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OSSERVAZIONI NELLA CONSULTAZIONE DEL MISE SULLA STRATEGIA NAZIONALE DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE: TERZA PUNTATA

Il primo satellite  quantico 墨子 (Micius), ideato in Austria, ma realizzato in Cina

1.Incrementare gli investimenti, pubblici e privati, nell’IA e nelle tecnologie correlate

Premesso che:

-l’Italia e l’Europa sono gravemente arretrate, rispetto agli Stati Uniti e alla Cina, nello sviluppo, l’utilizzo e la valorizzazione dell’intelligenza artificiale, sì che s’impone un’azione drastica di recupero;

-le risorse dedicate dall’ Europa, già scarse, sono state ulteriormente ridotte dal Consiglio Europeo;

-le strategie digitali europee sono basate su un approccio estremamente diffuso e non coordinato;

-tutto ciò peggiora la già esistente situazione di dipendenza dalle multinazionali del web (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft, i “GAFAM”);

-l’Italia non riesce mai a spendere, soprattutto nel campo del digitale, se non una quota irrisoria dei fondi europei;

-in seguito all’ esito del Coronavirus, l‘Unione Europea sta rendendo disponibile all’ Italia una quantità di fondi fino ad ora senza precedenti;

le strategie necessarie per incrementare gl’investimenti italiani nell’ intelligenza artificiale sembrano essere:

a)partecipare in modo attivo alla definizione alle politiche europee, in particolare alla definizione del quadro normativo e finanziario europeo in materia di tecnologia;

b)premere per la definizione di un quadro unitario di tutte le politiche tecnologiche europee, in particolare mediante la creazione di un’unica Agenzia Tecnologica Europea, chiamata a coordinare tutte le attività tecnologiche dell’ Unione e degli Stati Membri;

c)realizzare un parallelo sistema italiano, che gestisca in modo unitario e programmato gli sviluppi tecnologici dipendenti dal MISE, dalla Difesa e dal MIBAC, da CDP e Invitalia;

d)insistere perché si crei un quadro aggiuntivo al Quadro Pluriennale UE 2021-2027, insufficiente per recuperare le posizioni rispetto a USA e Cina;

e)sostenere la creazione di campioni digitali europei (JEDI, Gaia-X, Qwant), partecipando con un ruolo attivo ,tanto finanziario, quanto tecnologico, anche canalizzando in nuovi veicoli pubblici-privati le competenze e le risorse italiane;

d)richiedere una politica più energica dell’Unione Europea contro gli abusi delle multinazionali del web, per ciò che riguarda la tassazione del web, l’unbundling e l’applicazione rigorosa del DGPR, in modo che non possano fare concorrenza sleale ai campioni europei;

-affidare all’ Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale anche lo studio degli aspetti commerciali e normativi, oltre che tecnologici,  della realizzazione degli obiettivi di cui sopra.

2. Potenziare l’ecosistema della ricerca e dell’innovazione nel campo dell’IA

Attualmente, tanto l’Unione Europea quanto lo Stato italiano affidano molte loro importanti funzioni in outsourcing ai monopolisti del web (in particolare Microsoft), che sono quelli la cui influenza l’antitrust dovrebbe limitare.

Per ciò che concerne l’Italia, è particolarmente grave l’accordo monopolistico  con cui Poste Italiane ha praticamente affidato a Microsoft l’intero proprio funzionamento, facendole perfino gestire in cloud tutti i propri dati, vale a dire la corrispondenza degli Italiani, che, secondo il Patriot Act e il CLOUD Act, è automaticamente soggetta al controllo delle autorità americane. Per questa ragione, la Corte di Giustizia ha vietato agli Europei di continuare a consegnare dati ai monopolisti americani. Sono in corso 101 azioni giudiziarie in tutta Europa da parte di Maximilian Schrems per arrestare questo fenomeno.

