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PROMEMORIA: DOMANI CANTIERI VIRTUALI D’EUROPA 2020-TELECONFERENCE 4 LUGLIO (ORE10):RAPPORTI EUROPA-CINA

“Ren”:l'”altro”

Contributo personale di Riccardo Lala: La Cina: Partner/concorrente/rivale?

Continuiamo con la serie di manifestazioni in preparazione del Salone del Libro di Torino e della Conferenza sul Futuro dell’Europa. Nell’ ambito delle priorità rese note per il prossimo semestre dalla presidenza tedesca, figura anche l’accordo sugli investimenti con la Cina, a cui Angela Merkel attribuisce una particolare importanza, e al quale von der Leyen, Michel,Borrell, Xi Jinping, Li Keqiang e Yi Wang hanno dedicato importanti teleconferences preparatorie.

Quanto alla Conferenza sul Futuro dell’ Europa, essa sarà ulteriormente spostata in attesa che la fine della pandemia permetta manifestazioni dal vivo. Essa dovrebbe perciò potere anche tener conto dell’esito delle trattative con la Cina. La pubblicazione di vari documenti delle Istituzioni ci permette di comprendere quale sforzo queste stiamo facendo per passare da un originario atteggiamento di disinteresse (soprattutto se confrontato con il peso enorme che aveva, ancora nella “Dottrina Solana” il dialogo transatlantico), a questo nuovo atteggiamento di sostanziale equilibrio e di maggior interesse rispetto agli USA (i quali oggi deliberatamente perseguono un atteggiamento di confronto e di chiusura tanto verso l’ Europa, quanto verso la Cina).

Quest’equilibrio si trova espresso nei tre ruoli che la nuova dottrina europea attribuisce alla Cina:

-partner strategico;

-concorrente;

-rivale sistemico.

La partnership è riferita soprattutto alla convergenza sui grandi temi del dibattito internazionale, come multilateralismo, riforma delle istituzioni internazionali, Green New Deal e contenimento delle pandemie. La concorrenza si esplica a livello commerciale, anche se si dovrebbe parlare soprattutto di complementarietà, perché le specializzazioni dell’Europa sono diverse da quelle della Cina,  anche e soprattutto ora che questa ha deciso di concentrarsi alte tecnologie, nella connettività e nella finanza (che invece l’ Europa sta  trascurando). Quanto alla rivalità sistemica, si tratta dell’aspetto più sofferto di questo rapporto. Infatti, l’Europa aveva rinunziato, almeno formalmente, a “esportare la democrazia”, sicché sembra improbabile che i due sistemi entrino in conflitto su questo punto (anche a causa della debolezza dell’ Europa). Anche perché non fa parte della logica della Cina “fare proselitismo”. La sua è deliberatamente una “via nazionale al socialismo”. Come tale, essa vuole avere “caratteristiche cinesi”, che non si pretende siano comuni ad altri Paesi. Ciò che disturba i vertici europei non è perciò tanto un preteso proselitismo internazionale del Governo cinese, quanto l’esistenza di una sempre nutrita schiera d’intellettuali internazionali (p.es., Jacques, Frankopan, Bell, Zhang Weiwei, Zakaria, Khanna e Zhao), i quali non mancano di esaltare i vantaggi dei “sistemi confuciani” rispetto a quello occidentali. Ma, di tutto ciò, non è responsabile il Governo cinese, bensì la crisi della cultura “occidentale” e la conseguente esigenza di ricercare  modelli diversi, che risale già ai Gesuiti, a Schopenhauer, a Fenollosa, a Pound….

L’Europa si differenzia certamente dalla Cina per il fatto di respingere, sia concettualmente (in opposizione agli USA), sia nei fatti (in opposizione alla Cina), l’approccio che Aresu ha chiamato “capitalismo politico”, vale a dire un sistema che, pur nel rispetto formale dell’ economia di mercato e dello Stato di diritto, privilegia in economia l’affermazione di un’agenda politica dello Stato, chi invocando in tutte le circostanza la sicurezza nazionale (Patriot Act, Subversion Act, War Production Act, Trading with the Enemy Act, CLOUD Act), chi la tradizione culturale e politica nazionale (la Costruzione del Socialismo, la Grande Armonia, l’Ecumene), chi, infine, i Campioni Nazionali (gli OTTs e i BATX). Il “Capitalismo politico” ha poco a che fate con la pretesa provvidenzialità del mercato a cui si ispirano ancora gli Stati e le Istituzioni in Europa.

Contro questo atteggiamento pratico delle due Superpotenze, l’Europa rivendica, nel perseguimento del proprio ideale di “Stato neutrale”, un ruolo di “Trendsetter”, quel “riferimento per tutto il mondo”  che richiama le indicazioni fornite a Strasburgo dal Sommo Pontefice. Si tratta paradossalmente di una riedizione aggiornata della concezione del “Wu Wei” (in Sankrit, “ahimsa”, “Satyagraha”=agire senza agire) tipico del Saggio (Imperatore), che però nel XXI secolo va aggiornata, a causa dell’ingerenza totalitaria dell’ informatica in qualsivoglia vicenda umana (gli “Imperi Sconosciuti” di cui parla sempre Francesco), che non permette a nessuno di comportarsi come nei secoli precedenti.

