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THEOLOGIA EUROPAEA, “Religioni del Libro”, Europa.

La casa di Maimonide a Cordova

Commentando, nei suoi “Minima Cardiniana”, il libro di Aldo Schiavone dal titolo “Eguaglianza”, Franco Cardini ha contrapposto giustamente, alla concezione della “buona vita”  espressa dalla Dichiarazione d’Indipendenza americana, vale a dire quella  orientata  verso la “ricerca della felicità” e verso un’egualitarismo formale esasperato che coincide con il massimo della disuguaglianza effettiva, all’originaria concezione occidentale, fondata sulla filosofia classica e sulle “Religioni del Libro”, secondo cui la “buona vita” consegue al perseguimento delle virtù, nella necessaria differenza delle inclinazioni e di ruoli:“….gli europei debbano cessare di riconoscersi acriticamente come ‘occidentali’ e riscoprire le loro radici identitarie (radicate non già nell’astrattezza di un qualche atavismo genetico, bensì nella concretezza della storia) che, a dirla con Ferdinand Tönnies, debba fondarsi sulle comunità tradizionali della famiglia, del lavoro, del retaggio culturale che peraltro di continuo si rinnova, quindi sulle differenze che sono una ricchezza inalienabile, anziché sulle convenzioni contrattualistiche dalle quali sorgono le società con le loro astratte pretese egalitarie. Non è all’appiattimento egalitaristico che dobbiamo mirare, bensì alle vive differenze elaborate dalla natura, dall’ambiente, dalle tradizioni, dalla storia, e sostenute tuttavia da un vivo senso di equità anche sociopolitica e socioeconomica”.

Ad avviso di Cardini,il riconoscimento  di quest’ Identità Europea distinta da quella “occidentale” passa necessariamente attraverso una lettura congiunta delle “Religioni del Libro”:“Ma per giungere a costruire, com’è necessario se non vogliamo precipitare, un mondo libero sia dall’oligarchia di superstraricchi oggi imposta dal turbocapitalismo, sia dalle moltitudini di miserabili costretti a vivere non già al di sotto del livello di sopravvivenza bensì, ancor peggio, di quello del minimo di dignità al quale ogni essere umano ha diritto, è necessaria una guida. Non già quella della “Dichiarazione d’Indipendenza” degli Stati Uniti d’America, fondata sull’utopia della “ricerca della felicità”, bensì quella della Bibbia, del Vangelo e del Corano, fondata sulla Parola di Dio ch’è Giustizia e Pace.”

Certo, l’idea della “ricerca della felicità” degli utilitaristi del Settecento e delle Rivoluzioni Atlantiche, derivata dalle filosofie ellenistiche, pecca, come molte “idee moderne”, di semplicismo, in quanto, come aveva scritto Nietzsche, e com’è confermato perfino dalle scienze neurologiche, “la felicità viene solo se non voluta”, come ricompensa per una passione e uno sforzo. Tuttavia, anche un generico riferimento alle “Religioni del Libro” rischia di risultare riduttivo, perché in realtà la “ricerca della felicità” intesa nel senso della Dichiarazione d’ Indipendenza si situa all’interno di un processo complessivo di secolarizzazione che prende le mosse proprio da quelle religioni, all’interno delle quali si ritrovano praticamente tutte le grandi tendenze della storia culturale dell’Umanità. Per esempio, Lessing affermava espressamente che la religione cristiana aveva rappresentato una forma di educazione morale dell’Umanità, verso una visione del mondo senza religione, dove l’unica realtà sarebbe stata quella immanente.  Il bisogno di credere venne interpretato anch’esso, dalle filosofie dell’Ottocento, come una forma di ricerca della felicità, che, non potendo trovare sbocco in una visione trascendente, andava sostituita dal perseguimento dalla felicità pratica, resa possibile dallo sviluppo delle scienze e delle tecniche.  Quest’inveramento  della religione nella tecnica porterà, poi, secondo i post-umanisti (in primo luogo quelli “cristiani”, come il cosmista russo ortodosso Fiodorov  e il gesuita Teilhard de Chardin), all’irrilevanza della distinzione fra spirito e materia, e troverà compimento nella Singularity tecnologica di Kurzweil, un evidente avatar  del ritorno all’ Essere quale postulato dal neoplatonismo e dalla Qabbalah, ma anch’esso contrastato dalle teologie ortodosse:“Si tratta di una tendenza ben conosciuta nella storia della teologia e che dopo il medioevo costituisce quella che si è soliti chiamare ‘la posterità spirituale di Gioacchino da Fiore’. Questa tendenza è coltivata da alcuni teologi della liberazione, i quali insistono in modo tale sull’importanza di costruire il regno di Dio già dentro la nostra storia, che la salvezza trascendente la storia sembra passare in secondo piano. …. In tal senso, in quel sistema teologico, l’uomo ‘si pone nella prospettiva di un messianismo temporale, che è una delle espressioni più radicali della secolarizzazione del regno di Dio e del suo assorbimento nell’immanenza della storia umana’ (Commissione Teologica Internazionale, Problemi Attuali Di Escatologia,1990)

