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CANTIERI D’EUROPA

WEBINAR DEL 4 LUGLIO SUI RAPPORTI FRA UE E CINA


XI-VON DER LEYEN: “IL DIALOGO PIU’IMPORTANTE PER LA UE DAL PUNTO DI VISTA STRATEGICO E IL PIU’CARICO DI SFIDE”

Il secondo webinar della serie “Cantieri d’ Europa Virtuali” sta suscitando più interesse del previsto a causa dei concomitanti sviluppi del dialogo fra UE e Cina.

La teleconference fra Xi e Von der Leyen, nonostante le apparenti ripetizioni di scene già viste, ha rappresentato un sostanziale passo in avanti, perché, da parte cinese, si è data una spinta senza precedenti al ruolo dell’Europa nel mondo, accettando un dialogo alla pari fra UE e Cina, che è una grande potenza, mentre, da parte europea, si è giunti ad affermare che “il dialogo con la Cina è il più importante, tanto dal punto di vista strategico, quanto da quello delle sfide”.

Ambedue i concetti sono assolutamente nuovi. Intanto, né America, né Cina, avevano mai accettato di trattare la UE come loro pari, preferendo sempre il dialogo con gli Stati membri, Dall’altro, gli Europei avevano sempre sostenuto che, per quanto importante possa essere il dialogo con Cina e Russia, quello veramente importante resta quello con l’America. Oggi, quando Trump chiama l’Europa e la Germania “delinquent” e minaccia dazi su tutti i nostri prodotti, il dialogo con la Cina è oramai una pura e semplice necessità. Certo non dovrà essere condotto  con un atteggiamento d’ inferiorità, bensì, come sta per altro già avvenendo, su un piede di parità. Se nel chiuso del summit il presidente cinese non ha dato garanzie chiare, ricordando anche l’importanza della posizione europea nei negoziati sullo status di Pechino al Wto, poco dopo l’agenzia di Stato Xinhua ha scritto che Cina e Ue si sono impegnate a concludere sugli investimenti entro la fine del 2020. Tuttavia, per pressare la Cina, durante il vertice è stata evocata la possibilità di una video conferenza a settembre tra von der Leyen, Michel, Merkel e Xi. Utile anche a verificare se sarà possibile recuperare il summit di Lipsia con tutti i leader europei destinato alla firma dell’intesa al momento rinviato causa pandemia.

E’ stata superata anche la barriera ideologica, quella che ha fatto affermare in passato che “la Cina è un rivale sistemico” e a Borrell che ”oramai è chiaro che abbiamo valori diversi”. Ma è proprio per questo che il dialogo s’impone più che in altri campi. Il nocciolo duro del dialogo interculturale sta proprio  nel confronto fra i diversi valori nel pieno rispetto delle diversità. Se Europa e Cina hanno diversi valori è perché le stesse loro logiche sono diverse. Concetti come “Datong”, “Taiping”, “Tianxia”, “Li” e “Fa” sono semplicemente intraducibili nelle lingue europee. Ma, se si vuole coesistere e collaborare, bisogna sforzarsi di capire gli altri,  se necessario anche studiando i caratteri cinesi, la mitologia indù e giapponese, le teologie ebraica e islamica.

D’altronde, questo fa parte delle migliori tradizioni europee, come nella Luminosa Dottrina di Da Qin sulla Stele di Xi’An, nel “Trattato sull’ amicizia” o nel “Vero Significato del Signore del Cielo” di Matteo Ricci, nel “Du despotisme de la Chine” di Bouvais, nei “Novissima Sinica” di Leibniz, nel “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire, nel “Westoestlicher Diwan” di Goethe, nella “Ballad of East and West” di Kipling, nell’ “Hadji Murad” di Tol’stoj, nella “Butterfly” di Puccini,  nella “Shagané” di Esenin, nel “Siddharta” di Hesse, nei “Pisan Cantos” di Pound, nella “Turandot” di Puccini…

Anche qui, come in ogni altro campo, siamo di fronte a un enorme gap culturale, che  l’Asia, ma, soprattutto, l’Europa, dovranno colmare al più presto per poter essere in grado di fronteggiare, su adeguate basi, le difficilissime sfide che, come ha affermato Ursula von der Leyen caratterizzano il rapporto con la Cina.

Non per nulla abbiamo chiamato questo blog “DaQin”, che, in Cinese antico e classico, significava “Roma”, “Italia”, “Impero Romano” o “Cristianesimo”, e un altro blog, su questo stesso sito, “Turandot”. Invitiamo perciò i nostri lettori a seguire ulteriori approfondimenti su “Turandot” (e anche su “Technologies for Europe”).

Sarebbe ora che, nel formulare i nuovi progetti scolastici italiani ed europei (“Piano Scuola”, “Educazione alla Cittadinanza”), si tenesse finalmente conto di questo gap, e si ricalibrassero corrispondentemente i programmi.

ATTENZIONE!

Per evitare i problemi tecnici evidenziatesi nel Webinar del 9 maggio, il 4 Luglio si userà la collaudatissima piattaforma Zoom.

