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ALPINA/DIALEXIS AL SALONE OFF DI TORINO

Come noto, nelle elezioni regionali del Molise, e, soprattutto, del Friuli, la partecipazione popolare ha raggiunto livelli bassissimi. Nel Friuli, si è rimasti al di sotto del 50% degli aventi diritto. Questo è solo l’ultimo esempio di come i cittadini siano disamorati dalla cosa pubblica, che, semplicemente, non è gestita, forse perché è divenuta letteralmente ingestibile.

Non v’ è il minimo dubbio, quindi,  sul fatto che il comportamento tenuto dai partiti subito prima e subito dopo le elezioni, basato solamente su considerazioni di potere e senz’alcun nesso con problemi reali o programmi effettivi, abbia esasperato una trend assenteistico in atto già da tempo. Quando il Movimento 5 Stelle, a pochi giorni dal voto, è corso a Washington per garantire un drastico cambiamento di politica internazionale; poi, addirittura, ha cambiato surrettiziamente online, senza avvertire nessuno, il programma elettorale approvato dalla base fra mille bizantinismi informatici, la fiducia degl’Italiani anche verso l’ultimo movimento che si pretendeva “diverso” e “antisistema” è caduta a picco in pochi giorni.

Ma in realtà, tutti hanno seguito lo stesso copione: non sbilanciarsi, lanciando sistematicamente ad altri le patate bollenti.

La teoria dell’ “Ignoranza razionale”

D’altra parte, la recentissima traduzione in Italiano del libro di Jason Brennan, “Contro la democrazia”, ci insegna che lo stesso fenomeno è in corso anche negli USA, dove, addirittura, è stata lanciata la teoria dell’”ignoranza razionale”: visto che il voto del singolo cittadino non conta nulla,  è razionale, anzi, diremmo noi, obbligato,  l’atteggiamento di quegli elettori che non spendono il loro scarsissimo tempo e danaro, non diciamo per fare politica, ma neppure per informarsi sulla cosa pubblica.

In questa situazione, insistere, come noi facciamo, a voler informare i cittadini, loro malgrado, su tematiche estremamente complesse, come la politica europea, i rapporti geopolitici in Eurasia o il modello sociale europeo, può sembrare una follia. In realtà, ci ispiriamo al verso di Hoelderlin, secondo cui, “quando il pericolo cresce, cresce anche ciò che salva”.

Secondo le previsioni degli organismi internazionali, il nostro PIL ha smesso di crescere da aprile, e comunque, nei prossimi anni, crescerà addirittura meno del malandato PIL europeo; non per nulla, siamo stati sorpassati perfino dalla Spagna…

Che fare?

In realtà, non è vero che non si possa far niente per ovviare allo sfacelo.

Il crollo economico dell’ Europa (che tutti gli organismi internazionali hanno evidenziato ancora una volta qualche giorno fa, abbassando le previsioni di crescita da 2,5% a 1,4-1,9%); i dazi  di Trump decretati in violazione degli accordi promossi e sottoscritti dagli USA; le pagliacciate a livello europeo, con le minacce di sanzioni salatissime contro le Big Five che poi sono state immotivatamente del tutto abbandonate; l’approvazione di una legge sulla tutela dei dati che danneggia le imprese europee, ma non le Big Five; la bocciatura della seppur modesta proposta di Macron sulle liste transnazionali, dimostrano che, per migliorare, in un qualche modo, la nostra situazione, occorrerebbe operare energicamente sul piano europeo, non già su quello nazionale..

Ne consegue che il Governo italiano, da chiunque sarà composto, non potrà fare assolutamente nulla per arginare la catastrofica caduta della nostra economia, che prosegue più violenta che mai, salvo se si decidesse a battersi per una drastica modifica delle politiche europee verso il resto del mondo e verso le nuove tecnologie.Ma gli organi competenti (partiti, Stati nazionali, Commissione, Parlamento) sono troppo pusillanimi per farlo. È per questo che i partiti non hanno nessuna fretta di governare, sapendo che, facendolo, si prenderebbero delle grandi responsabilità e una ulteriore  dose d’impopolarità.

A questo punto, l’unica cosa che resta da fare a noi cittadini è la cultura, intesa, non già come una presuntuosa evasione in paradisi artificiali (siano essi snobistici, esoterici, ideologici o estetizzanti), bensì come doveroso studio di quanto sta accadendo intorno a noi, per modificarlo, preparando una riscossa.

Ri-educare gli Europei

Il deliberato non-governo in cui viviamo da almeno mezzo secolo  si fonda infatti sulla totale disinformazione: sulla storia della cultura europea; sulla geo-politica mondiale; sulle dialettiche intrinseche della modernità e della postmodernità…Con i nostri libri sull’Europa, sulla Cina, sulla Dottrina Sociale della Chiesa, ecc…, miriamo semplicemente a colmare almeno in parte queste lacune, in modo che almeno qualcuno dei nostri concittadini, comprendendo la reale natura e importanza delle poste in gioco, sia preso dall’interesse, e, diremmo, dal senso del dovere verso la cosa pubblica, e si associ a noi in quest’opera di approfondimento e di dibattito.

È in questo spirito che partecipiamo al Salone Off, che ci offre l’opportunità di inserire, nei programma del Salone, manifestazioni dedicate a due temi che ci sembrano scottanti e improrogabili, ma sono da tutti negletti: il confronto fra Europa e Cina e il futuro del lavoro nella Società delle macchine intelligenti.

Nella prima delle due manifestazioni, quella del 10 Maggio, discuteremo su 13 questioni scottanti dell’ Europa alla luce delle soluzioni adottate dalle altre grandi realtà subcontinentali, e, in particolare, dalla Cina, l’enfant prodige dell’ economia mondiale, la quale, partita dopo la Seconda Guerra Mondiale completamente distrutta dall’invasione giapponese, appare oggi come il Paese più ricco e potente del mondo.