Vi sono perciò due dubbi sulla sostenibilità delle posizioni delle Istituzioni:

-da un lato,  questa dottrina (erede storica del compromesso democristiano-socialdemocratico) è in contrasto con la tradizionale lettura  europea e cattolica della laicità, espressa già nel Vangelo (Dio e Cesare), e poi in Dante (i Due soli) e nel cattolicesimo liberale, secondo il quale vi dev’essere una netta distinzione fra la funzione spirituale del Sacro e quella politica dello Stato. Lo Stato non può avocare a sé il magistero etico (la difesa del “politically correct”), senza fare violenza all’ autonomia della coscienza (un’inedito “Stato Etico” puritano a difesa della modernità, “una nazione con l’anima di una Chiesa”);

-dall’ altra, anche la vecchia dottrina, di lontana origine giapponese, della “cultura orientale+tecnica occidentale(Wakon yosai”,“Zhongti Xiyong”) si è rivelata superata nei fatti  dal fallimento delle “tigri asiatiche”. Infatti, oggi è impossibile distinguere la cultura dalla tecnica, sicché si pone la questione di un umanesimo digitale, che non può più essere indifferente alla politica. L’informatica modifica l’umano, sì che l’”Imperatore Saggio” non può più limitarsi a presiedere ai Riti, bensì deve anche essere al cuore della tecnica (sia essa costituita dai big data, dai social, dalle comunicazioni o dalla cyberguerra). La “guerra pacifica” di Mozi e di Sunzu è divenuta impercettibilmente la Guerra Senza Limiti di Qiao Liang e Wang Wensui. Questa è la ragione profonda tanto del superamento dei richiami impliciti al “wu wei”,  quanto della critica  che Alessandro Aresu muove alle politiche dell’Unione. L’attuale pacchetto europeo di misure  in materia di alte tecnologie continua a soffrire di un peccato di “angelismo” (per dirla con il Papa): l’Europa non può essere un “trendsetter” se non sperimenta prima su di sé in concreto, in tutta la sua asperità,  una nuova cultura del digitale, un “ecosistema sovrano”, veramente indipendente e diverso rispetto al Complesso Informatico-Digitale, e non un sottoprodotto dello stesso come quello espresso dal Privacy Shield, delle Standard Contractual Clauses, da Qwant e perfino del “Rome Call for an Ethical AI”.

Un confronto culturale e scientifico serrato con la Cina dovrebbe servire, a nostro avviso, a comprendere questo snodo essenziale ed esoterico della post-modernità, che l’Asia ha vissuto così intensamente,  e anche, possibilmente, a ricercare insieme delle vie  per il “Ringiovanimento” delle rispettive nazioni.

I relatori del nostro prossimo webinar parleranno essenzialmente di Italia e Cina. Quest’orientamento ha il merito della concretezza. A nostro avviso, contrariamente a quanto i più sembrano credere, l’Italia può intervenire nel contesto del confronto euro-cinese in pieno svolgimento in modo particolarmente autorevole per più di una ragione, Intanto, farebbe parte proprio del “Primato Morale e Civile degl’Italiani”(Gioberti) rivendicare  quel ruolo di “riferimento” nel mondo che Papa Francesco ha additato al mondo. Quindi, proprio la “specializzazione” naturale degl’Italiani nella cultura, nell’ arte, nella comunicazione e nel turismo fa sì ch’ essi possano svolgere una funzione centrale nel dialogo fra Est e Ovest, sulle tracce, innanzitutto, di Marco Polo, ma anche e soprattutto dei Gesuiti, che hanno vissuto il loro rapporto con la Cina come un modo per rinnovare la stessa cultura europea (il dibattito sul nichilismo nel”Vero Significato del Signore del Cielo”, lo “Stato Minimo”, la “Prisca Philosophia”). Senza dimenticare la Butterfly, la Turandot di Puccini e i “Pisan Cantos” di Pound, scritti in gran parte in Italiano e in Cinese.

Tutto questo ha trovato un principio di attuazione nell’ MOU sulla Via della Seta. Come nell’ uso linguistico antico, non vi era nessuna distinzione fra Roma, l’Italia, l’Impero Romano, l’ Europa e il Cristianesimo (tutti designati come “Da Qin”), così anche oggi occorre elaborare una concezione  “italiana” del rapporto con la Cina, che sia valida e proponibile all’ intera Europa. Una Concezione che parta dalla “Humanitas” classica, tanto simile alla “Ren” delle San Jiao siniche, e che oggi si dovrebbe declinare come “umanesimo digitale”. Un umanesimo che, sotto la dominazione del Complesso Informatico-Militare”, è tutt’altro che acquisito in concreto, e va ricercato con lo studio, il dibattito, la ricerca tecnico-scientifica, lo “Stato Innovatore” e una nuova classe dirigente. Tutto ciò può essere acquisito solo se, lungi dal rinchiudersi  nel provincialismo dei “followers”, gl’Italiani egli Europei sapranno guardare senza pregiudizi a tutto ciò che sta accadendo nel mondo, e, in primo luogo, in Asia. Solo così potranno divenire dei “trendsetters” come auspicato da Ursula von der Leyen.