Lo Stato italiano non può continuare a rendersi complice di questa violazione del DGPR. La messa in discussione di quest’accordo costituirebbe un importante esempio per gli altri Stati membri e per le stesse Istituzioni, che, come rilevato con preoccupazione dall’ EDPRS, hanno un analogo, ancor più preoccupante, accordo con Microsoft.

b)Usare i fondi della CDP e di Invitalia per creare il veicolo italiano pubblico-privato che partecipi con un ruolo attivo nei campioni europei, specializzandosi negli aspetti dell’ intelligenza artificiale;

c)creare l’Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale di Torino, coordinandolo con l’Istituto Italiano di Tecnologia.

3.Sostenere l’adozione delle tecnologie digitali basate sull’IA.

Le tecnologie digitali non hanno tutte un eguale valore strategico. Tecnologie come i computer quantici, i motori di ricerca, i social networks, il cloud, i big data, anche se oramai consolidate, costituiscono uno zoccolo necessario per costruire un ecosistema digitale autonomo, quale quello che l’Europa vorrebbe darsi, e anche per l’Intelligenza Artificiale.  Purtroppo, l’Europa non dispone neppure di queste tecnologie se non in piccola parte. E’ necessario che essa  riesca in breve tempo ad appropriarsene, per poi svilupparsi in quelle più avanzate. Per questo, è prioritario sostenere l’autonomia digitale europea, e, su quella base, sarà possibile sviluppare anche l’intelligenza artificiale.

Ciò premesso, le azioni più appropriate per favorire l’adozione del’ IA sembrano essere:

4.Rafforzare l’offerta educativa a ogni livello, per portare l’IA al servizio della forza lavoro

La transizione dalle “macchine intelligenti”, tipiche della società industriale, all’ “intelligenza artificiale”, tipica della società postindustriale, comporta una trasformazione totale dei ruoli sociali (“upskilling”) dove, con la sostituzione delle macchine all’uomo non solo nei ruoli manuali, ma anche in quelli concettuali, specialistici, direttivi e decisionali, agli uomini rimarranno essenzialmente funzioni di controllo.

Ciò comporterà, da un lato, il progressivo azzerarsi della domanda di profili per ruoli esecutivi, e, dall’ altra, un fabbisogno sempre crescente di formazione e informazione, che sarà conseguibile solo grazie a:

-il coordinamento delle tempistiche fra sviluppo dell’automazione e quello della formazione;

-lo spostamento di risorse sempre più elevate verso le attività di la formazione e d’informazione.

In particolare, una gestione sicura del rapporto uomo-macchina richiederà la rivalutazione della formazione classica, come garanzia di apertura mentale ed educazione della volontà, atte a garantire una giusta gerarchia fra l’uomo e la macchina.

L’Istituto Italiano dell’ Intelligenza Artificiale dovrebbe servire anche e soprattutto come catalizzatore di questi processi, fornendo una base culturale per la società postindustriale, studiando i meccanismi sociali delle trasformazioni, fornendo strumenti digitali per la loro comprensione, previsione e orientamento.

5.Sfruttare il potenziale dell’economia dei dati, vero e proprio carburante per l’IA

L’unico modo in cui in Europa si possa sfruttare adeguatamente l’economia dei dati è costituito dall’applicazione rigorosa del DGPR, che, come chiarito dalle due sentenze Schrems, implica che i dati degli Europei non possano più essere trasferiti in America, dove, per legge, essi sono sotto il controllo delle autorità americane. In tal modo, i dati, anziché essere utilizzati dall’industria informatica europea, lo sono da parte di quella americana, che si rafforza sempre più, sottraendo risorse all’ economia europea, come non cessa di rilevare la commissaria Vestager, mercato alle imprese europee, come ha sostenuto il Governo francese, e democraticità alle Istituzioni, attraverso l’inversione dei ruoli fra controllore e controllante, lamentato dall’ EDPRS.

Affinché il GDPR, le due sentenze Schrems e il rapporto dell’ EDPRS non restino solo sulla carta, bensì divengano un fatto reale, occorre che i principi giuridici si traducano in fatti tecnici, e, in particolare:

-il consorzio Gaia-X funzioni a regime;

-esso si basi su tecnologie europee e server situati in Europa;

-l’industria digitale europea trasformi in algoritmi i principi giuridici europei, in materia di privacy ma anche di creative commons, di procedura civile e penale, di diritto militare, di proprietà intellettuale, di segreto di Stato, ecc…

Inoltre, urge un’ enorme attività giuridica volta a definire le modalità di funzionamento del cloud europeo e i suoi criteri di sicurezza.