Le coordinate  ZOOM della manifestazione sono:

Il link (https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09 ) e la coppia meetingID+password sono equivalenti tra loro.Nel senso che il link è già di per sé un metodo di accesso “one click” alla conferenza.

Ecco il programma:

PROGRAMMA (PROVVISORIO)

CANTIERI VIRTUALI D’ EUROPA 2020

Webinar 4 luglio, ore 10 :

Verso il Trattato per la protezione degl’investimenti :

Xi Jinping riconosce il ruolo dell’ Unione Europea

Dopo 50 anni dall’avvio dei rapporti diplomatici fra Italia e Cina, la rapidissima ascesa di quest’ultima, dalle distruzioni di più di 100 anni di guerra, fino a una posizione  all’avanguardia mondiale della tecnologia e dell’economia,  ci fa comprendere che, per tornare a padroneggiare l’evoluzione della propria storia, anche  gli Europei  devono  avviare una loro autonoma concettualizzazione della post-modernità, e, in particolare, del contributo che i grandi Stati-civiltà come la Cina possono dare  per superare l’’”impasse” ideale e pratico in cui si dibatte l’Umanità.

Anche se il previsto trattato sulla protezione degl’investimenti è stato posticipato, e la Commissione ha evidenziato più le criticità che non gli elementi positivi, la teleconference fra Xi Jinping e Ursula von der Leyen ha costituito l’avvio di un dialogo su un piede di parità fra UE e Cina.

Questo dialogo con l’Asia, verso cui l’Europa sembra oramai avviata, serve innanzitutto a comprendere l’utilità attuale degli “Stati-civiltà” e delle loro culture, senza trascurare il ruolo di Paesi, come l’Italia, che sono stati da sempre a mezza strada fra uno Stato Civiltà e una nazione etno-culturale. Basti pensare all’ equivoco uso di ”Rum”, Da Qin, “Hroma”,”Rom”, per indicare tanto Roma, quanto l’Italia, l’Impero Romano, la Chiesa Cattolica e l’Europa.

Ursula von der Leyen ha definito il rapporto con la Cina come “strategico” e “colmo di sfide”. Infatti, pur nell’incommensurabilità e autonomia delle diverse identità continentali, l’Italia e l’Europa possono recuperare, come vorrebbero l’Unione e la stessa Chiesa, un ruolo di riferimento a livello mondiale, ma  solo traendo, dalle culture dell’Epoca Assiale, la forza per controllare la società delle macchine intelligenti. Per fare ciò, l’Europa ha bisogno di un umanesimo digitale non subordinato culturalmente  al Complesso Informatico-Militare, come quelli sviluppati nelle varie, diverse, regioni dell’Asia contemporanea.

La collaborazione culturale, tecnologica, economica e politica -da inaugurarsi nei prossimi mesi con l’Asia, e, in primo luogo, con la Cina, dovrebbe fornire all’Europa almeno parte di quegli elementi concettuali, di know-how, finanziari e volontaristici, che le mancano per divenire anch’essa un nuovo, originale, Stato-civiltà. In particolare, il “pacchetto digitale” in gestazione a Bruxelles avrebbe bisogno, per divenire una concreta realtà, di una robusta iniezione di riflessione interculturale e di tecnologie da tutti i Paesi. Basti pensare anche, che oggi il 50% dei brevetti depositasti presso l’Organizzazione della Proprietà Intellettuale sono di origine cinese.

Con il tanto criticato MOU sulla Via della Seta, l’Italia ha fornito un esempio che ora sta seguendo la stessa Unione.

Dal punto di vista pratico, la Cina sta fornendo, in questa fase di recessione,  un supporto ineguagliabile alla ripresa dell’ economia europea, con i suoi massicci acquisti di Airbus e con l’accordo a permettere alla Volkswagen di divenire azionista di maggioranza delle imprese cinesi che producono e vendono il 40% dei suoi prodotti

ore 10, Introduzione, di Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio del Movimento Europeo in Italia

Ore 10,30 Alberto Bradanini, già ambasciatore italiano a Pechino: I rapporti politici, economici e commerciali fra Italia e Asia

Ore 11,00 Liu Pai, giornalista del China Media Group, Italian Department, Lo sviluppo delle relazioni sino-italiane negli ultimi anni.

Ore 11,30 Giuseppina Merchionne, Responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza della Cina del Nord-Ovest a Milano,  L’esperienza di una vita nel dialogo interculturale Italia-Cina

(Ore 12,00  Giovanni Cubeddu, Direttore di Cinitalia, Il giornalismo come strumento di dialogo fra Italia e Cina?)

Ore 13,00 Domande e Dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis

OLD-NEW FINANCIAL APPROACHES FOR EUROPE

Walther Rathenau, the author of “The New Economy”

When people say that, after Coronavirus, nothing will remain the same, they refer first of all to economy.According to us, this must go much further, first of all inb the financial sector.