Da Xue: un link fra Cina, America ed Europa

WEBINAR 4 LUGLIO, ORE 10,00

VERSO IL TRATTATO PER LA PROTEZIONE DEGL’INVESTIMENTI :

XI JINPING RICONOSCE IL RUOLO DELL’ UNIONE EUROPEA

Dopo 50 anni dall’avvio dei rapporti diplomatici fra Italia e Cina, la rapidissima ascesa di quest’ultima, dalle distruzioni di più di 100 anni di guerra, fino all’attuale posizione  all’avanguardia mondiale nella tecnologia e nell’economia,  ci fa comprendere che, per tornare a padroneggiare la propria storia, anche  gli Europei  devono  avviare una loro autonoma concettualizzazione della post-modernità, e, in particolare, del contributo che i grandi Stati-civiltà come la Cina e l’ Europa devono dare  per superare l’’”impasse” ideale e pratico in cui si dibatte l’Umanità.

Anche se il previsto trattato sulla protezione degl’investimenti è stato posticipato, e la Commissione ha evidenziato più le criticità che non gli elementi positivi, la teleconference fra Xi Jinping e Ursula von der Leyen ha costituito l’avvio di un dialogo su un piede di parità fra UE e Cina.

Questo dialogo con l’Asia, verso cui l’Europa sembra oramai avviata, serve innanzitutto a comprendere l’utilità attuale degli “Stati-civiltà” e delle loro culture, senza trascurare il ruolo di Paesi, come l’Italia, che sono stati da sempre a mezza strada fra uno Stato Civiltà e una nazione etno-culturale. Basti pensare all’ equivoco uso di ”Rum”, Da Qin, “Hroma”,”Rom”, per indicare tanto Roma, quanto l’Italia, l’Impero Romano, la Chiesa Cattolica e l’Europa.

Ursula von der Leyen ha definito il rapporto con la Cina come “strategico” e “ricco di sfide”. Infatti, pur nell’incommensurabilità e autonomia delle diverse identità continentali, l’Italia e l’Europa possono recuperare, come vorrebbero l’Unione e la stessa Chiesa, “un ruolo di riferimento a livello mondiale”, ma  solo traendo, dalle culture dell’Epoca Assiale, come quelle sinica e classico-cristiana (“Da Qin”), la forza per controllare la società delle macchine intelligenti. Per fare ciò, l’Europa ha bisogno di un umanesimo digitale non subordinato culturalmente al Complesso Informatico-Militare, come quelli sviluppati nelle varie, diverse, regioni dell’Asia contemporanea (la “Sovranità Digitale Europea”).

La collaborazione culturale, tecnologica, economica e politica -da inaugurarsi nei prossimi mesi con l’Asia, e, in primo luogo, con la Cina, dovrebbe fornire all’Europa almeno parte di quegli elementi concettuali, di know-how, finanziari e volontaristici, che le mancano per divenire anch’essa un nuovo, originale, Stato-civiltà. In particolare, il “pacchetto digitale” in gestazione a Bruxelles avrebbe bisogno, per divenire una concreta realtà, di una robusta iniezione di riflessione interculturale e di tecnologie da tutti i Paesi. Basti soltanto pensare che oggi il 50% dei brevetti depositati presso l’Organizzazione Mondiale della Proprietà Intellettuale sono di origine cinese.

Con il tanto criticato MOU sulla Via della Seta, l’Italia ha fornito un esempio concreto che, senza dirlo,  ora sta seguendo la stessa Unione.

Dal punto di vista pratico, la Cina sta fornendo, in questa fase di recessione, un supporto ineguagliabile alla ripresa dell’economia europea, con i suoi massicci acquisti di Airbus e con il consenso a che la Volkswagen  sia divenuta  azionista di maggioranza delle imprese cinesi che producono e vendono il 40% dei suoi prodotti.

Confucio: una base per scrivere oggi

PROGRAMMA  DEFINITIVO

ore 10, Introduzione, di Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio del Movimento Europeo in Italia

Ore 10,30 Alberto Bradanini, già ambasciatore italiano a Pechino: I rapporti politici, economici e commerciali fra Italia e Asia

Ore 11,00 Liu Pai, giornalista del China Media Group, Italian Department: Lo sviluppo delle relazioni sino-italiane negli ultimi anni.

Ore 11,30 Giuseppina Merchionne, Responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza della Cina del Nord-Ovest a Milano:  L’esperienza di una vita nel dialogo interculturale Italia-Cina

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’ Associazione Culturale Diàlexis

Ricostruzione del Mercato Occidentale di Xian, punto di partenza della Via della Seta

 

MODALITA’ TECNICHE

Ricordiamo le credenziali necessarie per partecipare alla video conferenza:

CREDENZIALI

Il link ( https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09 )

e la coppia meetingID+password

Join Zoom Meeting
https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09

Meeting ID: 896 2825 2000
Password: EUROPA

sono equivalenti tra loro.Il link è già di per sé un metodo di accesso “one click” alla conferenza.

Chi – eventualmente – dovesse ricevere la mail su un computer e volesse connettersi con un altro.


In quel caso invece di ricopiare il link a mano, può utilizzare i codici.

Nel caso di problemi, telefonare a 3357761536 o a 0116690004

A domani.

CANTIERI D’EUROPA

WEBINAR DEL 4 LUGLIO SUI RAPPORTI FRA UE E CINA


XI-VON DER LEYEN: “IL DIALOGO PIU’IMPORTANTE PER LA UE DAL PUNTO DI VISTA STRATEGICO E IL PIU’CARICO DI SFIDE”

Il secondo webinar della serie “Cantieri d’ Europa Virtuali” sta suscitando più interesse del previsto a causa dei concomitanti sviluppi del dialogo fra UE e Cina.