Oggi, il peso di quest’escatologia materialistica e collettiva (avversata a suo tempo non solo da Sant’Agostino, ma anche dal filosofo islamico al-Ghazzali e dal teologo ebraico Maimonide) è particolarmente forte in tutte le religioni occidentali (l’Americanismo, il Sionismo, la Teologia della Liberazione, gli Hojjatiyeh). Il fallimento storico del marxismo, lungi dall’ indebolire queste tendenze, le ha rafforzate perché esse, non potendo più mimetizzarsi nelle varie scuole marxiste, sono state costrette a venire allo scoperto.

Queste intime fratture all’ interno stesso delle varie religioni fanno sì che un generico richiamo alla religione, o anche alle “Religioni del Libro”, non possa costituire di per sé una “guida” per il comportamento umano, e si presti invece, da un lato, ad un’inconcludente retorica, e, dall’ altro, al mascheramento, sotto un manto di religione, e perfino di tradizione, del progetto della Società del Controllo Totale.

Scena sciamanica paleolitica

1.L’intima conflittualità interna a ciascuna religione

Secondo le ricostruzioni di alcuni paleontologi, una qualche forma di ritualità è all’origine di ogni tipo di cultura, sviluppatesi tutte attraverso riti della natura , del lavoro, della società…Questa coestensività della religione con l’insieme delle attività umane ha fatto sì che, all’ interno delle religioni stesse , fossero presenti, fino dai tempi più antichi, istituzioni diversissime, come l’ascetismo e l’esaltazione della vita, gli “hieroì gamoi” e  i sacrifici, la famiglia e la vita monastica, la poligamia e il voto di castità, le “Guerre del Signore” e la predicazione della pace, la codificazione delle leggi e l’esaltazione della spontaneità, …

Ogni concreta esperienza religiosa costituisce uno specifico tentativo d’imporre un equilibrio, hic et nunc, a queste realtà conflittuali. Per lo più, nel conseguirlo, questa contraddittorietà dà luogo all’ eterogenesi dei fini, come nel caso dell’attuale tendenza dell’escatologia materialistica, la quale vorrebbe utilizzare la religione come instrumentum regni per realizzare un’utopia utilitaristica, e invece, data l’irrealizzabilità di tale utopia, consegue, in realtà, la disgregazione della società sotto i colpi delle macchine intelligenti. Infatti, una società, come quella attuale, fatta per soddisfare i bisogni materiali dei singoli cittadini, in realtà li disabitua allo sforzo, alla ricerca, all’ impegno civile, rendendoli così succubi di meccanismi sociali impersonali, di cui il Complesso Informatico-Militare non è  che l’ultima incarnazione. In questo senso, la positivistica religione della scienza e della tecnica è il vero oppio dei popoli.

Per questi motivi, la visione dell’Apocalisse, presente sullo sfondo di tutte le religioni, svela l’essenza del mondo in cui viviamo. “Apocalisse” significa infatti semplicemente “rivelazione”: attraverso i suoi simbolismi, il libro dell’ Apocalisse (o i suoi omologhi, come lo “Zand-i Wahman Yasn” mazdeo) descrivono, in realtà, processi già in corso. Per esempio, secondo molti interpreti, lo scenario del Libro dell’Apocalisse era quello dell’Impero Romano al tempo delle persecuzioni, e il Millennio, i mille anni durante i quali l’Anticristo sarebbe stato “legato”, corrispondevano all’ era cristiana, a cui sarebbe succeduta la Parusìa. Le confuse vicende di quest’ultima sono descritte con più precisione nelle Hadith islamiche, dove, alla Fine della Storia, Gesù e Maometto sconfiggeranno l’Anticristo a Dabiq, cittadina del Kurdistan siriano attualmente contesa fra Curdi, Turchi, Siriani, Russi e Isis.

Il periodo storico che noi viviamo, l’”Ora ultima” (“as-Sa’at al -Akhira”), lungi dall’essere un periodo di Pace Perpetua, è il momento di una “lotta finale”, come del resto dice il testo dell’Internazionale”.

Non basta perciò richiamarsi genericamente allo spirito religioso, ma occorre anche approfondire dove ci porti la religione intesa quale filo rosso d’interpretazione della società, e, in particolare, della società contemporanea.