Indeed, we seealready now, in many directions, some signs of change, though balanced by the eternal conservatism of our establishments. From one side, digital currencies are altering already now several aspects of traditional economies, especially as concerns digital payments in China, where digital has become, within the framework of the new web economy of the “BATX”, the prevailing means of payment. Their role has been powerfully enhanced by Coronavirus, because the digital network of Alipay has become the key instrument of virus tracking, and digital payments, not involving the physical handling of money, have been a powerful means of prevention, so to become mandatory in high risk situations like the one of Wuhan.

From another point of view, the whole structure of the economic philosophy underpinning the Euro has been eroded, first of all by Quantitative Easing, then by the ongoing generalized economic crisis, already present before Coronavirus, but worsened by the same. This has brought about the need to find out new thinking modes, which we will outline here, and on which we will revert in the forthcoming publications of Associazione Culturale Diàlexis.

The new Chinese Central Banl Digital Currency: a model worldwide

1.Central Banks Digital Currencies

On May 23, Partha Ray and  Santanu Paul have written, in the Indian newspaper “The Hindu”, a detailed article highlighting the crucial, and revolutionary, features of the new Chinese digital currency.

It is worth wile going through this report, for picking up information and ideas which would be useful also, and especially, for Europe:“While the world is grappling with the fallout of COVID-19 and speculating on how far China can be blamed for the pandemic, a silent digital revolution is taking place in China. On April 29, 2020, the People’s Bank of China (PBoC), the country’s central bank, issued a cryptic press release to the general effect: ‘In order to implement the FinTech Development Plan (2019-2021), the People’s Bank of China has explored approaches to designing an inclusive, prudent and flexible trial-and-error mechanism. In December 2019, a pilot programme was launched in Beijing. To intensively advance the trial work of fintech innovation regulation, the PBoC supports the expansion of the pilot program to cover the cities of Shanghai, Chongqing, Shenzhen, Hangzhou, Suzhou, as well as Xiong’an New Area of Hebei, by guiding licensed financial institutions and tech companies to apply for an innovation test.’ “

In media reports, in the recent past, China has emerged as the capital of the crypto ecosystem, accounting for nearly 90% of trading volumes and hosting two-thirds of bitcoin mining operations. The People’s Bank of China tried hard to curtail this exuberance but achieved limited success.

The benefits of Central Banks Digital Currencies (CBDC) are:

-paper money comes with high handling charges and eats up 1% to 2% of GDP, which can be spared;

-by acting as an antidote for tax evasion, money laundering and terror financing, CBDCs can boost tax revenues while improving financial compliance and national security;

-as a tool of financial inclusion, direct benefit transfers can be instantly delivered by state authorities deep into rural areas, directly into the mobile wallets of citizens who need them

-CBDCs can provide central banks an uncluttered view and powerful insights into purchasing patterns at the citizen scale

A digital currency would be beneficial especially for Europe, which has a dramatical need to increase is own cash creation power without borrowing on international markets. The expertise of the PBoC could be transferred through cooperation within the framework of the new Investment Treaty, whose scope should be enlarged to various aspects of economic cooperation, alongside the path of the Italian Silk Road MOU.

An investigation carried out by the Bank for International Settlements shows that most Central Banks are working out hypotheses of digital currencies, but China is the pioneer, as in all other social innovations and technologies..

Rudolf Hilferding, the theorist of the State-monopoly capital

2.An inversion of attitudes between Europe and USA about strong and weak currrencies

The stress since the start of the Euro had been on the idea of “stability”, -whilst, on the contrary, the monetary policies of the FED and of the Bank of China were stigmatized as politicized and volatile-. Such stress has been reversed by the most recent attitudes of European Institutions.

The ECB had already had recourse, against its natural inclination, to Quantitative Easing, after that Abe and Obama had already made massive use of this instrument following to the Subprime crisis, so rendering it “politically correct”. At the occasion of the Coronavirus crisis, the ECB has made recourse again, more than before, to this instrument, so resulting to be the major source of emergency liquidity in favor of Member States. Now we have a further panoply of emergency and recovery funds, which do not comply any more with the preceding monetary orthodoxy, and that could, and should, open the way to the total reversal of past policies .

Now, it is US president Trump, that, for the sake of preserving the role of the dollar as the reserve currency by excellence, is extolling the virtues of stability, as compared with the weakness of Euro and of Yuan .

This necessitated abrupt change of the European financial policy, though maintained, uo to now, within a strict political and ideological control, cannot avoid to shadeimportant doubts on the traditional metapolitical grand narrative of Euro.

According such narrative, this currency was a cornerstone of the European integration because it embodied to the utmost extent the stability goal attainable by the preeminence of economy over politics, which purportedly was the civilizational achievement of the European Union, rendering it superior to any other political form in history (including the United States). This hegemony of economics corresponded to the ideal of “Douce Commerce” expressed by Benjamin Constant as the landmark of representative constitutionalism, which, by this way, was supposed to set the concrete bases for the “Eternal Peace”, which, according to Kant, would have been grounded on the preeminence of merchant values on the ones of glory a and honour, typical of old monarchies.