La teleconference fra Xi e Von der Leyen, nonostante le apparenti ripetizioni di scene già viste, ha rappresentato un sostanziale passo in avanti, perché, da parte cinese, si è data una spinta senza precedenti al ruolo dell’Europa nel mondo, accettando un dialogo alla pari fra UE e Cina, che è una grande potenza, mentre, da parte europea, si è giunti ad affermare che “il dialogo con la Cina è il più importante, tanto dal punto di vista strategico, quanto da quello delle sfide”.

Ambedue i concetti sono assolutamente nuovi. Intanto, né America, né Cina, avevano mai accettato di trattare la UE come loro pari, preferendo sempre il dialogo con gli Stati membri, Dall’altro, gli Europei avevano sempre sostenuto che, per quanto importante possa essere il dialogo con Cina e Russia, quello veramente importante resta quello con l’America. Oggi, quando Trump chiama l’Europa e la Germania “delinquent” e minaccia dazi su tutti i nostri prodotti, il dialogo con la Cina è oramai una pura e semplice necessità. Certo non dovrà essere condotto  con un atteggiamento d’ inferiorità, bensì, come sta per altro già avvenendo, su un piede di parità. Se nel chiuso del summit il presidente cinese non ha dato garanzie chiare, ricordando anche l’importanza della posizione europea nei negoziati sullo status di Pechino al Wto, poco dopo l’agenzia di Stato Xinhua ha scritto che Cina e Ue si sono impegnate a concludere sugli investimenti entro la fine del 2020. Tuttavia, per pressare la Cina, durante il vertice è stata evocata la possibilità di una video conferenza a settembre tra von der Leyen, Michel, Merkel e Xi. Utile anche a verificare se sarà possibile recuperare il summit di Lipsia con tutti i leader europei destinato alla firma dell’intesa al momento rinviato causa pandemia.

E’ stata superata anche la barriera ideologica, quella che ha fatto affermare in passato che “la Cina è un rivale sistemico” e a Borrell che ”oramai è chiaro che abbiamo valori diversi”. Ma è proprio per questo che il dialogo s’impone più che in altri campi. Il nocciolo duro del dialogo interculturale sta proprio  nel confronto fra i diversi valori nel pieno rispetto delle diversità. Se Europa e Cina hanno diversi valori è perché le stesse loro logiche sono diverse. Concetti come “Datong”, “Taiping”, “Tianxia”, “Li” e “Fa” sono semplicemente intraducibili nelle lingue europee. Ma, se si vuole coesistere e collaborare, bisogna sforzarsi di capire gli altri,  se necessario anche studiando i caratteri cinesi, la mitologia indù e giapponese, le teologie ebraica e islamica.

D’altronde, questo fa parte delle migliori tradizioni europee, come nella Luminosa Dottrina di Da Qin sulla Stele di Xi’An, nel “Trattato sull’ amicizia” o nel “Vero Significato del Signore del Cielo” di Matteo Ricci, nel “Du despotisme de la Chine” di Bouvais, nei “Novissima Sinica” di Leibniz, nel “Rescrit de l’ Empereur de la Chine” di Voltaire, nel “Westoestlicher Diwan” di Goethe, nella “Ballad of East and West” di Kipling, nell’ “Hadji Murad” di Tol’stoj, nella “Butterfly” di Puccini,  nella “Shagané” di Esenin, nel “Siddharta” di Hesse, nei “Pisan Cantos” di Pound, nella “Turandot” di Puccini…

Anche qui, come in ogni altro campo, siamo di fronte a un enorme gap culturale, che  l’Asia, ma, soprattutto, l’Europa, dovranno colmare al più presto per poter essere in grado di fronteggiare, su adeguate basi, le difficilissime sfide che, come ha affermato Ursula von der Leyen caratterizzano il rapporto con la Cina.

Non per nulla abbiamo chiamato questo blog “DaQin”, che, in Cinese antico e classico, significava “Roma”, “Italia”, “Impero Romano” o “Cristianesimo”, e un altro blog, su questo stesso sito, “Turandot”. Invitiamo perciò i nostri lettori a seguire ulteriori approfondimenti su “Turandot” (e anche su “Technologies for Europe”).

Sarebbe ora che, nel formulare i nuovi progetti scolastici italiani ed europei (“Piano Scuola”, “Educazione alla Cittadinanza”), si tenesse finalmente conto di questo gap, e si ricalibrassero corrispondentemente i programmi.

ATTENZIONE!

Per evitare i problemi tecnici evidenziatesi nel Webinar del 9 maggio, il 4 Luglio si userà la collaudatissima piattaforma Zoom.

Le coordinate  ZOOM della manifestazione sono:

Il link (https://us02web.zoom.us/j/89628252000?pwd=a0F4a0ZrektOaGl5SnZyTUw2WTA2dz09 ) e la coppia meetingID+password sono equivalenti tra loro.Nel senso che il link è già di per sé un metodo di accesso “one click” alla conferenza.

Ecco il programma:

PROGRAMMA (PROVVISORIO)

CANTIERI VIRTUALI D’ EUROPA 2020

Webinar 4 luglio, ore 10 :

Verso il Trattato per la protezione degl’investimenti :

Xi Jinping riconosce il ruolo dell’ Unione Europea

Dopo 50 anni dall’avvio dei rapporti diplomatici fra Italia e Cina, la rapidissima ascesa di quest’ultima, dalle distruzioni di più di 100 anni di guerra, fino a una posizione  all’avanguardia mondiale della tecnologia e dell’economia,  ci fa comprendere che, per tornare a padroneggiare l’evoluzione della propria storia, anche  gli Europei  devono  avviare una loro autonoma concettualizzazione della post-modernità, e, in particolare, del contributo che i grandi Stati-civiltà come la Cina possono dare  per superare l’’”impasse” ideale e pratico in cui si dibatte l’Umanità.