 

 

Petrov e OKO: la lotta contro l’ Anticristo

2.L ‘Anticristo oggi

Centrale a questo proposito risulta sempre la figura dell’Anticristo, che viene descritto da Dostojevskij e Soloviov come un governante mondialista apparentemente benigno, che instaurerà una qualche forma di temporanea pacificazione, ma che, in realtà, rappresenterà l’antitesi della salvezza finale promessa dalla religione. Egli – dice Soloviov – sarà un ‘convinto spiritualista’, un ammirevole filantropo, un pacifista impegnato e solerte, un vegetariano osservante, un animalista determinato e attivo. Sarà, tra l’altro, anche un esperto esegeta: la sua cultura biblica gli propizierà addirittura una laurea «honoris causa» della facoltà di Tubinga. Soprattutto, si dimostrerà un eccellente ecumenista, capace di dialogare «con parole piene di dolcezza, saggezza ed eloquenza».

Secondo Mc Luhan, l’Anticristo (“the Prince of the World”) s’identifica con i moderni mezzi di comunicazione di massa:” Electric information environments being utterly ethereal fosters the illusion of the world as spiritual substance. It is now a reasonable facsimile of the mystical body, a blatant manifestation of the Anti-Christ. After all, the Prince of this World is a very great electric engineer.

… the “Prince of this World” is a great P.R. man, a great salesman of new hardware and software, a great electrical engineer, and a great master of the media. It is His master stroke to be not only environmental but invisible, for the environment is invincibly persuasive when ignored.

… this could be the time of the Antichrist. When electricity allows for the simultaneity of all information for every human being, it is Lucifer’s moment. He is the greatest electrical engineer. Technically speaking, the age in which we live is certainly favourable to an Antichrist)”.

E, di fatto, il vero “rischio esistenziale” non è, oggi, costituito dal riscaldamento atmosferico, quanto, piuttosto, dall’inquinamento delle menti indotto dalla centralità dell’Intelligenza Artificiale, questo despota benigno che invade le nostre menti, inquinandole. Semmai, la crisi ecologica è uno dei vari aspetti e conseguenze dell’inquinamento mentale, quale quello che colpisce gli abitanti della Terra alla nascita dei “robot” in “R.O.U.R” di Capek; come la rivoluzione scatenata dall’androide nel film “Metropolis”; quello che si produce nel mondo di Asimov quando i robot, per governare meglio gli umani, decidono di fingersi fallibili, o, infine, quello indotto nella realtà, dagli ordini insensati di “Hair Trigger Alert” impartiti dal PCUS all’ Armata Rossa, e  programmati nel supercomputer “OKO”.

Attraverso l’apocalittica, le religioni ci forniscono dunque una chiave di lettura della postmodernità e “una guida” per uscirne, rimandandoci alle virtù dell’Epoca Assiale, quella in cui le religioni odierne sono nate e si sono sviluppate: virtù attive, che mal si conciliano con l’attuale quietismo, mirante a sopravvivere pur di sopravvivere, radice prima della nostra decadenza e della senescenza della nostra società.

Giacché le religioni hanno, nel loro seno, quest’inesauribile fonte di creatività culturale, si assiste ovunque, tranne che in Europa, a una rinascita della religiosità, spesso in Forme inedite e inattese (Pachamama, Lord Rama, Imperatore Giallo, Lady Shian), come forma di resistenza alla Società del Controllo Totale. Come scrive Andrea Riccardi su “Il Corriere della Sera”,  “La Chiesa è ovunque sollecitata a guardare con più attenzione alla nazione e all’identità.. a essere una riserva di legittimazione. “

Il sinodo sull’ Amazonia

3.Il ritardo della teologia europea

Solo in Europa questo fenomeno si manifesta con poca intensità a causa della non sovranità degli Europei, che impedisce la formazione di ogni fenomeno di autoaffermazione degli stessi, visto come opposizione al potere occidentale.

Inoltre, l’identità a cui pensa Riccardi e che preoccupa tutto il “mainstream” culturale, cattolico e laico, in Europa, è quella nazionale dei “sovranisti”, mentre quella che sarebbe richiesta dalla situazione, e a cui pensa Papa Bergoglio, fedele all’approccio sudamericano della Patria Grande,  è quella di una grande Patria Europea. Francesco la vede, come già Spinelli, come contrapposta alla tentazione del funzionalismo, espressamente condannato da Eric Przywara, citato nei discorsi di Strasburgo, come già nel sinodo sudamericano di Aparecida.

In Italia, ma sarebbe meglio dire in tutta Europa, la Chiesa Cattolica non ha svolto quell’opera di sviluppo “nazionale” della teologia che ha invece  svolto nelle due Americhe, e di cui Papa Francesco è un prodotto: un’opera caratterizzata da una netta demarcazione, anche nazionale, fra una teologia “liberale” al Nord, che mira ad assomigliare a quella protestante, e una “teologia del popolo” nel Sud, che confina, da un lato, con il sincretismo indigenista, e, dall’ altro, con un  socialismo nazionale. In effetti, come aveva preconizzato John Fiske nel suo arcinoto “Destino Manifesto”, la storia delle Americhe è stata concepita fin dall’ inizio come un “giudizio di Dio” fra l’etica protestante e il cattolicesimo iberico.