Europe could have achieved such goal of “Douce Commerce” because, as stated eventually by Juenger and Schuman, WWII would have shown to Europeans the necessity of avoiding wars, and, therefore, to find a peaceful organization of Europe. Such peaceful Europe would have required giving up strong national identities, and the related cultural atmosphere oriented towards war. This was even the characteristic which distinguished Europe from U.S. (for Kagan, “Europe coming from Venus, US from Mars”). According to this narrative, US hegemony constituted even a blessing, avoiding to Europe the burdens of war and allowing to it to carry out that historical experiment.

Following to a mix of marxist determinism and Rostow’s Development Theory, mainstream Euro ideology maintained that wars are a by-product of economic contradictions. In particular WWII would have been the outcome of Weimar inflation and Great Depression, which, by disenfranchising the German middle-classes, had created the psychological background for Nazi revisionism. By contrast, the new stability policies of the Federal Republic would have been the main instrument for preventing the falling back of Europe, and especially of Germany, into the “cultural atmosphere” of the Thirties (the “Destruction of Reason” described by Lukàcs), which had rendered the Axis possible.

The problem for these theorists is now that the present fall of the economic background set up with the Euro could make possible a disenfranchisement of middle classes parallel to the one of the Thirties and their orientation towards populism, which, at its turn, could make possible the rebirth of violent forms of empowerment (“Selbstbehauptung”).

Albeit the ideological Byzantinism of the above narrative is self-evident, there is something true in its reasoning. The end of the illusion of an unprecedented richness of Europeans, which has been so well cultivated in post-WWII Europe – by the ERP, by the mythologies of neo-realism and of dolce-vita, of welfare State and Occidentalism, had been seriously set in doubt by the 1973 Oil Crisis, by the crises of the Twin Towers and of Subprimes and by the comparative reduction of Europe’s GNP as compared with China and developing countries. The higher growth rate of such countries not having given up to their sovereignty and to a realistic orientation of their ruling classes have shown that Rostow’s Development Theory is not apt to explain the real economic trends of the world.

The need, by European Institutions, to follow , for salvaging European economy, paths alternative to monetarist orthodoxy, such as Quantitative Easing, monetization of debt, deficit spending, State aids, shows that there is no unavoidable trend in world economy, and that Europeans are free again to choose their economic destiny.

According to me, the case of Italy is the most perspicuous. Italy’s economy had grown at a very fast pace before and during the two world wars because the ambitions of the unified State had led it automatically towards expansionism and militarism. Eventually, the huge industrial structures and widespread industrial culture created for the needs of war had purposefully not been destroyed by the Allies because they would have resulted to be too useful after the war. The conversion of Europe from a war economy to a consumption society had brought about the so-called “Italian Miracle”. Unfortunately, since it was just an epiphenomenon of wars, such “Economic Miracle” finished less than 30 years after the war (in 1973, with the Oil Crisis), even if this abrupt end was masked by the increased salaries,inflation , the extension to middle classes of social benefits already accrued to blue collars, and a large dose of propaganda, by State, media, enterprises and trade unions.

Michal Kalecki, the inventor of “Military Keynesism”

3.A further step forward

Presently, the need for a realistic approach to the management of economy is felt more than ever.

At knowledge level, it must result clear that economy is a human science, and, as such, it is not an exact science. As a consequence, all of its theories, stories, approaches, solutions, are always very subjective.

Second, at meta-political level, the fact that war has not appeared, at least in Europe since WWII, in the traditional forms of direct and massive violence, does not impede that a “war without limits” is carried out every day under our eyes, with propaganda,mafia, excellent murders, military expenses, ethnic wars, terrorism, espionage, extraordinary renditions, humanitarian wars. A State which gives up to counter this kinds of violence carried out by other States or organizations against itself, its territory, its citizens, its economy, is damned to disappear within a short period of time.

At political level, this situation is opening up the possibility to discuss concretely each specific issue on a solid basis, showing which have been the mystifications and the mistakes of the past, the political distortions influencing still now a correct strategical approach, and in any case proposing alternative paths, apt to reverse the structural weaknesses of European economies.

It is loughly is that, when thinking of the “necessary reforms” of our economies, everybody thinks of the reduction of employment and social benefits, as well as a further minimization of the role of States.

Unfortunately, these processes, which have been the most evident causes of acceleration of Europe’s decline, are not the ones apt to reverse it. On the contrary, a serious “reform” should start from a thorough study (now possible thanks to Big Data), of what Europeans are really doing and of what the market really need.

There will be many great surprises.

Such study would bring us to ascertain that, today, the largest part of Europeans is not present on the labor market (because many women work at home, the number of pensioners is growing exponentially, young people do not start working before 20 years, there is a lot of unemployed and under-employed workers, sick persons and prisoners. Secondly, most people who are employed are producing things which are relatively not useful for European societies (such as the huge amount of commercial businesses, which now are almost bankrupt, or the production of luxury cars, which have no market, or military bureaucracy, deriving from the existence of 40 different armies), whilst, on the contrary, products and services which are badly needed, either for homeconsumption (such as education, research, industrial restructuring services, maintenance of territories), are not produced by anybody.