Anche se il previsto trattato sulla protezione degl’investimenti è stato posticipato, e la Commissione ha evidenziato più le criticità che non gli elementi positivi, la teleconference fra Xi Jinping e Ursula von der Leyen ha costituito l’avvio di un dialogo su un piede di parità fra UE e Cina.

Questo dialogo con l’Asia, verso cui l’Europa sembra oramai avviata, serve innanzitutto a comprendere l’utilità attuale degli “Stati-civiltà” e delle loro culture, senza trascurare il ruolo di Paesi, come l’Italia, che sono stati da sempre a mezza strada fra uno Stato Civiltà e una nazione etno-culturale. Basti pensare all’ equivoco uso di ”Rum”, Da Qin, “Hroma”,”Rom”, per indicare tanto Roma, quanto l’Italia, l’Impero Romano, la Chiesa Cattolica e l’Europa.

Ursula von der Leyen ha definito il rapporto con la Cina come “strategico” e “colmo di sfide”. Infatti, pur nell’incommensurabilità e autonomia delle diverse identità continentali, l’Italia e l’Europa possono recuperare, come vorrebbero l’Unione e la stessa Chiesa, un ruolo di riferimento a livello mondiale, ma  solo traendo, dalle culture dell’Epoca Assiale, la forza per controllare la società delle macchine intelligenti. Per fare ciò, l’Europa ha bisogno di un umanesimo digitale non subordinato culturalmente  al Complesso Informatico-Militare, come quelli sviluppati nelle varie, diverse, regioni dell’Asia contemporanea.

La collaborazione culturale, tecnologica, economica e politica -da inaugurarsi nei prossimi mesi con l’Asia, e, in primo luogo, con la Cina, dovrebbe fornire all’Europa almeno parte di quegli elementi concettuali, di know-how, finanziari e volontaristici, che le mancano per divenire anch’essa un nuovo, originale, Stato-civiltà. In particolare, il “pacchetto digitale” in gestazione a Bruxelles avrebbe bisogno, per divenire una concreta realtà, di una robusta iniezione di riflessione interculturale e di tecnologie da tutti i Paesi. Basti pensare anche, che oggi il 50% dei brevetti depositasti presso l’Organizzazione della Proprietà Intellettuale sono di origine cinese.

Con il tanto criticato MOU sulla Via della Seta, l’Italia ha fornito un esempio che ora sta seguendo la stessa Unione.

Dal punto di vista pratico, la Cina sta fornendo, in questa fase di recessione,  un supporto ineguagliabile alla ripresa dell’ economia europea, con i suoi massicci acquisti di Airbus e con l’accordo a permettere alla Volkswagen di divenire azionista di maggioranza delle imprese cinesi che producono e vendono il 40% dei suoi prodotti

ore 10, Introduzione, di Pier Virgilio Dastoli, Presidente del Consiglio del Movimento Europeo in Italia

Ore 10,30 Alberto Bradanini, già ambasciatore italiano a Pechino: I rapporti politici, economici e commerciali fra Italia e Asia

Ore 11,00 Liu Pai, giornalista del China Media Group, Italian Department, Lo sviluppo delle relazioni sino-italiane negli ultimi anni.

Ore 11,30 Giuseppina Merchionne, Responsabile dell’Ufficio di Rappresentanza della Cina del Nord-Ovest a Milano,  L’esperienza di una vita nel dialogo interculturale Italia-Cina

(Ore 12,00  Giovanni Cubeddu, Direttore di Cinitalia, Il giornalismo come strumento di dialogo fra Italia e Cina?)

Ore 13,00 Domande e Dibattito

Modera Riccardo Lala, Presidente dell’Associazione Culturale Diàlexis

THE DAO OF CHINA, ITALY AND EUROPE, Comments to the presentation of Xi Jin Ping’s book in Rome

On March 23th, in Rome, the Italian version of the book if President Xi Jinping,”The Governance of China”,  (“Governare la Cina”) has been presented by The State Council Information Office of China, China International Publishing Group (CIPG) The Chinese Embassy in Italy

Foreign Languages Press and Giunti Editore S.p.A, in Palazzo Colonna, Rome.  Xi Jinping’s thought, as it has been expressed in the 19th National Congress of the Communist Party of China and in the book, is focussed on the idea that China is entitled, and obliged, because of its unique history, scale and power, to participate on an equal footing in decisions concerning the future of mankind.

Notwithstanding the frequent comparisons between the “Americam Exceptionalism” and the idea of  “Zhong Guo”, China’  approach is  different from the one adopted by the United States, which, according to a constant tradition, starting from George Washington, Emerson and Whitman, have conceived themselves as “the legislators of mankind”, so deliberately understating the contributions of different cultural traditions.

  1. Wu Wei

The concept underlying the idea of the participation of China in world affairs is the typically Asian idea of “Wu Wei” (Sanskrit “ahimsa”= “action without effort, or violence”), which means that, though wise men may act in society and history, their action is not direct, nor violent, but, on the contrary, aims at a long term impact of their wisdom, of their self- control, of their example and of their teachings.

