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BREXIT: L’EUROPA NON E’ SOLO LA UE

Un arcipelago britannico da sempre multiculturale

L’Inghilterra ha lasciato la UE, ma non può lasciare l’Europa.

L‘arcipelago britannico, con le sue molteplici tradizioni -celtiche, latine, germaniche, monarchiche, cristiane, illuministiche e antimoderne-, costituisce parte integrante ed essenziale dell’Identità Europea, della quale siamo tutti custodi. Siamo infatti responsabili  del futuro dell’intera Europa, non solo per la parte che si riconosce nella UE.

Oggi, in un’era che si autoproclama multiculturale e pluricentrica, dovrebbe essere più chiaro che mai che una sola parte dell’Europa (neanche l’ Union Europea) non può pretendere di essere il tutto.

Infatti, dell’Europa fanno parte, oltre alla UE:

1)Il Regno Unito;

2)Islanda e Norvegia;

3)la Svizzera;

4) i Paesi slavi Orientali (Russia, Ucraina e Bielorussia);

5)i Balcani Occidentali;

6)La Turchia;

7)il Caucaso.

Inoltre, come civiltà, l’Europa ha delle ramificazioni in alcuni luoghi delle due Americhe, nel Medio Oriente (Israele) e in Oceania (Australia e Nuova Zelanda).

 

 

1.La Paneuropa oggi

Tutto ciò, considerato nel suo insieme, costituisce la Paneuropa, non come la vedeva Coudenhove Kalergi nel XX secolo, bensì come possiamo vederla noi oggi, vale a dire uno “Stato-civiltà” come la Cina, o qualcosa che assomiglia all’”Asia Meridionale” degl’Indiani, alla “Patria Grande” latinoamericana o al “mondo islamico”.   Il Movimento Europeo dovrebbe propugnare delle politiche, e ideare delle istituzioni, che siano adeguate, tanto per gli attuali Paesi della UE, quanto per quelli al di fuori della stessa, vale a dire per l’intera Paneuropa. D’altronde, oggi il mondo è congegnato in modo tale che, spesso, sulle politiche europee, incidono più i Paesi fuori dell’Unione che quelli dentro. Basti pensare alla Perestrojka, ai gasdotti, alla Libia, alla decisione inglese, adottata il giorno stesso della Brexit, di non escludere dal proprio mercato la Huawei…Con quest’ultima decisione, il Regno Unito ha dimostrato una indipendenza maggiore dell’Unione dagli Stati Uniti, così come aveva fatto la Turchia decidendo di acquistare i missili russi.

Ovviamente, per fare ciò, occorrerà “mettersi nei panni” degl’Inglesi, degli Scozzesi, dei Serbi, dei Bosniaci, dei Russi, degli Ucraini, dei Turchi e dei Curdi, riconoscendo a ciascun gruppo (ciascuna “macroregione europea”) una sua specifica missione storica. Cosa che può sembrare impossibile alla luce di quanto accaduto fino ad ora, ma che lo diverrebbe molto meno qualora si cercasse veramente un minimo comune denominatore, che può essere trovato solo nelle radici culturali comuni, che vanno dall’antico Medio Oriente alla Bibbia, dalla cultura classica alle migrazioni di popoli, dalle corti alle repubbliche, fino a illuminismo, romanticismo, decadentismo, modernità e postmodernità: Gilgamesh  e Mosè, Ippocrate e il Canto dei Nibelunghi, Dante e Ariosto, Montesquieu e Novalis, Voltaire, Nietzsche, Horkheimer e Adorno. Questo ”minimo comun denominatore” può essere definito, secondo un numero crescente di autori, come Jaspers, Voegelin, Assmann e, recentemente, anche Habermas, dalle particolari versioni mediterranee e occidentali della comune civiltà mondiale dell’ “Epoca Assiale”, caratterizzata innanzitutto dalla scrittura e dalle religioni di salvezza.