Today, the European market, left to itself, is not able to match society’s needs with workforce availability. Europe must set up, first of all, the Big Data which will be able to map this situation and provide for a general plan for the next 7 years, during which people will be trained, financing will be provided, enterprises will be restructured, employees will be hired, in such way that all necessary activities will be carried out by somebody, and that everybody finds an occupation corresponding to his skills.

All this has not very much to do with Keynesianism, which is just one of the options within the prevailing American- type liberalism. We cannot call it “corporatism”, nor “State command economy”, both having resulted, in the government practices of the XX century, to be just two alternatives compatible with Western globalization, all of them falling within the Aristotelian definition of “Chrematistiké”.

That “good government”should be an application, in practice, of the ideas of Aristoteles about “oikonomìa” as alternative to “chrematistiké”, or, in a more recent application, of the ones of Hilfereding, about “Staatsmonopolistischer Kapitalismus” or of Kalecki, about “military Keynesism”.

The overall scheme of tEuropean recovery interventions

4. A European NATO-like Emergency Service

The problem of the European post-Coronavirus interventions is that the very complex structure of the European Union renders its intervention slow, ineffective and not transparent.

In fact:

1)each action has to go through:

-a proposal phase (through Member States, and Commission);

-a decision-making phase (ECB, Council, Parliament)

-an implementing phase (Financial markets, Governments and Parliaments)

-an administrative phase (Ministries, Regions, banks);

-a jurisdictional control.

b)Each phase imply lengthy negotiations with egoistic interests, which hinder emergency interventions (Member States, Central Banks, political parties, Ministers, enterprises, professions, regions, cities):

-disputes about the nature of the aids;

-US interferences;

-instrumental polemics;

-media manipulations;

-personal ambitions;

-organised crime;

-unconscionable citizens’attitudes;

c)it is impossible to understand really what happens (Byzantinism of European regulations; uncomplete nature of compromise regulations; need of national implementing activities;fraudulent implementation):

-the swinging attitudes of financial markets;

-the upredictable impact of the financial compact;

-the ever changing decisions of parliaments, goverments, regions and mayors.

The EU authorities would have liked to be able (as Josep Borrell dreamed), to send armored convoys with European flags to bring first aid to victim popuilations. On the contrary, whilst Chinese, Russian, Cuban and Albanian aid arrrived physically and officially within a few days from the requests of the relevant governments, European aid has nort yet arrived, and will never arrived with military medica and with European flags.

Under these conditions,how to be surprised that most Italians consider China as the most friendly country?

This constitutes an objactive drawback of the European system. Ursula von der Leyen, David Sassoli,Josep Borrell, Paolo Gentiloni and Dubravka Suica must work harder on that, creating a complete system of European enìmergency intervention, if necessary as a joint intergovermment project, like NATO, with own dotations, own personnel, equipment, stock, commandment, without being bound to discuss everything with everybody.

EIT:LETTER TO THE EUROPEAN COMMISSION

24/4/2020

Wir brauchen neue europaeische hochtechnologische Industrien

Ursula Von der Leyen

Paolo Gentiloni

Thierry Breton

Margrethe Vestager

Dubravka Suica

Vera Jourova

Maros Sefcovic

Turin, 24/4/2020

Betr.: Marshallplan und Technologie : Sitzung 28 April des EP um EIT

Frau Präsidentin,

Wir wünschen hierbei Sie über die Sitzung , diejenige schon für April 28 bei dem Ausschuß “Industrie, Forschung und Energie” des Europäischen Parlaments,um das  Europäische Innovations- und Technologieinstitut  und die damit verbundene Strategische Innovationsagenda 2021–2027: Förderung des Innovationstalents und der Innovationskapazität programmiert ist aumerksam machen (sieh die  Tagesordnung des Ausschusses https://www.europarl.europa.eu/doceo/document/ITRE-OJ-2020-04-28-1_DE.html ).

Wir betrachten das betreffende Vorhaben als unlogisch und gefährlich. In der Tat, ist, nach der Koronavirus-Krise, alles verändert, in Europa und überall in der Welt; infolgedessen, müssen alle vorherige Politiken durchgedacht werden. Wie Sie gesagt haben: “Die vielen Milliarden, die heute investiert werden müssen, um eine größere Katastrophe abzuwenden, werden Generationen binden. Deshalb haben wir die Pflicht, das Geld aus unserem nächsten Haushalt besonders klug und nachhaltig zu investieren. Es muss bewahren helfen, was uns lieb und teuer ist und das Gefühl der Gemeinschaft unter den Nationen Europas erneuern. Und es muss eine strategische Investition in unsere Zukunft sein”Damit unser Haushalt den neuen Anforderungen gerecht wird, müssen wir ihn entsprechend zuschneiden”

Im Licht Ihrer oben erwähnten Betrachtugen, fragen wir uns, welches Sinn eine neue Regelung  für Technologie in Europa machen kann, die schon vor der Entstehung der Koronavirus-Krise ausgedacht wurde, und die in diesem Augenbick diskutiert wird, wenn man noch nicht weißt, wie Dinge am Ende gehen werden, und  welche Strategie Europa für die nächsten 7 Jahre wählen wird. Sie haben auch eine erweiterte Debatte darum aufgefordert.