Things have changed since the times of Lao Tse, but this has not made Wu Wei obsolete; on the contrary, that approach is still more needed now than before, because digitalisation and Artificial Intelligence have emphasized the immaterial aspects of geopolitics.

In reality, it is impossible, for this kind of reasons, to address today’s existential risks (such as the taking over, by machines, of control over mankind), either via a  XX century approach, or through a sort of technological determinism. Relevant solutions can come only from a higher level of wisdom, such as the one of the Confucian Junzi, of the Daoist Xian,of the Buddhist Rshi or of the Christian Saints.

The crucial question for the survival of mankind is its capability to maintain control over the complex technological apparatus, enhancing, to the maximum extent as possible, the positive qualities of mankind, in such a way that decisions will be taken, also in the future, at human level, whereas only their implementation will be a task for machines. The symbol of this control is the gigantic robot Mazinga, steered by a child hidden at its heart.

2.China’s unique achievements

China’s ancient culture and strong organisational structure allows the country to achieve a high level of understanding of the ongoing processes, beyond temporary moods and ideologies, permitting to it an effective decision-making process. This is shown, i.a., by the unique achievements of China in the last 50 years, after the massive destructions caused by one hundred years of wars (Opium Wars, Taiping and Boxers uprisings, North Campaign, Long March, Japanese invasion, civil war, Korean, China-India and Vietnam wars).

In the last few years, China has become the country with the highest gross internal revenue, the main holder of foreign debt (including US and Italian debts), as well the most advanced country in the areas of telecommunications, quantic computing, high speed railways and hypersonic missiles.

Invoking his country’s ancient past in order to define its future, Xi makes, in his book, a cultural appeal that fashions a historical continuity between Confucian values and contemporary “socialism with Chinese characteristics”. With the formal systematization of Xi Jinping’s thought in the CCP’s Constitution ,a new political era has emerged in China. The present-day merging of Confucianism with another dominant logic—Chinese Marxism—mirrors, at least tangentially, an ancient Chinese antecedent, when the Ming and later Qing governments codified Neo-Confucianism as a guiding convention within their respective administrations.

Also from a commercial point of view, China has shown a unique capability to cope with the challenges of today’s world, governed by digitalisation, by the creation of  multinational corporations such as Alibaba, Baidu, Tencent, Huawei and ZTE. Up to now, only China has succeeded in this effort, what has not yet happened with Russia, India and Europe. Therefore, the existence of a strong Chinese  digital industry is the best guarantee against the risk of a monopoly in the area of Artificial Intelligence.

Gradually growing into an iconic brand in Europe, China Railway Express, which connects 59 Chinese cities with 49 European cities in 15 countries, made 6,363 trips in 2018, surging 73 percent from 2017, according to the China Railway Corporation. The Belt and Road Initiative will liaise the Chinese high speed trains network (the largest of the world), with the existing TEN-T corridors of the European Union, bringing new business opportunities to crisis-ridden Europe.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

3.Negotiations with Italy and Europe

On 23 of March, the MOU about the Belt and Road Initiative has been signed in Rome with the Italian Government. This MOU, strictly compliant with several European documents dealing with the relationships with China and with connectivity with Asia, opens up a large spectrum of cooperation opportunities in areas such as worldwide policies, cultural exchanges, joint industrial projects, the promotion of Italian style, and, especially, connectivity.

In particular, the MOU gives a concrete content to China’s interest for Italy as a western terminal for the Belt and Road Initiative, defining an interest for the ports of Genoa and Trieste. This choice has a paramount impact on Northern Italy, presently ridden by a 0% growth as a consequence of the worldwide slowing down of economy, caused by Trump’s trade wars. Northern Italy is nearer to the Suez Channel than Rotterdam and Hamburg. Therefore, it is important that ships may be downloaded there, so better serving not only Northern Italy, but also the Alpine Region and Central-Eastern Europe. The Chinese cooperation will speed up the renovation of those two Italian ports, for making them apt to convey a heavy burden of maritime traffic.

On the 9th of April, the Chinese Government will meet the European Union, many members of which have already signed MOUs similar to the one signed in Rome.

The meeting is important because it should speed up a commercial treaty, including the investments regimes, between China and Europe, due to substitute commercial agreements in force with each member State, and overdue since a long time because of the ever changing international political and business climate.

A tight connection with China is badly needed by the EU because of the present economic crisis and for facing US duties. Already the purchase of 290 airplanes from Airbus, the European aerospace champion, has been an important help, by China, to the ailing European economy. Moreover, completion of the TEN-T, especially for what concerns Central and Eastern Europe, is delayed. The Chinese contribution should help Europe to carry out the proposed programs.

4.A cultural Silk Road

As it has been made clear in Xi Jinping’s book, as well as in the other book presented in Rome in these days, “La Chiesa in Cina”, with the participation of Italy’s Prime Minister Conte,  as well as in the speeches exchanged during Xi Jinping’s visit, the core meaning of the Italian adhesion to the Belt and Road initiative is neither economic, nor political, but rather cultural. China and Italy (“Da Qin”) two of the oldest civilisations in the World,  have influenced immensely the Western and the Eastern parts of the world for three thousand years. Their mutual relationships have shaped the ancient Silk Road, with Giovanni da Pian del Carpine, Marco Polo, Matteo Ricci, Giovanni Castiglione, ecc…

These countries have an important role to play also in the  future of Mankind, thanks to their ancient wisdom.