Hattusas in Anatolia: la prima civiltà di lingua “Kentum”

  1. Civiltà assiali, pre-assiali e post-assiali

Come constatato da Horkheimer, Adorno, Eisenstadt e Kojève, la “civiltà assiale” ha subito, certamente, soprattutto in Occidente, un processo di secolarizzazione, che è restata però spesso alla superficie. Come sosteneva Freud, la pretesa “coscienza europea” non poteva sopprimere la più profonda “Identità Europea”. E, infatti, da un lato, sono sopravvissute civiltà “pre-assiali” (secondo Eisenstadt, Israele e, secondo Kojève, il Giappone); dall’ altro, vi sono paradigmi ereditati dall’epoca pre-assiale (divino e profano, mito e rito, eoni e Apocalisse, popoli e nazioni) che sono rimasti insuperati e inaggirabili. Nel caso dell’Europa, non si è riusciti a liberarsi da archetipi come quelli della Legge, dell’Apocalisse, dell’Impero, della Crociata, che ricompaiono continuamente sotto le più diverse spoglie: l’Imperativo Categorico; la Fine della Storia; la Comunità Internazionale; le Guerre Umanitarie, ecc…

Non si tratta affatto dei cosiddetti “nostri valori” contro i “valori degli altri”, bensì proprio delle nostre irrisolte ossessioni, che ci costringono a continui rivolgimenti intorno agli stessi temi: fra l’ascetismo patriarcale e la fratellanza matriarcale; fra il mito del Progresso e quello dell’Anticristo; fra l’universalismo e il personalismo; fra il multiculturalismo e lo spirito missionario. Non per nulla l’oracolo di Delfi affermava: “conosci te stesso”, e, a questo fine, abbiamo inventato la psicanalisi. Che ci riporta ai più profondi archetipi del nostro inconscio collettivo- vale a dire   all’ Identità Europea-.


Pictured: Malcolm McDowell in A CLOCKWORK ORANGE, 1971.

“Arancia Meccanica” di Burgess : la più dura allegoria  di un’ Europa violenta  e impotente

3.Dalla cultura della crisi alla Via della Seta

Il minimo comune denominatore degli Europei lo possiamo trovare, dunque, nella “cultura della crisi”, che aveva sperimentato, proprio  nell’ Inghilterra, all’ avanguardia dell’industrialismo, le severe critiche antimoderne di Carlyle, Arnold, Ruskin, Hulmes, Huxley, Orwell, Burgess, Laughland e Grey; ma anche nell’”Italian Though” di Mosca, Michel, Pareto, Rensi, Tilgher, De Finetti e Pirandello; nella centralità dell’Anticristo per Dostojevskij e Soloviov; nello spirito antiborghese di Hamsun; nel ribellismo di Kusturica; nel  trasversalismo dell’intellettuale ceco-turco-giapponese-americano Irvin Sick.

Oggi, sul piano politico, questa post-modernità paneuropea si manifesta nella resistenza contro la tecnocrazia digitale (con i suoi profeti Huxley, Orwell e Burgess), che trova espressione nella tutela della privacy, nella web tax, nelle indagini antitrust contro i GAFA e nelle aperture alla Nuova Via della Seta, che ha reso possibile il North Stream e il Turk Stream, il MOU Italia-con la  Cina, il  rifiuto della messa al bando dell’ Iran e della Huawei…

I cittadini di Istanbul bloccano con i loro corpi i carri armati sui pont del Bosforo

  1. Un’Europa poliedrica -delle civiltà, delle religioni, delle euroregioni, delle nazioni, dei popoli, delle città e delle persone-

Quest’ Europa poliedrica è più di una confederazione, un’Unione o una federazione: è un grande soggetto politico e culturale “sui generis”,  che dovrà agire sempre più in modo unitario sulla scacchiera mondiale, al di là della sua forma istituzionale, ma fondandosi piuttosto su un’unica élite combattente, quegli “Europaioi” che già Ippocrate aveva definito “autonomoi” .

Le Istituzioni vanno concepite solo come degli strumenti per un fine: nel caso dell’ Europa, la riaffermazione, la difesa e il “ringiovanimento” (“zhèn xīng”, per usare un’espressione di Xi Jinping) -contro la decadenza e il post-umanesimo- dell’Identità Europea.

In questo contesto, occorrerebbe immaginare forme di dibattito culturale dedicate proprio e soltanto ai rapporti con le specifiche macroregioni europee. Per esempio, sulla falsariga di “Iles” di Norman Miles, occorrerebbe approfondire il carattere multietnico ed europeo dell’arcipelago britannico, oppure, su quella di una pluralità di autori (Asin Palacios,Bassam Tibi, Menocal, Cardini), la storia e natura dell’ Euroislam.

Soprattutto, occorrerebbe smetterla di considerare Russi, Turchi e Balcanici come “popoli senza storia” e “nemici ereditari”, studiando invece  quei contributi preziosi ch’essi hanno dato, e possono continuare a dare, alla vita culturale, economica, ma anche politica e militare, dell’Europa.

Long life to Europe! да здравствует Европа! çok yaşa Avrupa! 欧洲万 !