Come da noi più volte denunziato, ci sembra che l’Europa sia rimasta indietro nel recupero, in corso nel mondo intero, delle specifiche tradizioni religiose dei popoli, schiacciata com’essa è fra le due divergenti influenze teologiche americane: l’ Americanismo e la Teologia della Liberazione. “Quel che meraviglia è oggi la carenza di riflessione nella Chiesa su questo fenomeno”.(Riccardi).

Come abbiamo più volte rilevato, una volta arrivato al soglio pontificio, Papa Francesco (che, come è noto, è di origine italiana, anzi, è nato ed è stato battezzato proprio al centro di Torino), si era illuso di poter dare egli stesso la spinta iniziale a questa “theologia europaea”, con i suoi discorsi al Parlamento Europeo e al Consiglio d’ Europa. In quell’occasione, aveva parlato di un’”Europa poliedrica”, un’”Europa madre”, che sostituisse l’attuale “Europa nonna”, ritornando a essere “un punto di riferimento del mondo intero”. Purtroppo, le Chiese europee sono come le rispettive nazioni: svuotate dalle, per quanto contraddittorie, influenze delle due Americhe, divise fra un Paese e l’altro, autoflagellantisi al di là di ogni logica necessità. Soprattutto, vittime di pregiudizi nazionalistici e di “imperi sconosciuti”, hanno abbandonato l’invito, di Giovanni Paolo II, a “respirare con i due polmoni” dell’Europa, intestardendosi nella “colonizzazione culturale” dell’ Europa dell’ Est, che, alla fine, si è ribellata con i suoi “sovranismi”, e soprattutto con la rivendicazione delle sue diverse tradizioni (ortodossia, islam, sarmatismo, monarchia..), al mantra, tanto ossessivo quanto privo di significato, dei “nostri valori”.

Infatti, affermare che esista un elenco codificato e normativo di “valori europei”, o,, ancor peggio, “cristiani occidentali” stride con il fatto che, come tutte le espressioni della religiosità, anche i Vangeli, non essendo un testo di diritto, possano essere interpretati nei modi più disparati, e che tutta la storia del Cristianesimo è appunto costellata di controversie sui valori: “Esistono il Paradiso, l’Inferno, il Purgatorio? Che significato dare al Discorso della Montagna e, soprattutto, il Vecchio Testamento, l’opera più violenta della storia della letteratura mondiale?”

Anche per queste enormi oscillazioni è lodevolissimo il fatto che Cardini indichi, fra le fonti a cui abbeverarsi anche quelle ebraiche ed islamiche, uscendo così dall’autoreferenzialità che generalmente contraddistingue il dibattito sulla religione degli Europei. Credo infatti che un approccio comparatistico sia più che mai necessario per superare quella intrinseca contraddittorietà, anche perché il dibattito culturale intraeuropeo in senso stretto si è particolarmente insterilito, proprio a causa dell’egemonia culturale di un Cristianesimo secolarizzato secondo modelli americani. Mi sembrano utili punti di riferimento, come fonti di una rinnovata religiosità europea, l’Anatolico San Paolo, il Punico Agostino, gli Andalusi Averroè e Maimonide, i sudamericani Blas Valera e Bartolomé de Las Casas, l’Italo-Cinese Matteo Ricci,  l’Askhenazi Moses Mendelsohn, lo scandinavo Kierkegaard e l’ Italo-Argentino Papa Francesco.

Attraverso queste letture, emergerà, a mio avviso, una religiosità trasversale degli Europei, paragonabile, nel suo portato geopolitico, ai San Jiao sinici (Taoismo, Confucianesimo e Buddismo), che uniscono tutta l’Asia Orientale in un’unica ecumene culturale (il “Tian Xia”), pur senza in alcun modo appiattire la diversità culturale. Non per nulla, nella sua famosa intervista con il Professor Sisci sulla Cina, Papa Francesco aveva tentato anche di abbozzare una visione culturale e religiosa della Cina, facendo numerose allusioni alla situazione europea.

Tuttavia, nella stessa intenzione degli ultimi tre Pontefici, questo sforzo culturale va fatto, non già in modo centralizzato dal Vaticano, bensì dagli Europei, come parte integrante della loro necessaria ricerca, riscoperta, recupero, rivitalizzazione, ricostruzione, sviluppo e promozione di un’Identità Europea veramente “poliedrica”, attrezzata per svolgere un ruolo attivo e consapevole nel futuro del mondo nel momento decisivo della crisi tecnologica ed ecologica (attività che per altro gli Europei non stanno compiendo, e  per la quale noi vogliamo qui fornire uno stimolo).