The Belt and Road initiative is important for us because it gives a concrete content to this ancient relationship.

 

LA LETTERA DI XI JINPING AGLI ITALIANI , che cita “il Regno di DA QIN”

PUBBLICHIAMO QUI DI SEGUITO LA LETTERA AGLI ITALIANI DEL PRESIDENTE XI JINPING IN VISITA NOSTRO PAESE.

SEGNALIAMO CHE, PROPRIO ALL’ INIZIO, IL PRESIDENTE RICORDA CHE I PAPPORTI FRA I DUE PAESI RISALGONO AI TEMPI DELL’IMPERO ROMANO E DEELLA DINASTIA HAN, QUANDO ERA STATA CONIATA, PER RIFERIRSI A ROMA, ALL? ITALIA, ALL’ IMPERO E ALL’ EUROPA, IL TERMINE “DA QIN”, “GRANDE CINA”.

La Cina e l’Italia sono rispettivamente emblema della civiltà orientale e occidentale e hanno scritto alcuni dei più importanti e significativi capitoli della storia della civiltà umana. L’Italia è la patria dell’antica civiltà romana e la culla del Rinascimento e il suo patrimonio di grandi monumenti, di capolavori artistici e letterari è ormai diffusamente noto in Cina. I contatti tra le due grandi civiltà, cinese e italiana, affondano le loro radici nella storia. Già più di duemila anni fa, l’antica Via della Seta ha permesso il collegamento tra l’antica Cina e l’antica Roma, nonostante le grandi distanze che le separavano. La dinastia Han inviò Gan Ying in missione alla ricerca di ciò che chiamavano «Da Qin» o «Grande Qin» che si riferiva proprio all’impero romano, mentre nei componimenti del poeta Virgilio e del geografo romano Pomponio Mela si trovano molteplici citazioni del «Paese della seta». In seguito, il «Milione» di Marco Polo scatenò la prima «passione per la Cina» della storia occidentale e il suo autore divenne un pioniere dei contatti tra la cultura orientale e quella occidentale, modello a cui si ispirano ancora oggi gli ambasciatori dell’amicizia.

La visita di Xi Jinping: «Un patto strategico con l’Italia»

Giunti all’epoca moderna, seguendo le orme lasciate dai predecessori sulla strada dell’amicizia, i rapporti bilaterali tra Cina e Italia hanno vissuto molti rinnovamenti che hanno portato sempre nuove opportunità. Nel 1970 la Repubblica Popolare Cinese e la Repubblica Italiana hanno instaurato le relazioni diplomatiche, e nel 2020 ne celebreremo il 50esimo anniversario. Dopo l’allacciamento delle relazioni diplomatiche, a prescindere da quali tempeste hanno interessato la scena internazionale, i due Paesi sono stati un esempio di cooperazione di mutuo vantaggio basata su fiducia reciproca e sulla stretta cooperazione tra Paesi con sistemi sociali, background culturali e fasi di sviluppo diversi. L’amicizia tradizionale tra Italia e Cina è solida ed è riuscita a rinnovarsi sempre nel corso della sua lunga storia divenendo una colonna portante per il rapido e stabile sviluppo dei rapporti bilaterali.

L’amicizia tra Italia e Cina si radica in una ricca eredità storica. I contatti in più di duemila anni hanno gettato le basi del rispetto reciproco e dell’apprendere l’uno dall’altro, della fiducia reciproca e della mutua comprensione, concetti che si sono trasformati nei garanti stabili e continuativi della tradizionale amicizia che ci accomuna. Di fronte alle evoluzioni e alle sfide del mondo contemporaneo, i due Paesi fanno appello alla loro preziosa e lunga esperienza e immaginano insieme gli interessanti scenari capaci di creare un nuovo modello di rapporti internazionali basati sul rispetto reciproco, sull’uguaglianza e la giustizia e sulla cooperazione di mutuo vantaggio, costruendo un futuro condiviso dell’umanità.

L’amicizia tra Italia e Cina si condensa in una forte fiducia strategica. I leader dei due Paesi hanno sempre guardato e sviluppato i rapporti bilaterali con un approccio strategico e una visione lungimirante. Da quando, nel 2004, i due Paesi hanno istituito il partenariato strategico globale bilaterale, gli incontri ai massimi livelli tra Roma e Pechino hanno avuto un ruolo di guida e di promotori dei rapporti bilaterali e di sempre mutua comprensione e fermo sostegno di fronte agli interessi fondamentali e alle questioni di grande rilevanza per ciascuno. Questo li ha resi il saldo supporto che ha garantito lo stabile e duraturo sviluppo dei rapporti bilaterali.

L’amicizia tra Cina e Italia si manifesta nella cooperazione concreta. Cina e Italia si considerano a vicenda partner importanti per il commercio e gli investimenti e vantano una forte convergenza di interessi. Nel 2018, l’interscambio commerciale bilaterale ha superato la soglia dei 50 miliardi di dollari e gli investimenti bidirezionali cumulativi hanno superato i 20 miliardi. Il Made in Italy è divenuto sinonimo di prodotti di alta qualità, la moda e l’arredamento italiani incontrano pienamente il gusto dei consumatori cinesi; la pizza e il tiramisù piacciono ai giovani cinesi. I due Paesi hanno raggiunto traguardi importanti nella cooperazione in ambiti come i satelliti e l’aviazione civile; la Settimana Cina-Italia della Scienza, della Tecnologia e dell’Innovazione, le pattuglie congiunte tra le forze dell’ordine e le attività di formazione calcistica sono state accolte molto positivamente dai popoli dei due Paesi.