Zweitens, sollte sich die Konferenz für die Zukunft Europas nach dem technologischen Übergang, und nicht nach dem Status Quo,richten. Die bisherigen technologischen Tätigkeiten in Europa waren offenbar schon vor der Krise nicht zufriedenstellend. Die Rückständigkeit Europas gegenüber Amerika und China (Web Economy, Big Data, Kryptowährungen)  is ständig gewachsen, und wächst noch jetzt. Wie das europäische Parlament selbst festgestellt hat, hat China Europa seit 2013, für was die Investitionen in R&D anbelangt,  überwunden (sieh Anhang1). Was will Europa dagegen tun?

Sogar wenn die Politik dazu nicht zustimmen wollte, wird die wirtschaftliche Lage Europas am Ende der Krise so viel  geändert sein, daß die vorigen Prioritäten automatisch umgewältzt werden. Dies gilt auch für die Prioritäten der Kommission, wo die Fähigkeit neue, bedeutsame, Ertragsquellen für Bürger (nicht nur rechnungstechnischer Art) zu erschliessen, eine vorrangige Rolle spielen wird.

Sie auch haben gesagt: “Unsere Welt hat sich verändert”. Die bisherigen Praxen der europäischen Wirtschaft, wobei die neuen Entwicklungen in den Gebieten der Verteidigung, des Raum- und Luftfahrts, des Digitalen, der Biologie, der Transporten, der Umwelt, der Kommunikation, der Organisation, zu zersplittert waren, um eine kritische Masse gegenüber die Wettbewerber darzustellen,  müssen durchaus übergedacht und überwunden werden. Ein einziges europäisches Programm muß die Zentralbank, die Europäische Investitionsbank, die Kommission, den Rat, die Staaten, die Laender, die Unternehmen und die Städte so einbinden,  um uns zu erlauben, gleichzeitig DARPA und “China 2050” zu widerstehen.

Mitgliedstaaten benützen heute die Möglichkeiten, die paradoxerweise von der Krise angeboten weden, in einem selbstzestörerischen Weg. Z.B., haben die Italiener von “Immuni” das europäische Konsortium “PEPP-PT” verlassen, und jetzt werden sie von den italienischen Regionen, von Google und Microsoft boykottiert. Die Union muß diese Verwirrung aufhalten! Sie muß ein europäisches “Immuni”, mit Anwendung vom GDPR, unter der Kontrolle des europäischen Gerichtshofs und von Europol bereitstellen! Europa muß der Garant des GDPRs sein.

Mit all diesem in Sicht, haben wir jetzt das Buch “The European Technology Agency, with a proposal of Associazione Culturale Diàlexis for the Conference on the Future of Europe” (Anhang 2) herausgegeben, das wir hoffen, den europäischen Gesetzgebern von Hilfe sein kann, wenigstens mit dem analytischen Vorschlag, der als Beilage des Buches erscheint. Wir senden das Buch auch den dazu zuständigen Kommissaren und Euroabgeordneten, in der Hoffnung, daß jemand zeitgemäß handelt.

Wir werden diese besondere Aufmerksamkeit auch zum Gedenken des 70.ten Jahrestags der Schuman Deklaration, und des 2500.ten Jahrestags der Kämpfe an den Thermopylen and von Salamina,  zwischen dem 9.ten Mai bis die ersten Tage von September widmen, die wir durch eine Serie von digitalen Veranstaltungen beleben werden, zu denen, hoffen wir, die Institutionen teilnehmen werden.Wir werden Ihrem Staff die link übersenden.

Wir hoffen auch, daß diese Veranstaltungen den Anfang einer kulturellen Bewegug darstellen können, diejenigen  die heutige Haltung der europäischen Eliten verändern wird. Sie sollen nicht die “planlosen Eliten” bleiben, die schon seit 30 Jahren Glotz, Hirsch und Süßmuth stigmatisiert hatten.

Wir bleiben jedenfalls zu Ihrer Verfügung, diese Themen zu vertiefen, mit dem Zweck einer erfolgreichen Lösung der vielen und dringlichen Fragen, die heute vor Europa stehen.

Ich danke Ihnen im vorab für Ihre Aufmerksamkeit, und verbleibe,

Für Associazione Culturale Diàlexis,

Der Vorsitzende

Riccardo Lala

Asssociazione Culturale Diálexis Via Bernardino Galliari 32, 10125 Torino  TO (Italy) ++39 011.6690004 
  +39 335. 7761536 
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CIRCA GLI AIUTI MEDICI ALL’ ITALIA E IL DOPO CORONAVIRUS

Italia

E’indecoroso come, di fronte alla gravità di un’epidemia che colpisce il mondo intero, fa migliaia di morti e smentisce provvidenzialmente le pretese di onnipotenza della megamacchina tecnocratica mondiale, tutti, anziché presentare, sostenere (al limite combattere per) delle concrete soluzioni, si siano invece scatenati in una polemica infinita per distribuire meriti e demeriti “pro domo sua”.