6.Consolidare il quadro normativo ed etico che regola lo sviluppo dell’IA.

Il quadro normativo ed etico -anzi, prima etico che normativo-, dell’ AI, è tutt’altro che consolidato.

Il primo equivoco è quello secondo cui sarebbe possibile dettare dei principi etici alle macchine (le vecchie ”Leggi della Robotica” di Asimov), cosa assurda perché le macchine hanno logiche e linguaggi diversi da quelli umani. Il secondo è quello secondo cui ci basterebbero alcuni generici principi ingegneristici da rispettarsi da parte dei progettisti (come i vecchi manuali di qualità, manutenibilità, eccetera), per garantire un’ Intelligenza Artificiale “etica”, mentre ormai si è capito che si tratterebbe semmai solo di un’AI “affidabile”. Tuttavia, le macchine “affidabii” non ci garantiscono di non essere più intelligenti di noi, né di non essere così micidialmente “affidabili” da conseguire perfettamente gli obittivi prefissati, come il dispositivo russo ”Miortvaia Rukà” concepito per garantire la Distruzione Reciproca Assicurata anche nel caso dello sterminio degli alti comandi.

In generale, le Macchine Intelligenti sono fatte per riprodurre i processi mentali e comportamentali dei propri creatori. Ne consegue che l’unico modo per avere dei sistemi “etici” è di formare degli uomini “etici”, il che vuol dire, innanzitutto, capaci di mantenere, come dicono Bell e Wang Pei, la giusta gerarchia fra gli uomini e le macchine. Questo è il primo compito del nuovo sistema educativo per l’era elle “macchine spirituali”.

7.Promuovere la consapevolezza e la fiducia nell’IA tra i cittadini.

Oggi, la diffidenza verso l’Intelligenza Artificiale è generalizzata. Ciò è del tutto logico, perché tanto la fantascienza, quanto la dottrina filosofica e politologica, quanto, infine, le informazioni sulla realtà, convergono nel descrivere l’intelligenza artificiale come potenzialmente anti-umana, strumento del Complesso Informativo-Militare, e, in ogni caso, accaparrata dai monopolisti americani che sottraggono i dati degli Europei e manipolano politica, economia e diritto, anche a fini bellici.

Per dissipare questa diffidenza basterebbe dunque che gli Stati Membri e l’Unione Europea si decidessero finalmente ad applicare quei principi etici e giuridici ch’essi sbandierano:

-che ridiano gli istituti di cultura la capacità di formare una classe dirigente onesta, illuminata ed energica, capace di tener testa tanto ai poteri forti che alle macchine intelligenti;

-che vietino a chicchessia di trasferire dati sensibili alle multinazionali del web;

-che impongano l’applicazione rigorosa del DGPR, dell’antitrust, del diritto della proprietà intellettuale, del diritto fiscale internazionale e del segreto di Stato;

-che favoriscano finalmente la nascita e lo sviluppo di fornitori europei di ICT e intelligenza artificiale.

8. Rilanciare la pubblica amministrazione e rendere più efficienti le politiche pubbliche

Per rilanciare la pubblica amministrazione italiana (che non può esserlo separatamente da quella europea), e rendere più efficienti le politiche pubbliche, occorre che queste siano riformate e razionalizzate avendo l’intelligenza artificiale come criterio direttivo. In particolare:

a)Finalizzare l’intera attività pubblica alla difesa dell’umano contro la macchinizzazione;

b)Garantire la conformità fra i ruoli istituzionali e i ruoli all’ interno dell’ecosistema digitale europeo, per ciò che concerne le Istituzioni (politiche e tecnici amministrative); le Euroregioni (Macro e micro); gli Stati Membri (politica e amministrazioni); gli Enti locali (regioni e città); le imprese (grandi e piccole); i cittadini (come singoli e come comunità), una razionalizzazione resa drammaticamente improrogabile dalla crisi del Covid;