L’amicizia tra Cina e Italia si tramanda in forti scambi culturali. I popoli cinese e italiano hanno sempre mostrato grande interesse nello studio della cultura l’uno dell’altro. Un professore cinese iniziò a tradurre la Divina Commedia di Dante all’età di settant’anni e l’opera si rivelò talmente ardua che solo dopo 18 anni, sul letto di morte, riuscì a completarla. In Italia i sinologi sono numerosi e hanno svolto il ruolo di ponte nei rapporti tra Cina ed Europa a partire dalla prima grammatica della lingua cinese scritta per l’Occidente da Martino Martini a «Italia e Cina» di Giuliano Bertuccioli e Federico Masini: tutti hanno aiutato a far rimanere sempre viva la passione per la sinologia nella penisola italiana.

Il noto scrittore italiano Alberto Moravia ha scritto: «Le amicizie non si scelgono a caso ma secondo le passioni che ci dominano». Il mondo odierno sta subendo profondi cambiamenti mai visti in un secolo, di fronte a ciò la storia ci affida la responsabilità di innalzare i rapporti sino-italiani e portarli a un nuovo livello e di tutelare insieme la pace, la stabilità e di far crescere la prosperità. Io desidero, con questa mia visita, di tracciare, insieme ai leader italiani, le linee guida dei rapporti bilaterali e di condurli nella nuova era.

Siamo pronti, insieme alla controparte italiana, a sviluppare ulteriormente il partenariato strategico globale, a stringere maggiormente i legami ai massimi livelli e a rafforzare la cooperazione a tutti i livelli tra i nostri governi, parlamenti, partiti ed enti locali; a rafforzare la comunicazione politica, a promuovere la fiducia e i matching strategici, a continuare a comprendere e a sostenere a vicenda gli interessi e i temi più cari alla controparte e a gettare le basi politiche dei rapporti bilaterali.

Siamo pronti, insieme alla controparte Italiana, a costruire insieme la Belt and Road — la Nuova Via della Seta, sviluppando appieno i punti di forza storici, culturali e geografici che la cooperazione tra i due Paesi sotto l’egida della Belt and Road può portare. Impegnandoci a collegare l’idea di interconnessione e connettività propria dell’iniziativa Nuova Via della Seta ai progetti italiani di «costruzione dei porti del Nord» e «investire in Italia» al fine di creare una nuova era per la Belt and Road in settori come la marina, l’aeronautica, l’aerospazio e la cultura.

Siamo pronti, insieme alla controparte italiana, ad ampliare i settori della cooperazione fattiva. La Cina continuerà ad ampliare la sua apertura con strumenti come l’organizzazione, su base annuale, di eventi come la China Import Expo che permettono di condividere le grandi opportunità che il mercato cinese presenta con i Paesi del resto del mondo, Italia compresa. Italia e Cina possono sviluppare il potenziale di cooperazione in settori come la logistica portuale, il trasporto marittimo, le telecomunicazioni e il medico-farmaceutico e incentivare le rispettive aziende ad avviare progetti di cooperazione nei mercati terzi per realizzare una cooperazione di mutuo vantaggio e che risponda agli interessi di tutti.

Siamo pronti, insieme alla controparte Italiana, a stringere ancora di più i contatti in ambito umanistico-culturale. Cina e Italia, in quanto Paesi che detengono il maggior numero di siti Unesco al mondo, vantano ricchissime risorse turistiche e culturali. I due Paesi devono rafforzare i gemellaggi tra i loro siti Unesco e incoraggiare la co-organizzazione di mostre d’arte ed esposizioni dei patrimoni culturali, la co-produzione di opere cinematografiche e audiovisive da parte degli istituti e organizzazioni culturali. Dobbiamo consolidare l’insegnamento delle nostre lingue, promuovere gli scambi tra persone in modo da apportare un nuovo e maggiore contributo alla diversità culturale mondiale e all’incontro, all’apprendimento reciproco tra universi culturali diversi.

Siamo pronti, insieme alla controparte Italiana, a rafforzare il coordinamento sull’agenda internazionale e in seno alle organizzazioni multilaterali. La Cina è disponibile per consolidare la comunicazione e la sinergia con l’Italia in seno alle Nazioni Unite, al G20, all’Asem e all’Organizzazione Mondiale del Commercio su tematiche come la governance globale, il mutamento climatico, la riforma dell’Onu e del Wto e altre questioni rilevanti, al fine di tutelare gli interessi comuni, promuovere il libero scambio e il multilateralismo e proteggere la pace e la stabilità mondiale e consentire uno sviluppo fiorente.

Ripercorrendo la storia degli ultimi 50 anni è evidente come i rapporti sino-italiani abbiano radici profonde e abbiano già ottenuto numerosi risultati. Guardando alla nuova era, la cooperazione sino-italiana ha un futuro roseo e prospettive di sviluppo ampie. Il popolo cinese è ansioso di unire le forze con gli amici italiani per coltivare insieme il terreno dei rapporti bilaterali e far sì che possa giungere a una nuova e più ricca fioritura e che l’amicizia tra Cina e Italia possa rinnovarsi costantemente.