Uno dei casi tipici è costituito dalla polemica sugli aiuti cinesi e russi all’ Europa, che non è certo limitata all’ Italia, né al Coronavirus. Anche perché gli aiuti cinesi sono arrivati non solo all’ Italia, ma anche  a Spagna, Irlanda, Belgio, Repubblica Ceca, Austria, Ungheria, Serbia e Grecia, e perfino agli USA. Proprio allo scopo di riportare il tutto su un piano di dibattito obiettivo, occorre inquadrare la questione nel suo contesto generale.

Austria

 

L’accordo EU-Cina sugl’investimenti

Non che non esistano sostanziose ragioni di conflitto sul tema. L’Unione Europea si era impegnata l’anno scorso, con un protocollo firmato con il Premier Li Keqiang, a firmare finalmente quest’anno a Lipsia (città di Angela Merkel) il trattato sulla protezione degl’investimenti, le cui trattative sono in corso dal 2012. Questa firma costituirebbe uno smacco per gli Stati Uniti, che non hanno mai riconosciuto l’UE come un partner di pari livello. Di qui i ritardi, dovuti anche al tentativo di fare firmare prima il TTPI, che avrebbe sancito l’isolamento della Cina. Essendo il TPPI morto e sepolto, ora non resta che firmare con la Cina.

A questo punto si è mosso George Soros, il quale, con il suo recente articolo su “Project Syndicate”, ha chiesto nientepopodimeno che: (i)la UE non firmi il trattato con la Cina; (ii) il PCC destituisca Xi Jinping per una sua pretesa cattiva gestione dell’epidemia (https://www.project-syndicate.org/commentary/china-huawei-threat-to-european-values-by-george-soros-2020-02).  Quindi, il coronavirus è soltanto un preteso per un conflitto ben più generale.

E’ ovvio comunque che, con pressioni di tale fatta, tutti, dai politici ai funzionari UE, ai giornalisti, si siano affrettati a prendere le distanze dalla Cina. E’ stata perfino più obiettiva la posizione assunta dalla Voice of America, la quale (https://www.voanews.com/science-health/coronavirus-outbreak/chinese-virus-aid-europe-raises-long-term-concerns)  prende obiettivamente atto che, e per la sua forza intrinseca, e per essersi già liberata dall’ epidemia, la Cina è l’unica forza capace di sostenere l’ Europa nella prossima crisi economica.

Belgio

Aiuti extraeuropei e European Way of Life

Anche l’Alto Rappresentante UE Josep Borrell si è detto preoccupato di questa crescente influenza cinese, che, a suo avviso, mirerebbe “a screditare l’Unione Europea”(e perché non gli Stati Uniti?). L’articolista di Atlanticoquotidiano, Federico Punzi, con un intervento ripreso sul blog di Rinascimento Europeo, se la prende invece soprattutto con gli aiuti russi, forniti attraverso l’unità NBC (nucleare, chimica e batteriologica) dell’esercito, al quale il Governo italiano avrebbe fornito troppa visibilità.

Non capisco queste preoccupazioni, e, in particolare, quelle della Unione.

Da un lato, l’Unione Europea sostiene che il suo compito è difendere la “European Way of Life”. Dall’ altro, all’inizio del secolo XXI, l’Europa era completamente immersa nell’ influenza americana; dalla lettura della storia all’ideologia politica, dalle lobbies all’informatica, dall’esercito all’ economia, dalla cultura al costume, tant’è vero che c’era lo slogan “siamo tutti americani”. Dov’era allora la “European Way of Life”?

Nel corso di questi ultimi vent’anni, qualche piccolo aspetto dell’”America Mondo”(Antonio Valladao), più che altro simbolico, è stato già messo in discussione. Tutto sommato, l’ Islam non è più una cosa diabolica, i Russi sono stati capaci di sconfiggere qualche alleato degli USA e di riportare una qualche pace in Siria, e hanno cambiato la loro costituzione, inserendo un richiamo agli antenati e alla fede ortodossa, la Cina ha superato gli USA in quanto a potere reale d’acquisto e la Turchia si è fornita di missili russi per prevenire un eventuale aiuto esterno ad un eventuale nuovo tentativo di “regime change” come gli ultimi due tentati golpe. Tuttavia, la gran parte delle nostre vite, pubbliche e private,  è ancora condizionata massicciamente dall’influenza americana: il Complesso Informatico-Militare,  la protestantizzazione del cattolicesimo, la NATO, il signoraggio del dollaro, ecc…

Serbia

Il dialogo con l’Eurasia: lievito per un dibattito interno.

