfino finito anche se non è chiaro se le misure previste saranno poi quelle effettivamente finanziate.

Comunque sia, ci troviamo di fronte a una pletora di documenti che definiscono, in termini estremamente vaghi, ciò che dovrebbe essere fatto, ma si tratta di programmi non adeguatamente “sgrossati”, di cui si sa fin dall’ inizio che solo una parte potrà essere realizzata.

4. L’Istituto

L’Istituto Italiano per l’Intelligenza Artificiale fa parte della Strategia Italiana per l’Intelligenza Artificiale. Il Governo attende, per la fine del mese, commenti, che l’Associazione Culturale Diàlexis sta finalizzando. Comunque, le cose che interessano di più la maggioranza, cioè sede ed assunzioni, si faranno nel 2021 (quando, si spera, ci saranno i soldi).

Purtroppo, quest’incertezza sull’Istituto deriva da una generale incertezza sulle politiche dell’Unione. Manca una precisa strategia. A questo problema ho dedicato un libro, inviato a tutti i vertici dell’Unione, in cui propongo che, invece di creare 27 istituti nazionali di tecnologia e 27 istituti nazionali per la proprietà intellettuale, se ne crea uno solo (European Technology Agency, EIT). A Bruxelles, mi rispondono che ne esiste già uno, l’ Istituto Europeo per la Tecnologia, con sede a Budapest, la cui disciplina è stata rivista a Luglio perché la Corte dei Conti aveva trovato delle magagne. Ho scritto a tutti i membri della Commissione del Parlamento Europeo, in seguito ad una lettera di Sassoli, di non votare il rifinanziamento dell’ EIT fino a che non si sia fatta chiarezza su una strategia unitaria. Ho inviato a tutti una copia del libro sull’Agenzia Europea per la Tecnologia, invitandoli a fare, dell’Istituto Europeo, una vera agenzia centrale con competenza su tutti gli sviluppi tecnologici europei. Di fatto, il Parlamento sta rifiutando l’intero pacchetto finanziario tra l’altro perché non c’è un’adeguata copertura delle spese tecnologiche.

Nel frattempo, l’unica cosa utile per territori, istituzioni e imprese, è continuare a fare progetti e a cercare di farsi sentire dalle diverse Autorità (Commissione, Governo, APRE, Enti locali) che si stanno occupando della questione.

L’Associazione Culturale Diàlexis si propone come tramite dei suggerimenti di tutti e organizzerà al più presto un momento di confronto. Visto che siamo in un mezzo lockdown, si tratterà quasi sicuramente di un webinar.

5.Le ricadute sul Territorio

In particolare, per ciò che riguarda l’Istituto, la preoccupazione maggiore è quella che, come al solito, esso si traduca solo in una riallocazione di fondi fra i soggetti che già ne fruiscono, come l’Università e il Politecnico, senza che il territorio ne tragga alcun giovamento.

Ricordiamo che il nostro territorio versa in una crisi gravissima, che la politica e i media tendono a sottovalutare, o ad annegare in nella generica crisi da Coronavirus, mentre invece si tratta di una crisi torinese immersa  in una crisi italiana che fa parte di una crisi europea, che richiederebbe una strategia specifica, la quale invece non c’è. Occorrerebbe finalmente dirci tutta la verità sul perché di questa crisi (fine degli strascichi del “keynesismo militare”, fine della presenza della FIAT Holding, della capogruppo di Fiat Auto e di buona parte dell’ indotto, insufficienza delle politiche culturali..)

Soprattutto in questo momento, in cui tutto viene trasformato in uno strumento di potere, o almeno di concorrenza economica, vale più che mai l’idea che la ricerca debba avere una ricaduta pratica, economica, e, perché no, anche politica, Altrimenti, a che cosa servirebbe la proprietà intellettuale? Orbene, l’idea che non sia previsto un utilizzo concreto della ricerca, né che ci siano vincoli al suo utilizzo fuori del territorio, mi sembra veramente suicida.

Un esempio tipico di come un istituto di ricerca possa sganciato da una ricaduta pratica per il territorio mi sembra l’Istituito Italiano di Tecnologia di Genova (a cui per altro le Autorità sembrano ispirarsi). Non mi sembra che il livello culturale, l’occupazione o il reddito di Genova siano stati sostenuti in qualche modo percettibile dalla presenza dell’ Istituto.

In realtà, come evidenziato nel mio libro, ci sono qui enormi lacune, sia nel campo della ricerca accademica e della cultura, che in quello della ricerca applicata: anche se molti vi si sono cimentati ed esiste una pletora di documenti ufficiali, mancano studi adeguati sull’ etica dell’intelligenza artificiale e sulle strategie delle industrie del web in Europa. Mancano piattaforme in concorrenza con i GAFAM americani e i BAATX cinesi, in particolare per ciò che riguarda la promozione dei territori e il web marketing.  Manca soprattutto una strategia precisa per l’upskilling digitale a tutti i livelli, che potrebbe eventualmente fare rinascere una competenza tradizionale torinese, quella dell’ISVOR.

Soprattutto, visto che l’Istituto per l’Intelligenza Artificiale è a Torino, e non lontano dall’ Istituto Italiano di Tecnologia, e non esiste, né in Italia, né in Europa, alcun altro centro delegato a studiare le future strategie digitali per l’Europa, sarebbe il caso che l’Istituto avesse, tra l’altro, il compito di fare proprio questo: studiare e proporre strategie (teoriche e pratiche) per il digitale, da poi proporre (e/o vendere) altrove (all’ Unione Europea, agli altri Stati membri, alle Autorità, alla finanza, alle imprese.

Il dibattito che si dovrebbe aprire intorno all’ intelligenza artificiale può essere un punto di partenza per un dibattito più ampio sull’informatica nella società del XXI secolo, sfatando quei molti luoghi comuni che impediscono di darci una strategia seria.

In conclusione, abbiamo una serie di scadenze;

1)formulare proposte per il Governo, le Istituzioni, la Commissione…

2)costituire un luogo di dibattito e di aggregazione del territorio intorno alla questione delle strategie di digitalizzazione, in modo da creare una massa critica;

3)stabilire  un trait d’Union con la proposta del Comune di candidare Torino come Capitale Europea della Cultura;

4)preparare iniziative editoriali specifiche (come databases interattivi);

5)finalizzare e distribuzione dei libri già pronti;

6)fare un webinar entro dicembre con tutti gl’interessati