Nella seconda, quella del 14 maggio, considereremo come il modello sociale europeo e il pensiero sociale cristiano forniscano indicazioni su come fronteggiare il rischio che le macchine intelligenti si sostituiscano agli uomini, non soltanto nel lavoro di fabbrica, bensì in tutte le funzioni sociali, comprese le più delicate, come quelle della riproduzione, della guerra e della pace e dello stesso governo. A questo proposito, si terrà particolarmente conto delle esperienze dell’Europa Centrale, e, soprattutto, della Germania.

Vi trasmettiamo qui di seguito una sintesi dei rispettivi programmi, riservandoci di comunicarVi ulteriori dettagli.

PROGRAMMA ALPINA/DIALEXIS PER IL SALONE OFF

Centro Studi San Carlo, Via Monte di Pietà 1

Incontri con gli autori

 

Giovedì 10 maggio, ore 18

Prendersi cura dell’ Europa…con un occhio alla Cina

In occasione della pubblicazione del libro  DA QIN, L’ Europa sovrana in un mondo multipolare, tredici ipotesi di lavoro per un federalismo europeo del XXI secolo, di RICCARDO LALA

 

A cura di Alpina in collaborazione con Associazione Culturale Diàlexis, Rinascimento Europeo, ANGI-Associazione  Nuova  Generazione  Italo-cinese-, Movimento Federalista Europeo.

 

Chi, come ha fatto il Presidente Macron,  invoca un “sovranismo europeo”,  ha poi anche la responsabilità di trasformare questo slogan in una realtà, rendendo l’ Europa veramente autonoma nella cultura, nella tecnologia, nella politica, nell’ economia, nei costumi, nella difesa, nel rispetto delle tradizioni pluralistiche delle nostre terre. A ciò basterebbe forse un serio ri-orientamento delle istituzioni esistenti  verso i loro compiti autentici: della scuola verso una cultura alta, dei fondi dell’Unione e delle Forze Armate verso tecnologie autonome, dell’Unione verso le nostre antiche tradizioni costituzionali, delle industrie verso i “campioni europei di alta tecnologia” , delle imprese, verso il “modello sociale europeo”.

L’autore, che ha vissuto in prima persona le successive crisi dell’ Europa come studioso, eurofunzionario, manager, editore, scrive di tutto ciò, come ha detto Roberto Esposito, “guardando all’ Europa da fuori”, cioè senza pregiudizi “eurocentrici”, e, innanzitutto, partendo dal Paese che, per antichità e dimensioni, più ci assomiglia: la Cina. Per questa somiglianza, gli antichi Cinesi chiamavano  l’ Europa addirittura “Da Qin” (la “Grande Cina”). La Via della Seta, che fin dai tempi dell’ Impero Romano e di quello germanico univa Roma con le capitali cinesi, è stata anche  l’asse delle altre grandi civiltà: persiane, greco-macedoni, islamiche e turco-mongole. La Nuova Via della Seta -una rete inestricabile, già in costruzione,  di treni, autostrade e porti- , costituisce una fondamentale  speranza per rilanciare, attraverso le nuove tecnologie, il commercio e il turismo, l’economia e la cultura dell’ Italia e dell’ Europa, travolte da un’interminabile decadenza.

Ne discutono, con l’ Autore, Stefano Commodo, Fondatore e animatore dell’ Associazione Rinascimento Europeo, Giuseppina Merchionne, docente di lingua cinese della Università Cattolica di Milano e presidente del Centro di Scambi culturali Italia Cina ‘The Belt and Road Iniziative’, Ming Chen , segretario dell’ Associazione Nuova Generazione Italo-Cinese, e il Professor Alfonso Sabatino, del Movimento Federalista Europeo. Modera Marco Margrita.

 

Torino, 14 maggio 2018,ore 18.

Il ruolo dei lavoratori nella società delle macchine intelligenti

In occasione della pubblicazione di “Modello sociale europeo e pensiero cristiano dopo l’Enciclica ‘Laudato sì’”, di Alberto Acquaviva e Riccardo Lala

 

A cura di Alpina in collaborazione con Associazione Culturale Diàlexis e Rinascimento Europeo.

 

La disoccupazione tecnologica richiede, oramai,  il controllo, da parte degli “stakeholders”, sui rapporti uomo-macchina, attraverso approcci nuovi, tanto rispetto alla vecchia contrapposizione lavoro-capitale, quanto nei confronti delle concezioni puramente formalistiche della partecipazione dei lavoratori, sempre più travolte dalle nuove forme di organizzazione del lavoro.

 

Il modello sociale europeo e il pensiero sociale cristiano, spregiati e negletti negli ultimi decenni, potrebbero  fornire, più ancora che non i paradigmi pragmatistici e post-umanistici oggi in voga, idee innovative, fondate sul rinnovamento e il potenziamento dell’ umano a partire dall’ irriducibile libertà e imprevedibilità della persona. La critica, da parte dell’Enciclica “Laudato sì”, delle “colonizzazioni culturali”, e le sperimentate ricette della partecipazione nell’ impresa, collaudate in Europa Centrale, forniscono una base sperimentale da cui partire.

 

Ne discutono con gli autori l’avvocato Stefano Commodo, animatore del movimento della società civile “Rinascimento Europeo”, Riccardo Ghidella, Presidente dell’Associazione Cristiana Imprenditori e Dirigenti, e Ezio Ercole, Vice-presidente dell’ Ordine dei Giornalisti del Piemonte.