c)Smettere di appaltare alle multinazionali del web funzioni essenziali dell’Unione Europea e degli Stati europei;

d)Creare un’informatica pubblica molto più “users friendly” di oggi, quando il tempo perduto dai cittadini per le difficoltà e i costi di uso e di accesso, le indisponibilità del servizio, le lentezze, i tempi del chiarimento e delle manutenzioni, annullano, ed anzi superano, i risparmi sperati in termini di riduzione dei costi del lavoro e di certezza amministrativa. L’Intelligenza Artificiale potrebbe costituire un fattore decisivo in questa direzione;

e)standardizzare l’informatica pubblica in tutta Europa.

9.Favorire la cooperazione europea e internazionale per un’IA responsabile e inclusiva

L’AI costituisce il campo di elezione per la cooperazione europea e internazionale. Infatti, essa rappresenta, nello stesso tempo, la massima opportunità e la massima minaccia per l’Umanità nel suo complesso, e, soprattutto, per l’Europa, particolarmente esposta a rischi esistenziali quali la guerra atomica e la colonizzazione tecnologica. A maggior ragione, l’Italia non può neppure pensare di avviare la minima politica digitale, e tanto meno d’influenzare la cooperazione internazionale, al di fuori di un quadro europeo. L’Italia, conscia di questa sua necessaria interazione con l’Europa e con tutte le parti del mondo, può dare un contributo essenziale di pensiero, di esempio, di proposizione e di mediazione. Innanzitutto, nonostante la sostanziale “prorogatio” di tutte le politiche digitali europee, vi è un’esigenza impellente, anche se poco discussa, di rovesciare le logiche fino ad ora seguite, gravemente deficitarie:

a)a 50 anni dal computer “Programma 101” della Olivetti, l’industria digitale europea è ancora al palo. L’Europa non ha piattaforme web internazionali, non controlla neppure i propri dati e ha lasciato ad altri le proprie invenzioni, per esempio in materia di satelliti quantici. Ciò rende l’Europa totalmente dipendente dall’ esterno;

b)questa situazione è stata contrastata un po’ da tutte le Istituzioni, ma con risultati sostanzialmente nulli, in quanto, alle prese di posizioni teoriche, non sono poi seguiti i fatti;

c)in tutti questi conflitti interistituzionali, la posizione di un grande Stato membro come l’Italia può fare la differenza;

d)l’Italia, in concomitanza con l’approvazione della Strategia e l’istituzione dell’Istituto Italiano dell’Intelligenza Artificiale, dovrebbe farsi promotrice del progetto, sostenuto dall’associazione Culturale Diàlexis, di un’Agenzia Tecnologica Europea, responsabile di coordinare tutte le attività tecnologiche europee, in modo da superare, nel rispetto delle tradizioni culturali europee, la sfida esistenziale delle macchine spirituali e la colonizzazione tecnologica dei GAFAM.

TASK FORCE CINA DEL MINISTERO DELLO SVILUPPO ECONOMICO

Lunedì, 20 Agosto 2018

Trasmettiamo qui di seguito il testo del Ministero dello Sviluppo Economico, con il quale si comunica la creazione della nuova Task Force del Ministero, che si affianca a quella italo-russa. Da Lunedì, il Sottosegretario Geraci sarà in Cina per sviluppare le attività della nuova task force.

Il MISE lancia la Task Force Cina

Il Ministero dello Sviluppo Economico, su impulso del Vicepresidente del Consiglio e Ministro Di Maio e del Sottosegretario Prof. Geraci ha costituito la Task Force Cina, un meccanismo operativo di lavoro, cooperazione e dialogo fra Governo, associazioni di categoria e società civile, volto all’elaborazione di una nuova strategia nazionale di sistema, destinata a rafforzare le relazioni economiche e commerciali con la Cina.

La costituzione della Task Force è una iniziativa che s’inserisce nelle linee guida per l’internazionalizzazione definite dalla Cabina di Regia presieduta da Mise e MAECI, in costante concerto con MEF, MIUR, MIT, MIPAAFT, Ministero degli Interni e MIBAC. Essa si colloca nel solco di continuità tracciato dalla visita di Stato del Presidente della Repubblica Mattarella in Cina del febbraio del 2017.