Coloro che affermano continuamente di volere un’ “Europa  sovrana”, capace di decidere il proprio destino (appunto, la “European Way of Life” per dirla con Ursula von der Leyen, un’aristocratica gran dama tedesca ben diversa dagli sguaiati politici americani), non possono che auspicare ulteriori scalfitture a questo controllo dominante, che ci consegna legati mani e piedi a un futuro transumanista. Per esempio, attraverso una maggiore apertura dell’Europa al dibattito culturale e all’ interscambio economico e tecnologico con l’Eurasia, oggi inceppato dai dazi, dalle sanzioni, boicottaggi e diktat, ma, soprattutto, dalle censure ideologiche. Da tutto ciò potrebbero venire almeno degli spunti per una revisione della vulgata storica “occidentalista” che parte da Cristoforo Colombo, passa dalla Riforma e dalle Rivoluzioni Atlantiche, per terminare con la “liberazione”, il Piano Marshall e la Fine della Storia. Come pure di una retorica dei diritti a cui corrisponde di fatto una continua restrizione della libertà di parola e della capacità dei cittadini d’influenzare la cosa pubblica. E, infine, una lotta non più solo cartacea della UE contro la NSA, Google, Facebook ed Amazon. Tuttavia, anche allora, saremmo ancora soltanto all’inizio dell’opera.

Infatti, dato che non esiste, in Europa, nessun importante soggetto, né culturale, né sociale, né politico, né militare, capace di sostenere tale politica veramente europea, tutto ciò potrà essere fatto solo sfruttando  gli spazi di libertà indotti nella società europea dalla concorrenza fra Americani, Cinesi, Russi, ma ormai anche Arabi, Israeliani e perfino Cubani. Una volta tanto, invece di combattere noi per altri, lasciamo che altri combattano per noi. Questo non significa affatto che dobbiamo diventare dei cow-boys, comunisti, cosacchi, imam, chassidim o barbudos. Perciò, prepariamoci a prendere in mano la situazione, con idee molto più chiare di quante ve ne siano adesso.

Quanto all’ Italia, in un’Europa veramente autonoma, essa avrebbe certamente un peso molto maggiore, perché cadrebbero proprio i motivi di sottovalutazione del nostro Paese che lo isolano politicamente (l’incapacità di seguire fino in fondo i modelli puritani; la prevalenza, sull’industria, dei servizi, che si scontra con la volontà dell’ America di riservarsi  questo settore; la capacità di coalizione con i Paesi mediterranei, anche quelli che oggi non sono membri della UE). Per questo, è molto sospetto il fatto che politici e intellettuali che si pretendono conservatori, anziché salutare con gioia l’arrivo di aiuti dall’unico Paese europeo che esalta nella propria costituzione tradizioni e religione, se ne dicano preoccupati.

Infine, per tornare al Coronavirus, nessuno ha potuto criticare nel merito l’arrivo degli aiuti cinesi, russi o cubani, perché ce n’è bisogno, in quanto gli Stati europei sono stati estremamente improvvidi. Mascherine e respiratori fanno parte delle scorte strategiche della guerra nucleare, chimica e batteriologica (NBC), tant’è vero che la Francia ne aveva addirittura miliardi. Tuttavia, sempre nell’ assurdo affidamento sugli Stati Uniti, perfino le scorte francesi si sono esaurite.

Prima la Cina e l’Organizzazione Mondiale (OMS) della Sanità, poi le lobby americane, avevano già ammonito l’anno scorso sui rischi di una pandemia di Coronavirus, prima, con il lancio, con il Forum di Pechino della Via della Seta, della “Via della Seta della Salute”, con la partecipazione del Presidente dell’OMS, poi, con l’ “Event 201”, a New York, del Forum di Davos, della Fondazione Gates e dalla John Hopkins University.

Naturalmente, i governi non si erano mossi, e ora solo i giganti eurasiatici si rivelano pronti, per la loro mole e per l’elevato livello di preparazione bellica. Si noti, per esempio, che il Governo indiano, che non per nulla aveva creato da tempo il movimento popolare sanitario Fitindia, è stato in grado di ordinare il lockout simultaneo di un miliardo e trecentomila abitanti, in anticipo sullo scoppio dell’epidemia.

Grecia

Dopo il coronavirus ci vorrà un’altra economia

Atlanticoquotidiano lamenta che noi ci staremmo comportando come dei “paesi in via di sviluppo”. In realtà, noi siamo attualmente proprio dei “Paesi in via di sottosviluppo”. Nessuno dei meccanismi oggi in discussione in Europa è in grado di rovesciare questo sottosviluppo, perché non basta allentare i vincoli di bilancio se non c’è un piano unitario e gli Stati membri continuano a gestire l’emergenza con i soliti criteri pseudo-liberistici e in sostanza assistenzialistici, sotto un blando coordinamento UE. Tutti i soldi che comunque gli Stati investiranno per rilanciare l’economia dovrebbero essere destinati a creare nuove attività nei settori tecnologici più promettenti, nonché legati alla sanità, che richiedono un’enorme concentrazione degli sforzi, e, soprattutto, un appoggio politico sul piano internazionale.

Riccardo Lala*

*Articolo pubblicato contemporaneamente su  Rinascimento Europeo