La Task Force Cina verrà coordinata dalla Segreteria del Sottosegretario Geraci e si avvarrà del contributo, output e know-how delle Direzioni Generali del Mise e del MAECI competenti in materia di politica commerciale internazionale e di internazionalizzazione e promozione degli scambi e del retreat annuale di Yanqi Lake coordinato dall’Ambasciata d’Italia in Cina.

La velocità con cui la Cina sta trasformando il proprio sistema rende obsoleti molti degli schemi di analisi tradizionali dello sviluppo economico. La costituzione della Task Force Cina è quindi dettata, inter alia, dall‘opportunità di costituire un meccanismo di analisi in grado di reagire alla stessa velocità, onde evitare di restare a guardare passivamente l’asse mondiale spostarsi verso est.

Tra gli obiettivi primari della Task Force si evidenzia quello di potenziare i rapporti fra Cina e Italia in materia di commercio, finanza, investimenti e R&D e cooperazione in Paesi terzi, facendo sì che l’Italia possa posizionarsi come partner privilegiato e leader in Europa in progetti strategici quali la Belt and Road Initiative e Made in China 2025.

“Il cambiamento che vuole realizzare questo Governo – ha dichiarato il Sottosegretario Prof Geraci –in uno spirito armonico e di concertazione con tutte le parti interessate, passa anche attraverso la costituzione di questo innovativo strumento di riflessione, analisi e intervento di cui ci vogliamo dotare per fornire una risposta concertata e ben informata nel dialogo con la Cina. Questa Cina, che ha lanciato il suo ambizioso programma di avanzamento tecnologico Made in China 2025 e che ha un immenso mercato interno sempre più desideroso di beni di qualità, presenta per l’Italia sia dei rischi (in quanto sempre più concorrente diretto nel comparto manifatturiero), ma anche delle imperdibili opportunità, sia sul piano dell’incremento del nostro export sia per quanto riguarda l’attrazione degli investimenti: è giunto il momento per l’Italia di cogliere queste opportunità e cavalcare l’onda cinese, invece di lasciarci travolgere da essa. Nei miei dieci anni vissuti in Cina ho constatato che agire in modo individuale e disconnesso è una strategia perdente nei confronti della Cina: è invece utile avere un approccio sistemico”.

La Task Force, che viene istituita nell’imminenza della prima missione istituzionale del Sottosegretario Geraci in Cina a fine mese e che avviene in vista dei due grandi appuntamenti fieristici di Shanghai e Chengdu del prossimo autunno, sarà aperta – come quella già istituita nelle scorse settimane sul Libero Scambio – ai contributi di tutte le parti sociali interessate, e al mondo delle università, think-tank e della consulenza, e organizzerà una serie di incontri a frequenza regolare in cui si affronteranno di volta in volta a 360 gradi temi specifici prendendo in considerazione tutte le variabili in gioco.

Chiunque volesse partecipare ai lavori e alle discussioni della Task Force Cina è pregato di contattarci per registrare il proprio interesse all’indirizzo segreteria.geraci@mise.gov.it.

Appendice

Più in particolare, la Task Force avrà l’intento di:

  • Incentivare l’ingresso in Italia di capitali strategici e gli investimenti diretti di natura greenfield.  Gli investimenti cinesi in Italia (appena 25 miliardi di dollari nel corso dell’ultimo decennio) non solo rimangono ben al di sotto degli investimenti cinesi in paesi quali il Regno Unito (che ha ricevuto ben 75 miliardi dalla Cina) ma rimangono anche focalizzati prevalentemente su attività di M&A. Dei 25 miliardi di dollari entrati in Italia negli ultimi 10 anni, neanche 200 milioni sono stati investiti in attività greenfield, contro i 6 miliardi investiti in progetti greenfield nel Regno Unito, 1,4 in Germania e addirittura 2,2 in Grecia e 1,8 in Ungheria, col conseguente limitato impatto per l’Italia in termini di valore aggiunto, trasferimento di know-how tecnologico e livelli occupazionali. Dopo un attento e dettagliato esame della struttura di incentivi in essere (includendo incentivi fiscali e regolamentari), e allo scopo di renderla più efficace in termini di stimolo agli investimenti, la Task Force Cina proporrà una serie di misure atte a ricalibrare il regime di incentivi vigente in Italia.
  • Favorire gli investimenti cinesi in titoli di Stato e di imprese private allo scopo di garantire all’Italia una maggiore diversificazione e stabilità nelle fonti di finanziamento del debito pubblico e delle attività delle imprese pubbliche e private (con la conseguente riduzione nel rischio e costo del finanziamento), tenendo anche conto dell’imminente fine del programma di quantitative easing da parte della Banca Centrale Europea, e offrendo allo stesso tempo alla Cina opportunità di investimenti di portafoglio con ritorni relativamente più attraenti.
  • Promuovere l’export italiano in Cina e il turismo cinese in Italia. L’Italia stenta a capitalizzare e far leva sulla forza del brand “Made in Italy” in quello che è diventato il primo mercato mondiale in termini di importazioni e domanda interna, nonché il principale motore della crescita economica e del turismo globale. Il valore delle esportazioni italiane rimane limitato, nonostante qualche segnale di miglioramento. Ad oggi la Francia esporta circa il 35% in più dell’Italia in termini assoluti, la Svizzera più del doppio e la Germania 5 volte di più.
  • Assistere le imprese italiane del comparto agro-alimentare a cogliere le opportunità di esportazione e/o di internalizzazione e localizzazione in Cina facendo leva sul crescente focus da parte della Cina sulla sicurezza e qualità dell’approvvigionamento alimentare.
  • Facilitare l’espansione in Cina e in Italia della Green Economy. A fronte di un serio problema di inquinamento legato ad un tasso di sviluppo economico eccezionalmente elevato, la Cina è diventata un attore globale cruciale nella Green Economy, in settori quali le energie rinnovabili e i trasporti. In quest’ultimo settore, per esempio, la Cina si è posta il target di raggiungere un parco di auto circolanti elettriche di 35 milioni già dal 2022. Obiettivo della Task force quello di coinvolgere le imprese italiane nello sviluppo della Green Economy in Cina, e quello di favorire il trasferimento di know-how e capitali cinesi in materia in Italia.
  • Aiutare le imprese italiane ad agganciare i programmi di investimenti cinesi finanziati dalla Belt and Road Initiative, sia in Cina che lungo tutta la tratta della nuova Via della Seta, stimolando allo stesso tempo gli investimenti e il trasferimento di know-how cinesi per lo sviluppo delle reti di Infrastrutture, Energia e Trasporti in Italia. Con 25.000 chilometri di rete di treni ad alta velocità già realizzati, ed altri 21.000 chilometri in programma, per citare solo uno dei tanti possibili esempi, la Cina è attualmente il paese che più di ogni altro al mondo possiede la miglior conoscenza nel settore dello sviluppo di infrastrutture.
  • Valorizzare i meccanismi di collaborazione scientifica e R&D fra istituti e laboratori di ricerca, Università e imprese, anche mediante programmi di interscambio di studenti, ricercatori, scienziati e tecnici allo scopo di facilitare lo scambio di know-how tecnologico e i rapporti culturali fra i due paesi.
  • Rafforzare la cooperazione con la Cina in Africa. La Cina può aiutare l’Italia a risolvere il problema dell’immigrazione aiutando l’Africa: la Cina è il paese che più ha investito in Africa (già 340 miliardi di dollari, molti di più dei soli 70 miliardi stimati normalmente dagli analisti), con effetti che sono già visibili in termini di impatto sui tassi di povertà e che nel lungo periodo dovrebbero gradualmente contribuire a far diminuire i flussi migratori verso l’Europa. Il coinvolgimento della Cina in Africa offre all’Italia un’opportunità storica di cooperazione internazionale per la stabilizzazione socioeconomica del continente, cruciale non solo per una soluzione sostenibile e solidale del problema dell’immigrazione ma anche per le opportunità economiche che sorgeranno nel continente per le imprese italiane.

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